letture amArgine: Ciao Ubaldo, con immutato affetto.

La memoria per i grandi come te si esercita senza il minimo sforzo. Non m’importa niente di “far vedere” che si era un po’ amici, m’importa di esserti stato affezionato e di avere ricevuto da te testi bellissimi. Ovunque tu sia adesso ti abbraccio forte.

I testi sono tratti da “Parti del discorso” 2010

Un dilagare di farfalle bianche
in supremo grado a rifrangere
il silenzio, e l’aria si raffina
nitida, innocente, splende la luna.
Ti accorgi che sei parte dell’evento,
ti chini a baciare il manto,
ci vivi dentro, beato.

No, non devi affrettarti.
Non è di un bianco neve,
non è soffice il sangue
dell’ultima stagione,
è di un nero inclemente,
miseramente ostile, indifferente

*

Lasciai valle colline compagni
alcuni destinati a compiere altrove
la propria avventura. Mai immaginavo
che sarei tornato io solo.
Il paese dorme ancora, qualche luce s’accende.
Da piccole fenditure figure note, impicciolite,
altre cancellate cominciano a rinsanguare la strade.
Anemia delle cose. Il fiume e’ seccato, il ponte crollato,
e fatico a riconoscere la mia casa
come se l’istrice, solerte scavatore,
non scovasse più la sua tana.

Da quando vivo in cattività i miei aculei
si sono modificati, spuntati,
Rispetto alla gente, al luogo, al tempo,
il disorientamento mi conduce, di volta in volta,
in un mondo apparente.
Qualche eco riaffiora così vengo riconosciuto,
si aprono vecchie ferite.
Uno mai visto prima, un demente, mi scorta al cimitero.
Lapidi strette le une alle altre, fiori anneriti, volti stanchi,
con alcuni eravamo cresciuti insieme.
Queste mura raggelano.
Alzo il bavero e lo sguardo oltre il filare dei cipressi.
Per capire ciò che realmente affiora
i pensieri sempre più incapaci
di significare il mondo.

Ma l’Oriente dov’è?

*

Prima che la mente mostri
i segni più umilianti del degrado, trovi
gli appigli più stravaganti per non decidere,
prima che la lingua bruci e penzoli
come un ragno, o un serpente, evento imminente,
prima di fermarsi, prima di essere altro,
piegherò la fronte all’inconfessato.
Quante volte mi sono premurato di difenderlo,
tenerlo per me, renderlo inaccessibile,
innumerevoli volte sono stato sul punto
di tradirlo, infrangerlo, violarlo, con sottile perfidia,
fardello troppo grande per un pover’uomo
che abita queste terre di fortezze crollanti
al semplice tocco delle dita.
Ma. nell’istante atteso, nel luogo meno oscuro
della memoria, nulla affiora. Solo il grigio sospeso,
ignote discordanze, segni indistinti, anteriori, innate inquietudini,
abitudini, nulla di serio. Assillo inesistente.

Lo sguardo inquisitorio della Luce
smaschera l’inconsistente mio Segreto.

*
(Pierrot)

A terra, la mia ombra, sul margine dove la farfalla
invaghita di fragranze rossigne non si posa.
Se almeno si adagiasse su di me vedrei che la sua bocca
non ad altro somiglia
che a un labello procace, assottiglia la spuma delle rose.
Mi accorgerei che ha quattro ali le une alle altre sovrapposte,
meno penosa sarebbe la sorte se mi donasse due delle sue ali,
per volare e attraverso i movimenti, comunicare, ridestare
sotto la veste sgualcita il corpo in cui mi nascondo,
sarebbe un’altra vita, un altro mondo desiderarla intera,
ma avrei bisogno di parole fatte carne…
E cosa c’è da imparare dal silenzio? Chi vuoi
che s’innamori più di me?

Isole

Ringrazio Francesco Marotta e la sua “dimora”

La dimora del tempo sospeso

Flavio Almerighi

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

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atto liquido di non ritorno

Nessuno potrà ricordare
le nostre intemperie:
il tempo si contrae
nel buio sottostante
dov’è affondato in silenzio.

