letture amArgine: “Stranieri” tre poesie dal nuovo libro di Francesco Sassetto.

Premetto una cosa, sarò di parte e assolutamente tendenzioso. Francesco Sassetto è un autore di cui ammiro l’opera poetica da diverso tempo. Quindi l’uscita del suo nuovo libro “Stranieri” per l’Editore Valentini collana Poesia, è un evento, una gioia colma di curiosità. La stessa, al contrario con cui accogliamo gli stranieri (i foresti in Veneto, i frustir in Romagna) con tutta la diffidenza e il senso di repulsione che oramai è un dato di fatto. Non ci si ama se non ci si conosce. Andiamo ad assaggiare questo libro, io con voi. (Flavio Almerighi)

Coordinate:
L’editore, Stefano Valentini, cui scrivere per eventuali acquisti é:
edival@tin.it , oppure: valentinaeditrice@gmail.com . Il libro sarà comunque presto disponibile anche in ibs.

Aqua alta

Xe sparìo da tre mesi Gigi
no ’l xe più drìo del bancón
del bar a Rialto a far cafè a manéta, a spòrzer
svelto le brioches a queli che speta el batèlo de le sìe
de matina, che core al lavoro a Mestre o più in là.

’Na macia de luse nel scuro quel bar pien de gente,
de spente, borse e giornali e comande sigàe, ombre
che va fora e dentro de furia
e i do òmeni in traversa,
oci e man che core sincronizài, un casìn de vose
nel vapór de le machine soto pressión.

Xe sparìo da tre mesi, cussì
e nissùn dise gnente.

Ancùo tuti discóre se l’aqua rivarà a sentovinti, le previsión
le par propio sbalàe,
no xe siròco, la luna no xe quea bona,
dise un vecio butando l’ocio a l’onda su la riva
darénte che desso s’ingrossa e se slonga.

Fora i mete de furia le tole su i cavaléti, l’aqua
in diese minuti la ga ciapà fià
la cresse, la xe qua dentro del bar, la vegnarà
alta sì, sentovinti
anca sentotrenta
no se lo spetàva nissùn.

Gigi sta mal
me dise Dino, vint’ani insieme a far i cafè,
un bruto mal
me fa sotovose intanto che ’l nèta el bancón
co i oci sbassài, el respira a fadìga
no ’l tornarà più qua co lu.

Xe sparìo, Gigi,
ancùo xe sinque mesi, el parón
ga messo ’n’altro a far co Dino i cafè.

L’aqua domàn tocarà da novo i sentotrenta
e se sùpia siròco
anca de più.

trad. Alta marea (dialetto veneziano). Traduzione in italiano: “E’ sparito da tre mesi Gigi/ non è più dietro il bancone/ del bar a Rialto a preparare caffè uno dopo l’altro, a porgere/ svelto le brioches ai clienti che attendono il vaporino delle sei/ del mattino, che corrono al lavoro a Mestre o più lontano.// Una macchia di luce nel buio quel bar affollato/ di spinte, borse, giornali e ordinazioni gridate, ombre/ che vanno fuori e dentro di fretta/ e i due camerieri col grembiule,/ occhi e mani che corrono sincronizzati, un frastuono di voci/ nel vapore delle macchine in pressione.// E’ sparito da tre mesi, così/ e nessuno dice nulla.// Oggi tutti discutono se l’acqua salirà a centoventi, le previsioni/ sembrano proprio sbagliate,/ non soffia scirocco, la luna non è quella giusta,/ dice un vecchio dando un’occhiata all’onda sulla riva/ di fronte che ora s’ingrossa e s’allunga.// Fuori allestiscono in fretta le tavole sui cavalletti, l’acqua/ in dieci minuti ha preso forza/ cresce, è dentro il bar, verrà/ alta sì, centoventi/ anche centotrenta/ non lo credeva nessuno.// Gigi sta male/ mi dice Dino, vent’anni insieme a preparare i caffè,/ una malattia grave/ mi dice sottovoce mentre pulisce il bancone/ con gli occhi abbassati, respira a fatica/ non tornerà più qui con lui.// E’ sparito Gigi,/ oggi sono cinque mesi, il proprietario/ ha assunto un altro per preparare con Dino i caffè.// L’acqua domani salirà di nuovo a centotrenta/ e se soffia scirocco/anche di più.”

La bufera che viene

… in una bocca che chiede in italiano con accento albanese
qualcosa che non si può rifiutare, e non solo per ragione morale…
… ma perché sta scadendo la cambiale
dei popoli che non hanno neanche il pane

Gianni D’Elia

Sentila, sentila bene anche tu la bufera che viene,
questa tempesta straniera che preme,
che avanza dall’est, dal sud della fame
e sbarca alla vigna ubertosa
dei signori d’Europa e vuole
il lavoro e la casa
e vuole una fetta del sole
che accarezza quest’aiuola felice
del mondo.

