Splendor

città di luci ti si scarica la dinamo,
ragazze senza rispetto, maschi fragili
tutti chiamati a scegliere tra
la uno – la due – la tre,
imprenditrice di te stessa, imbecille,
soddisfatta o rimborsata.
la notte non fa sconti

prego, indossa questa faccia da festa
le parole, accessori tra un prezzo e l’altro
tutto deve puzzare di velocità
si vive una volta sola, godere
mentre l’assassino sta in ombra,
le sue decisioni non si sa da chi
né dove siano prese

the west is the best

fatte per una soglia sotterrata
un basso profilo d’attenzione
per crederti unico tra miliardi come te.
mentre le macchine sfiorano chiunque
dalle bretelle all’autostrada
sei forse dio con il vento tra i capelli?
Sei fuori senza uscire

ora i miti sono scarpe rotte
per ciabattini senza scrupoli,
le bambine capannelli di bambole,
per i relitti ci sono discariche,
per le discariche l’eterno,
per l’eterno i temporali,
ma qui non piove

****

7 pensieri su “Splendor

  1. E ancora un’altra poesia spiazzante, precisisssima e avvolta in un alone di nebbia, fumo, isolamento. Notte, luci, velocità e immobilità. Sì, ha ragione Angela, questa poesia fa male, un malessere impreciso, una nausea, ti dico così, a pelle, le mie sensazioni. Sempre meglio, Flavio, sempre meno digeribile e, per me, te lo ripeto perché ci tengo, stimolo, input a scrivere. Grazie, grazie davvero

  2. Pingback: …l’occidente è vincente?… | CONSERVIAMO LA POESIA

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