LOmbra delle Pinzillacchere

Contestare un ambiente letterario asfittico, stratificato di lecca culo e auto referente è cosa sacrosanta, in primis perché i baroni rendono la letteratura letteramorta. Volere però sostituire un establishment con un altro è disonesto e manipolatore, perché finisce che qualcuno almeno all’inizio ci crede, salvo gli opportunisti e i disperati cercatori di visibilità, quelli ci credono finché si può e poi spostano altrove la loro lingua a strascico. Succede così che un Luciano Nota, per aver definito “scolastica” una delle sue scolastiche traduzioni di un maledetto francese, finisce per censurarti. Finisce anche che un Linguaglossa, che giurava e spergiurava su pile di bibbie e corani che giammai avrebbe censurato nessuno, e che definiva “poveraccio” chi lo faceva, cerca e trova un “casus belli” per eliminare prima e censurare poi chiunque non possa più portargli utilità. Il caso “Letizia Leone” fu eclatante. Qui invece il contraddittorio si accetta, attenti però ai codici ID dei commenti, perché è già successo che qualcuno che voleva sembrare qualcun altro è stato sgamato.

La guerra di Troia è finita ormai da tanto tempo che il protagonista, Odisseo, non ricorda più chi l’abbia vinta. Il mondo è diventato ampio, talmente ampio che l’uomo ha perduto la concreta esperienza dello spazio («Dilatava lo spazio Poseidone») e del tempo («mentre laggiù noi perdevamo il tempo»), il ritorno è diventato problematico («la strada / di casa è risultata troppo lunga»). Non c’è più un «ritorno» poiché esso è possibile soltanto in un orizzonte dove il tempo e lo spazio possono essere conteggiati e vissuti, ma in un mondo debordante e ampio non è più possibile alcuna esperienza del tempo e dello spazio, e quindi della storia. La storia si è allontanata così tanto che la memoria vaga alla rinfusa alla vana ricerca di un appiglio, di un ricordo. Nel mondo di Brodskij la memoria ha perduto il contatto con la storia, e anche con la propria storia personale. (G. Linguaglossa)

Personalmente ritengo che la guerra di Troia e il suo esito finale per il Nostro non siano altro che una metafora della seconda guerra mondiale. I russi (soprattutto i baltici e gli ucraini) all’inizio videro i nazisti come liberatori dalla tremenda tirannide staliniana. Se i tedeschi fossero stati più accondiscendenti con le popolazioni di quei territori, anziché darsi al saccheggio e allo sterminio, avrebbero probabilmente vinto la guerra. Finita l’occupazione nazista, negli stessi sterminati e ancor più devastati territori (parliamo di mezza Europa, Ucraina, Bielorussia, paesi baltici, Caucaso, fino alle porte di Mosca) è tornò il terrore staliniano, sotto forma di rappresaglie persino contro i prigionieri di guerra tornati dalla Germania, persino contro i pochi ebrei scampati ai lager, uccisi o costretti a fuggire. Brodskij stesso fu considerato un “parassita sociale” perseguitato ed esiliato. Mi sembra chiaro che l’eminente critico non conoscendo affatto la storia o avendone perso memoria, imputi lo stesso handicap al povero poeta, che afferma di non ricordare chi abbia vinto la guerra, semplicemente perché non c’è stata nessuna liberazione, nessun dopoguerra, dopo Stalin Hitler, dopo Hitler di nuovo Stalin. Resta il fatto che, essendo morto nel 1996, Brodskij non è in grado di confermare o meno né il mio punto di vista (che non è vangelo) e nemmeno quello dell’eminente critico (che ha la pretesa di essere vangelo), che tra l’altro respinge, fino alla censura e con metodi squadristici ogni pensiero diverso. Ultimamente Borghi e Inchierchia (due fini e preparati intellettuali) ne hanno fatto le spese. Qui qualcuno si è ridotto a limare le pietre delle piramidi per provare che le “misure” si adattano alle sue teorie. Tralasciando per carità umana la mirabolante rivelazione della verità postuma pasoliniana sulla necessità di una NOE (c’è un medium nella redazione dell’Ombra delle Pinzillacchere?) dove anche qui si tira in ballo una altro defunto che non può più parlare.
Fortunatamente la puttana ingiallita si sa difendere molto bene da sola. E’ incontenibile, animalesca, epica, lirica, teatrale, se le tagli una testa, questa subito rispunta. E se ne fotte dei secoli.
Infine una domanda, cosa ha prodotto la Nuova Ontologia Estetica, a parte una decina scarsa di apostoli fanatici e deliranti, e roba tipo questa, che chiamarla poesia è darsi la zappa sui coglioni?

