letture amArgine: Il Tempo generato dagli orologi (Mimesis 2018) di Claudio Borghi

Proponiamo una breve sintesi delle pagine conclusive del saggio di Claudio Borghi Il tempo generato dagli orologi, uscito il 3 maggio scorso, in contemporanea con Dagli orologi al tempo (verso una nuova teoria del tempo), presso l’editore Mimesis.
I due lavori, che raccolgono articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali di fisica ed epistemologia, propongono riflessioni di natura fisico-filosofica senz’altro originali, non di rado controcorrente rispetto al pensiero dominante, in materia di tempo fisico.
E’ interessante il fatto che Borghi, autore anche di tre libri di versi e prose (Dentro la sfera, Effigie 2014, La trama vivente, Effigie 2016, e L’anima sinfonica, Negretto 2017), sostenga che ricerca scientifica e scrittura letteraria si siano alimentate l’un l’altra.

«Il mondo è fatto di eventi, non di cose», scrive Carlo Rovelli ne L’ordine del tempo (Adelphi 2017), nel senso che non abbiamo a che fare con corpi esistenti nella loro fissità di oggetti che interagiscono a distanza. Parafrasando il titolo del saggio pubblicato da Rovelli nel 2014, La realtà non è come ci appare (Adelphi), una possibile conclusione potrebbe essere: la realtà è tutto ciò che accade, nel senso che la realtà degli eventi osservati è costituita da una rete di relazioni e interazioni. Quale conclusione trae Rovelli, nell’ottica di giustificare la forma emersa del tempo quale viene sperimentata su scala macroscopica? Si direbbe che occorra accettare le diverse prospettive entro le quali il tempo mostra la sua fenomenologia alla nostra visione intellettuale, il che implicitamente significa che il tempo è uno, ma molteplici sono le forme teoriche tramite le quali ne sondiamo le proprietà, in accordo con le quali gli si attribuisce:
a) una dinamica evolutiva assoluta che dal passato procede verso il futuro passando per il presente, indipendentemente dall’osservatore (tempo assoluto di Newton);
b) una dinamica evolutiva in cui non c’è condivisione del presente da parte dei diversi osservatori, ognuno dei quali può costruirsene una propria secondo la quale ordina i fenomeni, non condivisa dagli altri (tempo relativo di Einstein);
c) una realtà legata all’incremento dell’entropia all’interno del corpo (che può essere, ma non necessariamente, un orologio) utilizzato per misurare la durata di un fenomeno in cui tale corpo è coinvolto, quindi legata alla sua dinamica evolutiva interna (tempo termico).
Se queste possono essere considerate le forme emerse in cui il tempo è stato interpretato nell’ambito delle teorie fisiche degli ultimi trecento anni, negli ultimi decenni la ricerca delle strutture fondamentali su cui si regge l’impalcatura dei fenomeni macroscopici porta a dover ridurre gli enti teorico-empirici a una molteplicità di campi, gravitazionali, elettrici, magnetici, nucleari, ecc., reciprocamente interagenti senza necessità di alcun background spaziotemporale, in quanto le equazioni della fisica fondamentale (gravità quantistica) esprimono relazioni tra campi e loro proprietà senza dover riferire la variazione delle grandezze al tempo. E’ tuttavia evidente che tale prospettiva riduzionistica non consente di spiegare i fenomeni naturali su scala macroscopica: è come pretendere di far emergere la spiegazione del funzionamento di un organismo vivente esibendone individualmente gli organi che contiene o, ancora peggio, i singoli atomi di cui tali organi sono fatti. A ben vedere, la domanda sulla natura del tempo è analoga alla domanda sul perché le cose sono come appaiono, nella loro nuda singolarità di forma e divenire.
La domanda più radicale è un’altra: tralasciando la teoria di Newton, che si limita ad assegnare al tempo una astratta realtà matematica, è possibile, entro gli ambiti in cui sono state formulate, trovare una sintesi tra la teoria relativistica del tempo proprio e la teoria termodinamica del tempo interno? L’autore del presente lavoro ha sviluppato accurate analisi critiche circa la non equivalenza tra tempo relativistico e tempo termico, alla luce delle quali occorre concludere che si tratta di grandezze irriducibili l’una all’altra, in quanto si riferiscono alla misura di durate in cui entrano in gioco rispettivamente fenomeni reversibili (tempo relativistico) o irreversibili (tempo termico). Nella prospettiva di una incompatibilità tra il concetto teorico-operativo di tempo nei principali ambiti in cui è stata indagata la sua natura empirica, occorre necessariamente aprire una nuova prospettiva di ricerca sulla natura del tempo fisico, dovendo riconoscere che le teorie di cui disponiamo, tralasciando la meccanica newtoniana, ci consentono di sondare: su scala macroscopica fenomeni idealmente reversibili o irreversibili; su scala microscopica una rete di relazioni tra campi in cui il tempo può essere dimenticato, senza perdere coerenza e completezza nella descrizione teorica dei fenomeni.
Pare tuttavia evidente che il diverso ordine del tempo irreversibile rispetto a quello reversibile non possa essere derivato da una radice senza tempo, in quanto l’unico tempo reale su cui occorre concentrare l’attenzione è il tempo termico, tutti gli altri essendo o utili variabili matematiche o rappresentazioni idealizzate della realtà fisica in cui si ignora ciò che accade all’interno degli orologi reali e, più in generale, dei corpi soggetti al divenire che sono, evidentemente, tutti quelli che ci circondano.

