ascolti amArgine: Paolo Conte – Boogie

“Era un mondo adulto/si sbagliava da professionisti.” A song to remember.

Due note e il ritornello era gia’ nella pelle di quei due
Il corpo di lei mandava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo
I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
E la canzone andava avanti sempre piu’ affondata nell’aria

Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera

Qualcuno nei paraggi incominciava a starnutire
Il ventilatore ronzava immenso dal soffitto esausto
I saxes, ipnotizzati dai movimenti di lei si spandevano
Rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio

Le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera
Che fumava al mentolo, altri starnutivano senza malizia
E la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava
I musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento

Solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi
Quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima
Questa qui aveva occhi da lupa e masticava caramelle alescane
Quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva

L’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato
Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare
Un quinto personaggio esito’ prima di sternutire
Poi si rifugio’ nel nulla, era un mondo adulto
Si sbagliava da professionisti

Written by Paolo Conte •

il tempo non esiste

Petroliere puniche
al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi,
nemmeno un miraggio
li terrebbe in acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi tra tripudi e altoparlanti,
poche bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo,
il tempo non esiste.

*

letture amArgine: Quattro inediti di Giancarlo Stoccoro

Se scorgi un paesaggio comincia dalle cornici
non prendere d’assalto le nuvole ricorda
le pianure ci leggono con i loro squarci
riscrivono le nostre ferite a cielo aperto

colori scuri lacrime d’inchiostro e asfalto
case di fango infanzie spalmate sui marciapiedi

la verità è estesa non ci sono terre di mezzo
certe finestre si aprono soltanto al buio

(2014-2017)

*

Minuta

Ero quella forma
che raggiungeva le tue labbra
e le baciava

Dei nostri corpi
restava la bocca
e la memoria di una carezza
sempre più lunga tra le mani

(2017)

*

La rivoluzione è un segreto
tra te e me
prigionieri delle altezze
lontani da anni nutriti con le flebo
e la meraviglia di un Magritte
alla finestra accesa ogni sera

(12/2017)

*

Eri quello sguardo che entra in un letto
e immagina che la guerra tra due corpi sia finita
che la verità rimanga stretta tra quattro mura
che un alfabeto muto salvi da un attacco di panico

I giorni parlano in luoghi aperti il cielo
si espande all’infinito appena esce
dalla finestra le strade si moltiplicano
quando ti dimentichi dove sei

(29/12/2017)

