Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Remo Pagnanelli

Nel ricordo del trentesimo anniversario della scomparsa di questo grande autore.

Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Remo Pagnanelli

nel nulla di una stazione cancellata da fiandre
piovaschi, sulle sete sudicie ma tese delle
palpebre, scorre un rumore d’impalpabile azzurro,
un tremore di palme arrochite, assopite nel lino
orsolino. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(nel grande fiume di luce apparente, estenuantesi
fino all’estinzione, che porta i morti alla foce
d’un altro destino, dorato da sopra macchie
mediterranee d’una cenere autunnale semplicemente
posatasi, vedo la cupola spenta nel latte del bosco)
(nel treno nella notte chissà se dormi lontana
Sorella)
.
.
*
.
IV TOMBEAU
.
(pensa nel sonno i sonni…

View original post 334 altre parole

hai visto i leoni?

hai visto i leoni?
i bambini e tutti gli astrologi
li adorano
specie quelli che non dormono mai

e già un colpo di tosse
più forte degli altri
avverte che dovrei smettere,
essere più facile da dimenticare,
che oggi l’amore è lontano
ma potrà compiersi tra queste righe

non importa sia a caso
ogni singolo destino,
le tracce portano tutte
verso la stessa direzione,
tanto da sentir dire ogni volta
siete venuti dalla persona sbagliata

niente è più doloroso al mondo
dell’iniziale di una negazione,
mi conservo al riparo.
Il poeta italiano non ha fame,
è buffo
non sa mordere con passione.

Così tutti noi siamo in fervida attesa
di Caronte
senza avere una buona ragione,
basta sia una qualunque
pronta a dire
vi auguro un buon ritorno all’isola

*******************

letture amArgine: Federico Fiumani da “40 Poesie” 1985

La maggior dote di questo musicista/poeta è sicuramente la coerenza, certamente ha evitato la triste fine di Piero Pelù, Litfiba e diversi altri suoi contemporanei. Firenze è stato anche un sogno new wave. Traggo questi pezzi da un piccolo prezioso libretto di poesie acquistato alcuni decenni fa. (Flavio Almerighi)
*

GRAFICO DEPOSIT

A volte mi chiedo
se esiste davvero
un’esistenza che sia
parallela a questa
quando il tempo sprecato
è una città senza sfondo
che ci divide.
Ma ho veramente vissuto
in questa notte?
Ricordo soltanto i suoi occhi
che per un attimo
hanno incrociato i miei
cercando il contatto
ritrovato e nascosto.
*
QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA

L’estate in città
è forse la cosa più bella
che esista al mondo.
Riscopro il volto delle strade
e il silenzio maestoso
del cemento infuocato.
Le case hanno di nuovo
geometrie precise
e vetri rotti per caso
con sassi scagliati
da un bambino distratto.
*
VUOTO

Oggi è domenica
ed è un giorno vuoto
come la mia casa.
Io mi inganno e mi ripeto
con sempre le solite cose
e i soliti gesti,
il televisore si accende
e si spenge ogni minuto.
Ho letto tutto quello che potevo,
pensato a tutto quello
che avevo da pensare.
Ho creduto in tutto
quello che dovevo credere
e il malessere è sempre qui,
al centro della mia testa.
*
VECCHIO CAPPOTTO

La stanchezza arriva all’improvviso
cade sulle mie spalle
come un vecchio cappotto
lasciato distrattamente
in un armadio polveroso.
Dopo essermi arrampicato
su infinite rampe di scale
ascolto il pianto di un bimbo
che cerca i genitori
e schiaccia il viso sul portone.
Presto smetterà
quando si sarà accorto di me.
Quando mi vedrà seduto in un angolo
con lo sguardo impaurito
di chi ha tutto contro.
Accarezzo il mio labbro
con una sigaretta spenta,
aspetto soltanto che lui si addormenti
e mi accorgo ancora
che tutto è finito.
*
DISORDINE

Presto dovrò cominciare
a riordinare la casa,
i piatti ammassati
sono una linea sporca
senza capo né coda.
La confusione per terra
regna sovrana
e scopro ridendo
che in cima ai muri
i ragni hanno costruito
nuove case
più ordinate di questa.
Chissà se a loro
costa tanta fatica andarsene
e farne un’altra
ad ogni colpo di scopa.
*
LOSANNA

A Losanna le strade sono terse,
lunghe arterie sfiancate
piene solo di cemento e fabbriche.
A Losanna sarà sempre inverno
ed io sono in una casa sporca
dove nessuno sa la mia lingua
aspetto con ansia il mio momento
per poter tornare presto a casa
come se fossi un sicario
mandato da qualcuno.
Il mattino dopo
gli altri sono pronti per partire
e hanno parole
soltanto per il freddo,
per il viaggio che ci aspetta.
La febbre è tra la pelle e i vestiti.