«Non sento discontinuità tra fisica e poesia: l’idea del tempo interno mi è maturata dentro poeticamente prima che fisicamente. Osservando un volo di uccelli sollevarsi da terra, una mattina, ho pensato: c’è il tempo esterno, il tempo del movimento, il tempo-movimento, e il tempo che misura un divenire interno al volo: sono due tempi diversi, e il fatto che la fisica abbia dato, eccezion fatta per la termodinamica (vedi Prigogine, ecc.), risalto al tempo come misura del movimento (da Aristotele a Newton a Einstein, ecc.), non significa che il concetto di tempo si esaurisca nel movimento. Il divenire è potenzialità di cambiamento, lontano dall’equilibrio può accadere di tutto, che nascano e fioriscano e si evolvano in modo inatteso diversi mondi possibili, materiali o ideali.» Claudio Borghi

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35 pensieri su “letture amArgine: Il Tempo generato dagli orologi (Mimesis 2018) di Claudio Borghi

  1. Grazìe, Flavio, per l’attenzione e la preziosa ospitalità nel tuo sito.
    Credo possa diventare un interessante tema di confronto e discussione la necessità di dialogo tra poesia e scienza.
    Il pensiero non ha confini nè recinti, semplicemente assume diverse forme.
    Come ho scritto in fondo a “Dagli orologi al tempo” (ricordo che i saggi editi da Mimesis sono due, tra loro complementari: il secondo, “Il tempo generato dagli orologi”, è quello da cui è tratto l’estratto postato da Flavio) “Un pensiero è sempre una rete tessuta da più menti”.

      • Ho appena letto le parole di Baudelaire sul Tempo, riportate nel magazine OUBLIETTE ZINE
        “Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.
        Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi. (Baudelaire)

        http://oubliettemagazine.com/2011/11/16/ubriacatevi-di-charles-baudelaire-tratto-da-lo-spleen-di-parigi-xxxiii/

        “…Il fatto che la fisica abbia dato, eccezion fatta per la termodinamica (vedi Prigogine, ecc.), risalto al tempo come misura del movimento (da Aristotele a Newton a Einstein, ecc.), non significa che il concetto di tempo si esaurisca nel movimento …” Claudio Borghi

        Sulla scorta delle considerazioni di Claudio Borghi relative alla pluralità dei piani di misurazione e di definizione del tempo fisico, non posso non collegarmi alle molteplici definizioni del tempo che si sono succedute e dialetticamente contrapposte nella storia della filosofia.
        A partire da Platone, le due correnti che privilegiavano la soggettività oppure l’oggettività del tempo; e nel Novecento il tempo “vissuto”, oppure il tempo “esistenziale”, per non parlare del tempo della Storia che, a partire da Hegel ovvero dal Romanticismo, ha rappresentato un punto di riferimento ineludibile per il Dibattito filosofico contemporaneo.
        E che dire della ricerca del Principio della realtà-in-movimento? È esso nel tempo, oppure è atemporale? … oppure ancora –come per Cusano- Dio è Unità degli opposti, e perciò incomprensibile per la mente pur sempre limitata dei filosofi ?
        Ma se il problema della definizione del tempo appare irrisolvibile, perché alla fine non optare per la concezione pragmatistica che potremmo dare di ogni definizione di qualsiasi concetto? … Se questa “funziona”, ben venga! Abbiamo risolto il problema non sul piano teoretico, ma sul piano delle necessità del vivere quotidiano … e perché il pensiero non dovrebbe essere anche al servizio della vita, almeno in attesa di trovare nel nostro percorso di ricerca inesauribile nuove direzioni di pensiero? …

        Concludo con la posizione dell’ermeneutica,che si può considerare oggi una “filosofia di un metodo universale” (Gadamer) e che ancora misembra condivisibile Secondo Hams georg Gadamer “ogni nuova interpretazione viene ad inserirsi come un ulteriore anello nella catena della Wirkungsgeschichte : il comprendere è, dunque, un processo mai concluso e definitivo, perché nel corso storico si possono aprire, nel rapporto con ogni nuovo interprete, sempre nuove possibilità di senso di quel che è tramandato nei testi del passato”
        Per Gadamer quanto più la ricchezza di significati possibili di un problema e del connesso dibattito filosofico, tanto più quel tema si presenta aperto a sempre nuove interpretazioni, proprio come accade per un evento Storico, o un Evento estetico – Possiamo dire lo stesso per il Tempo come concetto della fisica (concetto centrale anche nella letteratura e nella Storia e nel fondo della Coscienza di ogni individuo pensante)?

