letture amArgine: poesie di un Suonatore, Franco Bonvini

“Al popolo la musica che merita” scriveva Saramago, certo la poesia è tante cose, ma la musica è imprescindibile. Mi piace pensare a Franco Bonvini come a un “suonatore” più che a un musicista: il suonatore scrive buoni testi, qui sotto una selezione.

E che cavolo
mica potevo farmela mancare no?
Così l’ ho pregata un giorno
di venirmi in sogno
con la maschera più bella e il vestito buono,
sotto non so.
L’ ho pregata di tenermi nel sogno
e che non arrivasse il mattino.
Ma non è venuta
probabilmente le fessure erano ben chiuse
e non è riuscita a entrare sicura.
O sotto non c’ era niente.

E così “suonare mi tocca”
ancora per altre primavere.

*

Fottila la poesia
anzi mandala a farsi fottere,
come bestia inginocchiata.
Vai a pesca oggi
o al bosco, a cercare il muschio per i ciclamini
o semplicemente sta a guardare le nuvole
senza voler per forza dargli un nome.
Fottila,
che lei non ci pensa due volte a fottere te,
come una fiera accovacciata,
magari in un guizzo negli occhi di una trota
la trota appesa all’amo che lei ti fa sentire in gola
o nel cespuglio di margherite al bosco
attraverso il quale si mostra.
Nuda.
O proprio mentre guardi le nuvole,
in un nome che passa veloce.
Vedi?
Sei fottuto.

*

Era bello
giovane e forte
quello che a Milano dicono un drago
saltava dai balconi per un bel seno
e un sorriso d’ amor sincero.

E nessun rimpianto quando smise,
quando i capelli imbiancarono.

Poteva ancora far correre locomotive
sui binari della fantasia
farle fumare sotto una galleria
fermarle al semaforo e farle fischiare forte alla ripartenza.

Per il sorriso di un figlio,
mentre la figlia stava a guardare.
Lei stava sempre solo a guardare.

Nessuno sa perchè smise anche questo
se n’ è andato, dicono,
ma devi avere un posto da dove partire per poter andare
qui non c’ era più niente
nè albe nè tramonti
l’ ieri era un dolore dietro il quale sorridere oggi
domani uguale all’ oggi
due occhi sorridenti solo lo specchio di quello che nessuno vorrebbe essere.

Così scavalcò l’ ultimo balcone
inciampato, dicono,
inciampato in un dolore che posso solo minimamente credere d’ immaginare,
perché il mio “si è fermato a un passo”.

*

La ragazza era lì
era la notte dei fuochi,
sulla riva del lago
li guardava brillare.

La ragazza era lì
seduta accanto a un dolore
nel cono d’ ombra del salice
che le sussurrava parole.

Tutti quanti eran lì
illuminati dai fuochi
e ogni botto un desiderio
ogni botto una meraviglia.

La ragazza invece era lì in disparte
se ne stava all’ ombra della luna
il salice e i suoi rami
le nascondevano le mani.

E ogni botto un tremito di foglia
un affondo di dita
un fremito al seno.

Come una carpa al salto
che brilla le squame alla luna
seguendo rotte sconosciute
e riaffonda nell’ acqua dolce del lago.

L’ ultimo botto le fece tremare il cuore
ma nessuno se ne accorse
che la ragazza sparì
nell’ acqua dolce del suo lago
per un invisibile abbraccio tra il cielo e il lago.

*

Ciao bimbo mio

t’ ho lasciato tra il bianco di lenzuola pulite

tra stanze in penombra,
lune alle finestre,

e oltre le finestre verdi giardini assolati.

Ho creduto stessi bene lì, e ho proseguito solo

passando da zingare e altre solitudini,

altri giardini,
altre lune e fiumi e laghi,

con una musica dentro e una corazza lucente fuori

come un’ astronave per navigare nascosto in questo mondo.

Ho creduto stessi bene lì.

Ho sbagliato, bimbo mio,

lì abitava la paura

la paura per il malato con la tasca nuda

che veniva la notte
a farsi toccare.

Anche la luna poteva far paura con le sue ombre,

alla sua luce la Madonna,fuori dai vetri, ti mostrava la schiena.

C’ era anche la paura per chi sapeva, chi era lì per studiarti,
e permetteva,
e ti chiedeva..

non c’ era coperta che bastasse a nasconderti.

Ho creduto stessi bene lì.

Che non saresti mai cresciuto.

Sono tornato a cercarti per portarti via e non c’ eri,

solo case vuote

orti abbandonati

e scritte sui muri.

C’ era ancora la Madonna di spalle,

le ho girato attorno, so che ti ci nascondevi a volte, tra gli arbusti,

ma nemmeno lì eri.

Forse ti sei fatto invisibile

Forse non me ne sono accorto e sei venuto via con me,
di nascosto.

Forse per questo non siamo mai cresciuti io e te.

Se davvero è così, è stato bello arrivare fin qui,

passando insieme da zingare e altre solitudini,

altri giardini,
altre lune e fiumi e laghi,

con una musica dentro

e in compagnia della nostra zingara.

****

FRANCO BONVINI è Nato a Como,il 29 12 1952, già col suono del lago calmo nelle orecchie ancora in formazione.
Mi piace pensare che lì ero un desiderio brillante sulle onde e che mamma m’ ha creato cantando la vie en rose,nelle sue passeggiate, canzone che poi mi ha accompagnato sempre.
L’ infanzia è stata felice, e anche quando i miei si sono trasferiti nel milanese, per avvicinarsi al lavoro di babbo.
Ho trovato nuovi amici, e poi c’ è stato l’ incontro con la Musica, anche se per hobby e da autodidatta, che è sempre con me.
Solo un piccolo intoppo, sui tredici anni, di cui spero si legga tra le righe perchè anche quello è sempre con me.
Per il resto che dire? Il lavoro, subito dopo le medie, il tentativo di un disco, comprato da amici e parenti e finito lì. Il suonare in balere e sale da ballo il sabato e la domenica,
Poi, col metter su famiglia, ho smesso. Ma la musica torna a riprenderti e l’ ha fatto dopo quarant’ anni, così sono ancora su palchi e teatri con dita più lente ma anche con qualche soddisfazione maggiore. Anche la poesia è arrivata tardi accompagnata da una musa che me l’ ha presentata ma si è fatta subito amare e così cerco di ricambiare.

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13 pensieri su “letture amArgine: poesie di un Suonatore, Franco Bonvini

  1. È questo il testo o la poesia scritta da Franco Bonvini? È lunga ma è una bella storia. Più come una prosa … Grazie per aver condiviso ..

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