*************************************

giusto per farvene un’idea
https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fiumani

disunirsi e dissolvere (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Il sole risale lento il cementificio.
Il suo abbraccio un’oscura ferita.
Non mi meraviglia la stella di passaggio,
ma evita di farci soffrire
albe da macellai e agenti di commercio.

L’invocazione sale da una vasca bollente.

Figlia, lascia le pietre al loro destino,
muoiano e siano abbandonate in fretta.
Guardale disunirsi e dissolvere.
Dimentica canzoni musulmane,
allarmi rossi e racconti coreani,
tutto armamentario da traslare
ai poveri di spirito.

Siamo eretici per gli atei,
ma neanche stiamo bene coi baciapile.
Tu non sei figlia di un flauto di mare
abbandonato alle onde
Lascia gli scogli, guarda verso casa.

*******

disjoining and dissolving

The sun slowly climbs on the cement plant
It’s embrace a dark wound.
The passing star desn’t surprise me,
but prevents us from suffering
butcherlike sunrise and salesmen

The invocation rises from a boiling container.

Daughter, leave the stones to their fate,
let them die and be quickly left alone.
Watch them disjoin and dissolve.
Forget muslem songs,
red alarms and Corean news,
it’s all an armament to pass on
to the poor of soul.

We are heretics for unbelievers,
and never hang out with ass-kissers.
You are not the daugher of a sea flute
left to the waves.
Leave the rocks and look towards home.

2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
disunirsi e dissolvere by Flavio Almerighi. All Rights Reserve
d.

*******

amArgine di un inedito di Giovanni Sagrini

Novità di giornata

La mano ubriaca spunta dalla neve
per finire nel grigio pronto a scioglierla.
Perpetuo sognare da stregone:
scienze occulte, frutti dimenticati
e la neve muore, gemendo fino all’osso
di tanta gente cancellata.

Novità di giornata
la buona sorte non sorprende,
lancia apostrofi a fianco della ragazza
con cui si gradirebbe parlare del tempo,
(la vorrei dei sogni amante e valletta)
ma non c’è tempo
questo nulla è fin troppo gremito.

Specialmente a metà settimana
fantasticavo di aquiloni gettati vivi
al cielo di Via Montefortino
e trovai interessante chiedere agli aerei
come possono portare spiriti così in alto
più dei loro passeggeri.

******


Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

Lebensborn (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

di questa maledetta stanchezza,
vorrei un muro per appoggiarmi
piangere, dormire, pisciare
senza complicarmi la vita
e nemmeno fare troppa filosofia, che
per filosofare, disse un tale,
bisogna prima saper vivere

e ho vissuto talmente tante volte
da sentirmi la voglia
di non andare oltre,
sospendere qualche giorno
ma lontano che vai,
resti pur sempre vicino
di tante insistenze indissolubili

quelle cose, ombre,
non restano indietro, inseguono
perché cucite ai piedi
e non c’è abbastanza legna
in tutto il bosco per bruciare,
disinfettare non sentir muovere.
Siamo tutti infetti.

L’attesa non è successo
e non è accaduta, non esitate,
superate, il limite non è mai,
per questo non ci sopportiamo,
cercare di parlarsi, credere,
troppo spietati per riconoscersi
carne insipida sempre in movimento

*
Lebensborn

of this dammned tiredness
I would like a wall to support me,
cry, sleep, urinate
without complicating my life
andn not even philosophise too much because,
to philosophise, somebody said,
you first must know how to live

and I have already lived so many times
to feel the desire
not to go beyond,
suspend some day
but, far as you travel,
you always stay there,
to many unresolvable drives

those things, shadows,
do not stay behind, they chase you
because sown to the feet
and there isn’t enough wood
in the whole forest to be burnt,
disinfect without feeling movement.
We are all infectred.

