finché morte non ci separi (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Solita apnea divisa
tra sole e pioggia mista a neve.
Fanno male le gambe
già fuori condizione e per nulla,
per nulla irrobustite dalla sosta.
Si avverte lo stridio di gabbiani
fuori sede, ma se non sbaglio,
su quei pennuti è già stato detto tutto:
frughino tranquilli tra immondizie
e speranze senza seguito
gettate in esca ai pesci.
Qualche giorno di percosse
riabituerà alle contrarietà del basto
finché morte non ci separi

*

until death doesn’t separate us

the usual apnea divided
between sun and rain mixed with snow.
The legs feel pain
already out of shape and not
not at all stenghthened by the pause.
Cryes of seagulls are heard
out of place but, if I don’t err,
all has been said about these birds:
let them placidly dig through the garbage
and hopes without future
thrown to trap fish.
A few days of scrabbling
will get them used again
to the contrariety of the deed
until death doesn’t separate us.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem finché morte non ci separi
by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Pubblicità

10 pensieri su “finché morte non ci separi (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

  1. Patrizia Erinia Dahren (da FB) 10 gennaio 23:35:55
    Mi sono fermata all’albatros di Baudelaire

    Signorina Pia (da FB) 10 gennaio 23:54:41
    Io a Livingstone. Carino. Molto anni ’90. Se mi ricapita per le mani lo rileggerò per vedere come sono cambiata! Subisco molto di più fascino delle aquile, delle anatre, dei gufi e degli aironi.

  2. Anna Polis (da FB)10 gennaio 22:08:12
    “Alone, alone, all, all alone,
    alone on the wide wide sea
    and never a saint took pity
    of my soul in agony”
    Preferisco l’albatros di Coleridge, e ciò che la sua uccisione scatena.
    Rettifico: nessun altro verso mi ha folgorato come questi.

    Perfezione assoluta, che sintetizza buona parte di tutta la poesia e moltissima prosa successiva.

    Soprattutto i versi che ogni adolescente, almeno per un attimo, ha sentito marchiati a fuoco nelle sue carni.

  3. Poesia splendida, intensissima, con una chiusa folgorante, nello stile almerighi. A dimostrazione che anche su un tema ipertrattato, i gabbiani, si possono continuare a scrivere versi originali e profondi. Anch’io amo i gabbiani, i cocài, in veneziano. Il loro volo alto, enignmatico, elegante e “naturale” all’apparenza mi sembra un simbolo del grande mistero. Bravissimo Flavio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.