letture amArgine: quattro inediti di Gianpaolo G. Mastropasqua

Può la nuova poesia del Sud rianimare l’esangue poesia nazionale? Pare di sì. Una messe di poeti da Alfonso Guida ad Angela Greco sta dando sangue nuovo, tanto, e soprattutto sta pure imparando a disobbedire. Eccone un altro che in poesia ha qualcosa da dire e sa dirlo. Gianpaolo Mastropasqua ci offre quattro inediti densi, essenziali, diretti. Sa fare poesia come tutti coloro che sanno vivere i disagi altrui, e non si gira dall’altra parte. Continua così. Si crepa, si urla, si giace, si fa poesia sui relitti di ogni tempo, con forza, decisione, talento, senza troppe perifrasi.

La stremata

Quest’attesa stremata del conto
si mura ci finge si dorme
numeri tra le casse del cassiere.
Quest’attesa armata che pugnala
alle spalle, come notizia del giorno
tra gli altoparlanti mondiali del finale.
Quest’attesa destinata delle prefiche
si crepa ci urla si giace
nell’irripetibile vivere dei morti
che ci sfiorano in sotterranei amori
e ci baciano con lingue erbivore
di astri, con carezze cadenti di stella.
Quest’attesa ammaestrata al guinzaglio
del sole, raduna le ombre prediluvio
nell’inganno dei segnali scherzati
che sentinellano sulle ciglia truccate
delle strade, dove finiscono tutte le strade
(Scopate in corso! Polvere, polvere!)
Quest’attesa immolata, fradicia di quiete
lascia le scarpe sulla porta dei sogni
abitando le stive delle anime al largo
remando verso l’isola di luna adolescente
verso le tette delle nuvole da latte,
nutrimento dei naviganti, porto mistico
dei poeti, ultimo asilo dei giganti.
Quest’attesa seduta in un bar sudato
del sud, gioca a carte con l’assente, attende
la mano vincente, per non attendere
eternamente (Asso! Scopa!) più niente.

Vivida

Nella stanza del regime invisibile
sul tavolo del giorno rotto, la mannaia
ancora calda, si accasciò nel rossore;
chi si attraversa nell’ora di punta
annuncia le catene ai piedi
le corde vocali ai polsi
la mano vuota degli zingari,
dei bambini luminosi di sangue
accendono la capitale nucleare:
per via dei mille, per corso rosso
una caviglia, un laccio, un corpo.
Così distratti da parole truccate
da facce rifatte, da seni puntati,
seduti e sedati davanti alla morte
come lapidi o sintomi o tosse.
E che dunque nessuno sapesse
era scritto nel silenzio avvoltoio
nella gola di un nido introvabile
nel rumore di paglia di una spiga.
E la follia aveva le sue scarpe
e scalciava potenti punizioni
nella rete tra la lingua e il terreno
nell’oppio delle poltrone paganti.
Dalle pianure del grido all’altra valle
il tempo è un foro nella carne, madonna
che chiama, corpo estraneo che passa.

Dopoguerra dell’essere

Fusero il cielobianco e il cieloceano
di Cracovia, in cento chiese cento canti
dove dipinta vagava la doppia faccia
di piazza del mercato, precipitando
in pasto alla luna, nella messa ossuta
fino all’argento, nell’ora lieve e cinerea
della madonna nera in processione
di caccia, mentre l’organo del pianista
esistenziale e bicentenario, crollava
con Varsavia e il romanticismo, assurdo
e assoluto in un futuro stremato dell’aria
nel dopoguerra dell’essere, assassinavo
la fantasia e i suoi fantasmi, fallico
d’immaginazione, sbronzo d’entusiasmo,
scivolando in chiese minerali, in scale
concentriche di folle in file, salgemma
amica di mia sorella, amore primaverile
e pullulante di presagi, avevi candelabri
di capelli, statue di sorgenti, stanze di sale
e rotaie dove i minatori piangevano
i sogni, e la verità sotterranea
come una tomba abitata, e l’età.

(Cracovia, Miniere di sale)

Girone della dea banalità

E narrami in traduzioni eretiche
sibilla senza timori esistenzialisti
o ambasciate distruttive che soffri
perché non sei Lilith o Satana in pelle
o una imbelle che non sa creare nulla
e indossa la maschera della maledetta
risata in visibilio, scivolando sui palchi
tra arcaici maniaci e marci falli
attendendo la bava della gloria.
Oh Signora dei vermi che inviti a letto
letterati, pigmalioni o aedi accecati
per recensioni da testate al muro
o paghi o vaghi o vai per correzioni
dei tuoi versi citati nelle alcove,
converti dementi d’accademia
in burattini o bari con la tua intima
zampogna sudata in preghiera sonante,
la forza della contronatura alberga lì
nell’inganno erogeno che radi risvegliati
per intuito sapiente il marchio vedono
e passerai alla storia perché questa storia
mente, ma lascia morire i rari sublimi
in abbondanza di niente, i fedeli
liberati che non puoi sedurre, i liberi
legislatori del mondo mai ricordati
immortali come montagne eppur sepolti.


GIANPAOLO G. MASTROPASQUA (Novembre, 1979) Psichiatra e Maestro di Musica (clarinettista), è nato a Bari, ha vissuto a Santeramo in Colle, in Andalusia e nel Nord Italia, vive attualmente a Lecce, dove lavora in qualità di Dirigente Medico in Psichiatria presso la ASL – DSM. Ha pubblicato Silenzio con variazioni (2005) Andante dei frammenti perduti (2008) Partita per silenzio e orchestra (2015) e Danzas de amor y duende (Valencia, 2016), Dansuri de dragoste si duende (Bucarest, 2017), in edizioni bilingue. Ha partecipato, tra gli altri, al Sardam Alternative Literary Readings Festival di Cipro, al Festival Internacional de Poesia Benidorm y Costa Blanca e scelto tra i poeti italiani per il Bombardeo de Poemas sobre Milan opera del collettivo cileno Casagrande. É tra i 7 poeti contemporanei scelti per il film documentario “Il futuro in una poesia” della regista Donatella Baglivo, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. É membro e delegato del Liceo Poetico de Benidorm e dei “Poeti per la Cultura di Pace”.

5 pensieri su “letture amArgine: quattro inediti di Gianpaolo G. Mastropasqua

  1. oddio che felicità leggere Gianpaolo qui!!!! E pensare che quell’adorabile monello per il mio blog non li ha inviati 4 testi e qui, sì!!! Gioia ed ironia a parte, Mastropasqua (di cui seguo le vicende poetiche da più di un decennio e a lui devo ancora dire grazie per il mio primo libro edito di poesia, per la stima e per l’amicizia) è poesia in sé, una Persona con tutte le maiuscole, splendida. Posso solo avere parole colorate per lui e ringraziarti, Flavio, per questa sorpresa.

      • ed io sono contenta, invece, a parte per le parole che hai avuto per la nostra poesia del Sud, anzi, dal Sud, per questo trovarsi e ritrovarsi tra Persone.
        p.s. conoscendo la gentilezza di G. devo per onestà aggiungere che non mi inviò i testi non certo per mancato interesse, ma perché chiesi tanto in un messaggio su FB, che sicuramente si perse; anzi, sono sicura che quel messaggio sia finito in quel famoso limbo dove vanno a finire tutti i messaggi a cui ci tieni… ancora grazie con abbraccio

  2. Pingback: letture amArgine: quattro inediti di Gianpaolo G. Mastropasqua – WONDERFUL WONDERS AND OTHERS

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