contro sole

Carissima,
dopo la drastica riduzione
del nostro potere d’acquisto
siamo alla vigilia di nuove tegole
sull’usuale ricerca della felicità.
Prendi appunti su quel matto
con gli occhi a fesso
che scaglia missili in mare
mettendoci tutto l’impegno,
ricorda un bambino nel diletto
di strappare le ali alle mosche.
Promette bene.
Noi possiamo fare meglio,
i greci piangono a mani nude
ma non ci diamo pensiero.
Allegra, il tempo migliorerà,
il mare è più vicino
non esitare a esporre le costole
contro sole e attenta al peso,
tutto e più purché tu sia felice.

Dono di Nausea: il pranzo è servito

Prendi un’impiegata di Poste Italiane a volte anche bravina, sovente scosciata. Pompala per bene, facendole credere che i suoi versi sono importanti alla luce delle gesta dei Nuclei Operativi Ecologici. Dille che i suoi versi alla cazzo sono alla base di un nuovo stile. Dille che i suoi scritti ginecologici e malati sono AUTENTICA POESIA EROTICA. Prendi un gruppo di utili idioti, veri prostituti intellettuali cui questa merda è servita, ma che non dicono dopo averla trangugiata che è uno schifo, ma con lunghe perifrasi fingono di apprezzare per motivi di mera utilità personale. Allora anche Gianni Drudi diventa un De Gregori.Il pranzo è servito.

letture amArgine: Stefanie Golisch Breve elenco dei destini

Breve elenco dei destini

Ognuno è benvenuto.

