letture amArgine: Memoria, inediti di Luigina Bigon, Adeodato Piazza Nicolai, Giovanni Sato, Lucia Gaddo Zanovello

Questo post è bellissimo, gli autori hanno spontaneamente messo a disposizione i loro testi per indicare che Memoria non è formalità e retorica, ma è diritto e dovere. Ringrazio quindi Adeodato Piazza Nicolai, Lucia Gaddo Zanovello, Giovanni Sato e Luigina Bigon. Non era mai accaduto che poeti mettessero a disposizione del blog, così generosamente, alcuni loro lavori. Li corredo con la foto di un sasso trovato per caso a Dachau nell’estate 2016, non so se lavorato intenzionalmente o dovuto a rimbalzi e intemperie, ma a mio avviso però mostra il bene e il male che è in ogni persona. Grazie

I FIORI DI AUSCHWITZ di Adeodato Piazza Nicolai

Affaticati spuntano ancora
i fiori di Auschwitz,
troppe ceneri
sulle quelle lande polacche
ingrassate dalle morti
di tanti sotterrati.
Sorelle, fratelli venite
di nuovo
in questo mondo impazzito
da tenebre, pogrom
gulag e guerre, femminicidi
emigrazioni infinite/sfinite
Questa
non è poesia ma l’urlo
di chi
più non crede nell’uomo.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai

*
THE FLOWERS OF AUSCHWITZ

Exhausted, again blossom
the flowers of Auschwitz
too many ashes
in these Polack fields
made fertile by death.
of so many buried bodies.
Come again
you sisters & brothers
in this crazy world
of darkness, of pogroms,
of gulags & wars, of femminicides
of tired, endless migrations.
This isn’t a poem but the howl
of one
who cannot
any longer believe in man.

© 2018, English translation of the poem I FIORI DI AUSCHWITZ
by the author. All Rights Reserved.

*
CAMPI DELLA MEMORIA di Adeodato Piazza Nicolai

1.
Li chiamavano campi di accoglienza.
Possibile cancellare dalla mente, dal corpo
manganellate soprusi scosse elettriche
sete fame, ovunque pulci scarafaggi: il male
assoluto, la soluzione finale? Morire, ecco
l’unica fine per diseredati, ammalati
alienati da leggi nazi-fasciste! Scappare era,
sempre, l’unica risposta. Braccati assediati
da can-lupi e soldati. Zingari, Ebrei, omosessuali;
i non-ariani trattati peggio di tutte le bestie:
gli inutili alimentano forni, gli altri a massacranti
lavori. Bambini, specialmente gemelli, nelle grinfie
del pazzo dottor Mengele… Maledette le S.S.
senza onore, senza coscienza. Vigliacchi crudeli.
La Storia per cosa conta? Chi la racconta?
Urlano ancor i negazionisti, i neofascisti. Casa Pound
perché esiste chi e che cosa nasconde?

2.
Heil Hitler.In Germania, chi ascoltava i Rabbini?
Evviva Mussolini. Chi ha ucciso Nello e Carlo Rosselli,
imprigionato Antonio Gramsci, martoriato esiliato
e poi ucciso migliaia di dissidenti? Quanti milioni
gassati e poi sepolti nei lager di concentramento?
Evviva voi muti-ciech-sordi: voi menefreghisti che ancora
negata la Shoàh– Buchenwald, Mathausen Auschwitz.
Alla riscossa voi lestofanti, leccaculisti, arrivisti fascisti
e popolo bue. Volevate colonie: Abissinia Somalia Eritrea
tutte italiane Meglio essere ultimi che derisi dalle grandi
pre-potenze d’Europa. O deficienti, illusi. Soldati con carri
armati di latta, mitragliatrici inceppate, vecchi fucili

voi ubbidienti, imbambolati poi immolati per nulla.
Sconfitti, tornerete a casa con un pugno di mosche. Cosa
insegna e racconta la solita Storia? Credo un bel niente …

© Adeodato Piazza Nicolai

*

DALLA CORNICE di Lucia Gaddo Zanovello

Avrei voluto
che questo sole ci scaldasse il cuore insieme
invece picchia, secco sasso, nel ricordo
e l’incantato albore dei giorni trascorre lontano
dalle nostre pallide mense
abitate dalla tua ombra chiusa in una foto,
oracolo velato di baci mai posati.

Ci furono compagni arbitrio oscuro e il male
e il destino nostro reciso rovina
nella miseria amara dell’arroganza
nell’empia indifferenza di chi vede
i nostri passi stenti di passero nero
affondare offesi nel fango
gravi di ingiurie.

Non ai confini ora, ma tra i fratelli
perdurano protervi giorni
e consumano gelidi la fiamma che è data
fra la candida neve della vana speranza.