Si fa respiro il pianto

Contro i muri la resa dell’estate.
Batte in petto un tempo lento.
Il pianto reiterato della tortora sale
dalla grondaia al sonno d’alba.
Si fa respiro la stanza che rischiara
attutita di sogni.

*
l’oscillatore
con le ombre sul muro girevole.
Lo stesso ErgoSum ci passa
con l’alito del sidro patogeno. Dal mio sistro
lunare. Nell’incrocio scorza-buco-licantropo.
Nullamsolubitum.
___ L’ascia genetica.
Prendi l’usignolo senza rossiccio.
Alza quei pochi steliflorus verso gli amanti castigati .
Sotto il nostro fossile subanemico.
L’ultima spremitura delle vespe.
Alture d’autunno.
Fuhrergendarmen nel frantoio-ossidana.
Geyser.
Da qualche parte il nostro braccio metallurgico.
Di nuovo un altro fotonEleusino.
La zavorra di vetro.
>…>
Per gli Alberi-Mango.
Seimicentodiciassette bombole d’ossigeno.
Abiti-vetiver per farsi glutine
nel silenzio.
Mama Barack.
L’oboe dentro un tamburo.
Il taglio.
Lo shampo e il rimasuglio della lozione
sulla mensola- specchio.
Millesimicentenari.
La mia bottiglia d’acqua affollata
di biglie.
Calze vuote.
Ti guardavo per ricadere.
(a parte il fatto che si scrive shampoo, poesia o frasi gettate là ‘a la chezz?)

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71 thoughts on “LOmbra delle Pinzillacchere

  1. Dunque, caro Flavio – di cui apprezzo sempre più la chiarezza e la possibilità che dai, qui, di parlare (ad esempio sul Sasso, causa mio carattere che quando chiudo, chiudo e basta, di questa Nuova Ossesioone Egemone come chiamo io la NOE che a metterci un accento sulla finale avrebbe maggior senso nel diluvio di sciocchezze che man mano leggo a riguardo; dicevo che sul Sasso nemmeno lontanamente ne parlerò) – come abbiamo avuto modo di dirci ieri a mezzo mail, “Odisseo a Telemaco” di Iosif Brodskij letta da Giorgio Linguaglossa ha assunto una valenza ed un significato legittimi per la libertà d’espressione di cui tutti godiamo e, dunque, rispettabile per questo, ma anche a parer mio molto distanti dalla realtà e dal contesto in cui quella poesia è nata e da cui, per rimanere nella metafora, è partita per il suo viaggio verso i lettori. Inutile che ti riporti le mie tre sciocche e ignoranti pagine di “lettura” della poesia brodskijana, fatte nel tentativo di comprendere alcuni punti proposti da Linguaglossa, perché il nodo della questione non è questo testo o altri testi proposti e a volte improponibili. Il cardine della questione è l’accelerazione imposta alla accettazione di qualcosa che si vorrebbe ri-fondasse e ri-formasse e quindi rendesse moderna la poesia italiana di cui ormai ne sentiamo parlare e leggiamo da mesi su quella determinata e solo quella rivista letteraria dove ci viene impedito di rispondere anche dove veniamo chiamati in causa – Almerighi e AnGre – causa moderazione preventiva dei nostri commenti.
    Ecco, questa accelerazione mi ricorda Renzi(e) e la sua politica della fretta atta a impedire anche lontanamente la confutazione di quelli che poi si sono rivelati lama di una ghigliottina che ha semplicemente tranciato la sua, di testa. Una cosa su tutte (perché di questa nuova “arca di NOE” – uso un lapsus letto in quella sede – io ne parlo anche con altri amici-filosofi-poeti-saggisti sempre incredibilmente veri e disponibili al dialogo) occorre metterla in evidenza: perché stringere il cerchio intorno ai propri seguaci e non accettare in nessun modo i dubbi e le argomentazioni non dico mie che sono felicemente ignorante, ma nemmeno di coloro che apportano alla questione spunti e rimandi filosofici e poetici? Perché non accettare chi non la pensa come lui-loro? Ecco, come diresti tu, caro Flavio, non ci vuole la scala per comprendere che chi non accetta repliche e confronti forse ha solo tanta insicurezza e tanta poca voglia di crescere in senso collettivo e sta, umanamente, soltanto presentando al mondo il proprio vero carattere tanto spesso messo in ombra…dalle parole 😉

