letture amArgine: la ricerca poetica di Irene Rapelli

Irene Rapelli scrive, lo fa cercando di lasciare uscire la musica che ha dentro, studiando, formandosi senza cercare protezioni o consorterie. Per sua stessa ammissione è nella fase della formazione, la sua ricerca stilistica specie sul sonetto mi sembra davvero a buon punto: il contenuto non diventa prigioniero della metrica. Penso sia questo il metodo migliore per crescere e imparare a saper dire e saper dare alla poesia, meglio autodidatta che partecipare a laboratori di scrittura dove tutti vengono appiattiti a scrivere allo stesso modo. Certo, il suo lavoro, è ancora un work in progress, una maturazione, ma merita di iniziare a trovare buoni lettori. Non voglio frappormi troppo, però una cosa mi sento di dirla con molta sincerità: continua così Irene!

Dimenticatoio

O notte, o lira degli usignoli,
dimmi: v’è l’ora sulla meridiana
il cui rintocco la morte consoli
e riavvolga i tempi e la vita strana?

O nave, o faro dei più storti voli,
parla: conosci la fatica vana,
il sangue e i versi degli uomini soli
e il gelo e la paura nella tana

e l’allerta al primo frusciar di serpi?
Quivi si brucia di fame in un campo
e votarsi non si sa a quali santi.

Conosci l’amore, che uccide tanti?
Quivi la quïete precede il lampo
e ossi non ci sono più fra gli sterpi.

*

L’ugola della luna

Inno blues – ora allegro, ora lento,
posa l’oro sulle foglie e s’infuria.
Il mio giardino tace nell’incuria,
la mia casa il giaciglio che non sento,

come naviglio d’una notte spuria
che vaghi – né le stelle, né il cimento
serale della quïete, né il vento
d’uno sbadiglio che dica « penuria ».

Io non so che diamine sia l’amore
del quale parla a vanvera la gente,
né riconosco il taglio di dolore

quando le spade dall’occhio lucente
pungono i ghiacciai che innervano il cuore
nel suo batter fra squame di serpente.

*

Viaggio di ritorno

I graffi sulla pelle
dicono di lotte, sotto le stelle
il pennino incide molle carne
senza saper che farne

e nel sangue di mondi
s’inargenta sopra profondi solchi
il manto delle mie ossa
spargendosi

in grani lucenti
per la celeste fossa.

*

L’uomo dietro il fanciullo

Su di lui dorme un lago di farfalle
e gocciola oro dentro il nero cuore
fiammato che volteggia sulle calle
iperteso a stratosfere d’amore,

poi scende d’improvviso dalla sedia
svitata per un gioco di rotelle
incastrate nella tragicommedia
cerebrale danzante fra le stelle,

calpestando orme tintinnanti esperte
di quest’azzurra musica alberata
in lotta con le cicatrici aperte
lui scherza con la propria fronte alata

– tirando radici, ai ciuffi acerbi
per ora aciduli limoni imberbi.

*

Irene Rapelli nasce in provincia di Torino nel 1987, lontana da tutto ciò che si possa definire arte, poesia, stimolo e nutrimento. Coltiva fin dalla tenera infanzia una passione letteraria che la spinge a osare, conscia dei propri limiti stringenti, sulle orme dei veri maestri, i grandi autori del passato e del presente. Inizia con il verso libero, ma s’interrompe all’inizio dell’adolescenza, per riprendere 15 anni più tardi, quando approfondisce da autodidatta la sua verve. A 27 anni s’iscrive a Giurisprudenza, iniziando a indagare il nesso causale che dalla verità fa discendere due branche specialistiche molto distanti e in apparenza slegate: la via della bellezza e la via del diritto. Scrivere questa breve nota biografica è per lei fonte di pena, in quanto si definisce una simpatica nullafacente con la testa fra le nuvole e forse ben oltre, fra vituperate stelle e in spaziosi dubbi amletici. Sogna di combinare qualcosa di buono nel mondo, cominciando dall’umiltà personale.

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17 thoughts on “letture amArgine: la ricerca poetica di Irene Rapelli

  1. Alberto Rizzi (da FB) Forse qualche verso potrebbe essere appena un po’ rimato, per motivi di sonorità; cosa che però potrebbe dipendere anche solo da gusti personali. Ma penso possa affrontare qualsiasi forma chiusa con successo. Caso raro – credo – in Italia. Brava.

  2. Di Irene ho subito apprezzato il suo modo davvero personale e acuto di fare poesia. Non è da tutti essere in grado di scrivere sonetti come lei fa. Una testimonianza della sua bravura la troviamo proprio secondo me, in ” Dimenticatoio ” e ” L’ugola della luna”. Due pezzi che personalmente adoro, di una musicalità eccellente. Le rinnovo i miei complimenti che lei sa già, dal momento che mi piace appena posso leggerla, augurandole ogni bene. E ringrazio te per averle offerto questa meritata vetrina. Isabella

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