Poesia è atto liquido
di non ritorno, l’acqua
fluido eccellente
non risale la sorgente
dalla foce.

Lo sanno bene i salmoni
prima di amare e poi morire
consumato il cuore.
Che ovunque fa rima
con amore, niente
è più perfetto. Inarrestabile.

Al centro di ogni occhio
sosta un novero di ricordi.
Nessuno è fuori luogo.
Colano a picco i predoni
nel momento del benvenuto.

*

ascolti amArgine: 19 di Paul Hardcastle

Il titolo del brano (datato 1985) si riferisce all’età media dei soldati americani che combatterono la guerra del Vietnam. Io, domani 21, ne faccio 59, giusto 40 in più.

In 1965, Vietnam seemed like
Just another foreign war
But it wasn’t, it was
Different in many ways

As so were those
Who did the fighting
In World War II
The average age of the
Combat soldier was twenty-six

In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
N-n-n-n-nineteen

The heaviest fighting
Of the past two weeks
Continued today twenty-five
Miles northwest of Saigon

I wasn’t really sure
What was going on

N-n-n-n-nineteen, nineteen
N-nineteen, nineteen

In Vietnam, the combat soldier
Typically served a twelve month tour of duty
But was exposed to hostile fire almost everyday

N-n-n-n-nineteen
N-n-n-n-nineteen

In Saigon, a US miltary spokesman
Said today, more than 720 troops
Were killed last week in
That sensitive border area
In all of South Vietnam
The enemy lost a total of
2,689 soldiers

All those who remember the war
They won’t forget what they’ve seen
Destruction of men in their prime
Whose average age was nineteen

D-d-d-d-d-destruction
D-d-d-d-d-destruction

According to a Veteran’s Administration study
Half of the Vietnam combat veterans suffer
From what psychiatrists call
Post-traumatic stress disorder
Many vets complain of alienation, rage, or guilt
Some succumb to suicidal thoughts
Eight to ten years after coming home
Almost eight-hundred-thousand men
Are still fighting the Vietnam War

None of them received
A hero’s welcome

S-s-s-s-s-Saigon
Nineteen, s-s-s-s-Saigon
N-n-n-n-n-nineteen

*

19

Nel 1965 il Vietnam sembrava solo un’altra guerra all’estero,
ma non lo era.
Fu diversa in molti modi, così come lo erano quelli che combattevano.
Nella Seconda Guerra Mondiale l’età media dei soldati era di 26 anni…
In Vietnam era di 19 anni.

(annunciatore televisivo)
Le sparatorie e i combattimenti delle scorse 2 settimane continuano ad oggi
25 miglia a ovest di Saigon
Non ero molto sicuro di ciò che stava accadendo (Voce di un veterano)

In Vietnam i soldati erano in servizio di leva per 12 mesi ma
erano esposti al fuoco ostile quasi ogni giorno

Centinaia di migliaia di veterani dei pesanti combattimenti in Vietnam furono arrestati
sin dal congedo
Non ci sono cifre precise riguardo a quanti di questi uomini siano stati incarcerati.
Ma uno studio della Veterans Administration conclude che più un Veterano
è stato esposti ai combattimenti più aumenterebbe la sua possibilità di essere arrestato
o condannato.

