letture a amArgine: Adeodato Piazza Nicolai scrive a Luciana Luzi

BARATTARE VERSI
per Luciana,

dal tuo pennello fiat lux
son discesi così sulla terra
Diego tuo angelo e Frida …
credo che in tedesco

il suo nome si traduca
in freddo / Froid,
non lo psichiatra
oppure freund-amica
.

Veramente
Frida Kahlo non è
mai stata fredda.
Al contrario è tuttora
muy caliente…

Artista, tu vivi/soffri
gioisci fra
penna e pennello
tue-tuoi sorelle/fratelli
compagne/i di viaggio …

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 18 ottobre, ore 17:04

dipinto a olio di Vanilla Ragana, per gentile concessione dell’autrice

letture amArgine: Jack Underwood

A VOLTE LA TUA TRISTEZZA E’ UNO YACHT

enorme, bianco e costoso, come un’incudine
caduta dal cielo: come saliremo a bordo
se a forza di guardare in alto ci fa male il collo?

Altre volte è una pietra su un prato all’inglese, e la materia
non può mai essere distrutta. Ma oggi la teniamo ferma
sul bordo del tuo letto, chiudendo gli occhi

su un’altra ora aperta ascoltando
le voci dei nostri vicini avere le voci
dei loro amici a pranzo.

SOMETIMES YOUR SADNESS IS A YACHT

huge, white and expensive, like an anvil
dropped from heaven: how will we get onboard,
up there, when it hurts our necks to look?

Other times it is a rock on the lawn, and matter
can never be destroyed. But today we hold it
to the edge of our bed, shutting our eyes

on another opened hour and listening
to our neighbours’ voices having the voices
of their friends around for lunch.

***

FELICITA’

Ieri mi è apparsa in forma di due elastici
viola intorno a un mazzo di asparagi, che era
una felicità davvero molto piccola, una banalità, per niente [simile
a quella conversazione poco maneggevole a gambe [incrociate sul letto
di dieci anni fa, o quando l’ho vista come uno spazio [sottile tra le labbra
socchiuse di chi ascolta un amico che lo capisce
con una precisione quasi crudele; la sensazione d’essere [conosciuti
faceva spazio sulle loro bocche, quella era la felicità.
C’era la felicità di mia madre quando ci siamo seduti
sull’autobus a Londra, dopo aver viaggiato da sola per [visitare il figlio,
quando sembrava più presente, forse per
la valigia che stavo trascinando per lei, che pesava
come la sua felicità, o che forse era proprio la felicità. È [raro che tu veda
una felicità così simile a una noce, come quelle che mio
padre fa passare a tavola quando parla con sentimento,
mettendoci tutti in imbarazzo. E poi i goffi cappellacci
strabordanti di felicità che i bambini ci calcano in testa [ogni volta
che impersonano la conoscenza. O quando in piedi su
un gradino inspiro e espiro, e fermo la morte e l’essere [morti
che viene dopo la morte, sospirando come una canzone sul [tema. O
privatamente con te, quando guardiamo la televisione e
tutti gli altri possono essere depressi come tronchi marci, [per quel che ci importa,
perché per quanto varia e graduale, conosciamo la felicità
perché non è sempre comune, e non aspetta molto a [abbandonarci.

HAPPINESS

Yesterday it appeared to me in the form of two purple
elastic bands round a bunch of asparagus, which was
a very small happiness, a garden variety, nothing like
the hulking conversation crosslegged on a bed we had
ten years ago, or when I saw it as a thin space in a mouth
that was open slightly listening to a friend pinning them
with an almost-cruel accuracy; the sense of being known
making a space in their mouth that was happiness.
There was the happiness of my mother as we sat on
a London bus, her having travelled alone to visit her son,
and she seemed more present which might have been
the luggage I was carrying for her that weighed heavy
as her happiness, or was her happiness. It is rare you see
a happiness so nut-like as that which we permit my
father to pass around when he is talking sentimentally,
embarassing us all. And of course, the goofy ten gallon
hats of happiness that children plant on us everytime
they impersonate knowledge. Or when I am standing on
a step breathing it in and out, staying death and the [deadness
that comes after dying, sighing like a song about it. Or
privately with you, when we’re watching television and
everyone else can be depressed as rotten logs for all we care,
because various and by degrees as it is, we know happiness
because it is not always usual, and does not wait to leave.
**
(trad. di Alberto Pellegatta)
**


