solitari (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Scrivere l’amore è molto difficile,
brilla per mancanza
specie quando bastava una carezza
a farla aprire, pianta carnivora
divorava l’intorno in cambio
di profumi e frasi deviate,
bellissime in segreto
disegnavano nuove vicinanze,
in realtà volgari e non vale
ricollocarne i miasmi nella normalità,
quando una primavera
intollerabile e malefica
riapre i bocci addormentati, s’invoca
altro ghiaccio perché torni la ragione;
quando l’amore non da figli
partorisce solitari.

Writing love is very difficult,
it shines for absence
especially when one caress is enough
to make it open up, carnivorous plant
devouring in place
of perfumes and deviated phrases,
secretly beautiful
designing new proximites
in vulgar realities and it’s not worth
removing the stench of normality,
when one springtime
intollerable and bearing ills
reopens sleeping buds, invokes
other ice so that reason might return;
when love creates no sons
it gives birth to solitaries

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Per quando me ne vado

Per quando me ne vado
credo tutto il necessario
starà dentro una sportina,
mi serve poco
sto calando di peso.

Qualcuno lamenterà
la sorda partenza del padre
reclamandolo indietro
senza che la voce
lo possa raggiungere e trovare.

Un padre non vale molto
non è madre, è un maschio
si sa che i maschi
non debbono piangere,
sono fuchi innati
rappresi al loro destino.

Solo se me ne vado
capiranno che non ci sono più.

*

letture amArgine: Riccardo SinApsi Mattii

Per tutte le incazzature virtuali che mi hai fatto prendere. Per tutte le risate che mi hai regalato. E da questa foto mi rendo conto che un pochino rassomigliavi a Piero Ciampi. Per tutto, grazie. La terra ti sia lieve.

*

Allo stato terminale di te stesso
i pensieri sono grosse formiche nere
che richiamate dal crepuscolo
procedono seguendo una linea irregolare.
Allo stato terminale di te stesso
comprendi che uno solo è il tempo,una sola la morte,
poche le ossessioni,poche le notti d’amore,
poche le poesie,
poche le strade che portano fuori da te stesso.
Allo stato terminale di te stesso
attendi la nuova miseria
del prossimo istante.

*

Senza sorprese
giunge la sera
labile traccia
subito persa

ferma da secoli
nella sua turbolenza d’atomi
la cupola del duomo
partorisce la luna

s’ingorga il cielo
senza dio nè stelle
obitorio pessimista
giace sul fondo

l’UniVeRsO.

^

La crisi ipoglicemica mi ha colpito con inusitata violenza appena varcate le porte automatiche della coop sei tu. Il senso di debolezza il sudore freddo e tutto quanto il resto. Mi sono trascinato fino allo scaffale delle cioccolate, ho ghermito una tavoletta di milka al latte e mi sono accasciato su un pancale di farina integrale iniziando a divorare la salvifica barretta, incerto nel decidere se fosse maggiore il disagio x il malessere,o il piacere per il poter impunemente mangiare la cioccolata. La direttrice del supermercato mi ha notato e dopo essersi sincerata sulle mie vicende glicemiche,mi ha addirittura portato una delle seggiole delle cassiere. Ho ricevuto anche le attenzioni della banconista del pesce fresco che si trova poco lontano dallo scaffale delle cioccolahe . Dopo un buon quarto d’ora di agonia ed estasi,lo zucchero ha preso il sopravvento, ed ho potuto trionfalmente abbandonare la coop insieme a mia sorella che nel frattempo si era sbattuta nel fare la spesa.

*

questa d’estate ci sta sempre bene…anzi ogni estate che passa,ci sta sempre meglio.

NoNoStaNte TuTTa ‘Sta GnOcca Che c’è in Giro

Il MoNdo
si è stretto
attorno a me
diventando pietra.
Facendo di me
un deserto clivo
deambulante.
Per dure vene
scorre metallo
incandescente
in una buia

solitudine.

