letture amArgine: due splendidi pezzi di Maria Allo

Ieri mi è arrivato un libro magnifico e indispensabile. Questo.
L’occasione è ghiotta per proporre due nuovi brani di questa bravissima autrice.

Si smorzano le onde in riva al mare.
Non c’è vento e ognuno parla a suo modo
con tono diverso ai lati della strada.
In questi tempi è una caduta d’Icaro la vita
nuvola alla deriva . Eppure – chissà –
là dove il coraggio si consuma lento
l’alto mare sfiora l’orizzonte
come inafferrabile il profumo
di mandorle sale dalla terra.
Non c’è vento ma con volti mutati
le voci dei dimenticati
dei muti, degli assenti,
di chi non c’è più e torna a noi
nell’eco nell’altrui respiro
come un lento processo evolutivo
la memoria fluttua brizzolata di luce
cresce in questa generazione in viaggio,
trova rifugio nel labirinto
come traccia trasparente o alluvione di suono
sempre più profondo.
Ai margini un bisbiglio luminoso in lontananza
e il sole sulle mani.

© Maria Allo
*

Senza più contorni invisibile
l’ombra di profilo si fonde col fuoco
plasma la distanza dei millenni
ma non c’è abbastanza luce
se cade fra gli alberi l’attesa
come gramigna nei bagliori
del crepuscolo morente.
Non c’è abbastanza luce ai lati della strada
e sempre tanta pioggia o gelo
in certi pomeriggi quando il cielo basso
strazia il peso delle nubi
mentre improvvisa la metafora cresce
nel fragore verticale in volo.
Scoppia e disarma a luce spenta
i dimenticati e i disperati
l’isola disabitata della memoria
così resta sotto le dita la pazienza di chi
non cerca e non aspetta niente
oltre la luce radente dell’esistere.

© Maria Allo

Maria Allo, poetessa e traduttrice, è laureata in Lettere classiche, insegna nei Licei . Si occupa di Islamistica e di Nuove professioni educative .Ha al suo attivo diverse pubblicazioni antologiche, quattro sillogi di poesia e “Talenti di donna “ ( Onirica edizioni), un progetto di Gloria Gaetano sull’identità femminile. Attraverso lo strumento del digitale, le sue frequentazioni poetiche, storico e letterarie, soprattutto quelle poetiche, si manifestano, a partire dal suo blog “nugae11”o nei siti in cui è ospitata. Esce ad Aprile 2018 la notevole raccolta poetica La Terra che rimane (Controluna Ed.)

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6 pensieri su “letture amArgine: due splendidi pezzi di Maria Allo

  1. Premetto, prendo licenza una volta tanto di frappormi tra autrice e lettore, la lettura de “La terra che rimane” di Maria Allo ha rappresentato per me un’occasione di crescita personale. Parafrasando i primi versi di una bellissima poesia di Margherita Guidacci, rivolta al suo ipotetico lettore, Maria Allo mette la sua anima fra le mani di chi la legge, le curva a nido, e la sua poesia riposa in chi l’ha letta. Quasi un miracolo tra tanti, troppi, libri di inutile e sedicente poesia. “La terra che rimane” invece è da leggere e possedere.
    Il libro parte quasi in sordina, con margini di poesia a margine, odori e segni dolenti, vissuti in ogni singolo attimo, lieve o greve che sia. Poi sempre meno timidamente si avvicina, e il lettore scopre che quegli attimi, quei versi non fanno parte del canzoniere di chi si alza ogni mattina col piede sbagliato. Appartengono alla terra, alla persona, che ne trattiene l’odore e i segni. “La nascita può spegnere la sete” ci dice l’Autrice a un certo punto, e quasi non ci si accorge di quanto già sia dentro in chi lo legge.
    D’altra parte, se tutta la vita è cercare, in ogni modo e maniera, di lasciare tracce del proprio passaggio, la nascita ne rappresenta il primo atto. Un atto di nascita è anche quello di una poesia letteralmente strappata al proprio corpo, forma e mente di linguaggio unico e proprio per ogni autore che si rispetti.
    Sarà chiaro ormai che ho amato questo libro in primis per la cura che l’autrice si prende del lettore. Ogni nascita, tuttavia, è temporanea, almeno fino a quando non risponderà alla chiamata “di un’ombra”. Tutto quanto sta in mezzo ai due eventi è un “frattempo”, dove la nascita è dapprima crescita, felicità, ricerca, poi malattia e corruzione, quindi delusione da vivere ogni giorno.
    Ogni pezzo della raccolta che, nella sua straordinaria compattezza può essere considerato vero e proprio poemetto, tocca ognuno dei cinque sensi.
    Sensi inferociti e assetati dallo stato di frustrazione e sofferenza. Qui Maria poteva benissimo imbroccare, fallendo, la via del cahier de doléances, e si sarebbe perduta nel descrivere situazioni di un io scosso, isolandosi e staccando la spina al lettore in una sorta di cordoglio autoreferenziale e utile soltanto a lei. I brani invece si dipanano nitidi, condivisi, pronti a più letture. Il libro stesso è impaginato senza divisione in sezioni: quando un autore non riesce a seguire un filo di compattezza che percorra tutta l’opera, spesso ricorre allo stratagemma delle sezioni, ma non è questo il caso. Seguono il proprio percorso, tirano dritto tra dentro e fuori. Il Fuori è coerenza, dignità, un forte amore per il proprio lavoro di insegnante (spesso tra i versi i riferimenti al lavoro sono molto marcati) nel “coraggio obliquo di chi non cede”. Il dentro è un altro luogo, la sorgente, l’unico ambiente in cui il dolore viene fuori e un cedimento è qualcosa di cui non vergognarsi.
    Sarà che la terra, metafora insistita della condizione umana e paradigma di questa Poesia, ci alimenta e ci sostiene, madre/sorella, e nel contempo è lo scrigno a strati di epoche e memoria: il corpo stesso è terra, e lotta ogni giorno per prorogare il proprio distacco. È qui il vero nocciolo, fin dal titolo, di questo bellissimo libro, la terra è il libro di cui ognuno è parte. “L’alfabeto e i nomi di tutto l’universo incide.” E, ribadisco, è qui, la sua reale riuscita, il motivo per cui vale la pena leggerlo. Il privato diventa memoria da condividere pubblicamente. “Dobbiamo avere memoria sulle pelle/per rompere la terra che rimane”: e la terra che siamo è tempo, il tempo è convenzione umana che spinge a non nasconderci.
    È così che “La Terra che rimane” poemetto a fogli sparsi non a caso, iniziato tra sensi feroci e autobiografici del proprio disorientamento di fronte a una malasorte, diventa lascito ma soprattutto incontro, le parole respiro, “per l’universo intero, tutto e tutti”: e senza paura di ripetermi, qui sta tutta la differenza tra le troppe raccolte di poesia e un’opera d’arte.
    Scrisse William Carlos Williams “… niente di utile si trova nella poesia, ma l’umanità sta morendo miseramente ogni giorno per mancanza di ciò che si trova nella poesia…”.

    (Flavio Almerighi)

  2. Pingback: Grazie di cuore, Flavio Almerighi ! | SOLCHI

  3. Una poesia che amo, quella di Maria Allo, che sgorga dalla roccia e insieme dal sole e dall’acqua. Farsi prossimi al suo canto, avvicinarsi, è come perdere un pezzo di pelle di cui si prende cura la terra e al contempo risanare gli occhi dentro un cavità che ti porta fino alla cima. Grazie sempre Flavio

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