  2. Accolgo sempre con entusiasmo l’uscita di un’opera di Claudio, in particolare questa sul “tempo interno”, di cui ho A ben vedere, la domanda sulla natura del tempo è analoga alla domanda sul perché le cose sono come appaiono, nella loro nuda singolarità di forma e divenire.

    • A Silvano Negretto:
      Sì, sono convinto che il concetto di tempo fisico sia, in particolare in questi ultimi anni, oggetto di una profonda riflessione nell’ottica di una sua possibile radicale revisione. Come ho scritto in un commento precedente, il tempo è potenzialità inesauribile, operativa e concettuale, pretendere di chiuderlo entro le mura di una teoria, per quanto potente come la relatività generale, non significa esaurirne o limitarne la ricchezza.

      • …ergo sia la tesi classica aristotelica del tempo come misura del movimento (in tal senso condivisa anche dalla meccanica classica e da “filosofi” – fisici come Galileo e Newton) e la tesi agostiniana del tempo come proprietà della Coscienza (ripresa nel Novecento da Bergson e poi da fenomenoglia ed esistenzialismo … con le ovviedifferenze) sono tutte interpretazioni parzialmente ed equamente valide.? .. (visto che – come mi pare tu sostenga- il tempo è un concetto che si pone al centrodi un dibattito che ancora oggi è “trasversale” alle “scienze della natura” come alle “scienze dello Spirito”…)

  3. Accolgo sempre con molto entusiasmo l’uscita di un nuovo lavoro di Claudio, in particolare questo libro sul “tempo interno”, esito di una lunga e non sempre agevole ricerca conoscitiva che ho avuto il piacere di seguire a distanza nella sua complessa evoluzione.

    «A ben vedere, la domanda sulla natura del tempo è analoga alla domanda sul perché le cose sono come appaiono, nella loro nuda singolarità di forma e divenire.»

    Credo che sia così ben sintetizzata la prospettiva di una epistemologia – che qualificherei d’ispirazione ed ascendenza ‘kantiana’ – volta a superare le aporie di un razionalismo obiettivante e dogmatico, ancora molto presente in taluni ambienti dell’accademia scientifica contemporanea: l’astratto intellettualismo di chi sostiene che l’ “apparire” sia solamente un momento caduco ed illusorio nella nostra esperienza della realtà, momento da superare attraverso il “concetto” determinante-discorsivo. Scopo ultimo delle scienze sarebbe pertanto l’edificazione di una (fantomatica) Teoria del Tutto, in cui ogni osservazione empirico-fattuale troverebbe la propria ‘funzione’ categoriale ed oggettiva, nella Rete assoluta del sapere.

    Al contrario, la non coincidenza tra “tempo relativistico” e “tempo termodinamico” – qui indagata da Claudio Borghi nelle sue più profonde implicazioni fisico-matematiche – rappresenta un fenomeno che, nella sua esemplarità, assume un significato importantissimo dal punto di vista filosofico generale.
    L’esperienza del tempo come «divenire interno» alle cose, che non contraddice la spazialità ‘esterna’ del tempo-movimento e che pure ne individua il limite costitutivo – limite che, con Bergson, coincide con la stessa esperienza della coscienza – ci consente di riflettere sulla intrinseca potenza ‘manifestativa’ di ogni essente, irriducibile ai linguaggi e alle definizioni del Logos. Nessun fatto sensibile è possibile ‘annullare’ in un più alto senso logico-razionale; nessuna Cosa può venir ‘compresa’ da una superiore Ragione: tutti i concetti scientifici, tutte le determinazioni della natura rimandano ad una Natura essenziale ‘in-determinabile’, in cui si custodisce l’Origine stessa degli enti.

    Ciò non deve necessariamente condurre al silenzio dell’ “Ineffabile” (secondo una fuorviante, oggi purtroppo molto diffusa, interpretazione esoterico-irrazionalistica), bensì ciò esprime la sostanza più intima del nostro esser-pensanti, del nostro concreto ed intero Esserci: il fine ultimo di ogni sapere è quella «Idea» di infinito che, anziché contraddire la finitezza del contingente, ne individua l’estremo fondamento ontologico.
    La medesima strada, percorsa in seno alla Fisica, che conduce al «pensiero vivente» della Poesia: e non è un caso se proprio dalla ricerca poetica, ancor prima che da quella scientifica, l’avventura di Claudio Borghi attraverso le forme della conoscenza ha preso le mosse. E continua.

  4. E’ un piacere accogliere analisi critiche acute come questa di Davide che, pur muovendosi in ambiti speculativi apparentemente distanti dalla ricerca scientifica, coglie il cuore della questione: cuore che pulsa della vitalità della domanda piuttosto che dell’appagamento vuoto della possibile risposta risolutiva sul piano del “concetto determinante-discorsivo”.

