fosse vero

E tu perché mi guardi?
Pensa al tuo osso
e non aver paura
dei coglioni coi botti,
la santa notte
passa in fretta, dormi.

Natale, fosse vero,
sarebbe tutte spine
più del pesce magro
cresciuto in Adriatico
ch’è sempre meno azzurro.

Godi la famiglia
quando ne hai una,
vai a una festa
quando c’è l’invito
e non aspettare domani
per due mutande nuove.

Natale, fosse vero,
non saresti qui,
e non diresti Buon Natale
dentro un’arca rovesciata
senza più giustizia.

letture amArgine: quattro poesie di Maria Allo

C’è nella poesia di Maria Allo molto suono, clangore di sensi e significati. Ognuno di questi porta a un luogo indefinito ma esistente, dentro l’autrice stessa. La sua Poesia, sì scriviamolo con la P maiuscola, è un mezzo per creare modi e strade per raggiungere questo luogo, così vicino e così lontano. Tutta la ricerca poetica di questa bravissima autrice, a mio modesto avviso, è la ricerca di quella persona con cui convive da sempre e che, da sempre, sta cercando di raggiungere. C’è molta bellezza in tutta questa determinazione. (Flavio Almerighi)

E’ accaduto.
Eri il confine furioso in volo
sulle fiamme dei miei seni
a tratti un colpo di luce pronto ad accecarmi.
Ora cigoli come pioggia di versi
sulla roccia incandescente
io doppia cenere di lava
come limo di bacche
nuda su pentagrammi in cerchio
cerco le parole per dirlo.
Il resto lo fa il temporale di Aprile
un essere voler essere che in te si intreccia
con cortecce prive di foglie
per mancanza di luce mai finita.
Ma tu sei in ogni cosa .
Nel silenzio che rischiara
come nebbia più nuda del mare
o nel sangue di un tralcio di vite che spiove
più oltre come fosse morire.
Conosci gli occhi della luna
e di tutti gli orizzonti quel fragore .
Da te ho appreso Il coraggio del resistere
ogni parola umana nella veglia.

*

Lasciami parlare del mare e dei suoi abissi
si fa luce nelle sue trasparenze
come i ricordi o ciò che manca
-vedi -resta questa gola insabbiata
un foro dentro il petto
con sterpaglie in tutte le stagioni.
Lasciami parlare della notte quando si raggruma
sulle tempie e sul tuo nome
allora mi rischiari e resti dentro questa carne
strappando l’ombra e la distanza che avvicina il cielo.
Lasciami il tuo coraggio arato sulle labbra
custodisce e abbraccia i confini del mare
come la memoria che resta e si trasmuta .

*

Non sai cosa vuol dire avere un dolore misurato
palpebre chiuse alla luce del mattino
a poco a poco abbandonata al tempo
per un lavoro che oggi ha solo spine.
Non sai cosa vuol dire sentirti straniera
sul ciglio di un cedro finché si radica il silenzio
con suoni distanti per la marea che sale
e tra le pietre ogni cosa accade.
Non sai che l’isola ha il sapore delle sorbe rosse
che mettono radici sulle ali del maestrale
e venano di crepe la fragranza della terra
senza bisogno di capire la distanza che divide
l’amore e la sua lingua antica nei dettagli indecifrabili
del mare.

*
Il mattino ha la grazia delle origini
su radici che esigono attenzione .
Lode ovunque
all’ansia pronunciata a bassa voce
nel più lieve dei gesti come il caffè con i colleghi
alla materia che non dissolve la memoria .
Giorno dopo giorno ci attendono
le regole del mondo
l’ombra scolpita sulle foglie
la forma nuova nella luce che si spande
il coraggio obliquo di chi non cede
la vita da proteggere in questo luogo
florilegio di suoni umani
da conservare così in cielo come in terra.

