Guglielmo Ferrero La Democrazia in Italia


Cari signori, care signore, mai come in queste ultime settimane ho letto e sentito le parole “fascismo” “fascista”, sembra quasi di essere tornato alla prima metà degli anni ’70 quando iniziai le superiori. Dopo il 4 marzo, sono certo, si tornerà a parlare di gattini, poeti con le tette e altre amenità da salotto virtuale. La Democrazia è un sistema che si nutre di persone che partecipano, il sistema della delega funziona solo se le persone ci stanno dentro, partecipano alla cosa pubblica, altrimenti i signori delegati/eletti ce la sfileranno da sotto il culo, come hanno fatto, senza che nessuno se ne accorga. Mummie e cazzari come i vari Berlusca, Napolitano, Renzi e compagnia bella si sentiranno in diritto di fare esercizio di potere e mostrare ancora la faccia. Insomma, le istituzioni, malgrado le leggi migliori, possono funzionare bene e per tutti soltanto se la democrazia è partecipata- A ogni buon conto leggetevi questo librino del 1925: La Democrazia in Italia di Guglielmo Ferrero. Formatevi opinioni che non siano derivate delle solite banalità gossippare che girano attualmente. Sì, c’è molta mala stampa in giro, che riesce a fare gossipp pure sul fascismo.

Link utile: http://www.rivista.ssef.it/www.rivista.ssef.it/file/public/Dottrina/56/L1.A1001001A08F04B14517H20682.V1.pdf

”La democrazia in Italia” scritto nel 1925 da Guglielmo Ferrero (e subito sequestrato dal regime fascista) e ripubblicato dalla casa editrice calabrese Rubbettino con un’introduzione di Carlo Mongardini.

Chi è : https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Ferrero

Ormai è andata (con una risposta in versi di Angela Greco)

Ormai è andata, intendo partita
verso una giornata arrampicata
dove non ci sono muli solo fatica
di dividere il pane, riporre le unghie
senza una terra, una pietra
per divagare all’ora sesta,
quando i bambini non trovano pace
nemmeno le notizie sono buone.

Giornata di referti e preghiere
piove su vittime di poeti e cantastorie.
Fuori il mare bussa per entrare
nell’istante dei fratelli,
ognuno chiuso dentro cuori
a doppia mandata, auto inflitti
cambiati per cambiare, ombrelli
strozzati e logori volati via.

L’unico pensiero terminare,
ritrovare è l’altro e riprovare
il successivo, intanto è già buio.
All’origine il protagonista
partì come comprimario,
la sera stessa, sera di tutti,
non è da meno. Ciao come stai?
Non trovo le chiavi.

***

L’unico pensiero iniziare,
continuare, non fermarsi.
E’ di nuovo giorno
e non importa essere protagonista.
Basterebbe essere e basta.

Le chiavi sono nella gran confusione
che le borse e i tempi conoscono per nome;
mani di donne sembrano alla rinfusa, ma
sanno bene cosa cercare. Non dubitare.
Il dove è un luogo comune, sorte ricevuta a caso.

Ciao, non sto male, ma non escludo che
si potrebbe stare meglio.

Il mare trova sempre una via;
spenta la luce si chiude in un amen ogni giornata
e s’apre al contempo il buio con le sue stelle
ad indicare la direzione di casa,
dove non servono ombrelli.

La pioggia riempie la pentola per scaldare speranze,
mentre sbocciano le idi di marzo.

(Angela Greco)

letture amArgine: inediti di Alfredo Rienzi (con trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Non mi va di tediare e frappormi troppo con un pistolotto eccessivamente ponderoso che tolga interesse alla lettura e faccia vedere quanto son bravo, ma le poesie di Alfredo Rienzi dimostrano, e ce n’è bisogno, che c’è ancora vita sulla Terra.

Quattro osservazioni del bosco.