Jack Underwood è nato nel 1984 a Norwich, in Inghilterra. Si è diplomato alla School of Art di Norwich. Attualmente è dottorando in Creative Writing alla Goldsmiths University di Londra, dove insegna anche Letteratura Inglese. È librettista d’opera e redattore. Ha vinto il premio Eric Gregory nel 2007 e vive a Hackney. Il suo primo libro è uscito per Faber and Faber nel 2009. Nel 2013, per Poesia di Ricerca/Edb è uscita una sua raccolta, Wilderbeast, tradotta da Alberto Pellegatta.

un’ora perduta (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

presto comincerò
a dimenticare tutto.
ogni cosa resterà chiusa
in questa scatola
dai pochi capelli,
specie i ricordi
e tutto quanto ha forma,
allora sarà tutto
completamente imprendibile,
per questo affido alle correnti
una bottiglia vuota.
era parte delle riserva migliore,
defunta in un’ora perduta.
sappiate che c’ero
sappiate che so,
questione di carne
ora più secca e salata,
ogni vuoto di memoria
non implica l’inesistenza.
sappiate che qui è stato
da sempre e per sempre,
anche quando sarò quest’isola
dimenticata nelle carte

****

ONE HOUR LOST

soon I will begin
to forget everything.
all things will remain closed
inside this box
with few hair,
some form of memories
and all with a shape,
so all wil be
totally ungraspable,
for this I leave an empty bottle
to the currents.
it was a part of the best reserves
departed in one hour.
know that I was there
that there I am still,
a matter of the flesh
now drier and saltier,
each memory loss
doesn’t mean non-existence.
know that here I have been
always and forever,
even when I will be this island
cancelled on the maps.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem UN’ORA PERDUTA of Flavio Almerighi. All Rights Reserved for original poem and its translation.

profondi pensieri

Forse non è giornata
nemmeno a Monte Sole,
le ragazze accorciano soprabiti
impigliati in selve d’abbracci,

dilagano foglie morte
su saluti da innamorati,
partire è distacco
da cui cadono tempi nuovi.

Tristezza ossuta,
chiusa nell’armadio
a doppia mandata,
bussa e supplica. Impreca.

Lo sguardo neutro
a qualcuno parrebbe spaventato
rimesta pensieri profondi,
silenzi e isole.
***

Non è umano (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Non è umano
ammazzarsi a cercare,
conosco gli scossoni
inaspettati ogni volta
rinnovato furore stesso spavento.
Segnalate, ma non esistono
vie di fuga.

Omuncoli a gambe levate,
donnine senza curve
per via dell’incerto destino,
bambini scalcianti
inadatti e lenti, abbiamo già deciso
non ne nascano altri.
Conosco gli scossoni.

Non è umano il silenzio feroce di poi,
portate via belle persone,
ammazzato l’amore,
scelto il minore dei mali
inospitale a qualsiasi memoria.

****

IT IS NOT HUMAN

It is not human
killing oneself to search,
I know the shocks
unexpected every time
rewnewed fury, the same fear.
Traced but nonexistent
the ways to run away.

Homunculi with raised legs,
minuscule women without curves
because destiny is unsure,
kids who kick,
unadapted and slow, we decided
not to birth others.
I know the shocks.

The silence that follows more rabid than before,
remove the lovely people,
love is undone,
chosen the lesser evil, not
hospitable to whatever memory.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
NON E’ UMANO by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

forse niente

abbiamo tutti un medioevo,
un ciaobbella sulle labbra,
fogli stampati al posto dei piedi,
sacchi di posta disperata
senza consegne,
figli il cui destino glorioso
vorremmo in nome della schiatta,
alberi morenti e un ulivo
dove intagliare sulle spoglie un letto
alla moglie perfetta,
visipallidi e visigoti
esultanti per la caduta di Roma,
l’amore non in tinta
con il palato mattutino
quando è d’obbligo la verginità,
un guaio, forse niente

*

letture amArgine: Poesie e sensazioni di Luciana Luzi

Parliamo di una poesia semplice, a pelle, quasi immediata, perciò più vera e meno meditata e mediata di molta altra poesia. Brani assolutamente identitari e imprescindibili dalla penna-persona-autrice che c’è dietro. Riconosco in Luciana e nel suo scrivere, quel desiderio maledetto tipico di ogni autore, quello di ruotare in versi e fermare almeno sulla carta quello specifico istante, una specifica sensazione, una specifica visione. Diversamente da molti altri autori, trovo questi lavori sì freschi, semplici, di facile lettura, fatti per dare dentro al lettore una piccola, significativa, eco, ma anche di buon valore poetico. Buona lettura.