    E’ proprio nella nuda singolarità di forma e divenire che il tempo ci è dato, e pretendere di chiuderlo nella cattedrale di una Rete Assoluta del sapere, a cui si riferiscono, sulle orme di Einstein, le tante teorie del tutto che sono fiorite nel Novecento fino ad oggi, è per necessità una vana impresa. Giustissimo quindi combattere, con le armi della poesia e della riflessione teorica, “l’astratto intellettualismo di chi sostiene che l’apparire sia solamente un momento caduco ed illusorio nella nostra esperienza della realtà”.

    La realtà non va cercata nell’astrazione che supera il particolare riducendolo a inconsistente dettaglio. Il tempo è in ogni istante che la mente può illuminare. La differenza la fa la luce, non la scia che si perde mentre svanisce.

    Intorno alla dialettica viva dell’infinito che, come rileva Davide, “non contraddice o nega la finitezza del contingente”, dovrebbe fiorire la discussione anche tra chi scrive e cerca nella poesia. Il fondamento ontologico è l’unicità del finito, che nessuna teoria universale potrà mai comprendere, laddove tenti di erigere cattedrali in cui racchiudere la Ragione Ultima che pretenda contenere, cristallizzandolo, il pulsare vivo del tempo.

  5. Esoterico non devo spiegarlo a Inchierchia No noi non sappiamo nulla della materia oscura che ci circonda, parlo dei Black Hole, ce ne sono di piccoli, collassi stellari,ma anche di massivi. Conosciamo il 4 % circa della materia che noi possiamo vedere con i nostri sensi. Se fossimo immersi in un gigantesco Black Hole? Nessuno ha una risposta, il tempo non esiste, è una nostra comodità, ci basiamo sui fenomeni periodici In questo sistema siamo attratti dalla stella Sole( plasma )che costringe i pianeti a gravitargli attorno perché ha più massa. La domanda è siamo un ologramma o la nostra realtà è tangibile,e poi cosa si intende per singolarità? Esistono altri universi? governati da altre leggi fisiche? Una straordinaria avventura in cui nulla è diviso

  6. In questo vortice stellare, tra black holes e materia oscura, non mi è chiaro in che senso il tempo non esiste in quanto è solo “una nostra comodità”. In questa ingenua convinzione c’è tutta la contraddizione della fisica moderna, che sancisce l’inesistenza del tempo a livello fondamentale (quantum gravity: Rovelli, Barbour), eppure di tempo è impregnata alla scala del modello relativistico (Einstein) o termodinamico (ancora Rovelli, con la thermal time hypothesis). E’ evidente che i fenomeni periodici ci servono per ottenere una possibile misura di una durata temporale, ma non l’unica, in quanto la si potrebbe misurare anche quantificando il prodotto di decadimento di una sostanza radioattiva, e in tal caso non faremmo riferimento al conteggio di un fenomeno periodico (per quanto ogni sostanza instabile abbia una sua vita media propria). Nel testo di egillarosabianca sento la volontà di sentirsi romanticamente parte di un disegno imperscrutabile, una sorta di abbandono esoterico-irrazionalistico, come scrive Davide, a forze superiori, impastate di idealismo fisico-teoretico, di congetture cosmologiche che creano suggestioni oscillanti tra impalpabili ologrammi e realtà sensibile. E poi il finale, tangibilmente mistico, “Una straordinaria avventura in cui nulla è diviso”, non so come interpretarlo. Usciamo dalle mitologie della scienza, che troppo si sporge oltre il proprio limite, supponendosi capace di attingere la legge dell’Infinito Universo e Mondi. Il tempo è nell’agitarsi indaffarato di un formicaio, nell’immobile scrutare di una lucertola, nel convulso durare della mente che tutto registra, ma deve tornare a concentrarsi, con paziente umiltà, sull’unicità delle cose e degli esseri che si trova a portata di mano, la cui unicità non racchiude meno mistero dei black holes o dei multiversi in cui troppa intelligenza speculativa è stata versata, da chi evidentemente non ritenuto di dover nutrire la propria mente di percezione sensibile, la cui sostanza, dalla radice alla chioma, è fatta di tempo.

    • La fisica pone a se stessa la medesima domanda che sempre la filosofia si è posta,chi siamo dove andiamo, se questa non è un’avventura…Le nuove scoperte si allineano straordinariamente a certe religioni,nessun romanticismo, se una singolarità è il centro di una massa oscura (piccola o grande che sia) da cosa è fatta questa singolarità compressa,che potrebbe (solo potrebbe) sbucare da un’altra parte? Il tempo là dentro non esiste,1 minuto lì forse è circa un anno sulla Terra,lo spazio tempo siamo noi. Nulla è diviso e l’entanglement,ok avviene solo tra particelle, queste, seppure separate da distanze enormi, se una viene girata
      istantaneamente anche l’altra si gira (spin) da l’idea di un collegamento. Si è vero io mescolo perchè credo che il sapere sia unico,troppa frammentazione senza contare che tutti i miracoli, le apparizioni di madonne,demoni sono stati spigati con la fede che nulla c’entra Credo a queste apparizioni,e credo possono essere spiegate.Non mi abbandono mai,ma la suggestione è molto vicina ad altro, l’altro che possiamo intuire, irrazionale no, surreale si avvicina rende meglio la mia idea
      Auguri per il libro

  7. La prospettiva teorica entro la quale sono stati concepiti i due saggi (da leggersi come un solo libro, ma sono due…) è molto particolare. In sostanza si mettono in discussione, nell’ottica del tempo termico, tutte le suggestioni circa l’inesistenza del tempo, i cunicoli spaziotemporali e le varie amenità in stile Interstellar. Non c’entrano le superstizioni, le mitologie, ecc., c’entra la possibilità di rileggere e rifondare il problema del tempo in una luce nuova.