  2. Grande! Secondo me é solo provocazione,un complicare le cose prendere in giro,confondere
    gli sprovveduti,ma basta avere n°1 orecchio Se non sbaglio questi versi “furono” recentemente accostati alla pittura di Jackson Pollock dove ogni colore sviluppa il proprio ritmo per ricongiungersi in una ridda delirante. Il suono che percepisco é lo stacco e l’improvviso crollo dei pensili di cucina carico delle stoviglie note a noi tutti per la loro utilità

  3. Basta vedere questo film di Samuel Beckett per capire quanto antichi e superati siano alcuni sedicenti canoni di questa sedicente corrente. La poesia è qualcosa di più, molto di più

  4. mi sono permessa di invitare il sig. Linguaglossa alla lettura di qui quei commenti cercati e non accettati dopo aver a mia volta letto in data 20 \ 4 \ ’17 tanto: “Qualcuno ha ritenuto di commentare il mio pezzo su “L’oblio della Memoria” che ho scritto commentando la poesia di Brodskij Odisseo a Telemaco? No, non ho letto alcun commento, mi ha solo mandato una email elogiativa XXXXXX” (https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/04/14/dibattito-a-piu-voci-non-la-poesia-e-in-crisi-ma-la-crisi-e-in-poesia-alcune-questioni-di-ontologia-estetica-la-questione-montale-pasolini-alla-ricerca-di-una-lingua-poetica-tomas-transtromer/comment-page-2/#comment-19501).
    Convengo con Flavio sul fatto che sia ora di mettere in chiaro alcune cose; una su tutte: quella di usare l’assenza di contraddittorio determinata dal silenzio imposto ad alcuni come valore aggiunto alle tesi esposte.

  5. Non rispondo a tono alla massa di offese senza senso, anzi a senso unico che considero allucinazioni im-poetiche di persone che hanno messo limiti alla propria capacità di com-prendere il prossimo per esaltare il proprio EGO. Con questo stile e questo linguaggio dettato da pre-giudizi non è possibile il dialogo, anche perché materialmente nessuno risponde alla mia richiesta di chiarimento. Per favore scrivete poesie e smettetela di offendere il prossimo. Le vostre offese ricadono soltanto su di voi. Mi dispiace solo perché siete in gamba come poeti.
    Faccio mie le parole di Angela Greco perché ho ricevuto da lei lo stesso trattamento che lei lamenta nei confronti di Linguaglossa
    “Convengo con Flavio sul fatto che sia ora di mettere in chiaro alcune cose; una su tutte: quella di usare l’assenza di contraddittorio determinata dal silenzio imposto ad alcuni come valore aggiunto alle tesi esposte”.
    (Non c’è soltanto Linguaglossa a censurare i poveri poeti innocenti.)

    • Qui non si è offeso nessuno, capisco che lei signora, facendo parte del codazzo, debba in qualche modo difendere la sua onorata visibilità. L’offesa nasce dal FALSO e qui non ve ne è traccia. Per quanto afferisce altro (parlo di Angela Greco, che non è mia sorella) parli con l’interessata, perché io non censuro nessuno e il titolare di queste pagine sono io. Inoltre, visto che secondo Lei ho offeso l’onorata società esprimendo il mio parere e narrando fatti realmente accaduti, gentilmente mi dica con parole sue cos’è la nuova ontologia estetica e quali opere letterarie ha prodotto. La saluto caramente.

