L’arto fantasma

quale senso avrà chiunque
non vada oltre il disgusto
non diventi tutti noi
con parole per tutti,
se i suoi occhi
non saranno due gocce
in un immenso oceano di sguardi
e singoli punti di vista
che diventino uno?
sarebbe l’arto fantasma

quel poeta che non dice
sono la ragazza
puntata oltre vetro
verso chi ho lasciato
prima di partire;
sono terra, il suo cielo
l’acqua nelle sue vene

e democrazia
voce per ogni opinione
pur tenendomi la mia,
soggetto e complemento oggetto
io di te: essere tre.

Verrà il giorno in cui
avremo assessori efficienti,
veri paracadutisti israeliani.
Inventeranno una lingua
dove io
sarà declinato al plurale,
è la lingua
a formare il pensiero.

Il poeta che non dice,
straparla e divide.
Farebbe bene
a legarsi una macina al collo
per lasciarsi andare in fondo
al corso d’acqua più vicino

2 pensieri su “L’arto fantasma

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