To wit is not to succeed
and it didn’t happen, don’t hesitate,
conquer, the limit doesn’t exist,
that is the way we are unsupportable,
try to talk to each other, believe,
too cruel to recognize one another
the flesh without falvor moves forever

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Lebensborn of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

Parlavo del mio cuore (trad. inglese Adeodato Piazza Nicolai)

Volevo capire di quale remota
regione del mondo stiamo parlando,
quanto sia distante
e quanto costi il viaggio.

Questo paese,
privo di ogni dirittura morale
e spaccato in sessanta milioni di pezzi,
è irrimediabile.

Troppe menzogne,
e testate sui denti a chi
tenta di appurare la benché minima
sparuta verità.

Dimmi, laggiù ci sono belve,
il clima è buono,
la vita costa meno?
Ci sono terroristi, malattie esotiche,
c’è democrazia?

Parlavo del mio cuore
non è distante, è molto lontano.

*******

Talking of my heart

I wanted to know of what distant
region of the world we were talking,
how far it was
and how much te trip costs.

This country,
With no moral rights,
and broken up in sixty million pieces,
can’t be corrected.

Too many lies,
and headbutts on the teeth of those
who try to verify the minimal
smallest of truth.

Tell me, down there are there wild beasts,
is the temperature good,
is life less expensive?
Are there terrorists, exotic sickness,
is there a democracy?

I was talking of my heart
not so far away, it is very far.

*
© 20017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Parlavo del mio cuore of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: tre poesie di Stefano Simoncelli

Simoncelli mi piace perché non ha molte parole, soprattutto non ne spreca. La sua figura, la sua voce, mi ricordano Paolo Conte e Piero Ciampi. La sua franchezza è impagabile, anche se è juventino. (Flavio Almerighi)

(da GIOCAVO ALL’ALA – 2005)

La sciarpa viola (la portavi in ospedale
con civetteria e imbarazzo) imboscata
insieme agli altri capi invernali
in fondo all’armadio,

scampata allo sciacallaggio
delle zelanti donne delle pulizie
che dopo il funerale hanno strofinato
e strofinato gli angoli della casa
cancellando ogni tua traccia
non è, mi dico, di pelle e ossa.

Allora perché rimango qui,
custode di reliquie,
l’ultima notte dell’anno,
l’ultimo anno del millennio,
a baciarla e accarezzarla
come se là dentro,
nella lana …
*

(da TERZA COPIA DEL GELO – 2012)

Bisbigliano tra le luci al neon
sotto la pensilina. Vogliono
che tenda l’orecchio
e li riconosca uno alla volta
mentre arrivano i treni notturni
alla stazione della memoria. Chi siete?
Da dove venite? vorrei chiedere,
ma sbanda la mia ombra
sul marciapiede di tante partenze
improvvise, il cuore si rattrappisce,
manca l‘aria…“Mia moglie è con voi?
Fatemi ascoltare ancora la sua voce”
supplico spalancando le braccia
nel sogno ormai spento.
*

(da HOTEL DEGLI INTROVABILI – 2014)

(a Daniela, Tea e Margot)

Hanno lasciato che fotografassi la villa
e gli ulivi in fila come un’uscita scolastica.
Poi, dal finestrino dell’auto, un piccolo lago
dove portano ogni giorno a nuotare i labrador.

Ne ho due anch’io che aspettano dietro alla porta
dove ho telefonato. “Diluvia” ha urlato la mia gioia
“e una frana ha tirato giù una parte della collina”.
“Non abbiate paura” ho risposto “vi proteggo”
Molto di più, vi amo, sussurro a me stesso
attraversando il paesaggio frantumato.

Tra poco compirò sessantatre anni,
ma se guardate bene là in fondo
vedrete che ritorno di corsa
con aspetto trasparente e sereno
tra querce che mi si piegano addosso.

