ascolti amArgine: 18 maggio Ian Curtis

Lascereste seppellire i morti dai morti?

Disorder

I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away.

It’s getting faster, moving faster now, it’s getting out of hand,
On the tenth floor, down the back stairs, it’s a no man’s land,
Lights are flashing, cars are crashing, getting frequent now,
I’ve got the spirit, lose the feeling, let it out somehow.

What means to you, what means to me, and we will meet again,
I’m watching you, I’m watching her, I’ll take no pity from you friends,
Who is right, who can tell, and who gives a damn right now,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.

Ho aspettato che arrivasse una guida e che mi prendesse per mano
queste sensazioni potrebbero farmi sentire i piaceri di un uomo normale?
queste sensazioni a malapena mi interesseranno un altro giorno
io ho lo spirito, ho perso l’emozione, porto via lo shock

tutto sta diventando più veloce, si sta muovendo più veloce adesso, sta sfuggendo di mano
sul decimo piano, giù per le scale sul retro, è una terra di nessuno
le luci stanno splendendo, le auto si stanno scontrando, sta diventando frequente adesso
io ho lo spirito, ho perso l’emozione,lo lascio uscire in qualche modo

quel che significa per te, quel che significa per me e ci incontreremo ancora
ti sto guardando, la sto guardando, non avrò pietà dai tuoi amici
chi ha ragione, chi può dirlo, e chi se ne frega di questo adesso
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
emozione, emozione, emozione…

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trilobiti

Comparvero prima i trilobiti,
nacquero si moltiplicarono
sparirono per trasformarsi
in tanti pavimenti lucidi.
Non lasciarono biglietti di scuse.

Ognuno di noi ha sempre negato
di averli calpestati durante visite
a luoghi di rispetto,
meta di maestrine innamorate
ancora prima di frequentarli,
respirata l’ombra necessaria
a domandarsi
quali siano stati i loro dei.

Incesto tra crostacei e cellule morte,
noi non veneriamo eroi omerici
ma i risvolti impeccabili
dentro un paio di pantaloni.

L’Albertina

Abbiamo gli asili migliori al mondo,
la mafia ce li divora.

Scandisce con passione
Costituzione, antimafia col suo vestito nuovo,
il grado consapevole, ricordo, bellezza
dei Fratelli Cervi a un’Italia sdrucita e lercia.

L’Albertina, castigata e di buon senso
ascolta non smanetta, se ha ragione parla
una donna così non fa notizia,
ama la battaglia e pare uscita
da un convento.

Ci vedremo presto a Dio piacendo,
l’Albertina è grande sa lottare
è lei l’evento di un mondo impraticabile.

(ad Albertina Soliani)

letture amArgine: “Stranieri” tre poesie dal nuovo libro di Francesco Sassetto.

Premetto una cosa, sarò di parte e assolutamente tendenzioso. Francesco Sassetto è un autore di cui ammiro l’opera poetica da diverso tempo. Quindi l’uscita del suo nuovo libro “Stranieri” per l’Editore Valentini collana Poesia, è un evento, una gioia colma di curiosità. La stessa, al contrario con cui accogliamo gli stranieri (i foresti in Veneto, i frustir in Romagna) con tutta la diffidenza e il senso di repulsione che oramai è un dato di fatto. Non ci si ama se non ci si conosce. Andiamo ad assaggiare questo libro, io con voi. (Flavio Almerighi)

Coordinate:
L’editore, Stefano Valentini, cui scrivere per eventuali acquisti é:
edival@tin.it , oppure: valentinaeditrice@gmail.com . Il libro sarà comunque presto disponibile anche in ibs.

Aqua alta

Xe sparìo da tre mesi Gigi
no ’l xe più drìo del bancón
del bar a Rialto a far cafè a manéta, a spòrzer
svelto le brioches a queli che speta el batèlo de le sìe
de matina, che core al lavoro a Mestre o più in là.

’Na macia de luse nel scuro quel bar pien de gente,
de spente, borse e giornali e comande sigàe, ombre
che va fora e dentro de furia
e i do òmeni in traversa,
oci e man che core sincronizài, un casìn de vose
nel vapór de le machine soto pressión.

Xe sparìo da tre mesi, cussì
e nissùn dise gnente.

Ancùo tuti discóre se l’aqua rivarà a sentovinti, le previsión
le par propio sbalàe,
no xe siròco, la luna no xe quea bona,
dise un vecio butando l’ocio a l’onda su la riva
darénte che desso s’ingrossa e se slonga.

