Basilicata amArgine:intervista a Mimì Burzo


Alcune domande a una lucana doc su un territorio, la Basilicata, che sembra la periferia di un’altra periferia. Ma, … l’Italia non dovrebbe essere una e indivisibile?

1) Storicamente la Basilicata è stata ed è, dall’unità d’Italia, terra periferica e di forte povertà. Sembra che dalla Basilicata tutti vogliano andarsene. Davvero questa regione è così priva di risorse economiche?
Non credo ci sia una sistematica volontà di abbandonare la propria terra. Credo si tratti piuttosto di fornirsi una occasione di vita. E’ una terra spopolata, in evidente fase di invecchiamento e l’economia, povera di per sè, mero supporto alla sopravvivenza, risente di grosse intrusioni che lungi dal rilanciarla l’affossano ulteriormente. Mancano le infrastrutture, i collegamenti pubblici, in molte zone ancora manca l’acqua di irrigazione; questo si abbatte su una popolazione autoreferenziale, preda dell’analfabetismo , e composta da un numero esiguo di giovani. Si investe poco nelle piccole aziende agricole o nelle piccole e medie realtà turistiche e manca una visione imprenditoriale che conti sul rischio d’impresa. Il ricatto occupazionale la fa da padrone e il tessuto sociale è sgretolato in micro realtà mancanti di un ordinamento cooperativo e competitivo.

2) In quale modo si potrebbero realmente qualificare l’economia lucana e il suo tessuto sociale?
Prioritariamente con una politica sana, che assicuri un radicale e innovativo piano di risanamento nell’agricoltura e nel turismo; un walfare mirato sui giovani con ulteriori incentivi per le giovani coppie e una università maggiormente sviluppata che non costringa agli esodi. Questo vorrebbe dire, in prima battuta investire nelle energie rinnovabili, salvaguardare il territorio ed incentivare le novità.

3) Quali benefici concreti all’ economia lucana ha portato la scoperta del petrolio nella regione?
Una tessera idrocarburi di circa un centinaio di euro pro-capite per fare benzina e una manciata di posti di lavoro. Numero poco o per nulla ufficiale ma abbastanza arbitrario. Per esempio, al 10.04.2016 il Manifesto riporta quanto segue: […] L’impianto della Total, dopo la perforazione di 6 degli 8 pozzi autorizzati, sta ad oggi impiegando (dato del febbraio 2016) meno di 2 mila unità, di cui 144 dipendenti diretti della compagnia (di cui solo 100 di origine locale) e poco più di 1.700 nelle aziende addette alla costruzione dell’impianto e delle infrastrutture di viabilità e di altra natura, di cui solo il 57% originario della Basilicata. Siamo, dunque, ben lontani dai 10 mila addetti dichiarati […] […] Sempre per restare ai dati del 2014, il 35% della forza lavoro dell’indotto aveva un contratto a termine (il 40% se si considera quella di origine locale) e più in generale la metà dei dipendenti (tra Eni e indotto) non era originario della Basilicata[…] […] Ciò non vuol dire che non sia stato creato lavoro, ma siamo significatamene al di sotto dei livelli indicati e con pochi benefici per la forza lavoro locale più scolarizzata (l’Eni impiega solo 60 laureati in Basilicata, di cui 30 di fuori regione)[…].

