Ercole è un baro (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

Scardina il tempo,
questa cosa si nutre
delle nostre paure,
vuole che ne abbiamo.
Rotola e srotola il tappeto,
Ercole è un baro.

Non c’è liberazione
a disoccupare le case,
averne un po’ nella manica
nella nail art da riporto
nelle notizie che vagano,
la Nona non è la Settima.

Ercole è un baro, pensai
poggiata la testa sul cuscino:
un giorno tutto questo sarà tuo
pensò,
mi estasiai
mi sconsacrai, scivolai

perduti nel Gran Mare
della Tranquillità,
disturbati ma eclatanti
abbiamo inghiottito
vero amore
in forma di bevanda calda.

Ercole is a gambler

Unwinding time,
this thing feeds
on our fears,
wanting us to òpossess them.
It winds and unwinds the carpet
Ercole is a gambler.

There is no freedom
to occupy homes,
havesomething up our seeve
in the nail art of news
in the tales running around,
the Ninth is not the Seventh.

Ercole is a gambler, I thought
my head reclined on a pillow
some day all of this will be yours
he thought,
I was ecstatic
I was disappointed, I slid

lost in the Great Sea
of Tranquility,
disturbed but eclectic
we swallowed
true love
in the shape of a warm drink.

© 2017 for the American translation by A. P. Nicolai of the poem ERCOLE È UN BARO, of Flavio Almerighi, All Rights Reserved for the original and the translation.

2 pensieri su “Ercole è un baro (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

  1. Come sempre Flavio Almerighi sugli scudi, quando si tratta di denuncia sociale “per via poetica”… Sai che hai tutta la mia ammirazione, pur se non condivido il fatto che in queste poesie (nel loro complesso, non in quanto prese singolarmente), non si suggerisca un’alternativa allo sfascio nel quale ci troviamo. Ovvio che poi queste sono scelte di ciascun autore e che – come ho appena scritto – questo non significa che la poesia non funzioni.
    Da piangere, invece la traduzione, piena di errori: per esempio e tanto per cominciare “baro” in inglese è “cardsharper”, “cheat”, “swindler” (in questo contesto poetico, meglio una scelta fra le ultime due); “gambler” è il giocatore d’azzardo (sia in senso reale, che figurato): che non è necessariamente un baro. Quanto a “to occupy homes” significa l’esatto contrario del verso che hai scritto. Di primo acchito proporrei “There’s no freedom / in clearing houses”: col verbo “to clear” che, essendo usato per lo più per le cose, propone un buon parallelo tra come vengono trattate queste persone e come si buttano via gli oggetti che non servono; senza dire delle famigerate “Highland Clearencies”: termine col quale, in Scozia, sono definiti i massacri e le deportazioni colà fatte dagli inglesi tra ‘600 e ‘700. Meglio, infine, “house” di “home”: in inglese “home” è più usato per indicare la casa come luogo di vita della famiglia (“home, sweet home”…), mentre “house” definisce l’edificio genericamente in quanto tale.
    E va be’ che fra noi scrittori si dice “tradurre = tradire”; ma mi sembra che qui si esageri…

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