quasi sull’orlo

le stelle brillano per assenteismo,
ogni pausa è conquista, finisce che
Igor si compra tre chitarre
per esercitare pubbliche virtù
suona di tutto non canta
per la gioia di cameriere
sempre pronte a tirare dritto,
larghe di fianchi
seguono la musica
quasi senza accorgersene,
le madri fingono di tutto
con mariti e figlio
quando non hanno cani siberiani,
i più giovani annusano l’aria
sempre pronti a seguire
parole mai dette dalle loro ragazze
bionde e angolose,
mangiano pizze
attizzatoi per la sete,
qualcuno ogni tanto si alza, sparisce
riappare
per la gioia di una sedia vuota,
finisce come nel pallone
il Maribor pareggia con l’Hapoel,
Igor suona come nemmeno Steve Howe,
finisce che Nagatomo è in panchina,
siede quasi sull’orlo,
ma poi scende sempre in campo

nettare e rancore

sono un’ape, ti amo
mi spoglio, vago mille fiori
anche il girasole dietro un guard rail
luci a caso

tanto che al risveglio,
immobile come il mio letto,
non se miele sia stato sogno
o momento leggero d’amore

nessun uomo scopre due volte
la stessa donna,
ma ogni perdita lascia in dono
nettare e rancore

testi amArgine: R.E.M. We all go back to where we belong

Il protagonista del video è il poeta John Giorno

R.E.M. – We All Go Back to Where We Belong

I dreamed what what you were offering
Imagine lying next to me
You should, and your reputation talks
I will write our story in my mind
Write about our dreams and triumphs
This might be my “Innocence Lost”
I can taste the ocean on your skin
That is where it all began
I dreamed that we were elephants
Out of sight, clouds of dust
And woke up thinking we were free

Oh oh oh
I can taste the ocean on your skin
That is where it all began
We all go back to where we belong
We all go back to where we belong
This really what you want
This really what you want

I can taste the ocean on your skin
That is where it all began
We all go back to where we belong
We all go back to where we belong
This really what you want
This really what you want

*

Ho sognato quello che mi stavi offrendo
Immaginato di averti vicina al mio fianco
Potresti, la tua reputazione parla da sola
Scriverò la nostra storia a mente
Scriverò dei nostri sogni e dei nostri trionfi
Questa potrebbe essere la mia “Innocenza perduta”
Riesco a sentire il sapore dell’oceano sulla tua pelle
È qui che tutto ha avuto inizio

Ho sognato che eravamo elefanti
Fuori dalla vista, nuvole di polvere
E mi sono svegliato pensando che fossimo liberi

Riesco a sentire il sapore dell’oceano sulla tua pelle
È qui che tutto ha avuto inizio
Tutti torniamo al nostro luogo di appartenenza
Questo è veramente quello che vogliamo

testi amArgine: Nirvana, Come as you are

Come As You Are

Come as you are
As you were
As I want you to be
As a friend
As a friend
As an old enemy
Take your time
Hurry up
The choice is yours
Don’t be late
Take a rest
As a friend
As an old memoria
Memoria, memoria, memoria
Come doused in mud
Soaked in bleach
As I want you to be
As a trend
As a friend
As an old memoria
Memoria, memoria, memoria
And I swear that I don’t have a gun
No, I don’t have a gun

*

Vieni Come Sei

Vieni come sei
Come eri
Come voglio che tu sia
Come un amico
Come un vecchio nemico
Fai con calma
Oppure in fretta
La scelta è tua
Non fare tardi
Riposati un attimo
Come un amico
Come un vecchio ricordo
Ricordo, ricordo, ricordo
Vieni inzaccherato di fango
Inzuppato di varecchina
Come voglio che tu sia
Come una moda
Come un amico
Come un vecchio ricordo
Ricordo, ricordo, ricordo
E giuro che non ho una pistola
No, non ho una pistola

testi amArgine: Ultravox! Just for a moment

Just for a moment

Talking in the window as the light fades
I heard my voice break just for a moment
Talking by the window as the light fades
I felt the floor change into an ocean
We’ll never leave here, never
Let’s stay in here forever
And when the streets are quiet
We’ll walk out in the silence

Listening to the movement that the night makes
I let the room fade just for a moment
Sitting in the shadows that the leaves make
I felt the floor change into an ocean
We’ll never leave here, never
Let’s stay in here forever
And when the streets are quiet
We’ll walk out in the silence

Listening to the music the machines make
I let my heart break just for a moment
Listening to the music the machines make
I felt the floor change into an ocean
We’ll never leave here never
Let’s stay in here for ever
And when the streets are quiet
We’ll walk out in the silence