Franz Kafka, Amerika

Nella vita non era riuscito a combinare nulla. Ma quando usciva di casa, fischiava sempre.
Per cinque anni aveva ricamato il corredo di una futura regina.
Era bello forte violento. Un semidio tra pallidi mortali.
Dopo il primo, maldestro tentativo di amare decise di lasciar perdere.
E’ andata con tutti. Gli son piaciuti tutti e lei è piaciuta a tutti.
Avrebbe voluto piovere. Essere la pioggia.
In vita ha fatto il pilota d’aereo. Ora fa le parole crociate.
Scrive una lettera, la mette in una busta e si siede accanto alla buca delle lettere.
Oscillava tra il voler sapere e non sapere chi era.
Era veramente brutta. Perdonava tutto e tutti.
Sono la regina della strada. Costo poco. Il mio regno è infinto.
Suo compito era di dire a un certo punto andate in pace. Ma ci credeva poco.
Le piacevano gli uomini sposati. Sapeva che si sarebbe rovinata e così fu.
Il suo primo amico era un corvo, il secondo un gobbo.
Biografia di un leopardo era il titolo ambizioso dato alla sua opera prima.
Alla domanda perché l’avrebbe sposata rispose perché il cane non abbaiava, quando ti vedeva.
Poco prima di morire, fece chiamare il parrucchiere. Era curioso di vedersi con i capelli ricci.
La roulette era la sua vita. Il suo sistema era infallibile, ma non indovinava mai.
Apriva la bocca solo per mentire. Le sue menzogne incantavano mari monti e donne di tutte le età.
Ha sessanta anni, ma i bambini ancora non vogliono giocare con lui.
Quando passeggia lungo il fiume tiene in mano un sogno da ragazza.
Ecco l’uomo in canottiera grigiastra che fuma alla finestra della cucina.
A ottantasei anni attende ancora.
Sebbene non avesse mai letto l’omonimo racconto di Joseph Roth, lui era il Santo bevitore.
Vista l’indiscutibile complessità delle vicende umane, i suoi discorsi tendevano ad aggrovigliarsi.
Da generazioni la parola aveva atteso di essere pronunciata proprio da lui.
Si chiamava Aphrodita. Da ragazza era stata sposata con un uomo che non avrebbe mai amato.
In terza elementare decise che il mondo non avrebbe mai più riso di lui.
La sua bontà era un pozzo senza fondo. A lungo andare stancava.
Non si vergognava di puntare sulla pietà. Le donne adoravano la sua vitale melanconia.
Avrebbe voluto fare tante cose, ma era anche contento di fare niente.
Era matura anzitempo. Arbitro involontario di una coppia di genitori in perenne battaglia.
Alla domanda su cosa volesse fare da grande, rispose: L’accattone. Il suo desiderio fu esaudito.
Qualcuno doveva raccogliere i volti e le voci del suo paese. Non aveva scelta.
Non conosceva affatto sua moglie, ma la trovava molto bella.
All’età di ottantotto anni è morta la sua psicoanalista. Senza aver risolto il caso.
Le sue capre lo chiamavano Goldfinger.
Tutte le domeniche regala al mondo l’immagine perfetta del gran signore.
Per lei la felicità esisteva soltanto quando trovava la giusta parola per essa.
Ogni volta che qualcuno in paese morì, egli fermava orologio a pendola.
Il suo hobby era il modellismo. Adorava i trenini e diffidava delle donne.
Lo avevano chiamato Eros. Come poteva non ubbidire alle leggi del suo dio?
Chiamami, diceva a ogni persona che incontrava. Ma non rispondeva mai.
Mentre lodava la bravura della moglie, si sfogava nelle braccia generose dell’altra.
Gli sarebbe piaciuto essere almeno una volta oggetto di invidia.
All’età di sessantatre anni prese seriamente in considerazione la possibilità di farsi nichilista.
Adorava gli aeroporti. Avrebbe voluto viaggiare senza mai arrivare da nessuna parte.
Le piacevano i film erotici. Erano il suo purgatorio.
Era nata triste. La gente non si fidava di lei.
Il suo motto era: Credere nell’incredibile. Essere incredibile.
E’ partito. Ritornato. Ci ha provato. Non ce l’ha fatto. E’ impazzito.
Pazientemente attendeva i baci distratti di cameriere, infermiere, ex-alunne.
Il suo vizio era il gioco. La morte ebbe esattamente la durata di una partita di scopa.
Gli piaceva vantarsi del fatto che suo figlio era stato concepito sotto la doccia.
Era scettica per natura. Sempre vestita bene, ma senza chic. Aveva un segreto.
Raccoglieva vecchie auto e giovani moglie. La terra era leggera sotto i suoi passi.
Con allegra disinvoltura gli piaceva esclamare questa frase: Che fatica essere uomini!
Il giorno in cui un paparazzo l’aveva ripreso insieme a una starlet in via Veneto. Ecco la vita!
Da giovane aveva comprato una valigia. Bisognava essere pronti per la partenza. In ogni momento.

