letture amArgine: tre poeti sloveni

La Slovenia è un piccolo grande paese. Terra di grandi sportivi, la loro nazionale di basket ha vinto l’ultimo campionato europeo, terra di grandi tradizioni e storia, terra bellissima. Anche gli sloveni sono belli, i loro giovani non hanno perso l’abitudine di conversare e non se ne stanno da ebeti a digitare sui loro iphone. La Slovenia è terra di grandi poeti. Il comune denominatore dei tre brani (di tre autori diversi) scelti è quello della commozione. Ho scelto tre brani di poeti a me prima sconosciuti, le loro parole mi hanno colpito, commosso. Niente altro.

Poesia per Barbara (Miklavž Komelj)

Dove lasciare una traccia per te? Chi davvero mi vede
con lo sguardo a cui completamente mi rivelo, non mi vede.
Io non sono nei pascoli bui d’erba oscura,
non sono nel sole bruciante e in nessun luogo.
Qui, tra i defunti, non sono vivo, non sono morto.
Vagavo, vagavo attraversando le stanze dei morti,
cercando di convincermi senza proferire parola.
Qui, tra i defunti, solo alcuni di essi dimorano,
quasi tutti sono invece come io sono.
Come io non sono. Come loro non sono. Non siamo.
Anche chi li vede, i morti, non vede noi.
Non sento consolazione per non essermi smarrito, nessuna
consolazione sento nemmeno per averlo fatto.
Ma a te non posso mentire dicendo che nulla
io possa sentire nulla quando, atterrita, taci o appena bisbigli.

*

Il cuscino (Cvetka Bevc)

Uno stormo d’oche, giunte dall’universo, stanotte è piombato su noi due.
Quando spaventata ho spostato il bacino
han lasciato la sfavillante lanugine sul mio cuscino.
Scappano, dietro di loro, i capelli, le mani, il volto e il ventre.
Assieme alle tue parole sfumate scivolano nel silenzio
con il quale, come un uccello tricipite, mi distendi sulla ruota piumata.

Velocemente, e raschiando debolmente, crepitano le tue ossa
come se, spavaldo, volessi togliermi la docilità per la visita
dei bagliori isolati dai tuoi inganni amorosi.
Non scrivere su di me con la penna d’oca. Non posso leggerti
se mi appoggerai sul cuscino solo alla fine del mondo.

Fai girare la ruota piumata più veloce di quanto sia possibile
e non darmi ascolto quando ti griderò la lingua delle oche.
Hai permesso, d’altronde, che assieme a te potessi cavalcarti
come una guardiana d’animali alati. Non pretendo d’usurparti,
succhio solamente la tua follia come dominio delle sensazioni.
Ai tuoi baci sottraggo il nido uterino,
perdo l’equilibrio nella fertilità della prima donna
perché tu possa allegramente aprirmi come l’ultimo uomo.

Ti canto per diventare autunno, quando gli uccelli se ne vanno.
E tu mi trasformi in primavera, quando ritorni in me.
Fermati, l’infinita melodia non ha salvazione.
Non possiamo a lungo bagnarci le labbra scottate.
Dammi il diritto di scomparire per la vita con le stelle.

Poi ci ameremo, come se fossimo soli al mondo.

Forse lontano, da qualche parte, un’oca stara seduta
su una ruota spezzata. Una ruota che non gira. Senza l’asse.
Da la mi lancerò. Perché e là che ho ricevuto il tuo bacio.

Ed ora strappa il cuscino, che mi ricopra la neve di piume.
E tieni fino in fondo il mio cadere infinitamente dolce nelle mani.

*

Ora… (Miha Obit)

Ora che leggo di tuo padre mi chiedo
quali eserciti abbia visto il mio
e soprattutto quali abbia combattuto:
l’ho visto solo perdere un dito in fonderia.

Eppure se ne e andato da soldato
nella sua trincea personale di forni
a microonde e camicie ben stirate.
Quando ci ha lasciati ho pensato

che l’aveva fatto già molto tempo prima.
Ho un fiume che scorre davanti a me
piu veloce di quanto pensassi – e con se
porta via tutto – anche queste prime aurore di maggio.

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5 pensieri su “letture amArgine: tre poeti sloveni

  1. Le belle terre dell’Est, dalle più vicine alle più periferiche rispetto alla nostra riva, hanno il grande dono di fare, e saper fare bene, ancora Poesia. E non roba di accondiscendenza come, purtroppo, accade qui, in questo nostro paesello italico. Grazie, Flavio, ottimo inizio di giornata in poesia (pensa che stamattina alle sei e trenta, alla mia sveglia insomma, leggevo Czesław Miłosz neanche a farlo apposta…)

  2. Pingback: Uroš Zupan, due poesie da Autori e testi della poesia slovena contemporanea | Il sasso nello stagno di AnGre

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