come puoi dirti poeta

Come puoi così putrido
dirti poeta, sollevato
il fiero sguardo dallo stagno
della nazione di soli villaggi
minuziosamente diversi,
annusati massoni e principi
con quelle assurde braghe,
mentre ragazze, pesche pensose
si attardano in filastrocche
e pensieri con rime
sull’argine di San Lorenzo,
come puoi non sentire
il lascito di limpidezza sgombra
in ogni parola
solo che ne avessi,
ma tu pezzente mormori,
crei domande non dai risposte
sollevando bene i piedi
per non inzaccherare coscienza
e scarpe, come puoi
dirti poeta, battezzare
divagare, leggere l’ora?

6 pensieri su “come puoi dirti poeta

  1. A differenza del sig.Adeodato, in questi versi personalmente non leggo un giudizio, quanto piuttosto una presa di posizione dell’autore nei confronti della figura del “poeta”. E l’incipit – mi si passi il termine riferito alla poesia – mi sembra la chiave di lettura più precisa: “Come puoi […] \ dirti poeta”. Incipit prontissimo ad aprire il dibattito su tutta quella schiera di persone che si autoproclamano qualcuno o qualcosa, laddove, – ed il commento del sig.Adeodato conferma – invece, dovrebbe giungere dall’esterno, e soprattutto esente da clientelismi vari, questo essere definiti \ chiamati poeta (anche se personalmente credo che alla fine sia più una condanna che una gloria sentirsi chiamare poeta, ma non è il caso di dilungarsi su questo) tant’è che nel commento precedente Almerighi viene definito da un altra persona “poeta”, ma lo stesso non mi sembra si sia mai definito tale. Ecco, quindi, lo scoglio: poeta è colui che materialmente scrive in versi, senza dubbi, ma nella realtà dei fatti poeta è una figura complessa – spesso confusa col personaggio che tanti si cuciono addosso con vari espedienti, dal nickname al tacere in pubblico, dal preferire argomenti che attraggono i lettori-mosca al non mostrarsi, dall’atteggiamento minimalista, all’egopatia brada – che spesso non si è in grado di vedere con obiettività e che si tenta in tutte le maniere di collocare, definire, circoscrivere, ingabbiare in qualche recinto.
    Questi versi di Flavio lasciano scoperti nervi e destinatari degli stessi nel modo di fare schietto e diretto tipico della sua poesia, però, a voler andare oltre un minimo like lasciato anche per affezione all’opera tutta di Almerighi, sarebbe bello incrociare \ leggere anche altri punti di vista sugli argomenti che emergono… Ma, si sa, lo scambio reciproco è qualcosa che riguarda soprattutto i treni e non le Persone…
    Rinnovo, come già scritto da me, i complimenti a Flavio anche per questa poesia e mi piace riportare una frase estratta da L’invenzione della poesia di J.L.Borges, che ridimensiona in poco spazio tanti e tanto: “Come fece notare Rubén Darío, in letteratura nessuno è Adamo”.

    • già, si può accettare d’essere “poeta”
      senza affrontare il viso aperto
      e il mare, fermi al proprio comodo,
      alle mani di Pilato, alla Rita
      invocata nei casi disperati?

      Fugge il tempo e rimane la paura;
      le sirene di dentro non zittiscono.
      Oggi si è poeti per poco,
      per rapporti mercenari, che tornano
      laddove Eràto era diventata minima
      ed ora è un campo di crisantemi
      (in senso occidentale, s’intenda)
      per le varie invettive e licenze.

      20, 30, 40, 50 e poi?
      Poi ci sarai anche tu, tra gli anni
      che male dici per ingraziarti Pier Paolo,
      che non può rispondere.
      Le generazioni alla fine
      s’assomigliano. Anche la tua.
      Non si compra tutto, caro poeta,
      ed una maiuscola costa cara.

      Non tutte le belle facce si vendono
      per una tirata filosofica o un santino
      verdebile da affiggere post vitae;
      alcune non le zittisci con promesse buone
      per farci la cenere prima di Pasqua.
      Come ci si può far chiamare “poeta”?
      Rose, scarpe ed alberi attendono
      guinzaglio alla mano
      argilla a ricordare da dove veniamo,
      aule seminude a sentenziare
      sul nuovo tutto ancora da definire.

      Guardalo bene il tramonto
      di questo occidente
      perso in uno scafo
      di parole bucate | AnGre

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