*


Giancarlo Stoccoro, nato a Milano nel 1963, è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Georg Groddeck, ne ha curato e introdotto l’edizione italiana della biografia: Georg Groddeck Una vita, di W. Martynkewicz (IL Saggiatore, Milano, 2005). Da parecchi anni, oltre all’attività clinica, si occupa di formazione e conduce incontri sulla relazione medico-paziente secondo la metodica dei Gruppi Balint. Ha pubblicato diversi lavori su riviste scientifiche.
Suo è il primo saggio che esplora il cinema associato al Social Dreaming (sognare sociale/ sognare assieme) che ha applicato in ambito sanitario, scolastico, nelle carceri e direttamente nei cinema: Occhi del sogno.(Giovanni Fioriti editore, Roma, 2012).
Ha partecipato al premio Lerici Pea 1988, vincendo la medaglia nati dopo il 1958, con la poesia L’ombra dell’aquilone premiata da Giorgio Caproni.
Sono state segnalate poesie su Lo Specchio della Stampa (2/12/06) nella rubrica “Scuola di Poesia”
e in “Dialoghi in versi” (17/08/2007) da Maurizio Cucchi.
Per le edizioni Gattomerlino/Superstripes è uscito nel 2014 Il negozio degli affetti e in ebook, presso Morellini, Note di sguardo, tra le opere vincitrici del concorso internazionale Lago Gerundo 2014. È dell’aprile 2015 Benché non si sappia entrambi che vivere per Alla chiara fonte editore di Lugano. Nel settembre 2015 è uscito I registi della mente (Falsopiano, giugno 2015), curato da Ignazio Senatore, contenente il lavoro Ciak. Si sogna! L’esperienza di Kiev.
Nel novembre 2015 è arrivato tra i finalisti del 29 ° Premio internazionale Lorenzo Montano con la poesia inedita Non hanno scuse. Nel marzo 2016 si è classificato al secondo posto al Premio Torresano 2016 con la raccolta inedita La dimora dello sguardo, che otterrà la segnalazione speciale della giuria al Premio letterario Nazionale Scriviamo insieme (ottobre 2016) e la menzione al merito al Secondo Premio Internazionale Salvatore Quasimodo.
Parole a mio nome, è la silloge, edita c/o Il Convivio Editore, vincitrice del Premio Pietro Carrera (aprile 2016) e successivamente finalista del Premio Gozzano 2016 e al Premio Letterario Internazionale Indipendente (PLII) 2017 per l’opera edita.
Sempre del 2016 è il saggio da lui curato, Pierino Porcospino e l’analista selvaggio, con scritti inediti di Groddeck e di Ingeborg Bachmann e il contributo di autori vari per ADV Publishing House di Lugano.
Ha collaborato al secondo numero della rivista Poesia e conoscenza di Donatella Bisutti con il lavoro: “Brevi considerazioni sull’inconscio e la scrittura poetica”.
È vincitore del terzo premio Hombres Itinerante “Ignazio Silone” (giugno 2016) con la poesia inedita Si sommano i luoghi ai gesti alle frasi. E’ finalista del Premio Museo Casa Alda Merini 2016 con la silloge inedita Luoghi ligi.
Ha ricevuto ancora nel 2016 una menzione speciale al 30° Premio Lorenzo Montano, per la raccolta inedita Luoghi d’ombra, poi riproposta con alcune variazioni e classificatasi terza al Premio Subiaco Città del Libro IV edizione, prima al Secondo Premio Internazionale Salvatore Quasimodo (1 aprile 2017), finalista al Premio Salvatore Piccoli 2016 e segnalazione al Premio Poetika 2017.
Nel gennaio 2017 è uscita l’ampia raccolta poetica Consulente del buio (1983-2013), con prefazione di Giovanni Tesio (L’Erudita, Roma, 2017), finalista al Premio Europa in Versi 2017.
Ha ricevuto la segnalazione della giuria del XIII Premio Hombres Itinerante 2017 per la silloge inedita “Estate autunno inverno” e la Segnalazione Particolare della Giuria del 42° Premio Casentino nella sezione poesia inedita.
È stato appena pubblicato per AnimaMundi di Otranto (settembre 2017) Alla corte dell’Es Poeti e prosatori, saggio da lui curato con il contributo di Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Milo De Angelis, Alessandro Defilippi, Maria Grazia Calandrone, Laura Liberale, Franco Loi, Franca Mancinelli, Umberto Piersanti, Fabio Pusterla, Giovanna Rosadini, Francesca Serràgnoli, Miro Silvera, Giovanni Tesio.
È presente con 14 poesie e una prosa breve nell’antologia Mai la parola rimane sola del circolo letterario Acarya di Como (2017) ed è antologizzato ne Il segreto delle fragole 2018 dell’editore Lietocolle (2017).
Ha ricevuto la menzione speciale per la raccolta inedita Incompiuti silenzi al 31° Premio Lorenzo Montano.
È vincitore assoluto della 5^ edizione del Premio Internazionale di poesia inedita “I colori dell’anima” (agosto 2017) con la silloge Forme d’ombra, pubblicata poi dall’associazione Mondo Fluttuante come plaquette. Ha ricevuto la segnalazione per la poesia inedita Pochi luoghi al Premio Guido Gozzano 2017.
Ha ricevuto la menzione d’onore al Premio Pier Paolo Pasolini – Il canto popolare 2017. È vincitore del secondo premio per la poesia singola e del terzo premio per il Sublime in luce al Premio Il Sublime 2017, poi inserite nell’antologia Il Sublime in versi e in prosa (Il Mondo Fluttuante, dicembre 2017).

