l’Europa

l’Europa è vinta
il tubetto delle pillole pieno di danaro,
gli infissi invecchiano,
brunette con maglioni larghi a collo alto
così come pochi romanzi
potranno esaltare:
si fottano loro, i loro panzer, i loro euro

vivo ogni giorno
dove i mendicanti lamentano trascuratezza,
nessuno li pensa
vogliono parlare:
nel salotto c’è un televisore,
e sono tutte trappole

allora, dentro ogni poesia
sarà necessaria una forte impronta di bellezza,
nichilisti pensionati
avanguardisti polverosi
si dannino pure per l’appannaggio
alle loro futili carriere
senza città, faccia, campanello.

Clara, ho sempre pensato l’abbandono
peggiore di ogni viltà,
sono restato comunque e sempre,
se oggi diventare cavallo
mi portasse più lontano,
diventerei un cavallo

***

dura madre

non sempre, quasi mai
furono gelsomini e mandorle,
belle donne argentate,
ma spesso eterno confondere carte
sulla linea del mare

il pelo dell’acqua, dapprima salato
ghiacciò
che non ci si poteva più tuffare
nemmeno durante i mesi delle vacanze,
qualcuno lo spaccava con un pugno
per potersi lavare in volto

il gran mare della democrazia
fu riempito di plastica riciclabile
tutta in piccoli pezzi,
pezze dismesse, nelle reti
il pescato non si agitava più

terminò la spiaggia libera,
finimmo anche noi, con poche lire
e asciugamano, di fare le lucertole
dentro la bonaccia d’agosto

finirono riforme e manovre ed eufemismi
finimmo d’invocare il risanamento
per bovini da asciugare,
stavamo tutti come pesci:
terminò l’avanspettacolo

l’acqua divenne molto più dura
da non spaccarsi più, ma
la si vedeva ridere
sotto quel qualcosa trasparente
ma del tutto infrangibile.
L’acqua c’era,
ma non ci fu più acqua.

Mia madre, la Democrazia,
divenne molto dura e poi santa
con me: ai suoi funerali
Steve mi trattenne a stento
dal discendere nella fossa
con lei

perché insisti? Permani uno stronzo

Carissima Franca,
penso che potrei mentire su tutto
su tutto ma non in poesia.
Scusami,ma in poesia non mi riesce proprio di non dire la verità.
Sono talmente falsi, ‘sti sedicenti poeti del cazzo, da farmi tornare vergine.
Tempo addietro ne ho letto uno da manuale dal testo pomposo ma scarso, naturalmente mi sono premurato di farglielo sapere.
Lui si è vendicato, come chi non potendo picchiare un padre più vigoroso e grosso ne attende il figlio per affibbiargli, non visto, uno scappellotto.
Scelse un mio testo a caso e ci sputò sopra.
Per un po’ finsi di ignorarlo, infine presi due suoi testi a caso e scrissi “mi piace”.
Da allora ho un nuovo amico cui i miei testi piacciono moltissimo. Il coglione è pure distratto.

Sinceramente non tuo.
Flavio Almerighi

Libri amArgine: Quaderno di Sagrini Giovanni (e book scaricabile omaggio)

Un poeta dimenticato come i frutti della sua Casola Valsenio. I suoi testi manoscritti sono stati scoperti per caso pochi anni fa. L’ebook è scaricabile gratuitamente qui sotto:
Libri amArgine 1 Giovanni Sagrini

la famiglia, informata dell’iniziativa, ringrazia tutti coloro che leggeranno.

dove ogni affluente
bagna un fiume diverso,
gli stessi:
di quanta pace e quali guerre
siano stati spettatori
non basterebbero libri
a raccontare:
pensami, pensami
dice l’acqua dal suo letto
prima di cambiare sapore
essere mare

Lost man

Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

Le istituzioni senza persone adeguate non fanno la Democrazia

Probabilmente scopro l’acqua calda. Abbiamo la Costituzione più bella del mondo, ma a questo punto è più disonesto cambiarla o non applicarla? Un fatto è comunque inoppugnabile, senza persone degne, politici adeguati leali servitori dello stato, la Democrazia NON c’è. Parliamo di lavoro e reddito, giusto per fare un esempio:

“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”
Piero Calamandrei
Discorso agli studenti di Milano, 1955

Il Lavoro nella Costituzione Italiana

Art. 1
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”

Art. 3
[…] “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Art. 4
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”

Art. 35
“La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro
italiano all’estero”

Art. 36
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”

Art. 37
“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione”

Art. 38
“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”

Art. 39
“L’organizzazione sindacale è libera”

Art. 40
“Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano” (Costituzione della Repubblica Italiana, 27 dicembre 1947)

noia di vivere

con dita consumate di guerra
sogni ingrassati a lume di candela
insetti, carta straccia per ripulire
canne ostruite dagli spari, la violenza
gonfia le pance ai trafficanti
prominenti, eminenti
da non vedersi più le parti intime
sporgenti, ma tagliano le gambe
a ogni singola voce di chi
anziché sputare, ha piantato la vita
per una vaga idea di purezza e pulizia
in canna di fucile.
Ovunque siano, i Balcani insegnano:
le poche case sembrano disabitate,
i cani non si spostano dalla strada
per osservare i pochi di passaggio,
nemmeno il comunismo
liberò quelle campagne in terra rossa
dall’idea (noia di vivere)
di sentirsi ognuna il popolo eletto
specie a Serajevo, che in un istante solo
rientrò nella storia a colpi di cannone;
quant’è distante quell’amore
che sa accarezzare l’altra mano
con dita consumate di guerra