Ma tu abbi luce anche per noi, amore,
e guardaci da questa nuvola bianca
che sfila alta nel cielo
guardami, nel luogo che volesti per noi,
libero e puro
e inventami, che tra i vivi vive
l’anima mia
che ti appartiene.

©Lucia Gaddo Zanovello

Dalla cornice è la poesia scritta per il nonno Attilio, morto di stenti e di consunzione a soli 49 anni, nel novembre del ’44, in Campo di prigionia ad Hammerstein e stampata nel libretto ricordo a lui dedicato Buona parte del giorno.
*

Lasciami urlare! di Giovanni Sato

Ho toccato il ferro che ti ha portato:
ora non va per vie ferrate
e nel buio chiuso dal filo
non ci sono pianti
che cercano di uscire.

Lasciami urlare!

Non può
essere che domani
tutto svanisca nell’aria
e l’indifferente riso
torni così come niente
fosse mai stato.

E chi passa fotografa per gioco,
chi cammina distratto non si accorge.

Chi Sa fa vinta di nulla,
e di voi
che avete tremato nudi nel freddo,
voi che siete passati per la porta del non ritorno,
di voi rimane un profondo solco

che ci separa dal vostro paradiso.

©Giovanni Sato

*

GLI ORTI DELL’OLOCAUSTO di Luigina Bigon
Auschwitz

Angeli e demoni ad Auschwitz.
Dalle oscene ciminiere sale il rosso
delle ceneri, si consuma nell’aria
va ovunque sui campi sulle strade,
sulle case di campagna a profanare
gli orti dell’olocausto. Un silenzio
gravido come un mantello nero
chiude ogni bocca, spegne ogni mente
mentre giovani vecchi madri e bambini
muoiono nei forni crematoi.
Qui nei campi di sterminio
ci tengono alla pulizia:
niente cappelli lunghi per i pidocchi,
niente vesti: ci devono lavare
disinfettare… Nella misera nudità
nascondiamo con le mani
il pudore dissacrato,
ma crediamo ancora. Il respiro
ci addormenta lentamente, persi
per sempre in un lager senza fine.

©Luigina Bigon
28 GENNAIO 2018

*

ERO SOLO UN BAMBINO di Luigina Bigon

Ero solo un bambino
non dovevo morire,

non volevo morire.

Guardavo altri bambini
scheletriti, io risucchiato
non avevo più parole,
solo sguardi denutriti.

Dov’era mia madre,
dov’era!? Straziata,
sparita dentro una strada
nera. Mio padre …

mio padre insultato,
preso a calci, fucilato.

Non avevo più lacrime,
non avevo più cuore,

ero inzuppato d’orrore,
la mani fredde il viso
unto d’innocenza,
abbandonato nel covo
della morte.

Ero solo
un bambino che voleva
cambiare il mondo …

Sono diventato incenso
per gridare al mondo

non lasciarti perire.

Ero solo un bambino
non volevo morire,

non dovevo morire …

©Luigina Bigon

I WAS ONLY A CHILD

I was only a child
I should not have died.

did not want to die.

Looking at other children
skeletons, I wasted away
without any words,
my stares wasting way.

Where was my mother,
where was she? Destroyed,
vanished in some black
street. My father …

my father insulted,
kicked around, then killed.

I had no more tears,
I had no more heart,

I was soaked in fear,
cold hands, my face
dirty with innocence,
thrown into the teeth
of death.

I was only
a child who wanted
to change the world …

I only turned into incense
howling to the world …

do not let me perish.

I was only a child
not wanting to die,

I did not have to die …

© Luigina Bigon, English translation
by Adeodato Piazza Nicolai
*

*

*

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3 pensieri su “letture amArgine: Memoria, inediti di Luigina Bigon, Adeodato Piazza Nicolai, Giovanni Sato, Lucia Gaddo Zanovello

  1. Voi che vivete sicuri
    nelle vostre tiepide case,
    voi che trovate tornando a sera
    il cibo caldo e i visi amici:
    considerate se questo è un uomo,
    che lavora nel fango,
    che non conosce pace,
    che lotta per mezzo pane,
    che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna
    senza capelli e senza nome,
    senza più forza di ricordare,
    vuoti gli occhi e freddo il grembo
    come una rana d’inverno.
    Meditate che questo è stato:
    vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore,
    stando in casa andando per via,
    coricandovi alzandovi;
    ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    la malattia vi impedisca
    i vostri nati torcano il viso da voi.

    PRIMO LEVI 1947

  2. basterebbero queste parole per rispondere a quelli che in questi giorni dicono che il fascismo, a parte le leggi razziali, aveva fatto bene… “A parte”, come se quell’infamia fosse una sciocchezza di poco conto. La stupidità umana non avrò mai fine, finché regnerà l’ignoranza. Ben vengano allora queste poesie e queste immagini.Ogni volta.

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