PUNTI E MARI

I miei punti
non sono mai
stati fermi, piuttosto
mossi come le onde,
sfuggenti,
del mare oppure dei prati
quando c’è vento e i fiori
sembrano pesci,
le fronde degli alberi
vele di navi
ed io la donna
con la mano sopra gli occhi
e il vestito svolazzante
che attende all’orizzonte
la bandiera pirata.

SEMBIANZE

Ho fili d’argento tra i capelli,

il primo fu un dono

per i miei diciotto anni, ma anche

eredità materna.

Di lei ho anche la figura

e i passi condivisi, alcuni

molto dolorosi.

Il naso e l’andatura

senz’altro paterni.

Gli occhi ed il sorriso,

almeno nel senso,

solo miei.

NUDA

Si sfilava il rimmel
dalle ciglia,
lentamente,
faceva volare in alto batuffoli
colorati di ombretto,
massaggiava piano il viso
coi polpastrelli,
per togliere ogni traccia.
Era così
che si spogliava
e restava nuda.
E lo guardava.

VIVA

Vorrei restare senza fiato
per un quarto d’ora almeno e restare viva,
sopra un’altura da cui vedere
l’immenso, a 360°
e girare,
girare su me stessa a braccia aperte
e sentire che niente,
niente possa trattenermi mai.
Come essere in cima ad uno sguardo
senza dimenticare le regole
del respiro.

UOMO

Camminava stretto nel suo cappotto,
un cappello calzato fino
a nascondere gli occhi,
in bocca una sigaretta spenta,
il rumore dei passi attutito
dalla neve.
La luce soffusa dei lampioni
contornava il silenzio lungo
quel viale.
Tirò su il capo a guardare
il cielo stellato,
un brivido lo scosse,
non era freddo e una lacrima
non vista, scaldò il viso.
Poi
arrivarono le nuvole,
accese la sigaretta continuando
a camminare.
Le orme si persero nei passi,
riprendeva a nevicare.
Quell’uomo
ero io,
quell’uomo
sei tu.

IL SUONO DELL’ACQUA

raccoglie

la melodia di un infinito

– un continuo divenire –

quella goccia che non si perde

e si ripete.
***


Luciana Luzi nasce il due gennaio del 1967 durante una copiosa nevicata nella collina maceratese.
Pur amando l’arte la vita la porta a seguire strade diverse, ma nel corso degli anni la passione la conduce a frequentare corsi di decorazioni pittoriche, fumetto e corsi estivi della scuola d’illustrazione Ars in Fabula di Macerata.
L’osservare tutto ciò che la circonda, oltre al proprio stato d’animo, le ispirano anche la scrittura di versi, alcuni dei quali vengono selezionati per antologie come quella di “ I.A.P – In Arti Poesia, edizioni Amande, 2016; di “ Antisociale n° 5 “, edizioni Amande, 2017 e di “ Aleppo c’è “, edita da Kipple Officina Libraria, a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto a supporto di Medici Senza Frontiere Italia.
Con Bibbia d’Asfalto partecipa anche ad altre iniziative editoriali.
Le vengono riconosciute Segnalazioni di merito per la Poesia al “ Concorso Letterario della Città di Grottammare “.
Il desiderio o forse il bisogno di conoscenza la sostengono nella crescita creativa ed interiore.

ascolti amArgine: Tom Petty, Mary Jane’s Last Dance

in loving memory di questo artista recentemente scomparso, rocker coerente

L’ultimo ballo di Mary Jane

È cresciuta in una città dell’Indiana,
Obbediva a sua madre
non era mai in giro.
Poi è cresciuta alta è cresciuta proprio
Con loro i ragazzi dell’Indiana in una notte di Indiana.

Beh si è trasferita qui all’età di diciotto anni,
Spaventò i ragazzi;
Era più di quanto avessero visto.
Ci hanno presentati e abbiamo iniziato a conoscerci
Disse: “Ti scavo, baby, ma
devi continuare a muoverti.
Continua a muoversi. ”

Ultimo ballo con Mary Jane,
Ancora una volta per uccidere il dolore.
Sento l’estate strisciare e io sono
di nuovo stanco di questa città.