è impossibile venire al dentro se prima non si
viene al di fuori
(Dante, Convivio, II, 1)

Verde cupo, l’ombra imperforabile

sulla collina, massa vegetale
orizzonte taciturno e amorfo:
questo, sentenzia Lennard, è il bosco

ma Abele sa: sono roveri e faggi:
la stagione dei narcisi verrà
persa nei propri passi e i nomi
conoscono i nostri occhi, li hanno visti
formarsi nel ventre, opache perle.

Oltre, dentro, solo un altro tempo vede
non questo che misura in ore
e Morgane non sa se restare sveglia
o sognare le attese dell’assiolo
tradurre gli aliti e gli alburni inquieti,
lei che conosce dei rami i cifrari,
e delle ali sa gli angoli del decollo.

Ma quali sensi fanno blu il canto
il volo delle spine, la loro pioggia?
Chi sa cantare alla gioia della morte?
Ha tutti i nomi:
bosco, corteccia, foglia, linfa, fuoco
sotterraneo e sublime, bianco, e rosso ché cresca e si offra.
Passa non visto, non udito.
Cos’è questo niente che divora?
Restino, a dubitare, le mani.

*

IO SONO LAZZARO, VENGO DAL REGNO DEI MORTI

«Io sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
torno per dirvi tutto, vi dirò tutto»1

al termine del notiziario vi avrei
davvero svelato tutto. O, almeno,
molto, davvero molto
più di quanto vorrete mai sapere
ma vi siete dileguati, sedotti
dalla vostra quotidiana fine del mondo
come formiche ai comandamenti
dell’odore e del granello dolce

vi avrei confessato, come inizio,
che non fui mai veramente morto
che i vermi e le garze
e i pianti delle sorelle e il sepolcro
furono l’inganno per i Guardiani.

Come molti prima di me, come molti dopo.

Torno per dirvi il tempo che verrà
e sommerà sete a sete, caduta
a caduta, le sottilissime lingue
uraniche e le gialle e ferme nebbie

ma sono indifferenti ai vostri sensi
le grida intraducibili, la verità, il silenzio
uguali il presagio e il profondo sonno.

1 T.S. Eliot, The Love Song of J. Alfred Prufrock

*

Una visione

Sfilano in basso boschi densi di cerri e faggi:
sono fruscio o remigante?
palpebre spesse (anche das innere auge
l’occhio interiore
è diventato opaco)

ma ci sarà tempo, ci sarà tempo
davvero, J. Alfred?
non per cento, ma per una visione
ci sarà ancora tempo?
(speranze e azzardi sono differenti
a vent’anni, l’avrai compreso questo,
questo l’avrai sentito – e presto, credo –
tra i denti e le dita, senza aspettare
che si disperdessero vini a sera)

e tornerei e torno sulle mie orme:
minute creature una ad una le stanno cancellando
oh sì, Tiger il Navajo le saprebbe seguire,
nel suo alfabeto di fumo salvare
il racconto per l’attimo senza vento

le nubi piangono fuliggini e mirra
e sfilano, sfilano in basso boschi

in quale stanza d’acqua dimoro?
in quale cavità della stagione
morente, io e te aspetteremo?

*

Su logore metafore di clepsamie

Tutto il mio tempo è un singolo granello
di sabbia, la certa caduta, l’attesa
di nuova mano che riazzeri il mondo

ma Alex ha tredici mesi e compie i primi passi e cade
senza dolore. Si rialza veloce
lo sguardo all’infinito il muscolo ciliare
da fortificare. Per quale caso
l’esatta simmetria della clessidra
riflette i suoi fotoni, accoglie nello spettro
strettissimo tra il rosso e il viola l’orma
del presagio, la grigia profezia?

Vedete che non bastano
le quattro dimensioni
dello spazio
e che l’intruso non è il tempo ma la mano
che senza un motivo lo capovolge?

E cosa mi dite di Luc, del suo modo
di guardare? Luce negli occhi. Marmo,
petali, la punta della matita
colorata, l’immobile clessidra
deposta sopra un piano orizzontale.
Un uomo che riposa a tempo fermo.