Kurze Liste der Schicksale

Jeder ist willkommen.
Franz Kafka, Amerika

Niemals war es ihm gelungen, irgendetwas zu Ende zu bringen. Doch wenn er das Haus verließ, pfiff er stets eine kleine Melodie.
Fünf Jahre lang hatte sie an der Aussteuer einer künftigen Königin gestickt.
Er war schön, stark und gewalttätig. Ein Halbgott inmitten blasser Sterblicher.
Nach einem ersten, ungeschickten Versuch zu lieben, beschloss er, es für immer aufzugeben.
Sie hätte regnen mögen. Der Regen sein.
Im Leben war er Pilot gewesen. Heute löst er Kreuzworträtsel.
Sie schreibt einen Brief, legt ihn in einen Umschlag und setzt sich neben den Briefkasten.
Stets schwankte sie zwischen dem Wunsch zu wissen und nicht zu wissen, wer sie eigentlich war.
Sie war wirklich hässlich. Sie verzieh alles und jedem.
Ich bin die Königin der Straße. Ich bin billig. Mein Reich ist unendlich.
Zu seinen Aufgaben gehörte es, es an einer bestimmten Stelle Gehet hin in Frieden zu sagen. Allerdings glaubt er längst nicht mehr daran.
Sie hatte eine Schwäche für verheiratete Männer. Sie wusste, dass sie einst ihr Ruin sein würden und tatsächlich kam es nicht anders.
Sein erster Freund war ein Rabe, der zweite ein Buckliger.
Biografie eines Leoparden lautete der ambitionierte Titel seines ersten Werkes.
Auf die Frage, weshalb er sie eigentlich geheiratet habe, antwortete er, weil der Hund nicht bellte, wenn er dich sah.
Kurz vor seinem Tode ließ er den Friseur zu sich kommen. Einmal im Leben wollte er sich in Locken sehen.
Roulette war sein Leben. Sein System war unfehlbar und ließ ihn niemals gewinnen.
Aus seinem Mund kamen nichts als Lügen. Diese verzauberten Tage und Landschaften und Frauen jeden Alters.
Er ist nun bereits an die sechzig, und noch immer wollen die Kinder einfach nicht mit ihm spielen.
Wenn sie das Flussufer entlang schreitet, trägt sie in ihren Händen einen Mädchentraum.
Der Mann, der im Unterhemd am Küchenfenster steht und eine Zigarette raucht.
Mit sechsundachtzig Jahren wartet er noch immer.
Selbst wenn er niemals in seinem Leben von Joseph Roth gehört hatte, er war der heilige Trinker.
Aufgrund der unzweifelhaften Komplexität des Lebens waren seine Erörterungen einfach unerschöpflich.
Seit Generationen hatte das Wort darauf gewartet, von ihm ausgesprochen zu werden.
Ihr Name ist Aphrodite. Als Mädchen war sie mit einem Mann verheiratet worden, den sie niemals zu lieben gelernt hatte.
Es gab viele Dinge, die er gerne getan hätte, aber ebenso mochte er untätig zu sein.
Noch zu Grundschulzeiten hatte er beschlossen, dass die Welt niemals wieder über ihn lachen würde.
Seine Gutmütigkeit war ein Fass ohne Boden. Auf Dauer war sie nicht auszuhalten.
Er schämte sich keineswegs dafür, um Mitleid zu heischen. Die Frauen waren hingerissen von seiner melancholischen Vitalität.
Sie war ein altkluges Mädchen. Unfreiwillige Schiedsrichterin ewig sich streitender Eltern.
Auf die Frage, was es denn einmal werden wolle, gab das Kind zur Antwort Bettler. Sein Wunsch sollte in Erfüllung gehen.
Einer musste das Schweigen seiner Ahnen durchbrechen. Er hatte keine Wahl.
Zwar hatte er keine Ahnung, wer seine Frau eigentlich war, aber er fand sie immer noch recht ansehnlich.
Im Alter von achtundachtzig Jahren ist seine Psychoanalytikerin gestorben. Ohne seinen Fall gelöst zu haben.
Seine Ziegen nannten ihn Goldfinger.
Jeden Sonntag schenkt er der Welt das vollkommene Bild eines perfekten Gentleman.
Für sie existierte das Glück nur, wenn es ihr gelang, Worte dafür zu finden.
Jedes Mal, wenn im Dorf jemand starb, hielt er das Pendel der Standuhr an.
Wenigstens einmal im Leben hätte er gerne den Neid der anderen auf sich gezogen.
Sein Hobby waren Modelleisenbahnen. Er liebte die Pünktlichkeit der Züge und misstraute den Frauen zutiefst.
Sein Name war Eros. Wie hätte er nicht den Gesetzen seines Gottes gehorchen können?
Ruf mich an, sagte er zu jedem, der ihm über den Weg lief. Doch er antwortete nie.
Während er seine Frau über den grünen Klee lobte, verlor er sich in den großzügigen Armen seiner wechselnden Geliebten.
Im Alter von dreiundsechzig Jahren begann er ernsthaft darüber nachzudenken, Nihilist zu werden.
Er liebte Flughäfen. Er hätte immer reisen mögen ohne jemals irgendwo anzukommen.
Erotische Filme waren ihr ein willkommener Zeitvertreib, eine Art persönliches Fegefeuer.
Sie war traurig zur Welt gekommen. Die Menschen trauten ihr nicht über den Weg.
Ihr Motto lautete: Ans Unglaubliche glauben. Unglaublich sein.
Geduldig wartete er am Ausgang auf die beiläufigen Küsschen von Kellnerinnen, Krankenschwestern und ehemaligen Schülerinnen.
Ihre Leidenschaft war das Kartenspiel. Ihr Tod hatte exakt die Dauer einer Partie Skat.
In angeheitertem Zustand rühmte er sich gerne der Tatsache, dass sein einziger Sohn unter der Dusche gezeugt worden war.
Sie war von Natur aus skeptisch. Stets korrekt gekleidet, allerdings ohne Chic. Sie hatte ein Geheimnis.
Mit fröhlicher Gleichmut erklärte er gerne zu später Stunde, dass er es müde sei, ein Mensch zu sein.
Der Tag, an dem ein Paparazzo ihn mit einem Starlet in der Via Veneto fotografiert hatte. Das Leben!
Als junge Frau hatte sie sich einen Koffer gekauft und sich reisefertig auf einen Stuhl ans Fenster gesetzt.