    • gentile sig.ra Colonna tenga bene in mente che dal mio blog lei è stata cancellata, allontanata, messa fuori e non censurata in conseguenza agli innumerevoli avvisi rivolti alla sua sconfinata invadenza che continua a far bella mostra di sé, a mezzo mail, commento blog e piattaforma FB. Quindi la invito nuovamente ad evitare come la peste la mia persona finanche in rimandi privi di esplicito nome alla mia persona, poiché la mia persona – paziente fino a un ceto punto e non certo stupida come alcuni credono – NON GRADISCE PIU’ AVERE A CHE FARE CON LEI, CON IL SUO MENTORE, CON IL SUO CLAN, CON LA SUA CERCHIA E CON LE SUE STESSE POESIE.
      I suoi atti miranti alla canonizzazione in vita di Giorgio Lingualgossa la dicono lunga su che gente circonda il critico e, onestamente, questo effluvio di miele non fa nemmeno fare una gran bella figura a Giorgio stesso. Io ricordo benissimo ogni telefonata intercorsa tra me e lei, sig.ra Colonna, ed ogni parola dettami su alcune e alcuni personaggi di quel clan che oggi appaiono tra i suoi amici cari.
      Comprendo la voglia di “pace e amore” di sessantottina memoria, che lei va spargendo come polvere di stelle, ma io sono nata negli anni di piombo e, poiché non mi è mai stato regalato nulla e mai nulla ho chiesto in regalo, rendo noto che la pratica di “lisciare il pelo” o, se preferisce di accondiscendenza a chi \ verso chi potrebbe darmi visibilità (??), non mi appartiene, perché preferirò sempre l’onestà e i tempi lunghi di persone chiare e leali ad una strada breve e fatta di compromessi e patti ignominiosi. CHIARO??
      Ringraziando la pazienza e la cortesia di Flavio, spero una volta per tutte che sia chiara la questione: qui siamo su “amArgine” un blog indipendente da tutto e tutti e, quindi, queste fanciullaggini di cui sono stufa le tenga per i suoi pari.

      Angela Greco

  6. esempio di nuova ontologia estetica

    Francesca Dono
    20 aprile 2017 alle 8:24

    io non so se sono giovane o vecchia, comunque mi alterno tra le due età anche se poi durante il passaggio divento nessuno.

    | |…infine il sofà e la vasca da bagno nel padiglione rosaceo.
    I vermi ci vennero addosso dall’ imbuto
    per l’acqua solida.
    Non tenere la pinza sui capelli.
    Pulisci le mani dopo avere urinato.
    Nell’inerzia dei corpi-fiammiferi la falda di zolfo
    che abbiamo concepito .
    Legno grezzo.
    Caffè e tartare di salmone in un cono di carta.
    Più volte ho dato la cera al linoleum . Fino in cucina le foche affamate di cibo e vento.
    Spiragli-farfalla.
    Sofenidianglosassoni*.
    Mi lascio nel nulla.
    |…Erba refrattaria ad ogni antibiotico|.
    Tu già bagnato dentro la doccia di vetro.
    Bianchi giacinti bluastri scendono.
    L’intorno umido.

    Rispondi
    giorgio linguaglossa
    20 aprile 2017 alle 8:36

    Complimenti per questa poesia Francesca, adesso devo partire per Milano, ci vorrei tornare sopra quando sarò a casa. È una poesia nata da un altro sguardo, schietta, perfino brutale, ripugnante perfino, drammatica. Bene, hai messo al bando il paroliere dei poetini bene educati, hai scacciato tutte le piovre della bonomia e del bon ton. Continua così.

    Ad Antonio Sagredo, gli dico di non preoccuparsi,, tanto ormai nessuno acquista più un libro di poesia. A questo punto dovevamo arrivare dopo un trentennio di pubblicazioni fatte dagli uffici stampa degli editori a guida cloroformizzata.

    Rispondi
    almerighi
    Il tuo commento deve ancora venire moderato. (e tale rimarrà visto che sei censurato, coglione!)
    20 aprile 2017 alle 14:34
    sì, l’aggettivo “ripugnante” è il calzante, ciausz

    segui l’esempio e il consiglio “poeta!”