finché morte non ci separi (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Solita apnea divisa
tra sole e pioggia mista a neve.
Fanno male le gambe
già fuori condizione e per nulla,
per nulla irrobustite dalla sosta.
Si avverte lo stridio di gabbiani
fuori sede, ma se non sbaglio,
su quei pennuti è già stato detto tutto:
frughino tranquilli tra immondizie
e speranze senza seguito
gettate in esca ai pesci.
Qualche giorno di percosse
riabituerà alle contrarietà del basto
finché morte non ci separi

*

until death doesn’t separate us

the usual apnea divided
between sun and rain mixed with snow.
The legs feel pain
already out of shape and not
not at all stenghthened by the pause.
Cryes of seagulls are heard
out of place but, if I don’t err,
all has been said about these birds:
let them placidly dig through the garbage
and hopes without future
thrown to trap fish.
A few days of scrabbling
will get them used again
to the contrariety of the deed
until death doesn’t separate us.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem finché morte non ci separi
by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

ascolti amArgine: Yassassin, lunga vita a David Bowie

David Bowie, il 10 gennaio è l’anniversario della sua morte, è stata la rock star più scaltra del pianeta. Gli scaltri non seguono mode o tendenze. Le creano deliberatamente. Per questo motivo l’ho amato e odiato per tutta la vita. L’ho amato da ragazzino ai tempi di Life on Mars? Un po’ meno nel periodo “disco”, anche se Young Americans e Golden Years (i due singoli) fanno venire ancora oggi voglia di muovere i piedi. L’ho adorato ai tempi della trilogia e anche dopo, Cenere alla Cenere. Poi l’ho di nuovo odiato per anni, Let’s dance mi deve ancora andare giù. Progressivamente, mi sono riavvicinato una ventina di anni fa.
La notizia della sua morte mi ha dato dispiacere: una star e la sua musica sanno portarsi via anche un po’ della tua vita.
Questo singolo del 1979, all’epilogo della trilogia berlinese, è semplicemente strepitoso. Tra l’altro parla di lavoratori costretti a emigrare all’estero, … dice niente? Il titolo bene augurante è in lingua turca, e significa “Lunga vita” (Flavio Almerighi)

Yassassin

Yassassin – I’m not a moody guy
Yassassin – I walk without a sound
Yassassin –
Just a working man, no judge of men
Yassassin –
But such a life I’ve never known

We came from the farmlands
To live in this city
We walked proud and lustful
In this resonant world
You want to fight
But I don’t want to leave
Or drift away

CHORUS

Look at this – no second glances
Look at this – no value of love
Look at this – just sun and steel
Look at this – then look at us

If there’s someone in charge
Then listen to me
Don’t say nothing’s wrong
‘Cause I’ve got a love
And she’s afeared
You want to fight
But I don’t want to leave
Or drift away

CHORUS

Yassassin, Yassassin, Yassassin

LUNGA VITA

Yassassin – non sono un tipo lunatico
Yassassin – cammino in silenzio
Yassassin – solo un lavoratore, non giudico gli uomini
Yassassin – ma una vita così non l’ho mai conosciuta

Siamo venuti dalla campagna
A vivere in questa citta’
Abbiamo camminato fieri e desiderosi
In questo mondo rumoroso
Tu vuoi la lotta
Ma io non voglio andar via
O sparire

Guarda qui – nessun’altra occhiata
Guarda qui – nessun valore all’amore
Guarda qui – solo sole e acciaio
Guarda qui – poi guarda noi

Se c’è qualcuno disposto a farlo
Allora mi ascolti
Non dire che è tutto a posto
Perché io ho un amore
Ed è spaventata
Tu vuoi la lotta
Ma io non voglio andar via
O scomparire

Yassassin, Yassassin, Yassassin

letture amArgine: sale e poesie di Francesco Mandrino

Mi piacciono molto queste quattro poesie di Francesco Mandrino, che è il caso di definire autore con la A maiuscola. Trovo nei suoi versi il sale importante di una maturità raggiunta, il che non è da tutti ma di pochi. Insomma, una poesia credibile come la sua merita spazio e approfondimento. (Flavio Almerighi)

COME MALARIA

Rotola dall’oblio
a scarmigliare il sogno
pesante come un’ombra,
un bubbone sul cuore
gonfio della promessa
minacciosa di peste,
gl’occhifiamma del ringhio
che azzanna le caviglie
lungo il vicolo cieco,
il pudore dell’intimo
lividato dal legno
di una vita carogna.