A short list of destinies

Everyone is welcome

Franz Kafka, Amerika

He never managed to get anything done. But whenever he went out he was always whistling.
For five years she had embroidered the trousseau of a future queen.
He was handsome, strong and violent. A demi-god surrounded by mere mortals.
After a first, clumsy attempt at love, he decided to leave well alone.
She would have liked to rain. To be the rain.
He had been a pilot in the old days. Now he does crosswords.
She writes a letter, puts it in an envelope and sits down next to the mailbox.
He was caught between wanting to know and not knowing who he was.
She was really ugly. She forgave everything and everyone.
I am queen of the roads. I don’t charge much. My kingdom knows no bounds.
His job was to say at a certain point go in peace. But he had little faith in it.
She liked married men. She knew that it would ruin her, and it did.
His first friend was a raven, his second a hunchback.
“Biography of a Leopard” was the ambitious title of his first work.
When asked why he’d decided to marry her, he replied that the dog didn’t bark when it saw her.
Just before dying he got someone to call the hairdresser. He wanted to see what he looked like with curly hair.
The roulette wheel was his life. He had an infallible system, but he never got it right.
He opened his mouth only to lie. His mendacity charmed seas, mountains and women of all ages.
He’s sixty years old, but children still don’t want to play with him.
When she walks by the river she holds her girlhood dream by the hand.
There’s the man in the greyish vest, smoking at the kitchen window.
He is eighty-six and still waiting.
Even though he had never read Joseph Roth, he was the Holy Drinker.
Given the infinite complexity of events, she never stopped talking.
For generations the word had been waiting to be uttered just by him.
Her name is Aphrodite. When she was a girl she’d been married to a man who she would never love.
He could have done many things, but he was also happy doing nothing.
In the third grade he decided that the world would never make fun of him again.
His goodness was a bottomless well. It was tiring in the long run.
He wasn’t ashamed to play the pity card. Women adored his passionate melancholy.
She had to grow up quickly. The unwilling arbiter of warring parents.
When asked what he wanted to do when he grew up, he replied, “A beggar.” And his wish was granted.
Someone had to collect the faces and voices of his town. He had no choice.
He didn’t know his wife at all, but he found her very beautiful.
His goats would call him Goldfinger.
Every Sunday he presented the world with the perfect figure of the perfect gentleman.
It was only possible for her to be happy when she found the right words for it.
Every time someone in the town died he would stop the grandfather clock.
He would have liked to have been the object of envy at least once.
His hobby was making models. He loved model trains and he mistrusted women.
They had called him Eros. How could he not obey the laws of his god?
Call me, he told everyone that he met. But he never picked up the phone.
While praising his wife’s virtues, he would give himself to the warm embrace of another.
At the age of sixty-three he seriously considered the possibility of becoming a nihilist.
He loved airports. He would have liked to travel without ever getting to a destination.
She liked erotic films. They were purgatory for her.
She was born sad. People didn’t trust her.
Her motto was: Believe in the unbelievable. Be unbelievable.
He patiently waited for the meaningless kisses of waitresses, nurses and ex-pupils.
Her vice was gambling. Her death took precisely as long as a card game.
He liked to boast that his son had been conceived in the shower.
She was skeptical by nature. She always dressed well, but she eschewed elegance. She had a secret.
With happy nonchalance he liked to exclaim: “How tiring it is to be a man!”
The day a paparazzo caught him with a starlet on the Via Veneto. This is the life!
When he was young he had bought a suitcase. You must be ready to leave. At any moment.

sul declinare

Deliziosi silenzi carichi
di voci in lontananza
non capire una parola,
trovo fascinosi certi intrecci
di attempate signorine
con giovanotti in disarmo.

