ascolti amArgine: Noir Désir – Le Vent Nous Portera

Non ho paura della strada
Dovremmo vedere, dobbiamo assaggiare
Meandri nella cavità dei reni
E tutto andrà bene

Il vento prevarrà

Il tuo messaggio al grande orso
E la traiettoria della gara
Un’istantanea di velluto
Anche se è inutile

Il vento prevarrà
Tutto sparirà
Il vento ci porterà
La carezza e l’uva

Questa piaga che ci affligge
Il palazzo degli altri giorni
Da ieri e da domani

Il vento li porterà

Genetica portata a tracolla
Cromosomi nell’atmosfera
Taxi per le galassie
E il mio tappeto volante che dice?

Questa fragranza dei nostri anni morti
Coloro che possono bussare alla tua porta
Infinito del destino
Chiediamo a caso, cosa ricordiamo?

Il vento prevarrà

Mentre la marea sale
E che ognuno rifà i suoi conti
Prendo l’incavo della mia ombra
Polvere di te

Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien

Le vent l’emportera

Ton message à la grande ourse
Et la trajectoire de la course
A l’instantané de velours
Même s’il ne sert à rien

Le vent l’emportera
Tout disparaîtra
Le vent nous portera
La caresse et la mitraille

Cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain

Le vent les portera

Génétique en bandoulière
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis?

Ce parfum de nos années mortes
Ceux qui peuvent frapper à ta porte
Infinité de destin
On en pose un, qu’est-ce qu’on en retient?

Le vent l’emportera

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi

voce mai avuta prima

Da un buco in gola viene fuori tutto l’inquieto
in un guaito acuto e prolungato da cane senza sangue né ferita.
Perduti i figli. Smagrito stare in un lamento senza quartiere
e memoria di come fu l’inizio.

Anche si ricordasse giorno e ora non sposterebbe la durata,
il termine di quel gemito senza vocali.
Questo resta quando tutto svanisce, voce mai avuta prima
offerta in pasto agli stranieri, esce ancora quel guaito: dov’è mio figlio?

Dov’è il suo collo? E, per breve che fosse, quale nome gli avete tolto?
Nome abbandonato all’angolo in un ordito spettinato e nudo.
Musica se non fosse tarlo pieno di altri tarli.
Si leva da sassi che sanno dov’è nessun futuro su cui contare.

decimo senso (tirata neo melodica)

moltissima prudenza
in quella musica di sapore domenicale
dalle tinte delicate di minestre e pastelli:
siamo tutti bambini,
siamo sempre pronti a tornare per cena
se le lancette muovessero
in senso antiorario, senso fecondo
decimo senso

mio padre si unge le mani d’olio,
mia madre è imprigionata
dentro un vestito fuori moda,
i miei fratelli perduti
senza misericordia di due bare,
il corridoio opaco
per corse verso la solitudine
del terrazzo sul traffico domenicale

com’è la musica:
i galiziani fanno ottimi esercizi di magia,
rocker consegnati all’oblio,
vinili ancora perfetti,
ricordi indelebili
dentro il bambino sparito dentro
non c’è verso di seminarlo,
anche questo tempo è stato ingannato

letture amArgine: Alfonsina Caterino, due poesie e un commento a Ignoti


Alfonsina Caterino insegna a Roma.
Ha pubblicato nel 2006 la raccolta poetica COME UNA FARFALLA (ed. Il Filo, Roma).
Nel 2009 ha pubblicato il racconto “LA CASA DI ZUCCHERO” sul periodico Narrazioni e nel 2011 la silloge poetica, “NEL TEMPO DELLA GUARDIA” ed. Dante Alighieri Napoli.
Nel 2014, il suo racconto “LA LUCE SOVVERSIVA” è stato segnalato al concorso internazionale di Poesia e Prosa, indetto dalla Casa Editrice Puntoacapo e pubblicato dalla stessa.

E RESTO…

E resto
connessa ai giorni
al tempo perpetuo che dispone i corpi
sgravati massi
da trascinare in vetta Dove i miraggi confondono
l’erba amara al grano
inconsumabile passaggio divorato schizzando
stoppie sui sorrisi
esitanti in destino Restano scorie le stagioni
confuse solitudini incastonate
nel quadro infinito di cose
aria e ortiche
sovramondo ai margini
tra radici spigolose fiammeggiando significato
il nulla
prima di rinsecchire
avanzo degli anellidi

*

E’ MATTINO PRESTO….

E’ mattino presto
spalanco le finestre Cristalli d’acqua le parole
vibrano fotogrammi sensi
la casa Vuota che staglia
smagliature sottopelle, la luce
condensa negli occhi
che il sole intiepidisce filamenti
di platino, lo sguardo
al di la del giorno Mi arresto
e
con un dito
smuovo la rugiada Il fresco fumo sembra
imprimervi il tuo nome
volto del tempo
dell’anima che
non pietrifica…