Fora i mete de furia le tole su i cavaléti, l’aqua
in diese minuti la ga ciapà fià
la cresse, la xe qua dentro del bar, la vegnarà
alta sì, sentovinti
anca sentotrenta
no se lo spetàva nissùn.

Gigi sta mal
me dise Dino, vint’ani insieme a far i cafè,
un bruto mal
me fa sotovose intanto che ’l nèta el bancón
co i oci sbassài, el respira a fadìga
no ’l tornarà più qua co lu.

Xe sparìo, Gigi,
ancùo xe sinque mesi, el parón
ga messo ’n’altro a far co Dino i cafè.

L’aqua domàn tocarà da novo i sentotrenta
e se sùpia siròco
anca de più.

trad. Alta marea (dialetto veneziano). Traduzione in italiano: “E’ sparito da tre mesi Gigi/ non è più dietro il bancone/ del bar a Rialto a preparare caffè uno dopo l’altro, a porgere/ svelto le brioches ai clienti che attendono il vaporino delle sei/ del mattino, che corrono al lavoro a Mestre o più lontano.// Una macchia di luce nel buio quel bar affollato/ di spinte, borse, giornali e ordinazioni gridate, ombre/ che vanno fuori e dentro di fretta/ e i due camerieri col grembiule,/ occhi e mani che corrono sincronizzati, un frastuono di voci/ nel vapore delle macchine in pressione.// E’ sparito da tre mesi, così/ e nessuno dice nulla.// Oggi tutti discutono se l’acqua salirà a centoventi, le previsioni/ sembrano proprio sbagliate,/ non soffia scirocco, la luna non è quella giusta,/ dice un vecchio dando un’occhiata all’onda sulla riva/ di fronte che ora s’ingrossa e s’allunga.// Fuori allestiscono in fretta le tavole sui cavalletti, l’acqua/ in dieci minuti ha preso forza/ cresce, è dentro il bar, verrà/ alta sì, centoventi/ anche centotrenta/ non lo credeva nessuno.// Gigi sta male/ mi dice Dino, vent’anni insieme a preparare i caffè,/ una malattia grave/ mi dice sottovoce mentre pulisce il bancone/ con gli occhi abbassati, respira a fatica/ non tornerà più qui con lui.// E’ sparito Gigi,/ oggi sono cinque mesi, il proprietario/ ha assunto un altro per preparare con Dino i caffè.// L’acqua domani salirà di nuovo a centotrenta/ e se soffia scirocco/anche di più.”

La bufera che viene

… in una bocca che chiede in italiano con accento albanese
qualcosa che non si può rifiutare, e non solo per ragione morale…
… ma perché sta scadendo la cambiale
dei popoli che non hanno neanche il pane

Gianni D’Elia

Sentila, sentila bene anche tu la bufera che viene,
questa tempesta straniera che preme,
che avanza dall’est, dal sud della fame
e sbarca alla vigna ubertosa
dei signori d’Europa e vuole
il lavoro e la casa
e vuole una fetta del sole
che accarezza quest’aiuola felice
del mondo.

E il piccolo uomo che cura le rose
del proprio giardino
si fa adesso feroce ed affila le unghie
e spranga porte e balconi, alza la voce,
vuole leggi e pistole e cani e cancelli
a difesa del suo metro di terra.

E l’aria già odora di guerra.

Yan Lin

Yan Lin sul permesso di soggiorno, ma qui il suo nome
è Giulia, fuggita da chissà quale campagna cinese,
di Mao e del libretto rosso Giulia
non sa niente, ma sa bene la miseria, l’acqua alle ginocchia
la schiena che si spezza
la risaia che ammala e ammazza.

E adesso scappa dalla Cina toscana, dallo zio di Prato
bracciaspalancate, ospite nella sua casa fiorentina e
nella fabbrica di capi in pelle, nel seminterrato
sedici ore al giorno, notte e giorno.

Giulia ancora in fuga, cacciataodiata dalla sua gente
ora vive in una stanza a Marghera, si vende la sera
per l’affitto, il mangiare e le bollette e
mentre il cliente le sta sopra ansimante
Giulia vede la luce,
i neon di un salone di bellezza acceso di colori ed eleganza.

Perché Giulia è estetista diplomata e vuole quel lavoro dove
tutto si fa bello e studia per gli esami
si aggrappa a ogni parola da imparare,
al manuale che dice tinture, tagli e pettinature

perché quel sogno lo vuole per davvero, ad ogni costo,
che quella luce diventi il suo domani.