Beh non lo so, ma mi è stato detto,
non riesci mai a rallentare, non invecchiare mai.
Sono stanco di stuzzicare, stanco di andare in giù,
Stanco di me, stanco di questa città,
Oh mio, mio, oh diavolo sì –
Miele mise quel vestito da festa.
Prende un drink, mi canta una canzone,
Prendimi come sono, non posso rimanere a lungo.

Ci sono piccioni in piazza del mercato,
E’ in piedi e indossa solo l’intimo.
Guarda da una camera d’albergo,
Si approssima la notte.
Oh mio, mio, oh inferno sì, devi arrivare
Metti quel vestito da festa.
Era troppo freddo per piangere,
Quando mi sono svegliato da solo
ho perduto l’ultimo numero,
ho ripreso la strada.

Mary Jane’s Last Dance

She grew up in a Indiana town,
Had a good lookin’ mama
Who never was around.
But she grew up tall and she grew up right
With them Indiana boys on an Indiana night.

Well she moved down here at the age of eighteen,
She blew the boys away;
Was more than they’d seen.
I was introduced and we both started groovin’
She said, “I dig you, baby, but
I got to keep movin’ – on.
Keep movin’ on.”

Chorus
Last dance with Mary Jane,
One more time to kill the pain.
I feel summer creepin’ in and I’m
Tired of this town again.

Well I don’t know but I’ve been told,
you never slow down, you never grow old.
I’m tired of screwin’ up, tired of goin’ down,
Tired of myself, tired of this town,
Oh my, my, oh hell yes –
Honey put on that party dress.
Buy me a drink, sing me a song,
Take me as I come . cause I can’t stay long.

(Repeat Chorus)

There’s pigeons down on Market Square,
She’s standing in her underwear.
Lookin’ down from a hotel room,
Nightfall will be coming soon.
Oh my, my, oh hell yes, you got to
Put on that party dress.
It was too cold to cry,
When I woke up alone.
I hit my last number, I walked to the road.

verità per Giulio Regeni?

(a un blogger assetato di verità)

Caro Enri,
ti scrivo dal belpaese che, se non fosse il Nostro, sarebbe tutto formaggio,
una marca da pubblicità. Questo belpaese è bellissimo come le sue donne.

L’eco di parecchi tramonti
mi fa riflettere sulla verità
nell’ora più muta del giorno,
quando respirare fa rumore
una revisione è necessaria.

Enri, se hai tempo facciamo un giro dalle parti di Portella della Ginestra, passiamo per Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Magari ci regaliamo una sosta in Galleria a San Benedetto Val di Sambro e un breakfast a Bologna Centrale. Facciamo tappa ai Georgofili, poi giù di corsa fino a Capaci, la strada è comoda, l’hanno rifatta. Prendiamo un caffè in Via D’Amelio, un cappuccino in Via Montalcini e vediamo se Moro ha dimenticato altri appunti dentro l’agenda di Borsellino.

Dimmi, qualcuno di questi luoghi
pronuncia il nome del colpevole?
“E Giulio Regeni?”

Che vuoi che dica, io mi diletto a ripetere domande non ho risposte.
Come gli altri anche lui si metta in fila, arriverà il suo turno

soli di notte (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

spesso le liti sono
in modulazione d’ampiezza
altre volte di frequenza.
Le case, come i proprietari,
in sasso apparentemente solide,
li vedi piangere soli di notte
sopra il latte versato

i figli purtroppo programmati
mancano ugualmente di rispetto,
unico a sentirsi
è un sospiro
dietro alcuni rami secchi,
frequenti risvegli
ma non è luna.

Ripetuta mille volte
ripresa da più punti,
rallentata per vedere
cosa c’è tra i fotogrammi.
Azzurra era necessaria.
Sposata da qualche parte
se n’è andata del tutto.

ALONE AT NIGHT

fights often are
in modulations of width
other times of frequency,
houses, like its owners,
made of stone seemingly solid,
you see them cry alone at night
over spilt milk

the kids sadly programmed
however lacking total respect,
the only thing
is a sigh
behind some dried-up branches,
frequent awakenings
but it isn’t the moon.

Repeated a thousand of times,
shot from more points of view,
slowed down to see
what it is between the fotoshots,
Azure is necessary.
Gone to some other place
she’s left for good.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem SOLI DI NOTTE of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.