*

letture amArgine: tre brevi poesie di Giusi Verbaro

da L’Acquario

Ho amato in te un amore
che non ti assomigliava

a me solo assomiglia il fantasma cartaceo
che parlava e rideva sempre con la mia voce
Dopo il paziente e lungo costruirti
smontarti pezzo a pezzo
fu questione di un attimo

Ora so che plasmarti a mia misura
fu amare me riflessa nello specchio

*

Lo Specchio

Come ho potuto credere che l’ombra
traversasse lo specchio!
Ho tentato l’inganno
e l’ombra risentita
si è accanita in aperta ribellione
oscurando lo specchio

Io stessa ora mi chiedo
come sono
se sono

*

Le parole

Con parole mi sono lapidata
Di parole ho colpito in fondo al cuore
A parole ho spezzato ogni rifugio
ogni varco di fuga ogni speranza
seppellendomi a pezzi e a parole

Da allora vivo
Allegramente di parole vivo.

***

Giusi Verbaro è stata poeta finissima e critico sottile. Tra i suoi libri si ricordano: A valenze variabili (Forum, 1980); Mediazioni e ipotesi per maschere (Vallecchi, 1983); Utopia della pazienza (Forum, 1984); Itaca Itaca (Forum,1985); L’eroe (Confronto, 1989); Per amore per follia (Periferia,1991); Le lune e la regina (Book,1993); Nel nome della madre (Manni, 1997); Luce da Hakepa (Book, 2001); Solstizio d’estate (Manni, 2008, Premio Camaiore Poesia). Per la saggistica ha pubblicato: I poeti della Calabria (antologia, Forum, 1982); Le alchimie dello stregone (Rubbettino, 1984). Nel 2013 ha pubblicato l’ultima sua raccolta, Il vento arriva da uno spazio bianco. E’ morta nel 2015.

Duchessa

Quell’anno la Democrazia morì
assieme allo Statista e alla sua scorta.
Seguirono repubbliche numerate
coi codici a barre e il bollino blu,
poco importava se il Presidente
a quei tempi sia stato così buono.

Fu fatale, non ce ne rendemmo conto.
Ci ubriacammo,
le donne sembrarono splendide
sotto acconciature fatte a nuvole.
Stabilimmo la sacralità degli spettacoli.
Riconoscemmo uomini le bestie.

Cadde il Muro maestro,
ci lasciò nudi.
Il tetto non c’era più, inaspettatamente
restò su una porta incardinata e boriosa
la stessa, chiusa ogni giorno
in faccia ai poveri.

quaranta litri di pazienza

avevamo quaranta litri di pazienza
da spandere, impunibili, sui prati

dell’ambiente poco ci importava,
giocassero pure i bambini,
cogliessero fiori gli amanti,
crepassero i vecchi
dalle pupille orbe e disilluse

cosa importa al mondo
quando ingurgitano plastica per acqua
o se qualcun altro muore di fame:
impossibile qui, nel marchettaio di tutti,
colpa sua!

non si è ricordato di mangiare
è fuggito,
per arrivare salvo al suo appuntamento
col paese delle meraviglie.

Dispersa la pazienza, aggiungemmo vetriolo
le donne si spogliarono
senza esitare,
fino all’ultimo pelo

Flavio Almerighi IGNOTI l’e book, Collana Lotta di Classico


Proprio ieri è uscito un mio nuovo e book, questa volta destinato a rimanere per sempre tale, curato nell’impaginazione e nella grafica in modo impareggiabile da Massimo Sannelli, che ringrazio pubblicamente. Un assaggio

Dieci ore dopo

Seduta a disegnarsi le mani.
Dieci ore dopo non la cerca piú nessuno
ma qualcosa soffia e non è sospiri.
Questo è il motivo per cui Dio
sembra non esistere
o non più.

Racconterà di essersi svegliata in spiaggia,
ammesso che un acquario
possa annettersi la spiaggia,
posto vuoto poco prima dell’autunno,
brevissima la chiamata
cerimonie in buona parte.

Poi piú nulla
oltre uno sparuto senso d’affetto
e qualche tela costruita ad arte.

Potete scaricare gratuitamente IGNOTI DA QUI: Flavio Almerighi IGNOTI

QUI SANNELLI E LA COLLANA INTERA:

http://www.massimosannelli.net/

http://www.massimosannelli.net/2010/09/lottadiclassico.html