  7. Signori, sappiamo tutti che il Jep Gambardella de noantri, sin dall'”affare” Maffia, è uscito sputtanato. Lo definiscono critico letterario schmittiano: la sua concezione del «bello» è fondata sul binomio «amico» / «nemico». Ce l’ha a morte col cucchismo: lui non è riuscito a essere Cucchi. Però briga, millanta, spinge, manipola, censura: un epigono «sfortunato» del cucchismo. Il valore della nuova ontologia estetica? 0,000: a] non c’è niente di nuovo; b] non hanno idea di cosa significhi ontologia; c] non hanno idea delle nuove concezioni dell’estetica (sono fermi, forse, a Heidegger). La sua maggiore dote intellettuale: l’incoerenza, che lo trasforma in un (brillante) critico mai auto-critico.

  8. Capisco il trauma del distacco da qualcuno che fino a ieri consideravate un maestro, eccome se lo capisco. Solo, come faccio a spiegarvi in poche righe i complicati meccanismi delle dipendenze? Serve di fare terapia, cara Angela. Poi ci saranno anche questioni pratiche, io non ne sono al corrente né desidero saperlo perché mi sa tanto che son fregnacce.
    Per Flavio è diverso ( ma a pensarci bene, neanche tanto) so come è andata, me ne spiace ma ho avuto modo di leggere gli insulti che hai mandato anche a chi non c’entrava niente. E anche qui: “apostoli fanatici e deliranti”… va bene: fai le tue mosse, muovi le armate, fai quel che credi. Dico solo questo: se il modo di scrivere per frammenti non ti va, dove sta il problema? Scrivi a modo tuo e vanne fiero, punto.
    E’ però vero che c’è stato un cambio di rotta a L’ombra delle parole: Giorgio ha deciso di puntare tutto su quel tipo di scrittura. Era nell’aria già da tempo. Per quel che conta io sono d’accordo. A me, che son nessuno, sta più che bene perché mi ci ritrovo agilmente. Ma siamo pochi, sapete? Alcuni son tirati dentro perché amici o danno una mano o perché son comunque degni per come scrivono, o che ne so, credo che ci stiano pensando: non è per niente facile, non si tratta tanto operare una svolta, e nemmeno di cambiare il proprio stile. E’ un modo diverso di concepire la poesia: ci si ferma spesso e si riprende, il pensiero che accompagna la scrittura lineare si interrompe, ci si perde volontariamente… tutte cose ancora non concepibili nel panorama della poesia italiana: di questo bisogna dar ragione a Giorgio. Ma a voi che ve ne viene ( dico particolarmente all’asino)? Se non vi va, se ritenete che la questione ontologica sia vecchia e superata, e magari non disdegnate, la domenica, di farvi perché no anche sonetto dopo pranzo, chi ve lo impedisce? Ah, lo impedisce Linguaglossa! Ma questa è allucinazione.

    • Per me è fondamentale smascherare l’ignoranza: le questione «ontologiche» ed «estetiche» sono fondamentali, nella vita e nella ricerca. Quindi mi sento in dovere di segnalare chi introduca concezioni anacronistiche e dilettantesche della filosofia, chi faccia finta di combattere i gruppuscoli della «poesia» italiana, al fine di mettersi a capo di un nuovo gruppuscolo, chi manipoli e censuri le opinioni altrui, ove ritenute scomode (e le lodi, o le abbia lodate, sperticatamente ove non le ritenga tali). Questo è il dovere del vero intelle(a)ttuale: segnalare i dilettanti della cultura, le mistificazioni di gruppo, i censuratori. Senza nessuna acrimonia verso il Jep Gambardella de noantri: è in buonissima compagnia, in Italia. Ma costui non si erga a paladino della «coerenza», della lotta ai «gruppuscoli», nella sua nuova veste di minuscolo «santone» dell’inutile critica letteraria!

