note amArgine: Monica Guerra legge Ombre coi tacchi a spillo di Nais Aloisi

Recensione di
Monica Guerra

Nel libro di Naïs Aloisi Ombre coi tacchi a spillo il lettore si trova calato in una danza di parole che accasa gli elementi del macrocosmo nel microcosmo. Nei primissimi versi incontriamo un cielo risucchiato, per mezzo di un languore del tutto umano, dentro una pozzanghera e tutte le cose dell’universo sono immediatamente poste in stretta correlazione le une dentro le altre.
Nulla appare isolato o a sé stante, al contrario, tutto partecipa e compartecipa, talvolta germoglia e feconda; l’uomo e tutti gli elementi, finanche forse i non viventi, coabitano la medesima dimensione della vita.
La Poesia, come atto generativo, è riconducibile alla natura che, attraverso le nuvole, si fa portatrice di un seme che feconda i pensieri e a un vento che restituisce al lettore, quasi in ogni lirica, la suprema voce – o talvolta persino lo sguardo – dell’ineffabile.
Micro e macro ballano all’unisono, senza tagli o fratture, senza consentire l’individuazione, in modo esatto, di un confine: una goccia di mare si fa vena e all’interno di ogni elemento si scova una specifica, talvolta luminosa e talvolta ombrosa, anima. Quasi panteistico, a mio avviso, è il sentire dell’autrice, e lo s’intuisce dal modo in cui si rapporta al tutto, nel suo conferire un’anima pigra all’inverno e una nitida voce alle maree.
Ho amato, nella lettura, alcuni versi in particolare, di quel genere
di amore che non può prescindere da un piccolo piglio d’identificazione e allora riporto qualcosa che davvero sento anche mio:
in certe ore d’estate / non sei mai sola / la
luce del tramonto / moltiplica l’anima
/ dei papaveri
; una Poesia che carezza l’animo, che lenisce la
solitudine e che non consentirà più al lettore di guardare un campo
fiorito allo stesso modo.
La poesia di Naïs è Poesia dell’istante, il tempo dai suoi versi non
emerge come una linea orizzontale, percorribile avanti e indietro lungo il binario del ricordo, bensì è uno scrigno all’interno della quale la memoria è commistione di passato e di presente e, nonostante un miscelare sapientemente gli ingredienti nei versi, il prezioso forziere è collocato, in una geografia dell’anima, in un luogo “elevato” e ben definito: basta salire quei gradini.
Istantanea e sconfinata, la Poesia è come aria, in grado di travalicare, grazie alla sua leggerezza, gli ordini prestabiliti e i conformismi e di risalire, controcorrente, il corso dei pensieri per frugare, senza timore, nell’eterno.
Naïs non teme l’ombra, la accoglie, scaldandosi alla luce fredda della luna, indaga il mistero per migliorarsi, per innalzarsi sopra la sfera della materia, ed è tutto un fondere il dentro e il fuori, confondendo in modo sapiente e consapevole le carte dell’umano, mentre l’anima si succhia come in un gioco fanciullesco dalle dita, gli angeli, forse a differenza degli uomini, non si tolgono le scarpe – eppure partecipano anch’essi, in modo naturale, al panorama dell’umano – e i passeri, come fosse assolutamente normale, danno la precedenza ai santi. La parola poetica diviene indagine, consapevole del suo limite, eppure tesa a superarlo, infaticabile nel percorrere una strada che è solo viaggio e che non può raggiungere in definitiva nessuna meta. Attraverso i testi, l’autrice narra di luna e di vento, di stagioni e del tempo, ma soprattutto nomina l’anima, un’anima che odora e che è quindi immediatamente riconducibile a un qualcosa di umano e di familiare. Non serve chissà quale pratica meditabonda o religiosa per destarla ma essa vive e schiuma per i gesti semplici del vivere, per un tocco, per una voce, un qualche elemento che stabilisca un piccolo eppure autentico contatto.
Se i tacchi a spillo evocano il femmineo in generale, la figura della
madre, tanto quanto la donna che genera quanto la terra che accoglie
– senza un netto distinguo -, è l’archetipo materno che emerge in
modo spiccato da molteplici liriche e che, cullandoci sui seni e
allattandoci, ci consente l’affaccio alla vita.
L’autrice dimostra un ascolto attento, una predisposizione a cogliere
la magia delle piccole cose, una tensione a entrare in sintonia con
ciò che la circonda. Talvolta il suo sguardo si fa fanciullo, come se il bambino fosse vicino alla forma più alta e completa dell’umano,
come se la purezza che lo abita fungesse da contrappeso nei confronti
di una corporalità che, crescendo, prenderà il sopravvento e che, inevitabilmente, relegherà l’anima a rintanarsi in qualche anfratto recondito, forse in un luogo imperscrutabile e fiabesco laddove i timidi preparano, sapientemente, l’ombra alle margherite (dalla Rivista Tipographie)