Poi il gallo e l’allodola
risvegliano la tortora
e il sole ha il tuo respiro.

*

LIBERA

Dov’è finito l’eroe
Crocerossina,
ma quali soldatini
se sono solo tue le bende
e gli addii alle armi;
cos’è rimasto da salvare
nel precario equilibrio
sopra i cocci della cucina,
come credere ancora
a lacrime affèttate
di un altro pentimento,
che inaugurano puntualmente
i lividi verdastri,
non farti intrappolare
fra mobili di casa
e carezze di spigoli.
Lévati a porre una barriera
a immeritati affetti,
un argine di dignità:
stando sola, la notte fredda
non è certo più brutta
del tepore sudato
di un letto sottomesso.

*

Amore mio
quanto mi pare insufficiente
il dire, amore mio
in questo spazio in cui mi perdo
nel tempo largo in cui mi disgrego
eppure ancora qui aggrappato
a quelle bandiere, sfrangiate
da fiere frementi di maggio,
incontro ora al poco vento.
Pure sarebbe facile partire,
poche cose sono rimaste
ancor meno che ne valga portare;
sempre tanto lontana sei stata
che l’attesa s’è confusa con la vita:
alle spalle un deserto di croci
come fosse il passato, e il futuro
un deserto di sassi infecondi.
E dunque in questo adesso effimero
cos’è che rende tanto necessario
quel dire, amore mio
ch’è pure tanto insufficiente
come non rende il raccontare
qualcosa che ci torna dell’infanzia,
la cosa che ti riempie il cuore
ma che non riempie le valige,
cos’è che vale di quel sogno flebile.
“per uno che torna e ti porta una rosa
mille si sono scordati di te ”

*

PAROLA MIA

Dal pensiero editorio
alzami amore
al desiderio vero
della carezza
alla frase sconnessa
che tocca il petto
alla parola elévami
che non si chiude
in un significato
che non richiede
di sé una spiegazione
e poi accendimi
nella parola pura
ch’è sentimento
oltre la comprensione
brillami amore
nella parola ultima
per cui il cuore
pulsi oltre la vita
gettami infine
dentro la combustione
eterna e nuova
della parola unica,
come nel buio
il grido della luce.

*

PUBBLICAZIONI di Francesco Mandrino

Libri

I BORDI DELLA NOTTE
CONTA IL SAMBUCO ALL’ALCHECHENGI
LA CADUTA DI MILANO
NEL VINO NEL FUMO E NELLE CANZONI
M’INNAMORAI LO RICONOSCO
LETTERE DAL SOGNO

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MITI
LA PAROLA TRAPASSA
4 STAGIONI
GEOMETICA
ESTETICA DEL RIGORE


FRANCESCO MANDRINO è nato nel 1948 Dal 1963 vive a Milano. Verso la fine degli anni ‘960 comincia a scrivere poesie e racconti. Nel 1983 si trasferisce nella provincia Modenese, dove prende contatto con gruppi e circoli partecipando a varie iniziative. Nel 1988 è tra gli organizzatori del ciclo di conferenze “Dalla Scapigliatura al Futurismo”. Negli anni successivi partecipa a diverse manifestazioni ed a premi di poesia ottenendone riconoscimenti. Collabora a riviste letterarie, diffonde i suoi versi in plaquettes e altre forme di agile distribuzione e pubblica i primi libri di poesia. Partecipa a varie letture pubbliche ed a spettacoli di poesia. Costituisce MMA Multimediarte. Nel 1994 viene invitato a leggere a Galassia Gutemberg, salone del libro di Napoli, e l’anno successivo a Genovantacinque. Nel 1996 è a Ferrara, Spazio Zanolini per l’Arte. E’ presente in varie antologie anche verbovisuali. Con MMA organizza “Visibilità del testo”, a Firenze. Dal 1999, presso la sede di MMA, tiene serate di Officina della Poesia. Nel 2000 istituisce “Esercizio di Lettura”. Viene invitato alla 49° Biennale di Venezia 2001, all’interno del progetto “Bunker Poetico”, tiene incontri con gli alunni delle scuole medie e superiori. Nel 2002 è invitato a partecipare con un’opera di poesia visiva alla fondazione del Museo della Mail Art della Città de L’Aquila e nel 2003 al Museo d’Arte Moderna di Senigallia. Alcuni suoi testi vengono letti al Teatro dell’Arte di Milano nell’ambito della giornata mondiale della poesia promossa dall’UNESCO. Nel 2007 pubblica Lettere da Citera, con diverse opere di Marcello Diotallevi. Nel 2008 viene invitato a Madrid dal Centro de Arte Moderno per presentare la performance Spectacular Charities Business, e per tenere una conferenza sul collegamento fra poesia e performance al Centro di Cultura Italiana di Madrid, viene richiesta una sua opera verbovisuale per il costituendo Museo Italiano di Mail Art di Cosenza.