Questa è un’eredità della Guerra in Vietnam

(Ragazze che cantano)
Tutti quelli che ricordano la guerra
Non dimenticheranno ciò che hanno visto.
La strage di uomini nel fiore degli anni
la cui età media era di 19 anni
Strage
Strage
Guerra, guerra
Strage, strage, guerra, guerra
Strage, strage
Guerra guerra

Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli uomini tornarono a casa su navi per il trasporto delle truppe, ma
i Veterani del Vietnam tornavano a casa entro 48 dai combattimenti nella giungla
Forse la più drammatica differenza tra la Seconda Guerra Mondiale e il Vietnam
fu il ritorno a casa….nessuno di loro ricevette un benvenuto da eroe
Nessuno di loro ricevette un benevenuto da eroe, nessuno di loro, nessuno di loro
Nessuno di loro, nessuno di loro, nessuno di loro

Secondo uno studio della Veteran Administration
La metà dei veterani che hanno combattuto in Vietnam hanno sofferto di quello che gli Psichiatri chiamano
Disturbo da Stress Post Traumatico
Molti veterani lamentano alienazione, rabbia o colpa
Alcuni soccombono a intenzioni suicide
Dagli 8 ai 10 anni dopo il ritorno a casa quasi 800.000 uomini stanno ancora combattendo la guerra in Vietnam.

(Voce di un soldato)
Quando ritornammo tutto era diverso. Tutti volevano sapere
“Cosa è successo a quei ragazzi laggiù?
Deve esserci qualcosa di sbagliato da qualche parte
Abbiamo fatto quello che dovevamo fare
Deve esserci qualcosa di sbagliato da qualche parte
La gente voleva che ci vergognassimo di ciò che ci aveva fatto diventare
Papà non aveva idea di ciò per cuì era andato a combattere e di ciò per cui combatte tuttora
Tutto ciò che vogliamo è tornare a casa
Per cosa lo abbiamo fatto?
Tutto ciò che vogliamo è tornare a casa
Ne valeva la pena?

baci con la lingua

non che l’abitudine di osservare stelle
sia concreta o baci con la lingua
ma l’aureola del dito è necessaria
a designare santità

cadono sventate foglie dal futuro
dopo l’incubo di agosto, orrore, siccità,
mentre i piccioli già vissuti, a gennaio
ancora tutti li vedono virili.

Le rose femmine cacciano profumi,
i loro annunci inopportuni
a parlare amabili del tempo a un calicante
sempre in cerca di facili emozioni.

E’ tutto un ozio la cantera occidentale,
i pochi buttafuori stanno dentro
coi telefoni all’occhiello, evitando
entrate e l’esotismo di nuove malattie.

Ascende nuova sacralità da mura vecchie
sbriccolate, sgraziate e ricresciute
diventano fenomeno di massa,
tu ora sì, sarai una vera prora.

*

ascolti amArgine: Genesis di Jorma Kaukonen

Ex e fondatore di Jefferson Airplane e Hot Tuna, Jorma kaukonen conobbe il suo più grande successo con questa canzone d’amore uscita su Quah!, il suo album solista del 1973. E’ una delle mie canzoni della vita.

GENESIS

Time has come for us to pause
And think of livin’ as it was
Into the future we must cross, must cross
I’d like to go with you
I’d like to go with you

You say I’m harder than a wall
A marble shaft about to fall
I love you dearer than them all
Them all, so let me stay with you
So let me stay with you

And as we walked into the day
Skies of blue had turned to gray
I might have not been clear to say, to say
I never looked away
I never looked away

And though I’m feelin’ you inside
My life is rollin’ with the tide
I’d like to see it be an open ride
Along with you, goin’ along with you

The time we borrowed from ourselves
Can’t stay within a vaulted well
And livin’ turns into a lender’s will
So let me come with you
And let me come with you

And when we came out into view
And there I found myself with you
When breathin’ felt like somethin’ new, new
Along with you, goin’ along with you

*
GENESI

E’ venuto il momento di fare una sosta
e pensare alla vita come era un tempo,
dobbiamo attraversare il futuro
e io vorrei andarci assieme a te

che dici che sono duro come la pietra
un obelisco di marmo pronto a cadere:
io ti amo più sinceramente di tutti quanti
e quindi lasciami restare con te.

E non appena siamo entrati nel giorno
i cieli da blu sono diventati grigi
forse non ho parlato chiaro
ma non ho mai distolto lo sguardo.

