letture amArgine: ricordo di Ubaldo De Robertis a un anno dalla morte

Ci sono almeno tre Ubaldo De Robertis, il fisico nucleare, il poeta, il narratore, e sono la stessa persona. C’è un infinitamente grande e un infinitesimalmente piccolo nelle visioni di viaggio e di vita di questo grandissimo misconosciuto della poesia italiana contemporanea. A me la poesia di De Robertis piace molto, la sento vicina e affine al mio modo di sentire. Non sempre c’è bisogno che dentro una poesia “accada qualcosa”, l’unico accadimento vero debbono e possono essere le vibrazioni (termine obsoleto ma efficace) che possono o non possono produrre in chi le ha lette. Io ci trovo splendide vibrazioni, ma anche la concretezza di chi nella poesia trova rifugio. Per questo non intendo dilungarmi oltre, ma desidero sia la penna di Ubaldo a parlare per me.

Flavio Almerighi

da Diomedee Edizioni Joker 2008
Io che ho spiegato..le vele tutte

Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile, ogni visibile mondo,
sfidato correnti, mostri marini, e gli uccelli indomabili della tempesta,
per tornare, di nuovo, come il vento, ogni volta, a mio piacimento,
dove posso scovare strumenti di analisi per sondare il mondo che è in me,
e che non conosco, trovare un’unità, un ordine nel pensiero, una linea di neutralità,
idee che siano chiare e concrete come le pietre delle strade,
non come le impervie, intricate vie che portano a me.
Come posso trovare un’identità, energie connettive
se ciò che d’incoerente si agita dentro, vive le mie stesse, indistinte, emozioni.
Come posso comporre le dissonanze interne, le diffidenze, le contrapposizioni,
le opposte sensazioni, i dissidi, i molteplici istinti.
In certe anime che s’agitano dentro sta il segno che naufragare è il mio destino,
diffido del loro modo d’agire, paure dentro paure più fonde, tentazioni continue, di tradire.

Fuori di me una realtà esiste, assoluta, illuminata da un calore unico,
una corrispondenza compiuta tra forme e sensazioni,
una mobilità tanto varia regolata da immutabili leggi cosmiche.
Dinanzi ad un più vasto divenire, fuori di me, fuori dagli affanni inconsci,
tento di sopravvivere ai tormenti, agli indicibili e improvvisi morsi della crisi.

*

da: Sovra il Senso del Vuoto, Nuovastampa, 2009
Credevo fosse…

Credevo fosse un fiore
tutta luce, colore
e la incontro al giardino d’autunno
quando è il vento a trascinare le foglie
e la nebbia ad offuscare il fumo delle stufe.

E’ sera.
Tra gli alberi barcollano ombre indecifrabili,
intabarrata la sua figura velata.

Passarle accanto, trasalire,
risalire insieme il viale, per un attimo,
e la mura sulla strada ferrata.
separarsi un istante prima
del passaggio del treno
fingendo d’aver condiviso
un lungo tratto.

Tutto è andato, tutto s’è avverato
secondo la profezia.

E la vedrai avvolta nel maturo velo
d’autunno,
udrai il suo respiro, i suoi passi,
ma nessuna confluenza,
niente riempirà il vuoto.
Dovrai lacerarti perché non potrai
toccare il cielo.

*

da: Se la Luna fosse…. un Aquilone Limina Mentis Editore, 2012
Per balzare col cuore in tumulto

(a Gesualdo Bufalino)

Per balzare col cuore in tumulto
talvolta non basta
un fischio addolcito di treno
appendere i nostri fantasmi
e tutto il bottino di nuvole
all’uscio la notte di Halloween
dar vita a pon pon di accesi colori
annodare in serti di fronde
diademi di fiori e a Sera
ammiccare alla Luna

A volte ci tocca varcare
la cruna dell’ago

*

da: Sovra il Senso del Vuoto, Nuovastampa, 2009
Da lontano

Da lontano
molto da lontano immensamente verde l’infanzia
rovesciata sull’erba a rubare immagini
visto che nessuno si prende cura di te

frutto che cade frettoloso prima d’essere colto

cortili bisacce unte
arrotini affila coltelli temperini
grembi di donne occhi marroni
fazzoletti bianchi
impastate di terra da capo a piedi
panieri brocche di terracotta
vino asprigno che trabocca

Quasi a sfiorare l’azzurro
alberi altissimi ombre lunghe
ombre molto più grandi di te
treni settecarrozze attraversano la pianura
piccoli mondi di storie silenziose

No. Non voglio che la clessidra sii vuoti
Non voglio rientrare in quei mondi
Ma neppure che mi escano dalla mente
Mi basta un solo attimo per ritornare
Per restare in vettura
All’inizio aria pura
Tutto era connesso e… verde
Misteriosamente…immensamente verde

*

da: Parti del Discorso (poetico) del Bucchia Editore, 2014
Commiato

Mettermi in viaggio
finché sarò vecchio (di affanni)
verso il confine
che lo sguardo prolunga
all’infinito,
per scovare sentieri,
virtuosi pensieri,
l’invito a ritrovare
me stesso.
Poi,…stanco,
il paltò consumato,
tornare sui gradini
della vecchia casa
e sedermi consolato.
Accogliere
l’indifferenza dei vicini
come fosse
un nuovo addio.
*


è stata una di quelle persone che raramente si incontrano
nel deteriorato e opportunista ambiente poetico:
anzitutto un uomo vero, schietto e senza doppi fondi
sarà per questo che io Ubaldo non lo dimentico

Presagio

Fuori del mare
alberi svestiti di vele
la sferza dei venti che scompiglia
drizze di randa ed amantigli
schiume increspate
fremono in muraglie

Sarà il nocchiere
creatura senza nome
uomo dello scandaglio
non l’opera morta
non l’immersa carena
ad aprirsi in squarci
a cedere per primo

*

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8 pensieri su “letture amArgine: ricordo di Ubaldo De Robertis a un anno dalla morte

  1. È un’emozione, Ubaldo, risentire la tua voce viva, allora come ora, perchè lo sai, ora, che il pensiero che cercavi nel mondo è una sola cosa col mondo, e forse ci è concesso di condividere un contemplare alto, sereno, distante ma nello stesso tempo vicino, uno e molteplice nella stessa frase, e ti ringrazio per respirare insieme, nell’attimo che vola, idea e passione, essere e tempo, eterno e divenire.

  2. Alfonsina Caterino (da FB) Dici bene, caro Flavio Almerighi che d’una poesia, ci può emozionare e intrigare, ciò che non è visibile e addirittura, talora sembra che al suo interno “non succeda nulla” – Infatti, leggendo i testi di questo gran signore che è stato e rimane UBALDO DE ROBERTIS, sono stati i minimalismi a stringersi intorno ai miei sensi e rapprendersi. Egli parla di vele, di tratti, di fumo che svanisce nel freddo, di foglie alzate dal vento, di porzioncine di vita che sfuggono al plurioccupato sguardo umano…Non al Poeta! Non al fisico Ubaldo De Robertis, è sfuggita la leggerezza dei corpi che non si vedono, le essenze che vibrano sotto i nostri occhi mentre si osservano – Dunque, è chiaro che, al suo suo passaggio in terra, UBALDO, ha ricavato l’immenso perchè è l’anima a muovere cose e creature, ed è la sola dimensione tanto leggera da essere invisibile….!

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