e la vita è un’altra cosa

Il naso del musicista
irraggiungibile, mai lasciato al caso.
Fugge e lascia nell’aria un fremito scaltro
specie alle signore.

Le sue origini piantano nella noia
e in aggettivi senza frontiera,
dove nemmeno eserciti bene armati
darebbero battaglia.

Perché non c’è nulla da conquistare,
non c’è causa, non ci sono pozzi
c’è solo terra senza dei
piena di sassi e sole cattivo.

Nessun applauso potrà coprire
l’antipatia di poeti inabili e inadatti,
sempre in cerca di un premuroso re
pronto a proteggerne il niente attorno.

Le parole daranno più soddisfazione
senz’altro ai venditori, io fumo
per allontanare tutte le cose piatte
troppo facili da percorrere
per essere vere.

Le proroghe non danno scampo:
dai telefoni spenti nessuna melodia
oltre un principio di chiusura forte
dentro una follia da quadrilatero.

Così rimaneggiato il musicista
si produce in un solo di sax,
non è politicamente corretto dire
della sala buia piena di fumo,
che il sudore ha la meglio sullo scuro.

La vita è un’altra cosa.

*

letture amArgine: In qualche Betlemme inediti di Adeodato Piazza Nicolai

Concludiamo degnamente il periodo delle festività natalizie e di capodanno con brani inediti di Adeodato Piazza Nicolai, vero poeta, particolarmente gradito su queste pagine. Una poesia scevra da vincoli, libera e sempre pronta a imprevedibili colpi d’ala…

IN QUALCHE BETLEMME

Dall’alba al tramonto e tutta la notte
angeli ultramoderni piangono/cantano
disincarnati. Con cuore angosciato
guardo la monnaluna sospesa impiccata
nella sua culla notturna. Singhiozzano note
d’amore da cuori stranieri le sinfonie delle stelle
e nella stalla di qualche Betlemme il Redentore
rinasce
ogni giorno per illuminare i cuori randagi.
Asini ragliano, lupi affamati sull’Aspromonte
azzannano pecore capre galline. Farà paura
a qualche bambina se parte un colpo
dalla lupara. Che colpa hanno se hanno fame?
Alla gente di questo ferito/piangente paese
auguro il Buon Natale e Dolce Capodanno.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 12 dicembre, ore 7:05

Versione ladina:

TE CALCHE BETLEMME

Dala bonora a tramontana e duta la nuote
i angeli ultramoderne piande e cianta
desencantàde. Col cuor pien de l’angoscia
vardo la monnaluna sospesa npicada
te la soa cuna de nuote. Singhiotha le note
d’amor da bocie straniere le sinfonie dele stele
e te la stàla de calche Betlemme l Redentor
nasse de nuou
ogni dornada par vèrde l cuor malvagio.
Asine raia, lupe nfamade su l’Aspromonte
morde le ciaure le fede le pite. Farà paura
a calche tosata se parte n colpo
de la lupara. Che colpa ài se i patìse de fame?
Ala dente de chesto paese feriu che piande
Auguri de Bon Nadal e Bel Capo d’An.
MERRY CHRISTMAS and HAPPY NEW YEAR …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Traduthion da l’italian de “In qualche Betlemme”

*

Is truth true beauty?