© Maria Allo


Maria Allo, poetessa e traduttrice, è laureata in Lettere classiche, insegna nei Licei . Si occupa di Islamistica e di Nuove professioni educative .Ha al suo attivo diverse pubblicazioni antologiche, quattro sillogi di poesia e “Talenti di donna “ ( Onirica edizioni), un progetto di Gloria Gaetano sull’identità femminile. Attraverso lo strumento del digitale, le sue frequentazioni poetiche, storico e letterarie, soprattutto quelle poetiche, si manifestano, a partire dal suo blog “nugae11”o nei siti in cui è ospitata.

senza più polvere

La persiana incisa di stagioni perde smalto,
mettila a coppi entrino umori e penombra
senza farsi sentire, la mano fa male

il fastidio di sole tarda a venire,
ma sa accarezzare fin dove arrivano
i tuoi capelli.

Il tempo è già passato, gira lo sguardo
non già per fare l’amore,
un mare di tempo solo per tramontare

incontra il profumo di fiori mai più visti
senza rumori di cantiere
senza più polvere.
****

ascolti am(A)rgine: The Paris Match – Style Council

Quando nel lontano 1983, estate per uomini veri, comprai dal mio pusher di vinile prediletto questa padella a 45 giri scritta da un Paul Weller appena uscito dai Jam, compresi pienamente cos’è un lento strappa mutanda: consapevolezza fondamentale per la crescita di un gentiluomo. Estate indimenticabile, calda quasi come quella del 2017 ma piena di gnocca. (Flavio Almerighi)

Empty hours
Spent combing the street
In daytime showers
They’ve become my beat;
As I walk from cafe to bar
I wish I knew where you are;
Because you’ve clouded my mind
And now I’m all out of time
Empty skies say try to forget
Better advice is to have no regrets;
As I tread the boulevard floor
Will I see you once more;
Because you’ve clouded my mind
‘Till then I’m biding my time

I’m only sad in a natural way
And I enjoy sometimes feeling this way
The gift you gave is desire
The match that started my fire

Empty nights with nothing to do
I sit and think, every thought is for you;
I get so restless and bored
So I go out once more;
I hate to feel so confined
I feel like I’m wasting my time

I’m only sad in a natural way
And I enjoy sometimes feeling this way
The gift you gave is desire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire

Ore vuote
Trascorse a bighellonare per strada
Nelle docce diurne
Sono diventate il ​​mio battito;
Mentre cammino da un caffè all’altro
Vorrei sapere dove sei;
Perché mi hai offuscato la mente
E sono fuori tempo
Cieli vuoti dicono di provare a dimenticare
Un consiglio migliore è quello di non avere rimpianti;
Mentre percorro il viale del boulevard
Ti vedrò ancora una volta;
Perché mi hai offuscato la mente
‘Fino ad allora sto aspettando il momento”

Sono solo e naturalmente triste
Mi diverte talvolta sentirmi così
Il tuo dono è il desiderio
Il fiammifero che ha dato il via al mio fuoco

Notti vuote con niente da fare
Mi siedo e penso, ogni pensiero è per te;
Sono così irrequieto e annoiato
Così esco ancora una volta;
Odio sentirmi confinato
Mi sento come se stessi perdendo il mio tempo

Sono triste naturalmente
E a volte mi diverte sentirmi così
Il regalo che mi hai dato è il desiderio
La scintilla che ha acceso il mio fuoco

(trad. Flavio Almerighi)

letture amArgine: un inedito di Aurea Bettini

La figura mitologica di Penelope giganteggia nei versi di Aurea, proponendo una figura femminile che, lasciata sola a lungo dall’eroe “il callido Ulisse” assente per vent’anni, a suo modo reagisce alla solitudine imposta, imponendo a sua volta il suo ordito, la sua trama, metaforicamente ma anche realmente. Il tempo e la tela si confondono, l’uno diventa l’altra, permettendo a Penelope (oltre che di impossessarsene) di allungare la lunga attesa del ritorno dello sposo e tenere a bada i predatori che si sono stabiliti nel suo palazzo. Tutt’altro che rassegnazione, ma saggezza di donna che reagisce e sopravvive all’avversità imponendo il suo ordito al tempo e al fato. (Flavio Almerighi)

La tela

Questa tela è
trama complicata
nell’ordito,
ragnatela di giorni
sgranati nell’attesa.