Vedete che non basta riportare
come prima lo strumento perché
ritorni indietro la stagione, e che
anzi riprenda, immune al paradosso,
a scorrere e a cadere.

E così che Maurice, cha ha qualche anno in più
passando le notti a testa in giù
come l’Appeso sull’abisso
vorrebbe ritornare nel ventre di sua madre
nella carezza della sola mano
nel prato azzurro prima d’ogni scelta

ma si risveglierà ancora un altro giorno
avanti.

*

(Ma che vuol dire ho perso anni)

Ma che vuol dire ho perso anni
in questa o quella vicenda della vita?
Forse un amore, un amore finito
è un tempo che non vive, o che non ha vissuto?
E il gioco, l’indolenza, il vizio più abrasivo,
raccogliere le olive e il mais, cercare
di salvare l’ala a un pipistrello?
E seminare zolle che non daranno frutto
e scrivere versi che non troveranno
voce? E costruire muri che crolleranno
quando giungerà il tempo della resa:
è tempo che si è sprecato,
sperdendosi come acqua di rivi?
(che pure tornerà in pioggia e mare…)
E fossero anche anni nel sonno
più profondo, quello privo di sogni
nel coma che nulla sente e sogna:
potrei mai dire: è tempo perso?
pensare mai: è vita dissipata?
se ancora io – in quest’età che si denuda
neppure so dare, della vita, una definizione…

****

FIVE INEDITED POEMS OF ALFREDO RIENZI

Four Observations About the Woods

It is impossible to enter if first
you don’t come from the outside (Dante, Convivio, II, 1)
Deep green, impenetrable shadow
on the hill, a vegetable mas
mute and amorphous horizon:
this affirms Lennard, is the forest

but Abel knows: these are oaks and beech trees:
the season of the narcissus will come
lost in its steps and names
they know our own eyes, having seen them
take shape in the stomach, dark pearls.

Beyond, inside, just another opeque sees
not this one measured by hours
and Morgana doesn’t know if she will stay awake
or dream he assaults of the scoop owl
translating the breaths and the unquiet sapwood
she who reads the ciphers of branches,
and knows the angles of departure.

But which senses make blue the song,
the flight of thorns, their raindrops?
She has all the names:
forest, tree bark, leaf, lymph underground
and sublime fire,
white and red growing and offering itself.

It moves on, unseen, unheard.
What is this devouring nothing?
These hands, let them stay to doubt..

I AM LAZARUS, RETURNING FROM THE REIGN OF THE DEAD

“I am Lazarus, come from the,
come back to tell you all, I shall tell you all” (1)

at the end of the news I truly would have
revealed everything. Or, at least,
a lot, a lot indeed
more than you would ever know
but you were dispered, seduced
by your daily ending of the world
like ants comanded
by the smell of a tiny sweet grain

To you I would have confessed, as a start,
that I never was really dead
the worms and the wrappings
and my sisters’ laments and the sepulchre
were a trap for the Guardians.

Like many years before me, as for many years after.

I come back to tell you of the time that will come
adding up thirsting to thirsting, fall
after fall, the thinnest of uranus-like tongues
as well as the yellow, still fogs

but they are indifferent to your senses
and the untranslatable screams, the same truth,
the silence presage and deepest sleep.

(1) T. S. Eliot, The Love Song of J. Alfred Prufrock

One Vision

Dense woods of turkey oaks and beech trees
unfold at the bottom: am I whisper
or flight feather?
thick pupils (anche das innerer auge
the inner eye
has become opaque)
but there shall be time
don’t you think, J. Alfred?
not one hundred per cent, but for one vision
will there still be time?
(hopes and hazards are different
at twenty years, this you have understood
you will have heard – and early, I believe –
between teeth and fingers, without waiting
that wines and evenings would be dispersed)

and you will return, I will go back on my tracks:
minute creatures one by one erasing them
oh yes, Tiger the Navajo could follow them,
in its smoke alphabet would save
the tale before the instant without wind

the clouds cry ashes and mhyrr
and unfold, unfold the woods below

in what water room do I live?
in what hole of the dying
season will you and I await?

