cronache a amArgine: Adedodato Piazza Nicolai ci interroga tutti


C’è una sorta di pudore innocente, ancora la capacità di scandalizzarsi, sulla punta acuminata della penna di Adeodato Piazza Nicolai nel riprendere un turpe fatto di cronaca accaduto a Torino negli ultimi giorni. Il brano ci interroga, ci chiede conto dell’accaduto. Lo fa con forza e potenza a ognuno di noi, uomini liberi. Ringrazio l’autore e divulgo volentieri il suo brano nell’intento preciso di alzare l’asticella della nostra sensibilità, perché non accada più. Lo so è un sogno, sta accadendo anche adesso. Comunque andare oltre la retorica e cercare di vigilare, ognuno di noi su quanto sta accadendo, è il minimo sindacale per uomini che ritengano di essere dotati di sensibilità, coscienza e coerenza. (Flavio Almerighi)

STUPRATA A 11 ANNI DAL VICINO DI CASA

Bambina di 11 anni stuprata e messa incinta
dal vicino di casa. Maledetto sii tu, bastardo
caprone senza coscienza …
Adamo stuprò pure Eva? Mai lo sapremo:
era soltanto un mito della pro-creazione?
Il pene è sempre stato la prima spada
per ferire l’innocenza
senza alcuna vergogna dell’uomo aggressore …
Nel postmoderno il femminicidio è in aumento,
è lo strumento per vendicare l’impotenza maschile
nel nuovo millennio. Se non cambierà la mente
del padre/padrone il futuro sarà sempre più nero …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 25 novembre, ore 9:51

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4 pensieri su “cronache a amArgine: Adedodato Piazza Nicolai ci interroga tutti

  1. Pingback: FEMMINICIDI… – Ad.Lu. Poetica ItaloAmericana e Minorità Linguistiche

  2. Ha già detto tutto Flavio Almerighi, sempre così sensibile e attento agli accadimenti dolorosi …
    Io non aggiungo altro, rispondo solo con mio testo dedicato ad una bambina stuprata, che vuole essere un urlo per tutte le bambine stuprate … da un lupo senz’anima ….

    Senza titolo

    Gli occhi non hanno parole
    solo specchi
    città torri confini genti,
    capelli stretti come spaghi.
    La gonna sopra il ginocchio
    sfiora l’innocenza,
    le pezze delle bambole
    diventano bende.
    L’abito di seta bianca
    ha fruscii sacri.
    L’umano è terra sconfinata.

    ©Luigina Bigon

  3. “Gli occhi non hanno parole” … ma il tremendo dolore di una bambina violentata urla fino alla fine del cosmo. Luigina Bigon da donna conosce quell’urlo di Munch e lo condivide con donne di tutto il pianeta. Un pianto straziante che non si può mai più dimenticare né cancellare dall’anima… Grazie Luigina

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