poetically correct

Grazie a Dio non frequento accademie, corsi di scrittura creativa, non pago per pubblicare libri, sto prendendo strade nuove e del tutto afferenti la mia volontà, non frequento conventicole e, se e come, quando posso cerco di dar voce a chi mi piace, nella più totale libertà e gratuità. In poesia non ho debiti con nessuno, se non con Giusi Verbaro e Mariella Bettarini che, oltre un ventennio fa, mi indicarono una via che ho seguito. Ho creato assieme a due ragazze in gamba un evento quasi unico in Italia per far fruire la poesia a chi, ringraziando la divinità, non scrive ma intende leggere e intende ascoltare. Chiunque voi siate, se volete farvi conoscere, entrate in un bar o in un parco, e iniziate a leggere i vostri pezzi, non mandate più scritti ad altri poeti. Non ne avete bisogno.
Voialtri invece che state uccidendo la poesia, facendone questione di marketing e marchette, dove gli “amici” sono più importanti della libertà, della libera cultura e del libero talento, fondanti in questo mondo, dovete sparire dalle vite di tutti. Il bello, biondo e con gli occhi azzurri esiste solo nei romanzi di Liala, o ha già aperto la partita iva. Quando l’ho avvicinato, non pensavo certo che fosse il cosidetto “mondo poetico” a macchiarsi di un tale delitto e ne sono scandalizzato. Ovviamente dovete sparire tutti dalle nostre vite, critico per critico, marionetta per marionetta, potente per potente: state creando una generazione che “crede” di saper scrivere, dopo averle inculcato deliri di onnipotenza e pensiero fragile, mode inodori e insapori, spacciandole per apprendistato di buona poesia, e dalle vostre madrasse ancora fate credere che sia letteratura. Intanto vi perpetuate, volete apparire grandi e indispensabili, in realtà state facendo terra bruciata per sembrare gli unici veri punti di riferimento in una landa che avete desolato. Andatevene tutti quanti a quel paese branco di paraculi opportunisti. Buona Domenica delle Salme a tutti gli altri. Io scendo qui e me ne vado per i fatti miei.

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4 pensieri su “poetically correct

  1. da FB
    Alberto Rizzi
    26 marzo alle ore 10:05

    “State uccidendo…”? Semmai, “Hanno ucciso…”! La faccenda partì parecchi decenni fa, con scrittori e critici del secondo Novecento che si fecero conventicole di adepti a loro immagine e somiglianza, basate sul leccar piedi e peggio. Il mercato è venuto dopo, almeno in poesia; anche perché di mercato in Italia praticamente non ce n’è; c’è il mercato dei vanity editors (e adesso, al limite, delle piattaforme di stampa online); ma quello è un mercato concluso in se stesso, almeno per la poesia: il cliente è chi si fa stampare il libro, non chi lo dovrebbe leggere, visto che quest’ultimo soggetto non esiste in quel settore.

  2. Ricevuto via mail da M. S.

    straordinario… cioè: quello che deve essere. se tutti avessimo rinunciato al parere di “Milo” o di “Franco” o di “Maria Grazia”
    sarebbe meglio: nessuno dei quali rompe i coglioni per statuto, nemmeno alla riunione di condominio. a presto e grazie, massimo

  3. La gioia di scrivere, i secondi non ce la toglieranno in alcun modo! certo che ci vuole una convinzione profonda per resistere con le proprie forze.

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