letture amArgine: Carlo Selan poesie inedite

Ho conosciuto Carlo Selan a Faenza lo scorso 30 settembre in occasione dell’Independent Poetry. Abbiamo letto insieme alcuni pezzi nell’atrio della stazione di Faenza, ed è stata un’esperienza appagante ascoltarlo. Ecco finalmente un giovane che sta iniziando a trovare la sua voce. Questi inizi dicono bene. Tra l’altro Carlo ha una notevole presenza scenica e il suo modo di proporre i brani non ha nulla da invidiare a un Emidio Clementi, giusto per scomodare un nome. La sua poesia sta prendendo forma, l’attuale è a parer mio già notevole. Spero vivamente che prosegua la strada che ha imboccato. Qui il talento c’è, e la poesia italiana ha bisogno di gente come lui.(Flavio Almerighi)

Parli brezza al mare, terra alla terra,
larghe, a navigare, ti diranno
la resa e l’inverno di quando
riposi, che è stata una vita ieri
e un ridere vero e un non togliere mai
le mani alle mani, le parole alle
parole, e solo negli occhi, a volte,
cadere

*

Rispondi una riva, un cenno
di neve, Itaca, infine, dal
lato dell’uva, dei grappoli d’osso,
carcasse di spuma. Nella marina,
con le bandiere nel vento, in tempo
di festa si scriveva i fondali,
le quinte dei pozzi, le dita sorprese.
E scaltre le mani dei commercianti,
un’ancia di labbra un sospiro,
una loro segreta sinfonia

*

Com’è stato sognarsi soli e avere
paura, com’è stato trovare ancora
paura nei prati bagnati dagli occhi
che sono le guance, svegliarsi ancora,
la bocca impastata e le parole annunciate, le parole precise,
che ogni pietra è d’angolo e ogni casa è il tempo
e le mani che il mese ha perso ieri

*

Quattro dita sfioravano, due
carezzavano, se grazie ad un
uomo non saprò essere padre,
se dietro era il mare che tu
camminavi, già stanca, già tardi,
se già mi credevi, in parti
di pietra, croci di legno, figliolo.
Se grazie a una donna sapevo
già fingere, se ho pianto l’inizio
e chi mi ha battezzato, che mancavo
soltanto in questa genesi derisa.
Se grazie a un uomo, a chi
l’ha visto annegare, cambiare l’acqua
in vino e ridere cianciando
delle donne e del suono, sporco, di un
flauto nell’ultimo Salmo, quello
del perdono, ho smesso di credere,
ho iniziato a scrivere

*

Pratico alcune parole, esilio
che richiama asilo, acqua dice
sete, aspetteremo

di non avere calma la poesia
è quel di più che non so dire,
non è soltanto questo, ma toccatemi
quell’altro
che io non trovo

*****


Carlo Selan nasce a Udine nel 1996 e già da giovanissimo inizia a scrivere racconti e poesie. Finiti gli studi superiori presso il Liceo Scientifico “G. Marinelli” di Udine, nel 2015 si iscrive alla facoltà di Lettere presso l’Università di Trieste. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta di poesie (Periferie, Campanotto Editore). Alcune suoi versi sono apparsi anche sulla rivista Digressioni e nel blog Laboratoripoesia.

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