Of Wornout Kleptosamic Metaphors

All my time is a single small grain
of sand, the sure fall, the awaiting
for a new hand that will zero out the world

but Alex is just thirteen months old, takes his first steps and falls
without pain. He stands up quickly
his look to the infinite, the ciliary muscle
must be strenghtened. For what purpose
the exact symmetry of the clepsydra
reflecting his photons, absorbs in the narrowest
of spectrum between red and violet the imprint
of premonition of a gray prophecy?

See that the four dimentions
of space
are not enough
and that the intruder is not time but the hand
running it over without reason?

And what do you tell me of Luc, of his mode
of looking? Light in the eyes. Marble,
petals, the tip of a coloured
pencil, the still clessidra
placed on one horizontal plane.
A man resting during motionless time.
See that at first it’s not enough f
a registring instrument so that
the season returns, and indeed it would
it would start up again, immune to the paradox,
to stream and fall down.

It is thus that Maurice, some years older
passing the nights head upside-down
like the Hanged above the abyss
would like to return to his mother’s womb
to the caress of the one hand
in the cerulean field before any other choice
but will wake up ahead again
for another day.

(But What Does It Mean That I Lost Years)

But what does it mean that I lost years
in this or that instance of life?
Maybe one love, a finished love
It is a time that doesn’t live or hasn’t lived?
And the game, the lazyness, the most abrasive vice,
gather olives and corn grains, try
to save the wing of a bat?
And planting land clods that give no fruit
and write verses that won’t find
a voice? And building walls that will fall down
when the time of defeat will arrive:
it is wasted time,
disappearing like waters of rivulets
(it still will return as rain to the sea…)
Were these also years of deepest
sleeping, the one without dreams
in the coma that feels and dreams nothing:
can I ever say it is time lost?
never think: is it life wasted?
And even if I – in this dissipating life–
I am unable to define what is this life …

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of Five Poems by Alfredo Renzi, published by Flavio Almerighi su amArgine. All Rights Reserved.


Alfredo Rienzi, nato a Venosa nel 1959, risiede dal 1963 a Torino, dove esercita la professione di Medico. Nel 1993 ha pubblicato Contemplando segni, silloge poetica vincitrice del X Premio “Montale”, in Sette poeti del Premio Montale, (Scheiwiller, 1993, pref. M. L. Spaziani); i successivi volumi sono Oltrelinee (Dell’Orso, 1994) e Simmetrie, (Joker, 2000) e Custodi ed invasori (Mimesis-Hebenon, 2005) in parte confluiti ne La parola postuma. Antologia e inediti, pubblicata da Puntoacapo Ed., Novi L., 2011, in quanto opera vincitrice del Premio Fiera dell’Editoria di Poesia (con pref. di G. Linguaglossa e postfazione di M. Marchisio). L’ultimo volume in versi è Notizie dal 72° parallelo (Joker Ed., 2015) Premio Civitella-Pelagatti, con traduzione in alfabeto Braille, e Premio Metropoli di Torino.

Ha all’attivo collaborazioni e/o contributi creativi e critici con numerose riviste e siti di poesia e letteratura nazionali ed è inserito in varie Antologie critiche sulla poesia contemporanea (tra cui: G. Linguaglossa, La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte, 2002, e La nuova poesia modernista italiana, EdiLet, Roma, 2010; S. Montalto, Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea, 2008; L. Benassi, Rivi strozzati – Poeti italiani negli Anni Duemila, 2010; G. Lucini, Poeti e poetiche-I, 2012).
Ha partecipato alla traduzione di OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, Harmattan Italia, Torino-Paris, 2004, a cura di A. Emina. Come saggista ha pubblicato Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea, Dell’Orso, 2011, Finalista a Premio Soldati-Pannunzio 2016 e Premio per la saggistica Metropoli di Torino 2016.