    In tema di singolarità, cito un passaggio dal capitolo finale del secondo saggio:

    “Occorre considerare il tempo come singolarità ineliminabile della realtà su scala macroscopica, di cui possiamo indagare le proprietà sondando la complessità dei fenomeni in forma e con strumenti diversi nei vari ambiti in cui tentiamo di concettualizzarlo. Occorre cioè rifondare la ricerca prendendo coscienza del fatto che col termine tempo si sono indicate o una grandezza matematica assoluta o una grandezza matematica relativa, in quanto sia la meccanica newtoniana che la relatività einsteiniana si fondano su una modellizzazione teorica che prescinde dall’unica proprietà che rende reali i fenomeni fisici: l’irreversibilità.”

    Il tempo è la singolarità del divenire: non serve cercare cunicoli dentro i buchi neri…

    Importante è non credere che il problema del tempo possa essere esaurito e risolto all’interno di una teoria, per quanto complessa e potente essa sia: quando crediamo di averne trovata la sintesi, ecco che si apre in nuove forme e genera altre domande.

    Grazie per la preziosa attenzione e gli auguri. Se dovessi leggerli, mi farebbe davvero piacere avere un tuo parere più dettagliato.

  8. interessantissimo questo discorso sul tempo, alla poesia non basta la sequenza temporale, attinge alla conoscenza del vero, immutabile in ogni tempo…

  9. Rivolgendomi a ^egill-larosabianca^, vorrei solo precisare il senso del mio riferimento critico all’esoterismo.
    Considero irrazionalismo esoterico non solo ogni discorso che faccia appello ad angeli, demoni o spiritismi (da non confondere, beninteso, con la tradizione filosofica dello “spiritualismo”, come discorso metafisico antico e moderno sulla interiorità dell’essere: Dante, Eckhart, Rosmini…).
    Considero analogamente del tutto irrazionale qualsiasi ricorso rapsodico alle più recenti teorie cosmologiche e fisiche volto a giustificare suggestive ma fumose credenze in termini di energie, corpi astrali, universi paralleli…

    Ora, io ritengo che proprio ricerche epistemologiche come quella di Claudio Borghi ci consentano – certamente – di esplorare dimensioni ulteriori della conoscenza, che mettono in questione categorie e nozioni ritenute fino a ieri ben salde ed acquisite (è il caso del concetto relativistico di “spazio-tempo”).
    Tuttavia tale oltrepassamento dei confini conoscitivi non può che realizzarsi a partire dalla conoscenza stessa, ovvero dal nostro intero “Esser-CI”: materia oscura, buchi neri, onde gravitazionali non sono ‘entità’ che risiedono in un misterioso Altrove, bensì sono ‘fenomeni’ – per quanto sfuggenti e non ancora scientificamente decifrati – che SI MANIFESTANO ad una mente che ne ricerca le fondative condizioni di possibilità (Kant).

    La scienza non è magia.
    La scienza (come la filosofia e l’arte) è un’espressione simbolico-immaginativa che dà forma razionale all’infinito APPARIRE degli enti alla coscienza finita: ma tale originaria relazione con la Cosa – la realtà che si rende visibile non come astratto Oggetto “in sè”, bensì quale concreta Natura “per noi” (Physis) – è evento di rivelazione non meno misterioso e non meno singolare di tante (presunte) “apparizioni” sovrannaturali …

