letture amArgine: Massimo Sannelli, estratti da Memoriale della Lingua Italiana

Sarà che quando entra l’acqua nelle scarpe viene una voglia feroce di sfilarle e scagliarle lontano.
Sarà che ogni cammino (o più laicamente, percorso) è qualcosa di talmente personale e inimitabile da essere onestamente ingiudicabile.
Sarà che romanticamente provo simpatia per chi, destinato ai piani alti della Ditta, manda tutto a monte e ricomincia. Riscrive.

Trovate l’intero e book di Massimo Sannelli qui:

https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2017/05/md.pdf

(pag. 11)

Non vuoi ancora perderti, ogni volta, di prova in prova:
osso per osso e mente per mente. E un cane-attore
lecca e morde un altro cane-attore,
perdente.

L’uomo, che è qui, non è comune,
è ricco, ma non è borghese, ed è in carcere.

Oggi è sul letto, solo; e guarda in alto
con calma. E prima o poi un colpo scende
o lo stupro, va bene? Questo è il primo
atto qui. All’attrice:
impara la sua voce e ricomincia
lo schifo delle M e delle R, mugola mamma e rovina
e meridione, vuoi capire?
Tu vuoi capire. Cosí ti lego all’uomo che non sei:
odialo molto, perché non sei tu.

*

(pag. 12)

Villalobos. Madness. A questo punto dovrai
voltarti piano: vuoi sentire? Nell’inizio avrai
l’arancia, la buona: la buona, l’arancia è l’unica
luce,

ma è meglio
se tieni gli occhi chiusi. Non devi capire.
Chi sa tenermi è buono: resiste alla piena,
dolcemente. Chi sa tenermi è forte:
può aprire la porta, può afferrare.
Madness è quando inizia l’anno, Gennaio,
dopo tutto: in questo punto il diario non è il boia
privato, non è il ladro.

*

(pag. 19)

Questo è un vaso, ma il vaso diventa una nave
vuota. Questa è la nave, ma la nave diventa una mela
buona, un frutto. Il vaso è dove appari, la nave
è dove cresci, la mela sei già tu e pensi di non essere
cosí? Lo show continua come una tempesta
e per venti anni voglio questa grazia.

*

(pag. 26)

Fuori dalle mura crescono rose grandi.

L’oltraggio è ripugnante e dichiarato.
Le mie controfigure, i prestanome, gli schermi
usuali non mi vedranno piú: o fauno o gaudio o
altre certezze belle – la mia favola è mia – e cosí
l’omaggio è fatto. Cosí ho ceduto un film – tutto –
per riprendermi ancora.

*

(pag. 39)

Il meglio è stato sempre questa pace

naturale delle macchine: motore e azione,
motore di amatore, scena e attore
davanti. Il villano è il lavoro: io. Il villano
è chi lavora: io – che non sento e non vedo.
L’invenzione ricomincia a Gennaio e

perché hai i sensi? E non deve mancare il cervello
che ama l’opulenza tra i rifiuti:
allora la mente risorge dal gelo.

*

(pag. 71)

Nessuno opprime. Nessuno forza. Nessuno
uccide. Nessuna cosa rompe l’andatura;
nessuno toglie. La mano non consuma
la grande carne, la rosa.
Re di nozze, re di notte, chi ti vuole è chi
ti legge; e i denti aguzzi sono entrati
bene; e la lingua è dopo, dopo i denti.

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8 pensieri su “letture amArgine: Massimo Sannelli, estratti da Memoriale della Lingua Italiana

  1. ricevo dall’autore:

    grazie, Flavio… hai proprio deciso di farti odiare dai poeti… ho visto che il feedback è molto basso, infatti! paura – e più bella figura…

    e grazie, soprattutto!

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