Attualmente collabora con i comitati di redazione delle collane di poesia di Joker Editore. È tra i collaboratori e sostenitori di Amado mio, foglio letterario torinese fondato nel 2014 da Marcello Croce e Luca Borrione.

Due estratti da Coscienze di Mulini a Vento (2007) con trad. di Adeodato Piazza Nicolai

Questi due brani sono tratti da una pubblicazione semi clandestina di una decina di anni fa. Il primo è un frammento dei così detti ASSIOMI che penso, rappresentino ancora uno oggi dei miei vertici. Il secondo, 1964 Domenica Pomeriggio ricevette “l’onore” di una recensione da parte di Maurizio Cucchi sul settimanale Specchio della Stampa, ma non ci capì granché. I due pezzi sono contenuti nell’ebook antologico Cerentari, che potete scaricare gratis qui sotto.
flavio-almerighi-cerentari-1998-2017

**
poesia ispirata a un sogno
caduto a terra
tra finale e titoli di coda

lo sfondo, nero

Mi piace essere stanco
di sonno lieto
e frequentare pallide
spiagge in ombra
con tettoie
di gente coperta
che sta talmente male
da non rinunciare ai cani
nemmeno in riva al mare.

La ragazza bruna
col bikini bianco
promette amore eterno
mai promiscuo,
soltanto eterno
poi,
sentendosi tradita,
si lascia
perdere di vista.

La distinguo netta
fuggire
in mezzo a corsie
di persone
che stanno così male
da dover portare
i cani al mare,
poi sono preso
e rispedito al fronte.

**

1964, domenica pomeriggio.

Mamma cuciva
e teneva un pugnale
sotto la gonna,
stravagante lama
cui non chiesi mai colpi
soltanto, curioso,
lezioni di vita.

Niente è più umano
che osservare
il tempo monatto
caricarsi le stoffe
e ossessioni
dal sorriso sciupato
di eleganza scaduta.

Mamma cuciva
maniche e rancori
col suo ago più lungo
e guardavo le dita
smaltate di niente,
montate su mani
come le mie.

*****

from: AXIOMS

poem inspired by a dream
fallen on earth
between the final and ending titles

the blackground, black

I like being tired
with a light sleep
and frequent faded
beaches in shadows
with rooftops
of covered persons
who suffers so much
not wanting to renounce to doogs
not even on the sea shore.

The dark-haired girl
with white bikini
promises endless love
never promiscuous
only forever
then,
feeling betrayed,
she
disapears.

I see her clearly
running away
along pathways
with people
feeling so badly
having to take dogs
to the seaside,
then I recovered
being shipped again to the front.

*** *** ***

1964, Sunday Afternon

Mother was sewing
she kept a knife
under her gown,
too long the blade
never used to strike
only, curiously,
a lesson for life.

There is nothing more human
than to watch
the sick time
dressed with rags
and obsessions
with withered smile
of decayed elegance.

My mother sewed
grudges and sleeves
with the longest needle
watching her fingers
painted with nothing,
mounted on hands
like my own.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of two poems by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: inediti di Gisella Canzian

Scrive di sé Gisella Canzian: Mi chiamo Gisella Canzian. Sono nata un due di ottobre a Valdobbiadene (Treviso). Ora, vivo a Lamon (Belluno). Tutta la mia biografia è raccolta tra i versi che scrivo. Sono piuttosto schiva e amo la mia riservatezza, ma adoro pure la libertà delle farfalle. Poetare è un elisir per la mia anima, che ne esprime a parole intime immagini. Mi permette di sentire la Luce, ove regnano le ombre, e gliene sarò per sempre grata. GRAZIE –