    • Ho parlato brevemente di entanglement le evidenze sperimentali a oggi sono su particelle nel senso che l’informazione è immediata /teletrasporto di informazioni ma, nulla elscude il teletrasporto di oggetti /ecco le apparizioni di madonne ecc /è possibile che altri esseri evoluti sanno come teletrasportare la materia
      La scienza e quello che lei chiama magia sono gemelle. Tutta la realtà visibile lo dice lei, e condivido, è Fenomeno però scusi,cosa c’entra l’esserCI, troppa carne la fuoco,rischia di bruciare
      Lei dice Arte ma propria l’arte, ha dato una mano alla scienza (senza sapere come) Intuizioni.Sincronicità?
      Tutto ciò che non sappiamo ci appare Magia,non troviamo altra parola ma,un intuizione non contrasta il principio firmiss… di non contraddizione.
      Si separa la forma dal contenuto,ma abbiamo specialisti è necessaria una connessione delle conoscenze,delle competenze Come dire che in poesia si usino termini colti ,correttissimi ,pregnanti ma, che risultano pretenziosi, talvolta cacofonici, invalidi in questo campo. I black hole consentono ai fisici di saperne di più sulla relatività, non sono affatto un mondo a parte, non mettono in discussione i fondamenti della fisica classica anzi,e non si può negare che Einstein abbia migliorato come dire la gravità di Newton gravità che vale in tutto l’universo. Ma poi non si va oltre e Pauli ,Planck ,Eisenberg? Angeli, demoni sono solo nomi, potrebbero chiamarsi Caterina assumere forma di una casalinga anni 50. Appaiono ok, questo conta! Solo manca il modello matematico ai fisici
      Jung e Pauli collaborarono insieme sul fenomeno della sincronicità. Jung non era un fisico ma, aveva basi filosofiche. Comunque tanto per ritornare all’essoterico io mi chiamo, Iria. Il mondo non può essere sempre cosi brutale come appare
      A volte mi chiedo perché Dante è Sommo Poeta /non credo sia per i versi, anche Petrarca, se la cavava mica male, non sarà forse per il tema scelto?
      Si cerca di capire sulla base di fenomeni altrimenti inspiegabili, senza escludere a priori. Grazie per la sua attenzione scusi se sono stata poco chiara esiste un diverbio tra intenzione e sintassi

  10. Quanto al teletrasporto quantistico, “non è il corpo ad attraversare lo spazio-tempo che separa il punto di partenza e di arrivo, ma un’onda che porta l’informazione in esso contenuta,”. Non è quindi la massa che viene trasportata, ma l’informazione che ricostruisce altrove una particella con le stesse proprietà: segnalo a questo proposito il teorema no-cloning (si trovano diversi articoli in rete, cito in particolare quello di W.K. Wooters). La recente teoria della Quantum Information sta proponendo una riassiomatizzazione della meccanica quantistica sulla base di principi che pongono radicali limitazioni ai voli fantastici alla Star Trek, inclusi i cosiddetti viaggi nel tempo, su cui si è ricamato fin troppo, e senza fondamenti speculativi concreti.
    Credo sia necessario scavare più a fondo nelle teorie scientifiche prima di alimentare in modo anarchico la fantasia e nutrire speranze (?!) infondate.

    • L’ordine ha una bassa entropia,tende a ripetersi, magari una variegata informazione l’interazione di più discipline potrebbero farci uscire da certi limiti ristretti. Capisco, la scienza ha bisogno di prove,ma la gente ha bisogno di credere, che siamo fatti anche di spiritualità,perchè lo sà, lo percepisce,Purtoppo per questo desiderio, molti si lasciano vendere “fumo” come alieni e santi,e magari ne hanno abbastanza anche di sbarchi sulla Luna, che come conseguenza hanno avuto un incremento di materialismo.
      Poi quali speranze da nutrire e in che campo,cosa è infondato nel momento stesso che si considera infondata una teoria se ne ammette l’ esistenza.

  11. Gentile Iria,

    le confesso che faccio fatica a seguire la sua riflessione: occupandomi di Filosofia non ho molta dimestichezza con il mondo del (cosiddetto) “paranormale”.
    La mia formazione – filosofica, appunto – in generale mi spinge a non mescolare piani semantici e contesti ermeneutici così disparati: cerco piuttosto di distinguere i fenomeni, criticamente, al fine di esplorarne le ‘ragioni’, in sintonia col metodo trascendentale kantiano.

    Su un punto, credo, possiamo trovarci d’accordo: ogni manifestazione della Natura, per quanto possa sembrare un ‘dato’ esterno ed obiettivo, è riconducibile – attraverso modalità ancora in gran parte a noi ignote – alla essenziale ‘mediazione’ operata dalla Coscienza.
    E in questa direzione è proprio il dibattito scientifico più recente ad aprire prospettive conoscitive di grande rilievo: penso per esempio agli studi sulla gravità quantistica di Carlo Rovelli (uno dei referenti nel libro di Claudio Borghi), in dialogo sempre più approfondito e fecondo con le acquisizioni in materia di cognitivismo e scienza della mente (nella fattispecie le interessanti discussioni sul «mind-body problem»).

    Certamente la nostra anima sa intuire e vedere più di quanto il nostro intelletto sia in grado di ‘dire’. E sono convinto che esista nel profondo un Tempo “al di qua” della temporalità misurabile e quantificabile, che nessuna relazione spaziale e nessuna combinazione di forze o energie potrà mai illudersi di ‘com-prendere’: un “senso interno” del tempo, che rivela inaspettate corrispondenze con la nostra più intima e irripetibile (‘irreversibile’) Singolarità – ciò che nella vita chiamiamo la nostra “identità” – ad immagine e somiglianza di quella Origine universale di tutti gli enti che ontologicamente ci precede in una Luce ‘altra’, e a cui tutti siamo forse destinati.

    Quanto al resto – come affermava Husserl – preferisco almeno per ora sospendere il giudizio, affidandomi ad una sana “epoché” fenomenologica. In attesa di nuovi stimoli che possano proiettare l’intelligenza verso inediti orizzonti.

