giusto per ricordare

giusto per ricordare
chi fa ancora maturare il grano
e di chi sia la terra, tutta
e se il senno
sia rimasto sulla luna
a fare il matto storto,
per ricordare la ragazza
cui quarant’anni fa
toccai il culo, ma in cambio
mi scoccò un sorriso,
lo sapeva, era solo per farmi bello
con gli amici, adesso
forse finirei in prigione,
e il pauperismo anarchico
molto chic in anni di abbondanza,
le danze, i poeti morti
quelli più morti che vivi,
i socialisti, i preti
dentro cinema parrocchiali,
e ricordare magari chi non c’è più
e chi non si fa più vedere
già dai tempi del diploma,
che bell’inganno il tempo
chiedigli la salvezza dell’anima tua,
Pinelli, Moro, Calabresi
e l’uniforme da trasmettitore,
mamma Guerra Fredda,
il mare dentro Bologna Centrale,
le sigarette pensose di fumo
e tutte quelle camminate perse
a parlare con qualcuno
seriamente, come se il futuro
fosse già stato un’ipoteca,
e giusto per ricordare
molti giorni lasciati morire
aspettando il successivo,
le mille infedeltà
di chi ci insegna
senza farsi riconoscere,
e l’aria, la frutta,
i cavallucci marini,
morti per il progresso
e adesso, adesso
le mancanze
i sensi di colpa
le gobbe porta fortuna
di cui non c’è mai bisogno,
le palle piene di annunci,
i figli sempre più piccoli,
e tutto il così sia
che non è stato

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5 pensieri su “giusto per ricordare

  1. Ciao Flavio
    Un po’ amara, come del resto, questo tempo egoista. Chissà se avremo il coraggio di vivere come ogni seme di grano che per germogliare deve un pochino morire.
    Buona Pasqua a te e famiglia
    Chiara

  2. Amo questa poesia… c’è questa malinconia intrisa di dolore, la riconosco nelle feste, forse per tutto quello che si vuole dimenticare, o per quelle forzature che invece non tengono conto del dolore che abbiamo sottopelle, e così tornano presenti le assenze, e la solitudine nonostante le folle… forse ci manca l’incontro con l’altro, di noi, che ci abita da sempre, quell’Io che porta il nostro nome e aspetta un riconoscimento, e aspetta che noi, filalmente, impariamo l’Amore per noi stessi.
    Grazie..

  3. I brutti giorni sono quelli da cui traggo la forza, perché questi mi insegnano lezioni che non si trovano nei libri. I dolori danno l’inchiostro alla mia penna che non si asciugherà mai.

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