Louquedoc-Roussilion / Acqurarola
ottobre-novembre 2012

******


Stefano Simoncelli è nato nel 1950 a Cesenatico e da circa dieci anni vive all’Acquarola sulle colline di Cesena. Nel 1982 ha pubblicato presso Guanda “Via dei platani” (premio Mondello opera prima). Nel 1987 “Poesie d’avventura” presso Gremese. Nel 2005 “Giocavo all’ala” presso Pequod (premio Gozzano). Nel 2006, sempre con Pequod, “La rissa degli angeli”, nel 2012 “Terza Copia del gelo” (premio Diego Valeri giuria popolare) e nel 2014 “Hotel degli introvabili”. “Prove del diluvio” la sua nuova opera edita per Italic è del 2017.

Oltre vetro (Beyond glass tra. Adeodato Piazza Nicolai)

I Soviet più elettricità
Non fanno il Comunismo
Anche se è un dato di fatto
Che a Stalingrado non passano
(CCCP – Fedeli alla Linea)

Oltre vetro l’afonia del grigio
spontanea, uniforme, forse no
a Berlino sarà diversa.
Qualcosa spinge ad affinare i sensi.
La mia discografia privata dice:
soviet più elettricità
non fanno il comunismo.

Il cantato non è più decifrabile
salvo ricordarlo com’era
e qualche stortura cade;
beati gli inermi, nessun rispetto
per quelle canne palustri
che si fanno chiamare poeti.
L’amore sfugge e sanguina
non è dessert di false fughe,
che sfonda il cranio e preme
sul cuore rimasto a terra,
rosso inerme come prima
tanto da confondersi
con ogni altra sporcizia
in un giorno senza voglie.
Fatte e inventate tutte.
La ragazza ipovedente giace,
lasciata sul treno per Ancona.
Il tempo a venire
sarà una sfera di cristallo
da raccogliere con attenzione
per evitare di ferirsi ancora.

******

Beyond Glass

The Soviet plus elettricity
Do not make Comunism
Even if it’s a given fact
That in Stalingrad they don’t pass
(CCCP – Loyal to the line)

Beyound glass the afony of the grey
spontaneous, uniform maybe not
in Berlin there it is different.
Something pushes to refine the senses.
My private discography says:
Soviet plus electricity
Don’t make communism.

What is sung is no longer decifrable
beyond recalling it as it was
and some bending falls off;
blessed the worms, no rispect
for those muddy reeds
who call themselves poets.
Love runs away and bleeds
It is not dessert of false wrinkles,
that pierces the skull and oppresses
the heart left on the earth,
helpless red like before
so as to be confounded
with all the other dirt
on every day without desires.
Alle done and invented.
The hyperseeing girl awaits,
forgotten on the train for Ancona.
The coming time
will be one crystal ball
to be picked up with attention
so as to avoid another wound.

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Oltre vetro of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

ascolti amArgine: Biding my time – Pink Floyd (1971)

Biding my Time, che è stata scritta dal solo Roger Waters, inizialmente si chiamava Afternoon. Un blues torrido, bellissimo, insolito. E’ l’unica traccia inedita di Relics, la raccolta pubblicata nel 1971. Fu eseguita dal vivo in numerosi concerti, i Pink Floyd erano nel quartetto classico Waters/Wright/Gilmour/Mason. Rick Wright, solitamente alle tastiere, in questo brano suona il trombone in puro stile “funerale New Orlans”. (Flavio Almerighi)

Biding my time

Wasting my time,
Resting my mind
And I’ll never pine
For the sad days and the bad days
When we was workin’ from nine to five.

And if you don’t mind
I’ll spend my time
Here by the fire side
In the warm light and the love in her eyes.

And if you don’t mind
I’ll spend my time
Here by the fire side
In the warm light of her eyes

Autore: Roger Waters

Testo di Biding My Time © Warner/Chappell Music, Inc

Tralasciando il mio tempo

(la traduzione è mia, spero di non aver fatto danno)

Gettando il mio tempo,
Riposo la mente
E non soffro più
I giorni tristi e i brutti momenti
Quando lavoravamo dalle nove alle cinque.

E se non ti dispiace
Passerò il mio tempo
Qui davanti al fuoco
Nella luce calda e nell’amore nei suoi occhi.

E se non ti dispiace
Passerò il mio tempo
Qui davanti al fuoco
Nella luce calda dei suoi occhi

******