Onorio

Io non so
di cosa siano ammalati
fiumi e stelle, fiumi di stelle
la terra umiliata dal secco,
con tutta l’acqua sciolta in aria
si diventa appiccicosi
fin dentro il carattere,

le cicale insolenti
con quei loro fonemi arabi
sempre in sottofondo, condanne
migrazioni che lasciano di stucco
i nostri bei dialetti,
unico sopravvissuto
di quattro aborti

sul Po asfaltabile.
Onorio disse ai romani di fidarsi
del suo eunuco,
noi terragnoli seguimmo Onorio,
lo raggiungemmo
scagliammo pietre per lapidarlo.

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