E il piccolo uomo che cura le rose
del proprio giardino
si fa adesso feroce ed affila le unghie
e spranga porte e balconi, alza la voce,
vuole leggi e pistole e cani e cancelli
a difesa del suo metro di terra.

E l’aria già odora di guerra.

Yan Lin

Yan Lin sul permesso di soggiorno, ma qui il suo nome
è Giulia, fuggita da chissà quale campagna cinese,
di Mao e del libretto rosso Giulia
non sa niente, ma sa bene la miseria, l’acqua alle ginocchia
la schiena che si spezza
la risaia che ammala e ammazza.

E adesso scappa dalla Cina toscana, dallo zio di Prato
bracciaspalancate, ospite nella sua casa fiorentina e
nella fabbrica di capi in pelle, nel seminterrato
sedici ore al giorno, notte e giorno.

Giulia ancora in fuga, cacciataodiata dalla sua gente
ora vive in una stanza a Marghera, si vende la sera
per l’affitto, il mangiare e le bollette e
mentre il cliente le sta sopra ansimante
Giulia vede la luce,
i neon di un salone di bellezza acceso di colori ed eleganza.

Perché Giulia è estetista diplomata e vuole quel lavoro dove
tutto si fa bello e studia per gli esami
si aggrappa a ogni parola da imparare,
al manuale che dice tinture, tagli e pettinature

perché quel sogno lo vuole per davvero, ad ogni costo,
che quella luce diventi il suo domani.

Francesco Sassetto risiede a Venezia, dove è nato nel 1961.
Laureato in Lettere all’Università Ca’ Foscari, la sua tesi è stata
pubblicata nel 1993 dall’Editore Il Cardo con il titolo La biblioteca
di Francesco da Buti interprete di Dante. Ha collaborato alla cattedra
di Filologia Dantesca, conseguendo nel 1998 il titolo di dottore
di ricerca in Filologia e Tecniche dell’Interpretazione. Ha insegnato
Lettere nella scuola media e, attualmente, è docente presso il C.t.p.
(Centro territoriale per l’educazione in età adulta) di Mestre.
Dal 1995 partecipa a concorsi di poesia, ricevendo numerosi premi
e segnalazioni; suoi testi sono presenti in antologie, riviste, siti
internet e blog letterari. Ha pubblicato le sillogi Da solo e in silenzio
(Montedit, Milano, 2004), prefazione di Bruno Rosada; Ad un
casello im preciso (Valentina Editrice, Padova, 2010), prefazione
di Stefano Valentini; Background (Dot.com Press-Le Voci
della Luna, Milano, 2012), prefazione di Fabio Franzin.

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9 thoughts on “letture amArgine: “Stranieri” tre poesie dal nuovo libro di Francesco Sassetto.

  1. Ricevo dall’Autore (e fa piacere ricevere queste risposte)

    E’ bellissimo! Hai fatto un lavoro splendido, grazie Flavio!
    E grazie della stima, del tutto ricambiata. Arrivederci
    a Callisto.

    un caro saluto a te, Francesco

  2. Lo vedi lì il bar le persone quel parlottare sottovoce comune in altri bar ma il clima quell’universo dell’acqua alta, il dialetto come l’acqua trascina tutto dice cose terribili morbidamente cantlienando poi parla del meteo scorre, vengono via come una macchia parole e vita

  3. Son tutte belle quella che preferisco è Giulia, sarà per mi ci son vista dentro non so bene perchè, povera ragazza e poveri noi che non siamo capaci di essere nei panni dell’altro. Complimenti e grazie Flavio per averci fatto conoscere questo splendido scrittore.
    Un abbraccio Chiara

  4. Grazie amici, grazie per la vostra attenzione e il vostro apprezzamento. E’ molto importante sapere che ciò che si scrive ha destato sentimenti ed emozioni, che non è stato inutile. Solo così si cresce e si acquista forza per continuare, per credere nella poesia come strumento di comunicazione tra le persone. Autentico e profondo. Quindi, ancora grazie davvero.

  5. Lucia Guidorizzi (da FB) 16 maggio
    Un bellissimo libro, pieno di umanità, capace di sguardi spaesati sull’indeterminatezza della condizione di straniero…perchè lo Straniero è sempre con noi, soprattutto quando non riusciamo a vederlo, perché non riusciamo a vedere noi stessi. Grazie Francesco!

  6. Ulisse Fiolo (da FB) 16 maggio

    Lo sai, a te Francesco voglio bene e molto: per questo che scrivi e ci riporti dal mondo reale, quotidiano – mettendoci quell’umanità che andiamo perdendo, molto più dei soldi e i possessi creduti di civiltà; così riduciamo “l’aiuola che ci fa tanto feroci” (Dante) alla dolorosa “terra desolata” (Eliot, ma dalla Bibbia ebraica) di noi stessi: se non curiamo e coltiviamo appunto la nostra umanità, pace, convivenza.

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