***


SI FA EVENTO MININO, IL VOLTO DELL’UOMO, NELLA POESIA
di Flavio Almerighi

Affiora autonomo ed essenziale, già nel titolo della raccolta di Flavio Almerighi “IGNOTI”, un sentimento fluido e leggero che circumnaviga l’universalità umana, facendo registrare pensiero, una Pagina Poetica connessa alla perpetua transitorietà della forma, in cui l’uomo si distilla e sbiadisce, trasfigurando in infinite possibilità, un corpo che vi aderisce, come organo ectopico. Accezione evidente che colpisce e cattura, è la forza duale dell’autore dialogante, con sé stesso cosmico e contemporaneamente, facendo trasparire mancanza, il divenire liberatorio: il giorno in cui riceverò/la sospirata notizia/ hai smesso di respirare. E seguita il giorno, nel tempo-spazio, diradando colori, volti e amalgamandone le superfici, infinite che, il reale non contiene… – ”BENCHE’ PRECARI”, recita il testo, effettivamente la vita ci sovrasta tra regimi, revisioni, stagioni calde e ghiacciate … Ci presenta il conto, pretendendo la confidenza degli uomini e la ottiene, costi quel che costi! Costa caro il rendiconto posto al centro della via, come cartello sbiadito su cui è irriconoscibile ogni sillaba che indica il prosieguo. Non si defila il linguaggio dalla condizione umana, frammentaria e sconosciuta che la poesia di Almerighi, indaga. Egli lo necessita, schietto e socializzante che penetra ovunque, per controvertere in caos, la desolazione specchiata. Così avviene in TRAMEZZI SOTTILI nei quali gli attimi divengono assoluti ed epifanici. Improvvisatori di verità ignote, spinte oltre, fino a smemorane motivi e finalità…Cosa siamo? Risponde un silenzio di piombo, sui triti fatti della quotidianità, frettolosa e sterile. Ogni risposta è vana ed anche incommensurabile!…Siamo volti che si disciolgono e divengono ogni cosa: Reietti voluti da Dio e Angeli morti/diverremo parodie di barriere coralline – Non solo…Perché ogni parola scritta, Almerighi, l’ha attraversata da parte a parte, prima di riassumerla dispositivo che prevarica le evenienze e orienta, l’anima, laddove tutto si decolora e sbiadisce, lasciando negativo sulla foto, un’ immagine polverizzata – Si profila così, il discorso che il poeta intrattiene con la poesia, organo vitale, qualsiasi funzione esso svolga nel corpo! Vale a dire, Poesia che si determina dimensione abile ad attraversare il divenire e, corrispondere affinità con cose e situazioni assurde, dolorose, folli e paradossali, dell’esistere – Egli non manca di annotare, con scrupolo evangelico, gli apostoli che ne attraversano l’indefinibile galassia rimanendone rappresi, eternamente nei nomi indelebili incisi nel tempo, con TECNICHE DI PALUDAMENTO. Così sente Flavio, di stigmatizzarli! L’elenco è lungo. Chi si oppone alle sponde sa dei pianeti a cui tendono i ricercatori della Parola e come essa può, con ossessione, ambire a strategie, ragioni e resistenze, autoramificandosi nelle creature che si flagelleranno con le tecniche di paludamento…E’ successo! La storia della narrazione ne annovera i nomi. Sono di giovanissimi, giovani e maturi protagonisti della scrittura quali: Vladimir Majakovskij, Alfonsina Storni, Marina Cvetaeva, Gorg Trakl e…tanti ancora…MA L’AMORE AMA I SILENZI! E Almerighi gioca, decretando la fine, solo prevaricazione ingloriosa di sé! Mentre Il presente dialoga col futuro/il rientro nelle cose è fuorviante/ama non essere disturbato.
Alfonsina Caterino

Grazie Alfonsina!

in un pressappoco d’amore

bellezza già vissuta

di tanta voluttà pigra e centellinata
resta un sogno tra muri color mollica,
passi frettolosi e senza nome
camminano la strada prima del caldo,
la nebbia non esiste

solo qualche carezza
lascia passare l’idea di un nuovo giorno
cui darsi assenti.
Violaine non porta altro desiderio
oltre il suo amorino di peltro,
baci spiovuti e occhi chiusi.

Dio è ancora militare,
occhi guardano occhi,
riso tra i capelli separati da una riga.

Manchi, suona l’operetta di passaggio,
gambe allacciate
in un pressappoco d’amore,
manchi tu.

Bugie Colorate

«Ho mangiato io
le prugne
che erano
in frigorifero

e che tu
probabilmente
avevi tenuto da parte
per colazione

Scusami
ma erano deliziose
così dolci
e così fredde» (William Carlos Williams)

Cabina telefonica 227

Vieni
da me
stasera
ho il televisore
che non funziona,
possiamo vederci
qualcosa di carino
prima che lo riparino (Pedro Pietri)

Piove con ghiaccia semplicità
con truci gocce dal bel luccichìo
e piove, piove, piove, siamo annaffiatoi (Pasquale Panella)

Le cose che non esplodono:
vengon meno, sbiadiscono,

come il sole sbiadisce dalla carne,
come la schiuma esala nella sabbia,

anche il fulmineo lampo dell’amore
non ha un epilogo tonante,

muore invece con un suono di fiori
che sbiadiscono come fa la carne

sotto la pietra pomice sudante,
tutto concorre a dare questa forma

finché restiamo soli col silenzio
che circonda la testa di Beethoven. (Derek Walcott)

XII.
(Il cervo – ) Else, hai le mosche nel reggiseno!
Else! Ti appendo per le tonsille!
Else, aiutami,
mi sembra di diventare reale.

Dietro la macchina fotografica
ci sono le stelle.
Stanotte il lago voleva fare il mare

(Desenzano, 29 novembre 2012) Paola Silvia Dolci

dov’è mare

la loro casa
la loro storia
il loro fallimento
qualche lacrima
ogni tanto bagna

si direbbe pioggia
ma un fallimento
non biondeggia
prima del raccolto

quando un mare
vi si chiuderà sopra
tutte queste parole
sporcheranno l’acqua

il livello sarà
pari all’orizzonte,
sotto vi sarà
soltanto sabbia,
pesce e corallo

grazie a Dio
niente di umano
dov’è mare