      Sarei curioso, Lucio, mi spiegassi in breve i fondamenti «ontologici» ed «estetici» della NOE, dato che cambiano al variare del tempo. O c’è bisogno dell’abituale intervento chiarificatore del Jep, che – come hai visto- continua a cancellare e a censurare il nostro dialogo su “L’ombra delle conventicole”? Gradirei una tua spiegazione onto-estetica della NOE, senza aggiornatissimi riferimenti a Adorno, Heidegger e Mandel’štam. Perchè sai, io che la filosofia la bazzico seriamente, potrei risponderti con le ultime tendenze della neuro-estetica, dell’estetica diffusa, della psico-estetica, senza scomodare i modernissimi Aristotele o Tommaso d’Aquino. Poi, CULTURALMENTE, ognuno è libero di vaneggiare come meglio ritiene opportuno.

    • Caro Lucio,
      tieniti stretto a Giorgio finché gli andrai bene, prendilo come consiglio. Anche perché alcuni di voi, senza il suo compassionevole interesse sarebbero rimaste ombre trasparenti ai bordi sfatti di città in rovina. Buon proseguimento Mayoor 🙂

  9. L’unico trauma vero è stato quello della profonda delusione di fronte a una persona che pensavo fosse un vero amico, che invece si è rivelato un tristo manipolatore (tiè beccati l’arcaismo!). Vedi caro, la grande differenza è che su questo blog in cinque anni nessun intervento è mai stato censurato, qualsiasi fosse il contenuto. Come vedi anche il tuo intervento ha il suo spazio scevro da censura, com’è giusto che sia. E come è altrettanto giusto che sia non avere padroni o padrini. Per il resto ripijate, io non ho armate da muovere perché non me ne viene nulla, tantomeno contro di voi vista la vostra assoluta insignificanza. Umana e artistica.

      • Scrivesse qui? Lo ha già fatto, anche sotto mentite spoglie, purtroppo i codici ID parlano da soli. L’Angela, le scintille, credo siano cazzetti esclusivamente suoi. Quanto a me, dedico le mie scintille a cause migliori. Bona vita anche a te, và.

      • Però se scrivi sotto mentite spoglie sul suo bloggetto – a meno che non sia la Sagreda familia- ti banna e ti censura… Ma, Flavio, la «coerenza» non dovrebbe essere condicio sine qua non di ogni teoria? 😉

      • Per scrivere qui come da me occorre avere onestà nell’accettare gli altri. Ben venga Giorgio quindi!
        Anche se sinceramente non capisco che diavolo cerchiate da Angela…sarò padrona di me stessa o per voi tutti devono genuflettersi a re Giorgio? Comunque un saluto caro Lucio te lo meriti. Non sei tu, ti dipingono così!

      • Almeno scrivere bene: L’articolo prima dei nomi propri non si usa. Qui non vi sono critici che giustificano pure le deiezioni.
        Anche perché il luc(c)io sarebbe, anzi è, un pesce. Ed io non amo i pesci. Col caldo iniziano a puzzare dalla testa eheheh

  10. Vedi caro Quadrupede, io ogni mio intervento lo sottoscrivo col mio nome e in ogni sede. Non ho bisogno di mezzucci, potrei farlo, cambiarmi l’ID, ma a che serve? A niente. La coerenza è un lusso che solo pochi si possono permettere, ma che tutti dovrebbero osservare, e poi dimmi a che serve continuare in un vicolo cieco, lascio volentieri queste cose ai ciellini, ai musulmani e ai nuclei operativi ecologici. E’ un paese libero, chi vuole proseguire su quella strada lo faccia, chi ne intravede altre lo faccia con la stessa convinzione, a me personalmente non può importare una beata minchia. Finché mi divertirà scrivere e condurre questo blog, lo farò, dopo di che già mi vedo a distillare whisky di pannocchia nel bajou, fornero permettendo.

    • Ah, Almerighi non è un nickname?!? Prova a commentare col tuo nome e cognome su “L’ombra delle conventicole”, e dimmi che succede? Comunque attendo, QUI, e da LUCIO, la spiegazione teoretica della NOE. Se riesce e/o se ha capito qualcosa, in breve, chè io dopo dieci minuti di ontologia mi abbiocco. Sai: accetto il basto; non il bastone (dei manganellatori della censura).

