dopo la Liberazione

Questo brano fa parte della raccolta Isole (2018 – Ensemble Editore)
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/isole/

Non ho di che vivere,
cosa sperare,
nell’unica certezza
del peggio a venire.

Il profitto ha ucciso il lavoro
e non fa prigionieri,
miete pollici
brucia i libri,
Pound non ha mai
ripreso conoscenza

per ogni vittima rimasta sola
sarà ghiaccio e silenzio,
ogni politica di riequilibrio
dichiarerà fallimento.

Oggi è ancora inverno
i corpi tragicamente nudi.
Pensavo non accadesse più
dopo la Liberazione

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7 pensieri su “dopo la Liberazione

  1. Luigina Bigon (da FB)

    25 Aprile 1945, i non sepolti

    Alito di morte lungo il percorso
    di campagna, pali della luce
    ruote carri cigolanti l’andare
    lento dei bovi. Strappavo fiori
    lungo i fianchi della strada:
    erano margherite, steli viola
    e gialli ad improvvisare tombe
    a porre una croce senza nome
    sulla terra segnata dalla morte;
    un segno di pietà, una preghiera
    per i tanti non sepolti.
    Le ombre degli alberi sfrondavano
    la polvere, il sole giaceva nei fossi.
    Bossoli spari e schegge di bombe,
    il cuore sotto un ombrello nero.

    © Luigina Bigon
    18 giugno 2006

    Avevo 9 anni, provavo un dolore profondo per le tante persone uccise nel conflitto bellico, nemici compresi: per me erano tutti padri fratelli mariti zii cugini amici… Una grande pietà per tutti. Uno dei giorni prima del 25 aprile, mentre rientravo da scuola camminando sullo sterrato di campagna, sentii d’improvviso l’impulso di dar loro una qualche sepoltura creando tombe simboliche con steli di margherite, fiori viola, bianchi e gialli che raccoglievo lungo il ciglio erboso della strada. In lontananza una donna vide la scena e si mise ad inseguirmi come una furia devastando a pedate ogni traccia di sepolcro, gridandomi insulti e puntandomi contro un minaccioso ombrello nero, pronta a colpirmi. Sentii fin dal profondo che quella donna imbestialita raffigurava il male, la morte, senza compassione per nessuno… Ho cercato tante volte di esprimere la sacralità del momento, ma soltanto oggi sono scaturite le parole che hanno dato vita al ‘ricordo’.

  2. nella vita accade sempre, e mentre gli uomini fanno finta di fare la pace, vogliono nel loro cervello, continuare a farsi la guerra. Probabilmente insieme al 1° maggio, queste sono le feste che meritano davvero il nostro rispetto, per tutti quelli che sono morti pensando al futuro…

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