Keats, poeta inglese, ha scritto:
il vero è bello, il bello è vero…
tautologismo universale
oppure come un diamante
di varie misure e/o splendore?
Narciso era bello almeno nel
mito…?
Il bello cambia col tempo
e la Storia,

è codificato dalla memoria nel
nostro cervello? Il fenicottero
sa della bellezza del suo volo?
Bellezza, sinfonia mozartiana:

varia
da compositore a direttore, forse
cambia da violinista a jazzista
e pianista se suona la nota intonata
stonata?
è simmetria o idolatria, un accidente
voluto: il viso disarmante che varia
da cultura a cultura decodificante
una natura selvaggia? Geometria
il cerchio pefetto anche quand’è
quadrato? Tutto matematico dove
una rosa sempre sembra una rosa
anche se cambia la forma il colore?

Al giorno d’oggi è banale il bello?
probabilmente dipende
dall’occhio dell’osservatore.
Il bello vale anche se impuro sembra
dirci l’artista moderno. L’equazione di
Fibonacci spiega spirali nella conciglia,
le facettature d’un fiocco di neve?

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 13 dicembre, ore 5:04

NOTA:
Ode on a Grecian Urn/ “Ode sopra un’urna greca”. John Keats scrisse: Beauty is truth, truth beauty / il bello è il vero
il vero, bello” (NdA)

*

INVERNO PATAVINO 2017

Sei corvi sulla punta dell’abete
cielo striato di rosso-grigio,
due betulle mutilate, rami
maciullati come moncherini.
Un noce spoglio di fianco alla casa,
aspetta la neve che tarda
a fioccare. Aria fredda pungente
sotto lo zero; incappucciate
bambine saltellano gioiosamente.
Anche quest’anno
l’inverno bussa alle porte graffia finestre
s’appiglia ai balconi. Penso alle cupole
del Santo: invocano raggi del sole;
nella Basilica voci ambrosiane natalizie,
sguardi innocenti appesi al presepio.
Fuori, barboni vicino ai portoni
soffrono con le mani ghiacciate.
La gente passa, abbassa la testa,
se ne va, cieca, senza parlare …
Dov’è nascosto il Natale? Sceso
dalle montagne dove, bambino, ogni
dicembre creavo presepi con muschio
bacche, rami d’abete larice e pino: sono
sepolchri sepolti sotto le nevi del tempo.

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 23 dicembre, ore 12:54

*


verrà l’insolita notte

che spesso
propone consigli balordi
insieme a conigli ormai
spelacchiati e scodellati

manderà cani arrabbiati
gatti ammantati e senza memoria
poiane spaesate poiché senza pelle

sogni infecondi infatti balordi
incubi insani
messaggi/massaggi criptati

qualche allunaggio spietato
salsicce infette da scabbia
cervi scornati
scoiattoli volanti inesistenti

fantasmi annodati ma lungimiranti
parole fiabesche scabre lontane
da ogni reame di fate morgane
montagne innevate dal fango
e senza boschi

lune già morte da tanto tempo
inascoltate preghiere
speranze ammainate con stelle spente
nei buchi neri
stalle a Betlemme senza bambini

sentieri al posto di comici avvalli
fogli-di figli spartani spariti, voglie-
foglie schiacciate dal ghiaccio e valanghe

innocue sostanze al posto
di certe pietanze che sfamano
bocche innocenti

volgari minacce con schiaccia-noci
senza ragione. Siamo in prigione
oppure all’inferno? Ecco l’inverno
che incanta la mia nostalgia …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
*
Corvo sul tetto

canta la vecchia
storia sepolta
sotto il tuo becco,
se non ti capisco
ti ascolto come vagito
del bimbo appena
uscito dal grembo
di mamma.
Non fa più paura
la tua saggezza,
dammi
una noce che possa
spartire ….

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai

Portogalli (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Sono qui e mi è venuta sete,
l’inverno è una follia a freddo,
la pioggia di marzo aspetta curiosa,
il gatto guarda fuori,
ma nessuno è fuori di sé.
Tutti sembrano per ora rinsaviti.