Dichiarò Nanni Balestrini nel corso di un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2000.
Balestrini, Internet è uno dei futuri possibili e più probabili della poesia?
“In un certo senso lo è già. Soprattutto per la crisi dell’editoria italiana e a maggior ragione dell’editoria di poesia. In Italia è molto difficile per un giovane riuscire a pubblicare. Le riviste di settore inoltre tendono a sparire e quindi la Rete sostituisce tutto questo”.
Perché?
“Internet non è costoso, è immediato, permette rapporti diretti e personali nonostante la distanza tra poeti e scrittori. Tutte funzioni che si vanno trasferendo dalla realtà alla Rete”.
Quali sono gli approcci della poesia alla Rete?
“Sono soprattutto due: il primo è semplicemente il mettere in Rete i propri scritti e cerca di risolvere il problema della diffusione e della circolazione. Il secondo è quello che considera la Rete con tutte le sue possibilità. Ma per fare questo il poeta deve essere interessato al mezzo”.
Parliamo di questo secondo aspetto: quali sono le possibilità che offre la Rete a un poeta?
“Devo dire che sul piano creativo si sono visti esempi piuttosto sconfortanti. Ho in mente quelle opere di narrativa in Rete in cui ognuno dei partecipanti all’iniziativa scriveva un nuovo capitolo di un romanzo. Esperimenti interessanti, ma banali. Il risultato finale faceva di quelle opere dei gadget. Insomma, una maniera un po’ superficiale di affrontare il mezzo. Le possibilità che invece vanno sfruttate sono la multimedialità, il movimento, la scrittura che può sparire e riapparire. Tutte caratteristiche che con la poesia hanno a che fare.”

La poesia e gli epigrammi di Gisella Canzian si possono inquadrare in questo fenomeno iniziato alla fine del secolo scorso con la diffusione di internet. Una poesia non mediata e non filtrata, che giunge quindi al lettore così come l’ha creata l’autrice. Poesia come sollievo, conforto e scrittura di sé. Può piacere o non piacere, desidero diffonderla perché mi sembra superiore alla media.

DISPERAZIONE

Il vuoto mi rincorre,
come ombra nell’ombra.

– 11 ottobre 2017 –

*

ECO INDELEBILE

Nel marasma del dolore
Il sisma pervade
i confini della mente
scuotendo fiumi di ricordi
arrancati in granitiche memorie .
Occhi di pietra
e bocche asciutte
mi rievocano verità nascoste .

– 21 febbraio 2017 –

*

FARFALLA INNOCENTE

Per ogni respiro trattenuto
nel guardarti dormire .

Per tutte le volte che mi vedevi
ma io non c’ero .

Per le parole in silenzio
che solo io udivo .

Per gli abbracci mai incontrati .
Per le lacrime sciolte in disparte .

E , per quelle carezze
che non ti han mai sfiorata .

Ricordati farfalla
sii sempre padrona del tuo tempo !

Io ti volo vicina ,
sono la tua mamma .

– 3 febbraio 2017 –

*

MADRE E DONNA

Vorrei ricolorare le stelle
nel buio di quella madre
pellegrina
tra le fiamme del dolore .
La Luna ammutolisce
scrutando quella donna
cancellata nei sogni di figli distanti ,
però mai privi d’ombra .
Forte
come un fiore di campo
irrompe
nei silenzi del mondo
disegnando distese di mani aperte
con le uniche tinte
del suo fragile cuore .

– 7 settembre 2017 –

*

TRACCIA DI UNA PREGHIERA

In un turbinio vorticoso di notti insonni
dondolando sull’amaca della Luna,
vedo sfiorire il tempo.
Abbraccio sogni
sguardi
e bianche lenzuola di lino,
custodi insaziabili di preghiere al vento.
Sento voglia di vivere
giungo le mani
accogliendo la forza del sorriso,
dono prezioso
in giorni color dell’ibisco.
E racconto al cielo
alle rocce
ai fiori
che non sempre
si vive il tempo della musica,
se non t’accorgi che esisti,
davvero.

