e di necessità virtù

Mostra tutto anche la verità
ti penso con fatica, domani non so.
Domani crolla il mondo
e non ci si rassegna all’idea,
non c’è perché si vada ancora
casa per casa cercando altre vite.

Quando il tempo aveva voce
si potevano scoprire carte buone,
adesso gli alberi impallidiscono
al pensiero di essere tirati giù
come dei, come colonnelli
nel tempo della resa dei conti.

Finiranno mai le veneziane
di fare il verso della mantide
quand’è tagliata in due?
La verità tarda a venire
nonostante continue convocazioni,
sciocche perdite di tempo.

E di necessità virtù, le donne
si nascondono dietro occhiali scuri,
nulla trapela da quei misteri
di minestre riscaldate
lasciate raffreddare. Perdonate
viene notte, avrà unghie e denti
di grandi felini.

*

buonanotte Mondo

buonanotte Mondo
già sotto i piedi qualcuno si alza,
portaci bellezza e due giri di valzer
anche domani
quando saremo soli
identici a oggi,
col cuore a somiglianza e immagine
dei nostri padri

non siamo migliori,
solo più giovani e sempre in cerca
di una vita nuova,
della donna della vita:
a volte crediamo ci sia,
salvo ravvederci per sempre
nell’immane odissea verso il ritorno
dentro le nostre madri

buonanotte Mondo
salva i bambini perché abbiano storia
e dal senso ineluttabile di perdizione,
sporco di sangue e di terra:
sono certo esista
qualcosa di vero per ognuno di noi,
che nemmeno l’alba è certezza
ma quando torna, annoia

questo paese è morto

dove allacciarsi
quale versante non si sgretolerà
di tante domande una:
cosa farò da grande?
Il sentimento ucciso
da cicatrici astiose

la vita nuova, la vita sgombra
come biografia
duecentomila paternità disconosciute
e non poterne più ogni giorno

dovevate ricostruire
per i deboli a venire e i loro pochi figli.
Gira tutto in senso anti orario,
gira male
la luna è storta,
gli zingari chiedono soldi
e noi a loro

adottiamoli a distanza
perché qui non c’è più nessuno,
questo paese è morto
di sonno e di vecchiaia

Macerata fermati, ricorda uno dei tuoi figli migliori!

Che altro di strabiliante chiedevo per me,
da lasciarvi tutti così sorpresi e non piacevolmente,
niente che già non si sapesse e di cui si fosse
taciuto e da tanto.
Altri, della passata generazione, direbbe
che il corteggiamento riesce e
del resto chiedere pista e circuire
non è difficile; io nemmeno immaginerei
la morte senza rima come un verso libero.
(1976)

Remo Pagnanelli Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 26
[Epigrammi dell’inconsistenza]

Cara Città di Macerata,
lo scorso sabato sono iniziate le celebrazioni per Remo Pagnanelli, critico e poeta morto nel 1987, in occasione dell’uscita della sua opera postuma QUASI UN CONSUNTIVO per Donzelli Editore. Purtroppo l’inizio delle manifestazioni (una serie di convegni e mostre) ha coinciso con l’orrenda sparatoria, opera di un demente, per le vie della città. Sono brutti giorni questi, tra tafferugli, manifestazioni, contro manifestazioni. Abbiamo atteso anni questo libro, abbiamo impiegato anni perché il nome di Remo, ingiustamente dimenticato tornasse a circolare, a rivivere, assieme alla Sua poesia. E adesso si parla di Macerata solo per il gesto inconsulto di un folle, e per il crimine a monte che lo ha provocato. Questo è un appello!

Macerata fermati, ricorda uno dei tuoi figli migliori!

Flavio Almerighi

ascolti amArgine: Into White Cat Stevens

Ho amato la delicatezza e la semplictà delle canzoni e dei testi di Cat Stevens, una figura dimenticatissima per quanto amata da quelli della mia generazione. Semplicità e melodie non banali in tempi di glam, prog e hard rock, un’isola vera e propria. I testi apparentemente filastrocche per bambini, ma anche no. Poi si è convertito all’Islam, ha cambiato nome ed è diventato un altro. Il brano è del 1970 dal LP Tea for the tillerman uno dei migliori.

Into white

I built my house from barley rice
Green pepper walls and water ice
Tables of paper wood, windows of light
And everything emptying into White.

A simple garden, with acres of sky
A Brown-haired dogmouse
If one dropped by
Yellow Delanie would sleep well at night
With everything emptying into White.

A sad Blue eyed drummer rehearses outside
A Black spider dancing on top of his eye
Red legged chicken stands ready to strike
And everything emptying into White.

I built my house from barley rice
Green pepper walls and water ice…
And everything emptying into Whïte

In bianco

Ho costruito la mia casa con il riso d’orzo
Pareti di peperoni verdi e acqua ghiacciata
Tavoli di legno di carta, finestre di luce
E tutto svuotato in bianco.

Un giardino semplice, con acri di cielo
Un cagnaccio dai capelli castani
Se uno fosse passato da Yellow Delanie
avrebbe dormito bene la notte
Con tutto svuotato in bianco.