OMBRE COI TACCHI
A SPILLO
di Naïs Aloisi
IL VICOLO Editore – Cesena, 2017
Collana “Sfridi”
pagg. 48, Euro 10,00

( plenilunio

non so spiegarmi questa luna
snidata dal canneto
al primo sospetto della sera

ho ballato da sola
e ora buttata sul letto
fingo di dormire
perché almeno un’ombra
resti a scaldarmi i piedi

forse una storia lega
i miei silenzi ai suoi risvegli
dove nessuno vola

o forse perdo le parole
scivolando ai bordi della vita
e lei per paura di cadere
annusa l’orizzonte
intonando il canto delle maree
*
( vespri

in certe ore d’estate
non sei mai sola

la luce del tramonto
moltiplica l’anima
dei papaveri
*
( eco ancestrale

l’anima non è un morso di vento
dentro a un corpo distratto

una rondine sfuggita ai cherubini
in un volo sghembo
per diventare il frutto del grembo
del mio grembo

in questa sera d’estate
così calma da sembrare altrove
sento fusa in gola
per ogni lembo di cielo
illudendo piccole preghiere sfinite
fra le sue unghie di gatto
ma non so stanarla

allora mi siedo sulla riva
abbagliante dei sogni
e aspetto di sorprenderla lì
dove i timidi preparano l’ombra
alle margherite
*
(il primo passo

forse la gazza
mi ha beccato le mani
volando più in alto
dello sguardo
una freccia impertinente
del mattino

o il vento e la paura nel vento
che solleva anche le serpi
e i vigliacchi

forse ho ingoiato l’erbavoglio
con ogni primavera
stipata fra gli ormoni
di mia madre
il respiro più dentro

ma in quell’istante
mi sono alzata
barcollando verso l’infinito
il dito in bocca
a succhiare l’anima
per guardare la luna
fra gli sciocchi
*

Nais Aloisi, nata in Francia (alcuni critici spiegano in questo la musicalità del verso) e vissuta, per un certo tempo, a Ginevra, risiede a Cesena dove svolge attività d’animazione in un laboratorio teatrale
e dove ha collaborato al foglio letterario Libere Carte e L’Agenda.
Partita dalla scuderia della Rivista Forum-Sesta Generazione dove
sono state pubblicate le sue prime poesie ( “nel gioco chiaroscurale
del suo ordito linguistico, straordinari certi attacchi che portano
al cuore di una lirica elegante e sofferta nel gioco delle ambiguità”
Celso Zappi) , suoi testi sono nelle Antologie La Doppia Dimenticanza,
Premio Satyagraha (Forum), Voce Donna 1995 ( IL VICOLO & Il Ponte Vecchio), I Contemporanei (Venezia,Gruppo Editrice Veneta ), Agenda della Poesia 2004, 2005, 2015 ( IBISKOS).

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4 thoughts on “note amArgine: Monica Guerra legge Ombre coi tacchi a spillo di Nais Aloisi

  1. Il classico libro che ti tieni in borsa per un bel po’ di tempo, poi quando trovi il tempo di leggerlo ti apre un mondo. Una poesia che non ha alcuna pretesa di filosofeggiare o toccare i massimi sistemi, ma ti tocca le mani come il becco di una gazza. Punge, emoziona, sanguina e ride. E lascia la voglia di rileggerla, perché pur essendo scarna necessita di diverse letture e riletture per trarne il meglio. E il meglio c’è, quanto meno io l’ho trovato e gustato. Brava Aloisi!

  2. Bellissime poesie, si da leggere e rileggere, essenziali ma densissime, lucide e precise ma insieme allusivo evocative. Emozionanti in ogni verso ogni immagine. Bravissima!

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