letture amArgine: Maria Allo, pensieri feroci

La notte scivola a strappi dentro l’abbandono.
E’ scheggia di rovo ellissi di dolore
sulla dolcezza cancellata della memoria e nel presente
come il vuoto che ci attraversa tutti
in mille lingue dentro le acque sconsacrate
ai piedi del nostro ulivo che si lascia dire .
Che sia maledetto chi ha seminato il male
alla radice …

(Maria Allo tutti i diritti riservato all’autrice)

Senza più contorni invisibile
l’ombra di profilo si fonde col fuoco
plasma la distanza dei millenni
ma non c’è abbastanza luce
se cade fra gli alberi l’attesa
come gramigna nei bagliori
del crepuscolo morente.
Non c’è abbastanza luce ai lati della strada
e sempre tanta pioggia o gelo
in certi pomeriggi quando il cielo basso
strazia il peso delle nubi
mentre improvvisa la metafora cresce
nel fragore verticale in volo.
Scoppia e disarma a luce spenta
i dimenticati e i disperati
l’isola disabitata della memoria
così resta sotto le dita la pazienza di chi
non cerca e non aspetta niente
oltre la luce radente dell’esistere.

© Maria Allo

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3 pensieri su “letture amArgine: Maria Allo, pensieri feroci

    • L’esperienza integrale della poesia non esclude l’esperienza profonda e coinvolgente dell’io come via d’accesso alla presa di coscienza della condizione umana e dell’estrema precarietà degli uomini nella sofferenza. Da questa consapevolezza deriva la necessità di restituire dignità al reale attraverso l’interiorità più profonda come unico rifugio contro la tendenza alla regressione e alla disarmonia fuori dai confini della società odierna. Grazie per l’attenzione, Flavio.

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