Un triste batterista dagli occhi blu prova fuori
Un ragno nero danza in cima ai suoi occhi
Un pollo dalle zampe rosse pronto a colpire
E tutto svuotato in bianco.

di

Di questo mondo
fin troppo illuso di pensare.
Sotto bombardamenti chirurgici
non prevale l’etica. Il male minore
è male: le grida ghiacciano in gola.

Delle storie da raccontare
per riempire notiziari, mai stati
tanto aggiornati e alieni.
Del mattino d’inverno
dove per rabbia i piedi sono a terra

del pane a pezzi come amore
senza comunione
quand’è morire di pestilenze.
Del malcontento indifendibile
per paure di perdere l’osso dai denti.

Di tutto questo star male
dolente e inosservato,
ottimi canditi fregiano il poema bianco
dentro amori lasciati impazzire
tra il rosso e il nero.

L’arto fantasma

quale senso avrà chiunque
non vada oltre il disgusto
non diventi tutti noi
con parole per tutti,
se i suoi occhi
non saranno due gocce
in un immenso oceano di sguardi
e singoli punti di vista
che diventino uno?
sarebbe l’arto fantasma

quel poeta che non dice
sono la ragazza
puntata oltre vetro
verso chi ho lasciato
prima di partire;
sono terra, il suo cielo
l’acqua nelle sue vene

e democrazia
voce per ogni opinione
pur tenendomi la mia,
soggetto e complemento oggetto
io di te: essere tre.

Verrà il giorno in cui
avremo assessori efficienti,
veri paracadutisti israeliani.
Inventeranno una lingua
dove io
sarà declinato al plurale,
è la lingua
a formare il pensiero.

Il poeta che non dice,
straparla e divide.
Farebbe bene
a legarsi una macina al collo
per lasciarsi andare in fondo
al corso d’acqua più vicino

Sticazzi: Resistere poi contropiede

E’ un paese libero almeno formalmente.
Un paese dove ognuno di noi può parlare, urlare, dire qualsiasi cosa in nome della libertà. Forse troppe voci si alzano contemporaneamente? Forse per questo giacciono inascoltate?
Nella migliore delle ipotesi ogni campagna elettorale porta per un paio di mesi l’allegria del cicaleccio. Per una pio di mesi i sogni vengono spacciati come il crack. Sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno: ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno. Poi all’alba del giorno successivo arriveranno quei cattivoni di Bruxelles che, a forza di bacchettate e compiti a casa, ci faranno rientrare nei ranghi. Noi e la classe politica impraticabile di questo paese.
Finisce che ogni tanto qualcuno scende in strada e spara.
Ieri, 3 febbraio 2018, Macerata doveva essere la città di Remo Pagnanelli, per qualche ora invece è stata far west: la città di Luca Traini. Pazzo, fascio e leghista.
Tra tanto cicaleccio quindi l’unico a essere ascoltato, e di ascendere all’onore delle cronache sarà, come ieri, chi spara?
Bisogna dire No, e dopo aver detto No mettersi assieme per resistere, fermare una volta per tutte l’andazzo.
Resistere su tutto, dalle promesse del “sarà tre volte Natale”, al minchione che pagherà l’avvocato al folle, allo stesso linguaggio utilizzato nella vita pubblica, diffuso come antrace negli anni Novanta del secolo scorso specie dai canali fininvest/mediaset. Il linguaggio crea la mentalità.
Ancora oggi continuano a massacrarci, specie da un punto di vista culturale. Alludo a I teatrini della politica, il remare contro, la squadra di governo, tanto per dire, e dire basta! Un linguaggio reso possibile dalla televisione e del tramonto di ogni progetto, ideologico e/o pragmatico, per il futuro del paese. Non c’è più nessuna visione: persino i grillini hanno preso l’andazzo degli altri. Forze “moderate” tutte uguali, esclusi come sempre i fascisti.
Resistere poi contropiede, è successo ai primi di dicembre del 2016, quando ci dissero che la nostra Costituzione era una cagata obsoleta tutta da riformare. Ed era urgentissimo, perché altrimenti il paese avrebbe perso il treno dell’uscita dalla crisi. Molti sono gli stessi che adesso la difendono sacralmente. E’ ancora possibile?
Io scrivo, non spaccio sogni, lo chiedo a chi abbia ancora voglia di leggere e rispondere.

Postumi

Regalò, dopo averlo pagato caro,
un suo libro fresco di stampa
con la copertina rosa dei diari
perduti dalla bella Elisa Sansovino.
Eppure dentro, oltre l’apparenza
la confessione non fu qualsiasi
ma la sua morte, la sua vita.

Lo studio di decenni
l’aveva attaccato da ogni parte,
sì che anche ridere era rischioso.

Se ne andò
come si tira indietro per tempo
una fiera prima di morire.
Dimenticò il suo libro.
A Roma come a Cartagine
lo smarrimento è tutto un sale.
Il Confessato non so più dov’è.

Lui nemmeno sa
quanto sia stato orgoglioso
di averlo sfogliato.

*