Alcuni sono poeti, altri
viaggiatori difficili da riconoscere
specialmente al mattino,

non sanno più tenere un’arma in mano,
ma sono pronti a declinare senza sosta
ogni piega del tramonto.

Lasciano impronte lievi sul talco
usciti dopo un bagno
coi loro bagagli e i trucchi
dimenticati sul letto

ascolti amArgine: 18 maggio Ian Curtis

Lascereste seppellire i morti dai morti?

Disorder

I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away.

It’s getting faster, moving faster now, it’s getting out of hand,
On the tenth floor, down the back stairs, it’s a no man’s land,
Lights are flashing, cars are crashing, getting frequent now,
I’ve got the spirit, lose the feeling, let it out somehow.

What means to you, what means to me, and we will meet again,
I’m watching you, I’m watching her, I’ll take no pity from you friends,
Who is right, who can tell, and who gives a damn right now,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.

Ho aspettato che arrivasse una guida e che mi prendesse per mano
queste sensazioni potrebbero farmi sentire i piaceri di un uomo normale?
queste sensazioni a malapena mi interesseranno un altro giorno
io ho lo spirito, ho perso l’emozione, porto via lo shock

tutto sta diventando più veloce, si sta muovendo più veloce adesso, sta sfuggendo di mano
sul decimo piano, giù per le scale sul retro, è una terra di nessuno
le luci stanno splendendo, le auto si stanno scontrando, sta diventando frequente adesso
io ho lo spirito, ho perso l’emozione,lo lascio uscire in qualche modo

quel che significa per te, quel che significa per me e ci incontreremo ancora
ti sto guardando, la sto guardando, non avrò pietà dai tuoi amici
chi ha ragione, chi può dirlo, e chi se ne frega di questo adesso
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
emozione, emozione, emozione…

trilobiti

Comparvero prima i trilobiti,
nacquero si moltiplicarono
sparirono per trasformarsi
in tanti pavimenti lucidi.
Non lasciarono biglietti di scuse.

Ognuno di noi ha sempre negato
di averli calpestati durante visite
a luoghi di rispetto,
meta di maestrine innamorate
ancora prima di frequentarli,
respirata l’ombra necessaria
a domandarsi
quali siano stati i loro dei.

Incesto tra crostacei e cellule morte,
noi non veneriamo eroi omerici
ma i risvolti impeccabili
dentro un paio di pantaloni.

L’Albertina

Abbiamo gli asili migliori al mondo,
la mafia ce li divora.

Scandisce con passione
Costituzione, antimafia col suo vestito nuovo,
il grado consapevole, ricordo, bellezza
dei Fratelli Cervi a un’Italia sdrucita e lercia.

L’Albertina, castigata e di buon senso
ascolta non smanetta, se ha ragione parla
una donna così non fa notizia,
ama la battaglia e pare uscita
da un convento.

Ci vedremo presto a Dio piacendo,
l’Albertina è grande sa lottare
è lei l’evento di un mondo impraticabile.

(ad Albertina Soliani)

letture amArgine: “Stranieri” tre poesie dal nuovo libro di Francesco Sassetto.

Premetto una cosa, sarò di parte e assolutamente tendenzioso. Francesco Sassetto è un autore di cui ammiro l’opera poetica da diverso tempo. Quindi l’uscita del suo nuovo libro “Stranieri” per l’Editore Valentini collana Poesia, è un evento, una gioia colma di curiosità. La stessa, al contrario con cui accogliamo gli stranieri (i foresti in Veneto, i frustir in Romagna) con tutta la diffidenza e il senso di repulsione che oramai è un dato di fatto. Non ci si ama se non ci si conosce. Andiamo ad assaggiare questo libro, io con voi. (Flavio Almerighi)

Coordinate:
L’editore, Stefano Valentini, cui scrivere per eventuali acquisti é:
edival@tin.it , oppure: valentinaeditrice@gmail.com . Il libro sarà comunque presto disponibile anche in ibs.

