Poesia e Comunitarismo

Dario Zumkeller non è un fenomeno da baraccone, ha idee molto, molto chiare

i cannibali della parola

Dario Zumkellerdi Dario Zumkeller – Il comunitarismo è il principio per il quale le comunità umane devono essere al centro della vita sociale. La sociologia classica definisce la comunità come l’insieme delle relazioni sociali che coinvolgono l’individuo come parte integrante e unitaria all’interno di un gruppo sociale. Questo termine può evocare le comunità di villaggio, le comunità contadine, le antiche corporazioni di arti e mestieri o qualsiasi tipo di unità sociale. Nella società globale, la comunità si colloca in opposizione all’ideologia liberale che identifica l’individuo come non-essere atomizzato e disgregato da tutti gli aspetti della vita sociale e avulso dalle forme di coesione umana. La comunità presuppone i principi di partecipazione e relazionalità come fondamenti naturali del vivere associato in contrapposizione alla lotta dell’uomo contro l’uomo. Un esempio antropologico lo fornirono Karl Marx e Friedrich Engels nel primo stadio dell’evoluzione materialistica della storia: il comunismo primitivo delle società tribali dove veniva…

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5 pensieri su “Poesia e Comunitarismo

  1. Interessante questo elogio degli Slam Poetry, che rivela una significativa competenza filosofica ed estetica di Dario Zumkeller. Mi rimane tuttavia il dubbio circa la necessità dell’esibizione e dell’esposizione mediatica, oltre che del doversi misurare col linguaggio e gli strumenti espressivi del teatro e della canzone, il che implicitamente fa pensare che la poesia possa o debba evolversi solo confrontandosi col canto e la recitazione. Il rischio è di creare un ibrido in cui sacrifica buona parte della sua essenza più profonda: poesia, teatro e canzone usano linguaggi diversi. Se un testo vale non ha bisogno della musica o della recitazione per essere valorizzato, a meno che non si voglia creare intenzionalmente, ad esempio, una forma-canzone, il cui valore espressivo è legato all’alchimia tra testo e musica, che non possono e non devono vivere separati, in quanto ne costituiscono il corpo unico. Quanto alle considerazioni sulla necessità della bellezza come condizione necessaria alla realizzazione del comunitarismo, con relativi richiami a Bateson, Habermas, Heidegger, Hegel e Aristotele, ecc., sono d’accordo: occorre eliminare i processi monotoni, soprattutto la tendenza che hanno molti artisti a chiudersi in sette, troppo spesso incapaci di reciproco dialogo e confronto. Obiettivo che si può raggiungere, Slam poetry o meno, solo aprendosi e conoscendo, leggendo e ascoltando, nutrendosi gli uni delle idee e della bellezza che generano gli altri.

    • interessante anche il tuo punto di vista, ovviamente la poesia, la cui essenza è essere parola nuda, in quanto tale non può prescindere dal reading: cioè dalla fruizione attraverso letture e/o recitazioni della parola stessa, ben vengano a mio avviso però le forme di contaminazione, nella misura in cui possano portare la poesia allo scoperto

  2. Non sono esperto di poesia (e in generale di arte) contemporanea, soprattutto nella sua accezione estetica più attuale. Mi è dunque abbastanza difficile esprimere un giudizio o un parere criticamente adeguato.
    Tuttavia, ricollegandomi all’osservazione di Claudio, resto abbastanza dubbioso – dal punto di vista filosofico – sul significato della nuova tendenza “performativa” che, a mio avviso, insiste nel piegare l’arte poetica in direzione TECNICO-PRATICA: come se poetare fosse necessariamente la “esibizione” di una PRASSI LINGUISTICA (da qui i conseguenti tentativi di ibridazione, o di ‘installazione’ del poetico in altre pratiche estetiche).
    Ora, siamo sicuri che lo scopo del linguaggio poetico sia originariamente ‘linguistico’?
    Ovvero, siamo sicuri che la Poesia possa ridursi a STRUMENTO, addirittura con finalità sociologico-politiche? La Poesia sarebbe una forma, sia pur culturalmente elevata, di SPETTACOLO?
    Non è forse vero – al contrario – che la Techne poetica esprime il LIMITE di ogni ‘tecnica’? Non è forse vero, cioè, che la vocazione più propria della Poesia è quella di manifestare l’originaria DIFFERENZA tra il Linguaggio e la COSA STESSA?
    Non è la Poesia – essenzialmente – NEGAZIONE di qualunque Relazione o Mediazione, di qualunque Totalità che pretenda di “com-prendere” la SINGOLARITA’ dell’essente?

    La Poesia “dice”, forse, quella ORIGINE delle cose che il Linguaggio NON può “dire” ?

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