NAUSEA

non siete poeti, siete merde e chiedo scusa per la similitudine, perché anche le merde vi chiederebbero le dimissioni dopo avervi guardati dall’alto al basso. Le stesse dimissioni che avete dato dalla Poesia, dopo aver detto tutto sui gabbiani, finto il dolore che siete capaci soltanto di esibire. Siete un’atroce gara di prefiche pronte a citare pur di non farvi capire.

Perché la bellezza, che non si stupisce di sé, non si ribella e non alza la voce coi suoi auto nominati custodi insonnoliti e corrotti?

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7 thoughts on “NAUSEA

  1. Perché la Bellezza è superiore a tutto ciò che non è in grado di comprenderla; o a chiunque non lo sia. Non ha bisogno di avvocati difensori, sa che rimarrà nei cuori e nelle espressioni creative di chi sa vederla e capirla. Passerà anche la marea dei mediocri (nel senso che ci saranno sempre, ma saranno tornati al posto che compete loro); e passerà così anche la nausea.

  2. Flavio, purtroppo quel che taluni sono non può essere mascherato a lungo. Lo sapevamo che l’occasione avrebbe svelato ulteriormente le carte. La Bellezza abita chi ha occhi e cuore onesti e limpidi. Non ti curar di loro. Oggi il cielo è azzurro per chi sa distinguere i colori.

    • Fuori di me
      Dario Bellezza, da Invettive e licenze, 1971

      Alla follia, non badate, datemi retta!
      Pensate piuttosto ai nuovi ritmi in cui
      immergere la vostra vita perduta dietro
      l’apparenza delle cose. Cercate l’immortalità,
      l’eterna questione del mare splendente
      dentro il sole di giugno che diventa nero
      a notte e scompare nelle tenebre. Io
      dimenticato relitto di una civiltà
      passata sono il solo che piango i defunti
      miraggi di un’età morta e ancora
      coprendomi di ridicolo scrivo lettere
      d’amore a traditi amori di un’epoca trascorsa,
      la giovinezza, e ricordo lo studente
      che piegava la sua retta immagine
      a misurare l’angolo della sua carnale diversità,
      a versare nel seno asciutto di una madre
      occasionale la solitudine futura dei suoi
      giorni tutti uguali. Lasciatevi andare
      verso il mare della vita! Assaporatene
      la musica sbiadita, e trionfatore sarà
      solo il Tempo e il suo nero oltraggio, la Morte!
      Mentre io ancora scriverò che il poeta
      chiude in stremate parole il suo cervello
      mirando il muro in alto della sua stanza
      e le poesie scivoleranno via, senza pietà,
      e nessun Dio le registra, incarnandosi
      per un attimo.
      Il ritmo non sa di mirtillo acerbo
      e piegarsi sulla bianca pagina di un diario
      il meglio dell’ispirazione fa in un fiato
      dileguare.
      Chiamatemi così: pazzo, deserto testimone
      di un deserto da percorrere in una torrida
      estate, senza acqua raccolta nella gobba
      di un domestico dromedario, e la mia poesia
      definitela con crudeltà e livore come lubrica,
      oscena, interessata e manigolda consigliera
      di sventura o furto di anime giovanili
      in cerca di nuove reincarnazioni.
      Sappiate però che brucio di gioia, di allegria
      feroce dentro la mia casa buia, prigioniero
      di calamitose idee, slabbrando la mia merda
      in privata visione senza lo scempio
      di immagini e talenti altrui. Sono un genio
      geniale che la vita spassa da un dolore all’altro,
      teatrale, senza ferite apparenti che non siano
      d’amore, piaghe purulente lasciate da una donna
      fatale che nessuno conosce. Slabbro la mia
      merda in privata visione: ghirigori
      collettivi e birbanti. Muratemi
      in una galera con la bibbia e i santi.

      *

  3. Vedo il poeta licenziato non deve esistere basta fine morto al suo posto una poesia scientista
    che parla con voce di maschera,e di personaggi, sotto alle pinze in un palcoscenico in cui la Natura é morta ed é sostanza orripilante da cui staccarsi inorriditi. Il senso, indispensabile tramite alla comprensione delle scienze particolari, é giudicato quasi vile (davo una sbirciata all’articolo di stamattina)in cui poi si condanna ancora Petrarca a favore di Dante come se Alighieri fosse Cartesio,ne consegue un bel po di mal di mare?

  4. Frequento da anni pagine, blog, siti di poesia e non mi stupisco più di tanto ; sui siti si segue l’onda cadendo in sentimentalismi. Ne scrissi per aver patito certe “profusioni” e quel voer restare ad ogni costo dentro un tema; era il caso del Natale e li le lingue si sprecavano. Ho virgolettato i titoli delle poesie che man , mano scorrevo nella home del sito dove correntemente scrivo. La nausea è un sintomo , un’allerta e bisognerebbe tenerne conto.

    loro chiamano vetta ogni altura
    ed ogni stella nominano cometa.

    Zigomi alti incontro a furori,
    cuore in sobbalzo a reggere ardori,
    lingue asciutte innalzate ai germogli.

    E uno scompiglio di sensi aperti;
    falde sotterranee che fan tremare
    il labbro della commozione.

    Ed io non posso non dire,
    in quella comunanza di fiati,
    l’attracco alle loro lingue,
    la profusione di voci
    in cui dimentico la mia,
    la soffregata mia pena;
    solletico sulla ferita.

    Come ora, che su alfabetiche dinastie
    bianco è il Natal
    se pur di neve rappresa in rossi rivoli,
    perché “A Natale si può”,
    tanto che “Forse è Natale anche in Paradiso”,
    ma non per quelli che
    “Babbo Natale hanno ucciso”
    e via dicendo lungo ortografie.

  5. La bellezza è già così limpida che non ha bisogno di essere: lo è già in chi vede oltre il fosso, oltre l’orizzonte, oltre le pieghe del quotidiano sopratutto tra le piume dei nostri sguardi
    mentre lavoriamo per far si che rimanga una limpida bellezza.
    Ciao
    Chiara

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