  12. Gentile Davide inchierchia,il paranormale come molti lo intendono sembra un fenomeno da circo se capisco sembra quasi che noi siamo solo carbonio e l’universo un ammasso di polveri e gas
    Poi moriamo. Mi è chiaro il suo approccio filosofico rigoroso,le mie poi non sono riflessioni solo “bit di informazioni”,perchè le riflessioni su questo punto iniziano da Parmenide e quindi occorrerebbe davvero trasportarsi altrove, per avere tanto tempo per discuterne,così mi rifaccio al maestro Severino la legna e la cenere,se mi da un momento, c’entra,nel senso che Severino non parla della metamorfosi di qualcosa che è prima legna,e sul fuoco poi, diventa cenere,ma che ognuno di quei passaggi, esiste ed è fissato per sempre. Ogni fatto della nostra vita è eterno in ogni sua fase,
    anche i nostri pensieri (che anche loro sono materia, energia), tutti coopresenti.
    Grazie per la sua attenzione
    P.S. Per singolarità credevo si riferisse ai black hole dove tutta la massa compressa al centro è detta appunto singolarità

  13. Ŕiprendo qui la replica all’ultimo commento di S. Negretto. Il problema della “natura del tempo ” è chiaramente trasversale, ma occorre fare attenzione a non sovrapporre i piani di indagine, in quanto è necessaro preliminarmente chiarire se col termine tempo nei diversi ambiti ci si riferisce alla stesso concetto. Io mi sono limitato a proporne un’indagine in ambito fisico-epistemologico. Se ci possano essere interazioni tra l’esperienza psicologica, interiore del tempo e la sua misura operativa fatta con un orologio non so dire.

  14. Preciso meglio. Scopo della mia riflessione non è stato cercare o trovare possibili punti di contatto tra il tempo psicologico, agostiniano-bergsoniano, e il tempo fisico, ma far emergere, all’interno della fisica, la possibile esistenza di una pluralità di tempi non riconducibile a un tempo unico. Ad esempio, il tempo termico con buona probabilità non è riconducibile al tempo relativistico. Se questa ipotesi verrà suffragata da opportune verifiche sperimentali, occorrerà riconoscere che del tempo fisico le diverse teorie non forniscono un’immagine unitaria e sarà necessario tornare a riflettere sulla sua natura a partire da nuove basi. Nell’impossibilità di chiudere il tempo in un’unica cattedrale speculativa sta la profondità e poliedricità del concetto. Dobbiamo accontentarci di visioni parziali. Nel caso della fisica, l’unica via produttiva è partire dall’analisi degli strumenti di cui ci serviamo per misurarlo per arrivare lentamente e umilmente a conoscerlo, non pretendere di definirlo a partire da concettualizzazioni teoriche astratte, per cercare negli orologi le conferme concrete delle nostre astrazioni. E’ chiaro che del tempo interiore, che esperiamo a livello psicologico, non è possibile ottenere misure oggettive, quindi non ha senso proporre confronti con i tempi operativi della fisica.

  15. Non psicologico ma neuronale. I microtubuli all’interno del cervello in entanglement con l’universo la velocità della luce e le distanze sono annullate Non ha senso proporre dice Lei ma mi sembra illogico in quanto il blog di Almerighi tratta poesia pertanto non è azzardato supporre che un fisico che propone uno stralcio del suo libro,voglia tentare una qualche connessione tra fisica e poesia?
    Ho scaricato Isonomia mi ha attratto il paragrafo XIV,il mondo come volontà e rappresentazione

  16. L’articolo uscito in Isonomia nel 2015 è solo un capitolo del libro omonimo. Il titolo che citi rimanda volutamente a Schopenhauer, parafrasandolo in senso kantiano (Schopenhauer è stato grande estimatore di Kant).
    È importante ricordare che le teorie scientifiche sono forme di rappresentazione matematica del reale fenomenico. Necessariamente limitate, provvisorie, incomplete. E gli esperimenti che intendono suffragarle sono sempre passibili di interpretazione.
    Se posso permettermi, passa alla lettura dei due libri interi, potrai farti un’idea più completa dell’intero percorso.

  17. P.S.
    Per la precisione il titolo del capitolo è “Il mondo come realtà e rappresentazione”.
    In questo senso è una citazione volutamente aggiornata e contestualizzata di Schopenhauer…

    • Vero un mio errore Si certo lo farò con + cognizione di causa potrò rispondere perché come avrai capito mi affascina, so che sono incomplete le teorie scientifiche, in corso d’opera, mancano le evidenze sperimentali, forse un’ altra matematica, altri segni con variabili mai considerate bollate come Paranormale,servono oltre agli operatori matematici conosciuti? Io credo che servono domande (anche solo apparentemente scontate stupide) Dove posso leggere tutto? Come nasce una teoria?

