letture amArgine: da Marina Marchesiello, poesie inedite

Andartene tu dietro il cellophane
della notte piovosa
Andartene tu, incessante
ombra d’albero assetato.
Con le tue piccole mani, piccoli ramoscelli dalle nocchie nodose
abbracciate ad un anello di promessa infinita
e dolorosa prigione di non saperle muovere lontano
Ogni tanto mentre tu vai
io il tuo modo di stare ricordo
E ti ti rivedo lungo le antenne sui tetti
a cercare in preghiera i segnali
di nuove presenze
Andartene tu, andarmene io
Pure dovevamo saperlo
Che una certa idea d’amore ha sempre
la caduta in dissolvenza
di un acquazzone
alla sua necessaria e fangosa fine

*

Ho seni piccoli da ancella
senza eucaristia
e cosce grosse da giumenta
non addomesticata,
braccia lungo i santi che mi dolgono
e occhi affezionati al molto lontano.
Ho quello che mi serve,
per sopravvivere
ai minimi mutamenti della terra e del cielo. Non so chi erano gli altri
che volevano cambiarmi,
non amo chiedere i danni per sospetti imprigionati.
Ho la pace di un cuore controtempo,
se voglio,
abituato al contocanto del ricordo.
Credo alle luci che spariscono in curva,
e alle ombre che appaiono sul rettilineo
col proprio appuntamento.
Vogliatemi bene come si fa coi bambini,
a cui si perdonano i piccoli omicidi d’amore, i disconoscimenti dei corpi senza reato,
pensati in quel momento di sgomento adulto
che accade poco prima
di chiudere gli occhi sotto i cuscini.

*

Madre conservami le parole dentro
la tasca sacra dove hai sempre un testo vuoto per spiegare tutto
Madre contienimi la paura di non sapermi davvero guardare indietro
mentre tu piangi ed io non so come farti andare avanti
Sono sempre io
La stessa bambina con il viso felice
nascosto dal tuo velo
Non so perché per sopravvivere ho imparato tutta sola a far uso della rima
che più presto ci avvicinava
ad un’idea di cielo

Anche questo un incontro molto casuale da navigazione in rete. L’ho trovata sufficientemente pronta a sostenere l’urto di una lettura prolungata e pubblica. Mi scrive l’interessata:
Sono nata a Salerno, e per questo sono stata fortunata. La nascita è stata giusta : è avvenuta in una città del sud e poco lontano da Napoli. Sono tre cose che per me vanno benissimo: il sud, il mare e Napoli. Poi mi va bene anche il nome, Marina. Il mare mi accompagna perfettamente:così acquoso, silenzioso, misterioso ma anche tanto amoroso, come una grande madre che sfama tutti. Con la Sua bellezza che va e ritorna. Ed io della bellezza non posso fare a meno.
Se la bellezza mi stancherà vorrà dire che sarò morta, o quasi . E tutto ciò che è stato, per me, nel mio costante accarezzare la nostalgia, deve diventare bello. Anche la mia insolita infanzia, a ripensarci adesso. Avere genitori particolari, speciali nel bene e nel male, ti fa faticare un po’ più a crescere. E così ho deciso: io non cresco mai. Cresco quel tanto che basta per arrivare (ma no, che non ci arrivo) a capire la mia nemica giurata: la morte. Anche per combatterla ci scrivo delle poesie, le scrivo dai primi anni del liceo; mi nascondo seduta sotto un ultimo banco vicino ad una finestra. Da lì guardo tutta la gente che arranca a vivere per le strade del mondo (magari neanche se ne accorge) e la gente (ma magari neanche ci pensa) e tutto quello che prima o poi morirà e chissà come farà a lasciare almeno una traccia in giusta memoria. La professoressa mi lascia fare. Mi chiama la sua piccola poetessa. Anche mio padre mi chiama così.
Anche se non pubblico nulla, questo mi può bastare. Ho tutti i miei fedeli lettori che si scambiano i miei fogli. Ci emozioniamo insieme, quanto mi piace.
Succede anche con i miei bambini.
Sto bene con i bambini, sto bene con i miei due bambini: Leonardo ed Eva.
Dopo essermi laureata in lettere moderne mi sono trasferita a Roma, città dove vivo attualmente. Qui ho iniziato anche a lavorare come copywriter in diverse agenzie di comunicazione, (tanto per utilizzare questo bisogno impellente di scrivere e cercare di guadagnarci anche il pane)
Scrivevo piccole favole per miei coetanei e poi raccolte di racconti brevi su riviste locali) ho fatto la pubblicista per un quotidiano on line, sperimentato, come attrice, il cinema e il teatro (tuttora faccio parte di un bel gruppo appartenente ad una scuola molto valevole e molto attenta alla “poesia del sentire” “Il Cineteatro”). Ma prima di venire a Roma il mio primo impegno “professionale” è stato in Radio. Già quindicenne facevo la speaker per una radio locale; la musica è un’altra mia grande fonte di vita e bellezza.
La poesia e la musica, chi potrebbe mai dividerle. E così che mi arrivano le parole. Da sempre. Sono note che mi arrivano da molto lontano. E ancora devo scoprire chi a suggerirmele. E dove e come vive. Io so però che grazie a quella voce musicale che vuole che io scriva, ovunque e in qualunque momento della mia storia io
mi trovi,riesco meglio a dare un senso a questa vita. Voglio che questa voce continui a dettarmi le parole ( so anche come meglio mettermi perché lei arrivi con la sua musica e il sangue che si sente scorrere meglio) allora, io poi potrò sbagliare (io che di regole non ne ho e non ne seguo) ma io di meglio, per vivere, non posso sentire.
Così scrivo dentro il mio Vivo.

Buona lettura, per me lo è stata.

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4 pensieri su “letture amArgine: da Marina Marchesiello, poesie inedite

  1. Belle, belle, belle. Poesie che respirano e soffrono e vivono e continuano ancora. Una scrittura che mi ha affascinato molto. Ringrazio l’autrice e l’amico Flavio per la proposta. Bella anche la presentazione in cui ritrovo molte delle mie passioni, il sud, il mare, la poesia e la musica. Grazie ancora.

  2. da FB
    Annalisa Rodeghiero 29 giugno 5:30:54
    Poesia trasparente, incisiva, significativa. Una dedizione poetica che parte da lontano. Una donna che sa ciò che vuole e che sa che la sua poesia vale, eccome!

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