Aqua alta

Xe sparìo da tre mesi Gigi
no ’l xe più drìo del bancón
del bar a Rialto a far cafè a manéta, a spòrzer
svelto le brioches a queli che speta el batèlo de le sìe
de matina, che core al lavoro a Mestre o più in là.

’Na macia de luse nel scuro quel bar pien de gente,
de spente, borse e giornali e comande sigàe, ombre
che va fora e dentro de furia
e i do òmeni in traversa,
oci e man che core sincronizài, un casìn de vose
nel vapór de le machine soto pressión.

Xe sparìo da tre mesi, cussì
e nissùn dise gnente.

Ancùo tuti discóre se l’aqua rivarà a sentovinti, le previsión
le par propio sbalàe,
no xe siròco, la luna no xe quea bona,
dise un vecio butando l’ocio a l’onda su la riva
darénte che desso s’ingrossa e se slonga.

Fora i mete de furia le tole su i cavaléti, l’aqua
in diese minuti la ga ciapà fià
la cresse, la xe qua dentro del bar, la vegnarà
alta sì, sentovinti
anca sentotrenta
no se lo spetàva nissùn.

Gigi sta mal
me dise Dino, vint’ani insieme a far i cafè,
un bruto mal
me fa sotovose intanto che ’l nèta el bancón
co i oci sbassài, el respira a fadìga
no ’l tornarà più qua co lu.

Xe sparìo, Gigi,
ancùo xe sinque mesi, el parón
ga messo ’n’altro a far co Dino i cafè.

L’aqua domàn tocarà da novo i sentotrenta
e se sùpia siròco
anca de più.

trad. Alta marea (dialetto veneziano). Traduzione in italiano: “E’ sparito da tre mesi Gigi/ non è più dietro il bancone/ del bar a Rialto a preparare caffè uno dopo l’altro, a porgere/ svelto le brioches ai clienti che attendono il vaporino delle sei/ del mattino, che corrono al lavoro a Mestre o più lontano.// Una macchia di luce nel buio quel bar affollato/ di spinte, borse, giornali e ordinazioni gridate, ombre/ che vanno fuori e dentro di fretta/ e i due camerieri col grembiule,/ occhi e mani che corrono sincronizzati, un frastuono di voci/ nel vapore delle macchine in pressione.// E’ sparito da tre mesi, così/ e nessuno dice nulla.// Oggi tutti discutono se l’acqua salirà a centoventi, le previsioni/ sembrano proprio sbagliate,/ non soffia scirocco, la luna non è quella giusta,/ dice un vecchio dando un’occhiata all’onda sulla riva/ di fronte che ora s’ingrossa e s’allunga.// Fuori allestiscono in fretta le tavole sui cavalletti, l’acqua/ in dieci minuti ha preso forza/ cresce, è dentro il bar, verrà/ alta sì, centoventi/ anche centotrenta/ non lo credeva nessuno.// Gigi sta male/ mi dice Dino, vent’anni insieme a preparare i caffè,/ una malattia grave/ mi dice sottovoce mentre pulisce il bancone/ con gli occhi abbassati, respira a fatica/ non tornerà più qui con lui.// E’ sparito Gigi,/ oggi sono cinque mesi, il proprietario/ ha assunto un altro per preparare con Dino i caffè.// L’acqua domani salirà di nuovo a centotrenta/ e se soffia scirocco/anche di più.”