      • I due libri, oltre a riportare in versione italiana diversi articoli usciti su rivista, ricostruiscono il percorso (contatti con esperti di grande competenza e fama, scambi necessari quanto per me preziosi di idee) che ha portato a generarli. Davvero serve riuscire a formulare le domande giuste, che spesso arricchiscono molto più della pretesa di trovare ovunque risposte. Occorre diffidare delle cattedrali speculative apparentemente inconfutabili. Il pensiero trova vita dove tutto sembra staticamente detto e compiuto. Oltre il sistema può nascere l’intuizione che mette ogni cosa in una luce nuova.

  18. Mi rivolgo a SILVANO NEGRETTO e alle sue osservazioni in merito all’ermeneutica, riallacciandomi al problema della dialettica rappresentazione/realtà.

    Ritengo sia filosoficamente cruciale non far precipitare ogni piano della conoscenza nella sola esclusiva dimensione del Linguaggio: questo mi pare il limite specifico della impostazione teorica di Gadamer, pur nella sua indubbia importanza in generale nella storia del pensiero occidentale.
    Semplificando, non sono le nostre interpretazioni a ‘produrre’ la realtà: questa è l’illusione del prospettivismo tardo-moderno, nato dalle ceneri dell’idealismo classico.
    Al contrario, è la realtà della Cosa a manifestarsi in noi con una tale inesausta forza semantica, con una tale inesauribile espressività simbolica – “in sé” indeterminabile – tanto da generare il processo di determinazione concettuale: processo che, a sua volta, sarà tanto più potente quanto più saprà ‘rappresentare’ la potenza della realtà.
    E beninteso: che questo processo noetico di concettualizzazione sia potenzialmente infinito, non significa che le interpretazioni sono infinite, nel senso ‘narratologico’ gadameriano: significa soltanto che infinita è la realtà medesima nella sua ‘essenziale’ singolarità noumenica.
    (Su ciò restano imprescindibili, a mio avviso, le pagine del Wittgenstein nelle «Ricerche filosofiche» laddove si interroga sul concetto come “forma vivente”; nonché lo Heidegger de «L’origine dell’opera d’arte» che riflette sullo scarto tra “mondo” e “terra” in ogni apparire fenomenologico).

    Analogamente, rivolgendomi a IRIA, vorrei precisare infine che – almeno per come lo intendo io – il significato ‘poetico’ delle ricerche di Claudio Borghi sulla temporalità non va cercato in una sorta di metafisica del tempo psichico che sarebbe il fondamento nascosto del tempo fisico-materiale. L’irriducibilità del tempo-interno termodinamico al tempo-movimento relativistico indica piuttosto una “differenza ontologica” tutta immanente alla ‘cosa-tempo’. Esattamente come accade nella filosofia di Bergson (che nulla concede alle facili suggestioni del mentalismo psicologistico), la memoria/spirito non è ‘altro’ dalla materia/natura: bensì è la profondità della materia stessa a rivelare, dal fondo della propria immanenza, una ‘alterità’ del sembiante che – trascendendosi infinitamente – si manifesta nella pluralità di dimensioni ontologiche e gnoseologiche.

    La ‘poeticità’ dell’Idea è insomma tutta intrinseca alla ‘naturalità’ del Fenomeno: ed è per questo che epistemologia ed estetica possono – come nei lavori di Claudio – trovare reciproco alimento.

    • 1) Non capisco cosa significa Metafisica del tempo psichico
      2) Io ho accennato a cellule neuronali, il cervello è materia, un universo in piccolo
      l’universo esiste è materia e potrebbero essere in stato di collegamento
      3)irriducibilità del tempo -interno termodinamico al tempo movimento relativistico/
      e la velocità?…e l’entanglement quindi informazione istantanea fuori dal tempo
      4)Non so che significhi mentalismo psicologistico???
      Non mi concedo a facili suggestioni e non so cosa possa farle credere questo
      Non ho mai detto che la memoria, sia altro dalla materia,ma quanti gradi di materia conosciamo… perchè i fisici non lo sanno, e io neppure! La sola cosa facile che conosco e mi rifiuto di accettare è il politicamente corretto, altrimenti non si diventa cattedratici e non si pubblica! Lei parla di noetica,che Theilhard de Chardin,es.(citato da Papa Ratzinger in un suo articolo), sia stato poi travisato da new-agisti come alcuni fisici peraltro, non mi riguarda,ogni teoria può venire manipolata.Infine per la cronaca, io non ho mai visto, in visione ottica, nessun alieno di qualunque forma o colore o sesso. Di certo l’università rischia di far perdere sinteticità,grandissima qualità,avrei preferito un’unica parola, al posto di una lunga perifrasi per un riserbo inutile, visto che poi il significato mi è arrivato comunque.

  19. Le osservazioni di Davide c’entrano il cuore speculativo della questione: è in questa alterità e novità che consiste l’evoluzione creativa e creatrice di ogni individuo. Indagare l’evoluzione unica della materia, degli orologi come dei corpi, è stato il motore del mio tentativo di scandagliare con nuove idee il problema tempo.

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