E sebbene ti senta dentro me
la mia vita è portata via dalla marea
vorrei vederla come una libera cavalcata
in sintonia con te.

Il tempo che abbiamo preso in prestito
non può star chiuso dentro un pozzo,
la vita diventa un desiderio in affitto
quindi lasciami venire via con te.

E quando uscimmo alla vista
e laggiù mi ritrovai con te
sentiI il respiro come qualcosa di nuovo
in sintonia con te.

in rosso

Gennaio è già dopo mezzanotte,
riposti i finimenti, scaricate le armi,
sepolte le vittime.

Qualcuno lamenta e promette gioie
da fine legislatura: ricordi tutte
le vecchie cose già viste assieme?

L’evo non si scuote di dosso,
non rotola nel gorgo di una fogna.
Bilanci e baci tutti chiusi.

L’aria è dura, bagnata.
L’uomo bianco insegue.

Abbiano bei modi invernali
i cani sciolti e il picco d’influenza,
l’amore beneaugurato, il saldo in rosso,
tanto che qualcuno
si penserà ancora comunista.

*

Non sconfiggeremo la morte (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Non sconfiggeremo la morte.
Accenderemo una sigaretta,
apriremo una bottiglia quello sì.
Parlando emerge di noi l’infinito,
avere o essere non cambia molto,
i condizionali si moltiplicano.

Non si sa dove sia il posto giusto:
Hemingway sbronzo sul Brenta
fin dal mattino,
imbottiti io e lui ci si intendeva;
la buona scrittura
non spiega ogni cosa.

La distanza è sempre la stessa,
limitarla non spinge oltre.
Troppo presto per un verso
che non arriverà

*

WE WON’T DEFEAT DEATH

we won’t defeat death.
We’ll light up a sigarette
untap a bottle, of course.
Talking together the infinite comes up
to be or to have, nothing much changes,
conditionals are multiplicated.

No one knows where is the right place:
Hemingway drunk on the Brenta
unti the morning,
meaning both of us drunk to the gills;
good writing
doesn’t explain everything.

Distance is always the same,
shortening it takes us nowhere.
It is too soon
for a verse that does not arrive.

© 2018 English translation byn Adeodato Piazza Nicolai of the poem Non sconfiggeremo la morte
by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Intervista di Rosa Pierno e due pezzi da Isole

Ringrazio Rosa Pierno per l’intervista e per la pubblicazione, che trovate qui
http://rosapierno.blogspot.it/2018/01/due-poesie-inedite-di-flavio-almerighi.html

Due poesie inedite di Flavio Almerighi tratte dalla raccolta “Isole”

il Crepuscolo Degli Dei

il Crepuscolo degli Dei
cadde sulla platea fredda
di barbe mal fatte
con l’ultima camicia buona
prima dell’apocalisse
nell’imminente crollo
dell’incrollabile fede
nella Vittoria Finale
gli sguardi persi all’idea
di un fuoco cui lasciare
uniforme e tessera del partito
mentre Wagner drammeggia
il crepuscolo in atto
le donne fingono indifferenza
col nemico alle porte
carni finite e cuori smarriti
senza più petto
*
tutto compiuto, firmata la resa
un brindisi nelle sconnessioni
dell’ultimo bistrot
nei pochi perimetri rimasti
solo posti in piedi
ai vinti.
Bene necessario è l’acqua,
l’acqua è pace,
la pace è silenzio
sulle rovine di Sodoma e Berlino

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

(Poesie inedite tratte da “Isole”)

Domande:

R.P.: Nelle poesie inedite tratte dalla raccolta “Isole”, rispetto alla tua prova precedente “Caleranno i vandali”, noto un tono di voce più pacato, eppur non meno persistente e appassionato, che fa pensare a una ritrosia, a una sorta di risparmio energetico, anche se non emotivo.

