Caro Roberto,

per estensione, il dodici febbraio
qualche decennio fa, cominciò
uno dei tanti amori seri
pronti a naufragare poco dopo.
Felicità è vertice raro
come una sottana non va oltre
qualche giro d’orologio.

E’ noto, ai goliardi
sempre pronti allo sberleffo,
seguono tossici, nocivi, dannosi.
Gaudenti rimasti senza tetto
parodie di tutto quanto
non sia più lecito scrivere.
Caro Roberto, oggi pioverà
anche sui tetti della stazione,
l’ultima di ogni via crucis.

Roberto Roversi, anche lui,
si è fermato al solito posto,
nessun altro lo musicherà.
Ho imparato come tanti a odiare
le ossa grasse di Bologna
il resto è niente più da raccontare
a pochi amici di chance.

Dodici Febbraio dicevo, si
e anzitutto, realizzando,
mi è sfuggito un volgarissimo strillo:
(…) sono passati già quattro anni.

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