Nessuno ha avuto vita tanto dura
quanto la mia:
camminata senza gambe,
mangiata senza portogalli.
Tutti oggi sono rinsaviti, ma
chi mi darà l’acqua per bere?

*

Portugals

Here I am so very thirsty,
winter is a frigid folly,
spring rain curiously waits,
the cat looks outside,
but no one is out of his head.
Everyone seems to be fine.

Nobody had a life so hard
as myself:
I walked without legs,
eating no portugals.
Today each one is sane, but
who will give me a drink of water?

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Portogalli by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

*****

letture amArgine: una poesia di Daman


Potenza di WordPress, hai il mondo in tasca. Questo consente di incontrare e raggiungere autori in tutto il mondo. Questo è un brano di Daman, una giovane indiana, di cui propongo un testo con mia traduzione in italiano.

Power of WordPress, you have the world in your pocket. This allows you to meet and reach authors all over the world. This is a piece by Daman, a young Indian, of which I propose a text with my Italian translation.

I AM TIRED

I am tired,
Of being an explanation,
For once,
Let me be a description.
I am tired,
Of being a sun,
For once,
Let me be a sunshine.
I am tired,
Of fearing falling,
For once,
Let me be the wings,
And let me make a fly.
I am tired,
Of being futuristic,
For once,
Let me be realistic.
I am tired,
Of being a teenager,
For once let me be a child again.
I am tired,
Of being an overwritten paper,
For once,
Let me be a blank page
I am tired,
Of being detailed exaggeration,
Of beauty,
For once,
Let me be the real beauty.
I am tired,
Of aiming your soul,
For once,
Let me aim your heart.
I am tired,
Of being storm,
For once,
Let me be torrential rain.
I am tired,
Of being lost,
Lost in the books of emotions,
For once,
Let me find me myself.
I am tired,
Of being a probability,
For once,
Let me be a certainty.
I am tired,
Of being a nightmare,
For once let me be a dream.
I am tired,
Of being a blogger,
For once,
Let me being a blog.
I am tired
Of bidding adieu,
For once,
Let me wave a hello.
I am tired,
Of being alive,
For once,
Let me live a life.
I am tired,
Tired of,
being what I am not,
For once,
Let me be,
Who I am.
Who I am.

*

SONO STANCA

Sono stanca
Di essere una spiegazione,
Per una volta
Lasciatemi essere una descrizione

Sono stanca
Di essere un sole,
Per una volta
Lasciatemi essere un raggio di sole.

Sono stanca
Di aver paura di cadere,
Per una volta
Lasciatemi essere ali,
E lasciatemi volare.

Sono stanca
Di dover pensare sempre al futuro,
Per una volta
Lasciatemi essere realistica.

Sono stanca
Di essere adolescente,
Per una volta
lasciatemi essere di nuovo bambina.

Sono stanca
Di essere un documento sovrascritto,
Per una volta
Lasciatemi essere una pagina vuota

Sono stanca
Di essere un’esagerazione dettagliata
Di bellezza,
Per una volta
Lasciatemi essere la vera bellezza.

Sono stanca
Di osservarti l’anima,
Per una volta
Lasciami puntare il tuo cuore.

Sono stanca
Di essere tempesta,
Per una volta
Lasciteami essere pioggia torrenziale.

Sono stanca di perdermi
nei libri delle emozioni,
Per una volta
Fatemi trovare me stessa.

Sono stanca
Di essere una probabilità,
Per una volta
Lasciatemi essere una certezza.

Sono stanca
Di essere un incubo,
Per una volta
lasciteami essere un sogno.

Sono stanca
Di essere una blogger,
Per una volta
Lasciatemi essere un blog.

Sono stanca degli addii
Per una volta
Fatemi un saluto
Sono stanca
Di essere viva
Per una volta,
Lasciatemi vivere una vita.

Sono stanca,
stanca di
ma essendo ciò che non sono,
per una volta,
lasciatemi essere chi sono.
*

IL BLOG DI DAMAN:

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