Francesco Sassetto risiede a Venezia, dove è nato nel 1961.
Laureato in Lettere all’Università Ca’ Foscari, la sua tesi è stata
pubblicata nel 1993 dall’Editore Il Cardo con il titolo La biblioteca
di Francesco da Buti interprete di Dante. Ha collaborato alla cattedra
di Filologia Dantesca, conseguendo nel 1998 il titolo di dottore
di ricerca in Filologia e Tecniche dell’Interpretazione. Ha insegnato
Lettere nella scuola media e, attualmente, è docente presso il C.t.p.
(Centro territoriale per l’educazione in età adulta) di Mestre.
Dal 1995 partecipa a concorsi di poesia, ricevendo numerosi premi
e segnalazioni; suoi testi sono presenti in antologie, riviste, siti
internet e blog letterari. Ha pubblicato le sillogi Da solo e in silenzio
(Montedit, Milano, 2004), prefazione di Bruno Rosada; Ad un
casello im preciso (Valentina Editrice, Padova, 2010), prefazione
di Stefano Valentini; Background (Dot.com Press-Le Voci
della Luna, Milano, 2012), prefazione di Fabio Franzin.

sempreverde

Unico mai fuori servizio
sempreverde
non accenna a trovare riposo
nemmeno sui luoghi
in cui ha già suonato,

c’è bisogno traboccante
di seminare, confondere
senza ripensamenti
coinquilini di seconda mano,
perdute le chiavi del cuore

basta nemmeno anteporre
un annuncio con fotografia
per dire, liberatemi
da questo bene maledetto
mai voluto,

consci che ogni Roma
porta i geni sciatti della fine
e la luna è in pessime condizioni,
ovunque ci risveglieremo
soli e forestieri e al freddo.

NAUSEA

non siete poeti, siete merde e chiedo scusa per la similitudine, perché anche le merde vi chiederebbero le dimissioni dopo avervi guardati dall’alto al basso. Le stesse dimissioni che avete dato dalla Poesia, dopo aver detto tutto sui gabbiani, finto il dolore che siete capaci soltanto di esibire. Siete un’atroce gara di prefiche pronte a citare pur di non farvi capire.

Perché la bellezza, che non si stupisce di sé, non si ribella e non alza la voce coi suoi auto nominati custodi insonnoliti e corrotti?

Presagio: una poesia di Ubaldo De Robertis

Aspettavamo “il libro americano” per promuoverlo e diffonderlo, il destino ha disposto altro. E non mi voglio dilungare ne mettermi in mostra, non ne vale la pena. La persona e l’arte di Ubaldo De Robertis meritano anzitutto rispetto e silenzio. Se “tutta la vita è lasciare tracce” quest’Uomo e questo Artista ne hanno lasciate, eccome.

Ecco il brano tradotto in inglese dal bravissimo e prezioso Adeodato Piazza Nicolai, che non ringrazierò mai a sufficienza.

Warning

“If the Moon were… a Kite”
A poem by Ubaldo De Robertis

Outside the sea…
trees spoiled of sails
the whip of winds shake
random whirls and coatings
foamy waves
shiver on stoney walls

It is probably the commander
creature without name
man marking twain
not the dead working
not the sunken hull
split open in places
to give up for first

©2017 Anglo-American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem “Presagio” by Ubaldo De Robertis. All rights reserved.

almerighi

Ubaldo de Robertis, Se la luna fosse…un Aquilone, Limina Mentis Editore, 2012

Presagio

Fuori del mare…
alberi svestiti di vele
la sferza dei venti che scompiglia
drizze di randa ed amantigli
schiume increspate
fremono in muraglie

Sarà il nocchiere
creatura senza nome
uomo dello scandaglio
non l’opera morta
non l’immersa carena
ad aprirsi in squarci
a cedere…per primo

Floriano Romboli
“ Fuori del mare…” : è l’emergere dell’animus cosciente da quella “materia/ madre sostanza prima” evocata successivamente ( v. la lirica intitolata Lo Sciamano) e intesa quale agglomerato indistinto e potente, indifferenziata fonte di energia, fondamento solido e fecondo dell’essere.
Esistere, avvertire e manifestare senso di sé è uscire dal mare e dare inizio all’avventura di una vita responsabile, è acquisire la specificità e l’autonomia dell’animale-uomo, pur nella consapevolezza della fragilità delle costruzioni in cui può prender forma e provvisoriamente assestarsi il fremito vitale-naturale, l’insieme delle “schiume increspate”, come con…

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