– 31 maggio 2017 –

*

letture amArgine: Nicanor Parra (1914/2018) testi originali con traduzione

TEST

Qué es un antipoeta:
Un comerciante en urnas y atáudes?
Un sacerdote que no cree en nada?
Un general que duda de sí mismo?
Un vagabundo que se ríe de todo
Hasta de la vejez y de la muerte?
Un interlocutor de mal carácter?
Un bailarín al borde del abismo?
Un narciso que ama a todo el mundo?
Un bromista sangriento
Deliberadamente miserable?
Un poeta que duerme en una silla?
Un alquimista de los tiempos modernos?
Un revolucionario de bolsillo?
Un pequeño burgués?
Un charlatán?
un dios?
un inocente?
Un aldeano de Santiago de Chile?
Subraye la frase que considere correcta.

Qué es la antipoesía:
Un temporal en una taza de té?
Una mancha de nieve en una roca?
Un azafate lleno de excrementos humanos
Como lo cree el padre Salvatierra?
Un espejo que dice la verdad?
Un bofetón al rostro
Del Presidente de la Sociedad de Escritores?
(Dios lo tenga en su santo reino)
Una advertencia a los poetas jóvenes?
Un ataúd a chorro?
Un ataúd a fuerza centrífuga?
Un ataúd a gas de parafina?
Una capilla ardiente sin difunto?

Marque con una cruz
La definición que considere correcta.

La camisa de fuerza, 1968

Test

Cos’è un antipoeta:
Un commerciante di urne e bare?
Un sacerdote che non crede in niente?
Un generale insicuro?
Un vagabondo che ride di tutto
Anche della vecchiaia e della morte?
Un interlocutore irascibile?
Un ballerino sull’orlo dell’abisso?
Un narcisista che ama tutti?
Un burlone sanguinario
Deliberatamente miserabile
Un poeta che dorme su una sedia?
Un alchimista dei tempi moderni?
Un rivoluzionario tascabile?
Un piccolo borghese?
Un ciarlatano?
Un dio?
Un innocente?
Un paesano di Santiago del Cile?
Sottolinei la frase che considera corretta.

Cos’è l’antipoesia:
Una tempesta in un bicchier d’acqua?
Una macchia di neve su una roccia?
Un vassoio pieno di escrementi umani
come crede padre Salvatierra?
Uno specchio che dice la verità?
Uno schiaffo al Presidente
della Società degli Scrittori?
(che Dio l’abbia in gloria)
Un avvertimento ai giovani poeti?
Una bara a reazione?
Una bara a forza centrifuga?
Una bara a gas di paraffina?
Una camera ardente senza defunto?

Barri con una croce
La definizione che considera corretta.

traduzione di Manuela Vittorelli

LA POESÍA TERMINÓ CONMIGO

Yo no digo que pongo fin a nada
No me hago ilusiones al respecto
Yo quería seguir poetizando
Pero se terminó la inspiración.
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal.

Qué gano con decir
Yo me he portado bien
La poesía se ha portado mal
Cuando saben que yo soy el culpable.
Está bien que me pase por imbécil!

La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal
La poesía terminó conmigo.

Versos de salón (1962)

LA POESIA CON ME HA CHIUSO

Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.

Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!

La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.

Traduzione di Marco Ottaiano

Cartas a una desconocida

Cuando pasen los años, cuando pasen
los años y el aire haya cavado un foso
entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
y yo sólo sea un hombre que amó,
un ser que se detuvo un instante frente a tus labios,
un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿dónde estarás tú? ¡Dónde
estarás, oh hija de mis besos!

Lettere ad una sconosciuta

Quando passeranno gli anni, quando passeranno
gli anni e l´aria avrà scavato un fosso
fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
e sarò soltanto un uomo che amasti
un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra,
un pover´uomo stanco di camminare per i giardini,
dove sarai tu ? Dove
sarai, oh figlia dei miei baci !

