caro Editore

La carta passa dal fresco di stampa
al giallognolo vergine dell’inutilizzo;
caro Editore, Lei conosce bene
il peso delle giacenze.
Sa che siamo tutti poeti
rimossi i migliori.
Cosa faremo di tanto lavoro
puntuale, puntiglioso, chissà,
qualcosa potrebbe andare a pensione
nelle pubbliche biblioteche.
Forse tra una sveglia non sentita
e una lavatrice che si rompe
a New York City o in New Mexico,
un girovago senza tetto,
entrato per scaldarsi e riposare,
illuderà il tempo leggendo qualcosa
prima di dormire.
Allora sì tanto lavoro,
dedizione e generosità
avranno significato.

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3 pensieri su “caro Editore

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