Lebensborn (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

di questa maledetta stanchezza,
vorrei un muro per appoggiarmi
piangere, dormire, pisciare
senza complicarmi la vita
e nemmeno fare troppa filosofia, che
per filosofare, disse un tale,
bisogna prima saper vivere

e ho vissuto talmente tante volte
da sentirmi la voglia
di non andare oltre,
sospendere qualche giorno
ma lontano che vai,
resti pur sempre vicino
di tante insistenze indissolubili

quelle cose, ombre,
non restano indietro, inseguono
perché cucite ai piedi
e non c’è abbastanza legna
in tutto il bosco per bruciare,
disinfettare non sentir muovere.
Siamo tutti infetti.

L’attesa non è successo
e non è accaduta, non esitate,
superate, il limite non è mai,
per questo non ci sopportiamo,
cercare di parlarsi, credere,
troppo spietati per riconoscersi
carne insipida sempre in movimento

*
Lebensborn

of this dammned tiredness
I would like a wall to support me,
cry, sleep, urinate
without complicating my life
andn not even philosophise too much because,
to philosophise, somebody said,
you first must know how to live

and I have already lived so many times
to feel the desire
not to go beyond,
suspend some day
but, far as you travel,
you always stay there,
to many unresolvable drives

those things, shadows,
do not stay behind, they chase you
because sown to the feet
and there isn’t enough wood
in the whole forest to be burnt,
disinfect without feeling movement.
We are all infectred.

To wit is not to succeed
and it didn’t happen, don’t hesitate,
conquer, the limit doesn’t exist,
that is the way we are unsupportable,
try to talk to each other, believe,
too cruel to recognize one another
the flesh without falvor moves forever

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Lebensborn of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

9 pensieri su “Lebensborn (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

  1. Dà voce a pensieri e sentimenti che riconosco come quotidiani: amarezza, stanchezza e solitudine che appartengono al vivere in questo tempo e in questa società. Voglia di essere meno spietato, di dare/sentire sapore e rallentare il movimento.

  2. Si avverte quella tensione che avevano i tuoi testi precedenti. Ogni tanto tornare a mordere fa bene ed è un piacere per chi legge. “perfetta” sarebbe bello che Mimì lo argomentasse con la sua bella dialettica, tenendo presente che quel che è perfetto si ferma, non ha più motivi di mutare/ evolvere, cosa che, invece, la tua poesia fa, nel senso che muove e smuove ed è essa stessa un moto continuo.

  3. Ma queste splendide poesie che vai pubblicando qui da qualche mese è che mi toccano l’anima come poche, mi commuovono e mi spingono di nuovo a prendere carta e penna , preludono a una nuova raccolta? Io la vedrei bene molto bene! Un abbraccio, porta e amico grande

  4. quanta bellezza, si percepisce l’uomo, il viaggio e le attese, uno spaccato impreziosito da una scrittura priva di qualunque retorica, una voce tonante che si esprime tangibile e graffiante.
    Grazie Flavio

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