(fonte: supereva)

TRES POESÍAS

1

Ya no me queda nada por decir
Todo lo que tenía que decir
Ha sido dicho no sé cuántas veces.

2

He preguntado no sé cuántas veces
pero nadie contesta mis preguntas.
Es absolutamente necesario
Que el abismo responda de una vez
Porque ya va quedando poco tiempo.

3

Sólo una cosa es clara:
Que la carne se llena de gusanos.

Versos de salón (1962)

TRE POESIE

1

Ormai non mi rimane niente da dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte

2

Ho domandato non so quante volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo

3

Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi

trad. Carmelo Pinto

CAMBIOS DE NOMBRE

A los amantes de las bellas letras
Hago llegar mis mejores deseos
Voy a cambiar de nombre a algunas cosas.

Mi posición es ésta:
El poeta no cumple su palabra
Si no cambia los nombres de las cosas.

¿Con qué razón el sol
Ha de seguir llamándose sol?
¡Pido que se llame Micifuz
El de las botas de cuarenta leguas!

¿Mis zapatos parecen ataúdes?
Sepan que desde hoy en adelante
Los zapatos se llaman ataúdes.
Comuníquese, anótese y publíquese
Que los zapatos han cambiado de nombre:
Desde ahora se llaman ataúdes.

Bueno, la noche es larga
Todo poeta que se estime a sí mismo
Debe tener su propio diccionario
Y antes que se me olvide
Al propio dios hay que cambiarle nombre
Que cada cual lo llame como quiera:
Ese es un problema personal.

La cueca larga (1958)

CAMBI DI NOME

Agli amanti delle belle lettere
Faccio arrivare i miei migliori desideri
Cambierò il nome ad alcune cose.

la mia posizione è questa:
Il poeta non rispetta la sua parola
Se non cambia i nomi alle cose.

Per quale ragione il sole
deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Micifuz
Quello degli stivali delle sette leghe !

Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in avanti
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti, e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da questo momento si chiamano bare

Bene, la notte è lunga
Ogni poeta che ha stima di se stesso
deve avere il suo proprio dizionario
E prima che mi dimentico
Allo stesso dio bisogna cambiargli nome
Che ognuno lo chiami come voglia:
Questo è un problema personale

trad. Carmelo Pinto

Nicanor Parra nacque nella provincia cilena di Chillán nel 1914. Sua sorella è la famosa Violeta Parra. Esordì nel 1937 con Cancionero sin nombre, con un linguaggio colloquiale e prevalenza di temi popolari. Parra si situa in una posizione antitetica rispetto alla consolidata tradizione poetica cilena, quella di Pablo Neruda, Vicente Huidobro e Gabriela Mistral. Con il termine antipoesia, da lui coniato, respinge ogni registro alto e situa la poesia nel quotidiano, inserendovi il lessico dei mass media, facendo uso dell’ironia e della parodia, e aprendo così una strada nuova, che si diffonde ampiamente nei decenni successivi, trovando seguaci come Ernesto Cardenal e Roque Dalton. Sono stati in molti a considerarlo in vita il più importante poeta vivente di lingua ispanica. E’ deceduto il 23 gennaio scorso.

la vita ne scrive

l’ansia quotidiana di ascoltarci
mantenere l’assedio, questioni di principio,
poteva essere e non è andata così:
vita che è fatta di nomi dimenticati, quasi tutta,
diversa se non ci fossero stati.
Figli con altri nomi, altri caratteri
anche in viso.

Ti guardavo ascoltare Billy Bragg
dentro quella casa senza bagno,
pensai subito alla figlia
che desideravi e non volevo.

Non sarebbe stata la stessa,
dal Cranio al Golgota
la diseguaglianza fa l’uomo ladro
nessuna piuma cade dagli angeli,
tutto pur di essere felici,
molte voglie rinchiuse si risvegliano all’alba
la vita ne scrive