letture amArgine: frammenti di Ana Cristina Cesar (1952 – 1983)

Una perdente magnifica ed esemplare, Ana Cristina Cesar, poeta e traduttrice, nacque in Brasile nel 1952. È riconosciuta come uno dei principali poeti sperimentali (i cosidetti Marginali) nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. Il suo lavoro principale, A Teus Pés, (At Your Feet), è un testo ibrido che presenta versi e prose. E’ saltata da una finestra nel 1983. Sconosciuta ai più in Italia, presento qui tre pezzi tradotti in inglese da Brenda e Helen Hillman, entrambe poeti e traduttrici americane. Le faticose traduzioni in italiano sono mie. Sono lieto di contribuire a far conoscere, questa singolare autrice brasiliana che si autodefiniva la donna più discreta del mondo: una che non ha segreti.

RIO Night

Dialog of the deaf, no: friendly in the cold. Sudden brakes
on the wrong side of the street. Sighing in the intersection. I introduce
you to the most discrete woman in the world: one who has no
secrets.

RIO Night

Dialogo di sordi, no: amichevole e al freddo. Freni improvvisi
dal lato sbagliato della strada. Sospirando all’incrocio. Ti presento
la donna più discreta del mondo: colei che non ha
segreti.

*

EXTERIOR. DAY. Exchanging my pure indiscretion for your dated story. My breaking in to your conjunction. SEA, BLUE, CAVERNS, CAMPS & THUNDERS. I lean against the walls of the little streetcar and cry. I catch a cab that travels various tunnels of the city. I corner the driver. I dribble my faith. The newspapers don’t call for war. Twist, son, twist, even far away in the distance of the one who loves and knows he’s a traitor. Drink a bitters in the old corner pub, but think of me between flashes of happiness. I love you strangely, slyly, with other scenes mixed with the flavor of your love.

ESTERNO. GIORNO. Scambiando pura indiscrezione con la tua vecchia storia. La mia irruzione nella tua congiunzione. MARE, BLU, CAVERNE, CAMPI E TUONO. Mi appoggio contro le pareti del piccolo tram e piango. Prendo un taxi che percorre vari tunnel della città. Metto in angolo l’autista. Dribblò la mia fede. I giornali non invocano la guerra. Torciti, figlio, tormentati, come chi ama e sa di essere un traditore. Bevi un amaro nel vecchio pub d’angolo, ma pensa a me tra sprazzi di felicità. Ti amo stranamente, astutamente, con altre scene mescolate con il sapore del tuo amore.

*

independent youth

For the first time I broke the golden rule and i flew away and didn’t even
measure the consequences. Why do we refuse to be prophetic? And
what dialect is this for a small evening audience? I flew up and now, heart, in a car on fire through the air, with no grace, crossing the state of São Paulo, at dawn, for you, and furious: and now, against the traffic.

gioventù indipendente

Per la prima volta ho infranto la regola d’oro e sono volata via e non ne ho nemmeno valutate le conseguenze.
Perché rifiutiamo di essere profetici? E
che gergo è questo per un piccolo pubblico serale? Ho volato su e ora, cuore, in una macchina rovente attraverso l’aria, senza grazia, attraversando lo stato di San Paolo, all’alba, per te, e furiosa: e ora, contro il traffico.

Una esauriente antologia di suoi brani, magistralmente curata da Massimiliano Damaggio con traduzioni di Luca Elli, è consultabile e scaricabile, a cura della Biblioteca Perigeion (tutti i diritti riservati), a questo link:

Fai clic per accedere a ana-cristina-cesar_una-lettera-damore_30_settembre_20151.pdf

20 pensieri su “letture amArgine: frammenti di Ana Cristina Cesar (1952 – 1983)

  1. 1983…
    L’anno in cui sono nato io.
    C’e’ chi salta nella vita e c’e’ chi salta nella morte.
    La vita uccide.
    E’ un soffio pungente.
    Un mostro complesso vestito di grazia.
    Che Dio benedica i nostri peccati.
    Siamo troppo fragili…
    Troppo

  2. la lunga teoria delle poetesse suicide mi inquieta…qual è il limite e la sostenibilità tra il vissuto e la sua narrazione?…Questo limen misterioso e inconoscibile dove la vita scorge l’abisso e lo squilibrio irrevocabile vince sul precario equilibrio…Dio e dico Dio non voglia che la profezia d’abisso procuri la maledizione della fascinazione della morte…lo dico con cura e rispetto ai limiti di un silenzio pieno di disagio…Sorella morte la si può invocare, con essa giocare a rimpiattino, forse…ma beffarla d’anticipo toglie ogni senso alla straordinaria infinita forza insita nella fragilità di noi umani… ha ragione Ungaretti: “La morte si sconta vivendo”…

      • non ha questione d’averne di più o meno…(adoro Baudelaire ed il suo disagio ed il tema dello Spleen) …e comunque di quel cane impari a conoscere i denti , pur se ti sbrana, potrai leccarti le ferite ed assaporare, con vitalità il sapore agrodolce, insopportabile, del dolore… la morte si sfida, non la si anticipa…lo dico, ripeto, con Pietas e rispetto profondo.

  3. grazie per averci fatto conoscere questa donna così vicina alla vita da non volerla più: versi particolari e bellissimi, d’altronde sono tanti gli artisti in tutti i campi dell’espressività che hanno abbandonato la loro esistenza per un attimo di depressione. Come sempre rimangono le loro opere a tenerli in vita, la loro vitalità, la loro eterna voglia di gridare (o sussurrare) al mondo tutta l’umanità passata fra le vene di un’emozione.

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