4) L’ultima volta in cui si è parlato di Basilicata è stato a proposito dello scandalo Tempa Rossa e delle successive dimissioni del ministro Guidi. Davvero in Basilicata sono anni che non succede nulla?
L’ultima volta in cui è si parlato di Basilicata è stato nelle ultime settimane e giorni, ma l’imperfezione della tua domanda conferma il distacco istituzionale e il conseguente silenzio mediatico. Prima di procedere, credo sia necessaria una piccola premessa.
L’inchiesta alla quale ti riferisci, riguarda la Total e il suo lavoro sul giacimento di petrolio chiamato Tempa Rossa sito nella Valle del Sauro. Alla Total (proprietaria in parte del noto giacimento) si aggiunge una più prestigiosa attività di trivellazione e estrazione on shore da parte di Eni, nel sito che contiene il più grosso giacimento di petrolio dell’Europa continentale.
Presso il Centro Oli Val D’Agri (COVA), avviene il trattamento dell’olio prodotto dai pozzi della Concessione “Val d’Agri”. Il petrolio estratto viene inviato alla raffineria Eni di Taranto, il gas immesso nella rete Snam e l’acqua residua (acque industriali / acque di strato) viene iniettata nel pozzo di re iniezione Costa Molina 2 ed, in parte, trasportata presso un centro di trattamento – Tecnoparco – ubicato in Val Basento, in provincia di Matera . Per esempio, Striscia la Notizia se ne è occupata a proposito di cosa abiti ed inquini la diga del Pertusillo .
All’inizio erano alghe, poi pesci morti per una disfunzione nel processo riproduttivo, poi macchie nere che vedevano solo pochi esaltati ambientalisti. L’ARPA Basilicata non trova nulla e smonta tutto. Alla fine è ufficiale la presenza di idrocarburi e metalli pesanti e viene imposta una sospensione dell’attività del Cova, ad aprile quando vengono ritrovati dei serbatoi non adeguatamente incamiciati. E’ notizia di maggio la dichiarazione di Eni:- sversamento di 400 tonnellate di petrolio con seimila metri quadri contaminati.
Non si parla dei fiumi, per esempio, che emettono acque rossastre e di tutti i corsi d’acqua contenenti improbabili sostanze oleose, puzzolenti, di color ruggine, in alcuni casi infiammabili (tipo geyser). Delle profondità aperte per le perforazioni orizzontali, della terra che crepa e mentre crepa, ributta altro residuato di petrolio. Questo è solo la punta di un iceberg
In Basilicata le cose accadono ed è un mondo esattamente e spaventosamente orwelliano. Non se ne parla. Punto.

5) Quali problemi socio ambientali hanno portato le trivellazioni petrolifere?
– Il trend dei tumori aumenta. Questo è avvalorato dalle sporadiche indagini fatte in proposito. E’ noto lo studio Sentieri e da qualche giorno sono stati diffusi i dati della Vis – Valutazione di impatto sanitario. Uno studio sull’intera popolazione di Viggiano e Grumento, ha osservato eccessi di mortalità e di ricoveri per malattie cardiovascolari superiori alla media, e in misura minore anche respiratorie correlabili all’esposizione agli ossidi di azoto, assunto come marcatore di altri inquinanti come il biossido di zolfo e l’acido solfidrico. Non manca l’attenzione per i composti organici volatili emessi dall’impianto, e tra questi gli idrocarburi non metanici, una classe di inquinanti poco studiati e neanche normati a livello europeo e nazionale .
– Rischio aumento sismicità
– Inquinamento delle falde acquifere
– Contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti della filiera alimentare nelle zone Sin
Il tutto radicalizzato in un sistema in cui il controllato è il controllore.

6) Cosa sta realmente succedendo in Basilicata oggi?
Disastro ambientale e smaltimento illecito di rifiuti

7) Perché non se ne parla?
v. Sopra!

8) Come sta reagendo la società lucana ai soprusi che si stanno consumando ai suoi danni?
Non reagisce. Non so se sia una mia percezione, al momento pare si siano alzati i livelli di guardia e si cominci a ragionare su… in termini di…
Tuttavia non manca un vivace mondo ambientalista che vanta alcune risorse davvero preziose per la storia della Basilicata, le prime a rompere il silenzio facendo sapere in giro che c’è ancora qualcuno, che ragiona ad alta voce, di cose invisibili.

Note:
________________________________________
1.L’11% dei lucani è analfabeta e il 40% rientrano nell’ “analfabetismo di ritorno” – Fonte: La gazzetta del mezzogiono 08/09/2017
2.Atlante italiano dei conflitti ambientali
3.Lago artificiale che fornisce acqua potabile alla Basilicata e alla Puglia
4.Arpa ad oggi non accreditata ACCREDIA
5.Andrea Spartaco – Storie di pozzi 1,2,3;
http://analizebasilicata.altervista.org/blog/quel-fiume-rosso-sangue/
6.Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento
7. – https://www.scienzainrete.it/articolo/nuovi-dati-su-petrolio-e-salute-val-d%E2%80%99agri/luca-carra/2017-09-22
http://www.nuovadelsud.it/primo-piano/primo-piano-news/cronaca/12413-val-d-agri,-i-risultati-della-vis-indici-di-mortalit%C3%A0-pi%C3%B9-alti-della-media.html
8. Sin – Sito di interesse nazionale, ossia segnalato come territorio altamente inquinato destinato a bonifica
9. – Relazione Direziona Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, 2016

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3 pensieri su “Basilicata amArgine:intervista a Mimì Burzo

      • Il problema più grave è – alla cazzo, perchè è l’esatta volontà della politica del caos. In cui tutti sanno tutto ma nessuno sa nulla. Uno dei capisaldi della teoria del conflitto 2.0

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