Trachemys scripta elegans

Quanto siamo fieri e orgogliosi delle nostre paginette! Sono uniche, bellissime, perfette! Soddisfano sotto ogni punto di vista, specie attraverso il doping ideologico di una buona recensione ricevuta in cambio di un favore o di una iscrizione a pagamento (il tempo è danaro, il danaro è tempo) a qualcosa. Sarà per questo che il mondo prolifera di troppi scambisti scrittori/poeti? Può darsi, è parte della vanità umana il desiderio esplicito di lasciare tracce del proprio passaggio su questo sasso immane.
Del resto da una società intrisa di violenza e conflitto non può che scaturire questo: un continuo cadere a terra coprendosi la faccia con le mani. Un rimanere a terra contorcendosi per il dolore, accusando implicitamente l’avversario di avere mollato una manata proibita. Senza la prova televisiva, nove volte su dieci, l’avversario verrà espulso.
Qui sotto si può osservare un esempio esplicito di come questo discorso sia valido anche in poesia, dove conformismo, pubblicità, sensazione stanno diventando anima del commercio: un utile idiota pubblica alcune righe del tutto innocue, Repubblica on line pubblica una paginone per lavare l’onta, dogs and pigs sguainano la spada per difendere la povera autrice offesa, dando un notevole impulso alle vendite di una raccolta di poesie appena passabili.
E non accusatemi di non averle lette, in rete si trovano a mazzette come la rucola dall’ortofrutta.
A giudicare dalle reazioni, pensavo che l’attacco fosse stato di proporzioni terribili e pieno di insulti, sappiamo bene che a questi sedicenti difensori della vita non frega niente di cosa e come sia la vita di una persona dopo la nascita e prima di una malattia incurabile: invece… tutto qua?
Sorge a questo punto, spontanea, una domanda molto semplice, ma credete proprio che la poesia sia solo roba per fresconi?

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4 pensieri su “Trachemys scripta elegans

  1. La santa questione andrebbe chiusa e seppellita con una frase netta e precisa: LA POESIA NON HA E NON DEVE AVERE GENERI, NUORE, SUOCERI, FRATELLI, ZII, PARENTI, COLLATERALI E AFFINI. Non fiori, ma opere di bene…la famiglia dispensa dalle condoglianze. (e ridete che tanto tutti là si andrà a finire presto o tardi, poesia o non poesia e così sia).
    Diciamo che deve essere capace di stare da sola, la Poesia, senza appigli e simili.
    E adesso la pubblicità (sì, perché per stessa ammissione dei protagonisti della vexata quaestio , di questo hanno bisogno e nulla più.)

    • Comunque, al di là (staccato, mi raccomando) di tutto, caro Flavio io devo farti i miei complimenti per aver smascherato un lato ignobile dell’editoria di poesia, ovvero quello che fa la pelle ai malcapitati autori (purtroppo spessissimo conniventi e felici di tanto), spingendo senza grazia su tasti caratteriali e sociali, che fanno, alla fine, poco apprezzare il lavoro del fare poesia (che, ricordiamolo, se c’è, alla fine viene fuori comunque, anche stando muti e su un’isola deserta). Così è, se vi pare.

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