Com’è ora il tuo sorriso?
E le tue braccia
avvolgono altre
brame?

Fuga è
questa tela
che ha consunto
nei miei palmi
il divenire.
Ogni nodo
è stanco intreccio
ai grani di clessidra
dove il tempo
scorre privato
di misura.

Non è mia
la scelta di
questa solitudine:
avara, amara,

un baluginare
di stelle rattrappite.


Aurea Bettini è nata e tuttora vive a Brisighella (RA).
Dopo aver frequentato il liceo classico a Faenza, si è laureata in lettere classiche all’università di Bologna. Ha insegnato per un breve periodo, poi è stata impiegata presso il Comune di Brisighella come responsabile del settore cultura e servizi vari.
Nel 2006 ha pubblicato il suo primo libro di poesie dal titolo “ Oltre questo mare di silenzio”.
Nel mese di luglio 2013 è uscito, edito dalla casa editrice “ Il Ponte Vecchio”, una parziale raccolta di poesie, scritte tra il 2005 e il 2012, dal titolo “Il silenzio e la bruma” .
Nello stesso anno ha vinto il premio del pubblico al concorso “Brisighella Romantica” con la poesia “Vicoli”.
Nel 2015 è uscita una silloge di 15 testi nel volume “Libycos” edito da Aletti editore per la collana “ Parole in fuga”.

Antologie:
Poeti romagnoli d’oggi e Giovanni Boccaccio, Ponte Vecchio 2013
Il Federiciano 2014, Aletti editore
Tra antiche suggestioni, Tempo al Libro 2015
Verrà il mattino e avrà il tuo verso, Aletti 2015
Borgo Romantico, Tempo al Libro 2016

abili arruolati

Mai nati, senso irreale di sfiorato e disperso.

Disertati già bambini dall’altra generazione,
troppi, affamati: Domenico si è detto straniero in questa landa,
e ha vent’anni ormai da trenta.

Crepiamo tutti lentamente senza identificarci.
Non so se qualcuno creda ancora in dio comparsa onnipotente,
dopo essersi meravigliato di tanti volteggi controsole.

Voi siete nemmeno un nome, un’età,
la paura del buio. Negata anche quella.

Noi imparammo tutti a non dire:
alberi di noce sgusciati, castagne senza riccio,
abili arruolati al disinganno di questo paese.

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letture amArgine: un inedito di Raffaella Bettiol con traduzione di Adeodato Piazza Nicolai

La poesia di Raffaella Bettiol riflette sull’orrore di una strage stupida, gratuita, inutile come tutte le stragi. E’ importante che il poeta sappia guardare intorno e spingere il lettore alla riflessione, alla giusta reazione. (Flavio Almerighi)

La danza dei dervisci Strage di Sufi nel Sinai (24 novembre 2017)

Quali lucidi astri danzano
sugli accordi d’un’antica musica
il pensiero d’un altrove li avvolge
d’un cielo eternamente vero
luogo di preghiere che all’unisono ascendono
lì dove l’alba e il tramonto
s’incarnano in un unico principio
oltre l’inganno d’ogni vita reale.

Ma ovunque il tempo filtri la sabbia,
orrida mano, posa il male
e il sangue già simbolo di vita
liberamente scorre
immune da ogni colpa.

Dance of the Cervisces. Massacre of the Sufi in the Sinai (24 November 2017)

What brilliant stars dance
on the chords of an ancient music
a thought of the beyond envelops them
in a sky forever true
place of prayer which in unison ascends
where dawn and sunset
become incarnate in one only principle
beyond the falseness of every real life.

But wherever time filters the sand,
horrible hand, places evil
and blood already symbol of living
freely flowing
immune from all blame

© 2017 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem . “La danza dei dervisci Strage di Sufi nel Sinai (24 novembre 2017)” by Raffaella Bettiol. All Rights Reserved.