*

Solo per un attimo

Parlando nella finestra quando la luce dissolve
Ho sentito la mia voce rotta solo per un attimo
Parlando dalla finestra quando la luce dissolve
Ho sentito cambiare il pavimento in un oceano
Non lasceremo mai questo posto, mai
Restiamo qui per sempre
E quando le strade sono tranquille
Usciremo in silenzio

Ascoltando i movimenti della notte
Ho lasciato svanire la stanza solo per un attimo
Seduto sulle ombre delle foglie
Ho sentito cambiare il pavimento in un oceano
Non lasceremo mai questo posto, mai
Restiamo qui per sempre
E quando le strade sono tranquille
Usciremo in silenzio

Ascoltando la musica delle macchine
Lascio il mio cuore spezzarsi solo per un attimo
Ascoltando la musica delle macchine
Ho sentito cambiare il pavimento in un oceano

Non lasceremo mai questo posto, mai
Restiamo qui per sempre
E quando le strade sono tranquille
Usciremo in silenzio

buona fortuna

attraccherà forse a Udine
l’ennesimo barcone, il peschereccio
del pescatore d’anime
sempre pronto in piscina,
la democrazia sfilata di mano
che invochiamo dai giovani,
talmente indignati
da non interrogarci più,
dove accadrà che Lisa
mostri di nuovo le sue grazie
senza attendere un’altra vita,
ripensare il bimbo coi pantaloni corti
è il posto che cercavo,
siamo la prima cosa
passata in mente al primo incrocio,
fai il disinvolto
guarda chi hai intorno,
scegli qualcuno
col suo bel vestitino rosa
agitabile prima dell’uso,
quando sarà tornare qui
candido gentile
dove il mare non si sposta
e non è giudizio,
se ami il mare
ti verrà a cercare,
buona fortuna,
il tempo il luogo
la carezza giusta

Marino

viaggiare stretti borse in bocca,
Ciao Gina, come andiamo?
… sono stata poco bene.

Il libro di Larkin mi si piega
come non più la mano.
Ciao Gina, ti farò sapere.

Dio c’è, recuperiamo velocità
sulle ali di una capotreno deliziosa,
sorrisi disallineati che valgono
l’intero abbonamento.

La suora riprende il breviario
senza svelare chi sia l’assassino,
insegna a evitarlo.
Marino dibatterà a lungo
invasi e siccità senza aumentare
di una goccia la portata.

La sua vicina si guarda attorno
ha la gonna troppo corta
l’abbassa e guarda ancora,
rincuorata torna a staccare.
Fuori non è aria solo fretta
e molto invenduto.

Vivevamo all’americana,
certi della nostra santità sovietica,
Gesù non se ne parli più
Marino torna al tempo che fa.

ascolti amArgine: Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock

S’i’ credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria sanza più scosse.

Ma però che già mai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
sanza tema d’infamia ti rispondo. »
(Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVII, 61-66)

Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock (The Love Song of J. Alfred Prufrock) è un componimento del poeta statunitense T. S. Eliot, composto tra il 1910 e il 1911 con il titolo “Prufrock tra le donne”, ma pubblicato per la prima volta solo nel 1917 nella raccolta Prufrock and Other Observations, dedicata a Jean Verdenal, amico di Eliot ucciso nel 1915 nella spedizione anglofrancese dei Dardanelli.

Punto di partenza della poesia novecentesca, ancora ispira alcuni Poeti.

balliamo un surf senza futuro

NOE: DIRE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO, PURCHE’ NON SI CAPISCA UN CAZZO E ANCHE A COSTO DI RIMANGIARSI COSE GIA’ DETTE E A LUNGO SOSTENUTE. SULLO SFONDO LA POESIA, COME A MILANO MARITTIMA A FARE LA CARTOLINA, POVERINA, AI VOSTRI SELFIE. L’UNICO CHE SALVO DELLA MASNADA E’ MARIO M. GABRIELE. NON E’ CHE STATE SFIORANDO IL RIDICOLO, PROPRIO CI SIETE CADUTI FINO IN FONDO.

la bocca automatica
ha mangiato il dime
non vuole risputarlo,
forse non per vendetta
decisero la riduzione
a due sole scuole di pensiero

c’era chi il metro
era novanta centimetri
chi uno e dieci, è giusto ci sia
un po’ di finta opposizione.

I parolai sparlarono,
le comari strepitarono,
fu una corsa interminabile,
anche adesso sotto le finestre,
tutti a rincalzare coperte,
cantare ninne nanne,
ungere culi,
in cerca di prove indubbie
sul vero metro,

valutare, svalutare:
una troia fu sollevata
in men che non si dica
dalla stalla alle stelle
venne fatta santa,

il lontano cugino Paolo,
ohimè è un po’ sordo,
comprò in ferramenta
un metro da cento
e, come monito,
fu appeso per i piedi
finì che ci trovammo tutti
come i sindacati,

pieni di burocrati e pensionati
balliamo un surf senza futuro