F. A.: Ho inteso andare oltre la rabbia pura di “Caleranno i Vandali” e ancor prima a quella più rovente di “Procellaria”. E’ chiaro che ogni autore vive la propria ispirazione per attimi. Certamente questo è un momento più tranquillo, per cui ho pensato a una sorta di riflessione, a un libro forte sotto tutti gli aspetti, partendo proprio da quello che il cosidetto “secolo breve”, il tanto vituperato Novecento, ha indicato ma non ha insegnato. O meglio, da questa umanità che sembra indifferente a ogni lezione della storia. Ad Auschwitz hanno fatto seguito i Killing Fields, il disastro della foresta pluviale, lo sterminio per fame di intere popolazioni. A Varsavia ha fatto seguito Aleppo. No, non abbiamo imparato nulla. All’ideologia si è sostituito il contante. Così come una rabbia eccessiva rischia di arruffare il discorso, per cui sì, pacatezza, ma nessuna rinuncia. D’altra parte credo di saper scrivere anche pezzi d’amore o più intimisti. Voglio aggiungere un’ultima semplice considerazione. Il mio marchio in fronte è quello di “poeta antilirico e civile” non mi sento niente di tutto quanto questi tre termini vogliano significare quando vengono associati al mio nome. Il tintinnio lasciamolo ai bravi poeti.

R.P.: Personaggi identificati esclusivamente da un ruolo si aggirano tra le quinte periferiche di una città, seguiti da un tuo sguardo solidale. Tra i tuoi temi continuano ad esserci questioni sociali e politiche.

F.A.: Sarà retaggio di una quindicina di anni di impegno politico attivo e al servizio degli altri. Impegno di cui mi pento pubblicamente, perché il suo prodotto finito è stato molto diverso dai propositi che lo avevano mosso. Resto convinto che un autore non possa esimersi dall’alzare la propria voce su ciò che vede. Chi va oltre senza guardare, ha chiuso con la verità. Vedo troppe cose storte per potermi permettere di stare zitto e farmi gli affari miei.

R.P.: La storia, invece, sembra essere presente per la prima volta, e in maniera consistente. Quale tipo di considerazioni intorno a questo oggetto culturale?

F.A.: Sono appassionato da sempre di letture storiche. Un’intera sezione del libro è dedicata al Novecento, specialmente per quel periodo che va dal 1914 al 1989, settantacinque anni che hanno cambiato ogni cosa. Il XXI Secolo in realtà è iniziato a partire dal 1990, quando sembrò che l’informatica e la “vittoria” sul comunismo fossero la panacea per qualsiasi male e per qualsiasi problema. La deriva si protrae da allora a oggi e durerà ancora molto a lungo. L’umanità sembra non voler più reagire a un turbo capitalismo che sta facendo più vittime del colonialismo, del nazifascismo e del comunismo messi assieme.

R.P.: La tua raccolta inedita “Isole” non descrive esclusivamente l’isolamento degli esseri ai margini della società, ma anche un modo d’essere dell’intellettuale, che ha compreso che la resistenza è una strategia.

F.A. La resistenza è una tattica non una strategia, e porta da nessuna parte. Non basta resistere, bisogna saper reagire. Saper reagire significa mettersi insieme, socializzare i bisogni e dar loro una risposta che sia giusta e laica per tutti, e non alludo solo alle vicende interne di singoli stati. Nel mondo delle lettere assisto alle vicende di tanti patetici personaggi che fingono di resistere al non buon andazzo generale (uso perifrasi per evitare un linguaggio più colorito), alle tante piccole camarille che vogliono gestire pezzetti di potere, ai leccapiedi: salvo crearsi i propri. Funziona così: se mi sarai amico sei di sicuro anche un gran poeta, un gran letterato. Altrimenti non hai alcun valore, non esisti proprio.

R.P. Che cosa rappresentano per te le isole?

F.A. Acqua e solitudine. E’ quello che molti stanno diventando, presi tutti da vicende personali, gli altri sono il “resto dell’umanità” senza volto e senza nome. Come scrisse Paolo Conte “Si nasce e si muore soli. Certo in mezzo c’è un bel traffico”