La bufera che viene

… in una bocca che chiede in italiano con accento albanese
qualcosa che non si può rifiutare, e non solo per ragione morale…
… ma perché sta scadendo la cambiale
dei popoli che non hanno neanche il pane

Gianni D’Elia

Sentila, sentila bene anche tu la bufera che viene,
questa tempesta straniera che preme,
che avanza dall’est, dal sud della fame
e sbarca alla vigna ubertosa
dei signori d’Europa e vuole
il lavoro e la casa
e vuole una fetta del sole
che accarezza quest’aiuola felice
del mondo.

E il piccolo uomo che cura le rose
del proprio giardino
si fa adesso feroce ed affila le unghie
e spranga porte e balconi, alza la voce,
vuole leggi e pistole e cani e cancelli
a difesa del suo metro di terra.

E l’aria già odora di guerra.

Yan Lin

Yan Lin sul permesso di soggiorno, ma qui il suo nome
è Giulia, fuggita da chissà quale campagna cinese,
di Mao e del libretto rosso Giulia
non sa niente, ma sa bene la miseria, l’acqua alle ginocchia
la schiena che si spezza
la risaia che ammala e ammazza.

E adesso scappa dalla Cina toscana, dallo zio di Prato
bracciaspalancate, ospite nella sua casa fiorentina e
nella fabbrica di capi in pelle, nel seminterrato
sedici ore al giorno, notte e giorno.

Giulia ancora in fuga, cacciataodiata dalla sua gente
ora vive in una stanza a Marghera, si vende la sera
per l’affitto, il mangiare e le bollette e
mentre il cliente le sta sopra ansimante
Giulia vede la luce,
i neon di un salone di bellezza acceso di colori ed eleganza.

Perché Giulia è estetista diplomata e vuole quel lavoro dove
tutto si fa bello e studia per gli esami
si aggrappa a ogni parola da imparare,
al manuale che dice tinture, tagli e pettinature

perché quel sogno lo vuole per davvero, ad ogni costo,
che quella luce diventi il suo domani.

Francesco Sassetto risiede a Venezia, dove è nato nel 1961.
Laureato in Lettere all’Università Ca’ Foscari, la sua tesi è stata
pubblicata nel 1993 dall’Editore Il Cardo con il titolo La biblioteca
di Francesco da Buti interprete di Dante. Ha collaborato alla cattedra
di Filologia Dantesca, conseguendo nel 1998 il titolo di dottore
di ricerca in Filologia e Tecniche dell’Interpretazione. Ha insegnato
Lettere nella scuola media e, attualmente, è docente presso il C.t.p.
(Centro territoriale per l’educazione in età adulta) di Mestre.
Dal 1995 partecipa a concorsi di poesia, ricevendo numerosi premi
e segnalazioni; suoi testi sono presenti in antologie, riviste, siti
internet e blog letterari. Ha pubblicato le sillogi Da solo e in silenzio
(Montedit, Milano, 2004), prefazione di Bruno Rosada; Ad un
casello im preciso (Valentina Editrice, Padova, 2010), prefazione
di Stefano Valentini; Background (Dot.com Press-Le Voci
della Luna, Milano, 2012), prefazione di Fabio Franzin.

sempreverde

Unico mai fuori servizio
sempreverde
non accenna a trovare riposo
nemmeno sui luoghi
in cui ha già suonato,

c’è bisogno traboccante
di seminare, confondere
senza ripensamenti
coinquilini di seconda mano,
perdute le chiavi del cuore

basta nemmeno anteporre
un annuncio con fotografia
per dire, liberatemi
da questo bene maledetto
mai voluto,

consci che ogni Roma
porta i geni sciatti della fine
e la luna è in pessime condizioni,
ovunque ci risveglieremo
soli e forestieri e al freddo.

NAUSEA

non siete poeti, siete merde e chiedo scusa per la similitudine, perché anche le merde vi chiederebbero le dimissioni dopo avervi guardati dall’alto al basso. Le stesse dimissioni che avete dato dalla Poesia, dopo aver detto tutto sui gabbiani, finto il dolore che siete capaci soltanto di esibire. Siete un’atroce gara di prefiche pronte a citare pur di non farvi capire.

Perché la bellezza, che non si stupisce di sé, non si ribella e non alza la voce coi suoi auto nominati custodi insonnoliti e corrotti?