      • No, non lo è (dai che lo sai benissimo, bipede) se commento là sopra vengo sottoposto a censura preventiva, cioè messo in moderazione e 9 volte su dieci ci vengo lasciato. Qui sotto un esempio:
        almerighi
        Il tuo commento deve ancora venire moderato.
        23 maggio 2017 alle 8:39
        si scrive Golisch, correggi il titolo per carità di patria

        D’altra parte il suo amico, poi ex amico, poi nuovo amico, Luciano Nota fa lo stesso. Sarà più facile che venga Lucio Battisti dall’aldilà a spiegarti cos’è un nucleo operativo ecologico… ahahahahah ciao bipede

      • In realtà sono un tripede: non dirlo a nessuno. A me è accaduto di peggio. Quando ve lo scrivevo, a te e al Talia, avete minimizzato. Però, chissenefrega, senza dilettantismo da blog si sta benissimo. Quando mi fai l’intervista senza domande? Io raglio, tiro calci e morsi, che è un piacere.

    • Però, cazzo, tu sei in grado di modificare i tuoi thread: sei anche tu un manipolatore (nuclei operativi ecologici). Ma chi è il matto (in senso sovversivo) che ha scritto il bel saggetto sul futuro della «poesia», con accenni alla Policane, su un blog che non mi riesce di ritrovare?

  11. Caro Asino, mi ricordi quello scalmanato di Ivan Pozzoni. Ma no, che dico, lui si presentava sempre facendo l’elenco asfissiante delle sue onorificenze… Comunque per me le cose stanno così: Nuova ontologia estetica significa nuovo modo di essere nell’arte, qualcosa che non si possa ridurre a semplice tendenza o peggio che venga interpretato come una modernistica avanguardia. L’obiettivo è ambizioso, lo ammetto, persino folle ma, penso, le persone che hanno seguito il percorso critico di Linguaglossa lo dovrebbero capire. Tanto più che ci si riferisce allo specifico della tradizione letteraria italiana, considerata in rovina ecc. ecc. (leggere Linguaglossa). Modo d’essere che si traduce in modo di fare, con particolare riferimento alla poesia di Alfredo de Palchi e Tranströmer, considerati miglior esempio di poesia del “frammento”: De Palchi perché concepì questa tecnica autonomamente, al tempo in cui il codazzo della critica era rivolto altrove, quindi venne bellamente escluso. E Tranströmer, come a mettere giustizia, perché ha saputo offrire i più alti esempi di questa pratica. Questo argomento è stato motivo di divisione all’interno dell’Ombra delle parole: per alcuni, vedi il Pozzoni, Tranströmer non significava niente. E’ legittimo, avevano le loro idee, ma penso ancora che non capirsi su Tranströmer significa vivere su pianeti diversi e distanti. Linguaglossa si è reso conto che alcuni poeti si stavano muovendo da tempo in questa direzione (Steven Grieco e Mario M. Gabriele) in modo solitario e, come fu per De Palchi, rischiando l’oblio. Per quel che mi riguarda – sarà perché mi sono sottoposto volontariamente a “lavaggio del cervello” per tanti anni, con Osho e terapie psicanalitiche, insomma perché mi sarei “bevuto il cervello” – io scrivevo e scrivo cercando di non annoiare ( ove s’intenda che annoiare significa voler scrivere lungo la deriva del secondo Montale), ma principalmente perché così mi andava di scrivere. Intuizione, modo di vivere e interpretare mondo e universo: ecco perché non ci si può limitare a parlar semplicemente di Nuova estetica. Posso capire che ad alcuni non andasse bene; a me, ma anche a Steven Grieco che guardiamo anche alle filosofie orientali, la cosa non ha dato alcun fastidio, anzi notavamo i tanti punti di incontro, le convergenze estetiche ed esistenziali erano e sono davvero molte. Non credo affatto che ciò fosse dovuto ad ammirazione per Heidegger, ma per Giorgio è così, lui viene da questo percorso di ricerca ma tuttavia, per me anche sorprendentemente, nell’esito c’è comunanza. Ora, vediamo di non inscatolare subito quel che ho scritto dentro categorie soggettive inamovibili, anche voi state cercando di uscire dal pantano culturale di quei che vanno a messa, piuttosto che niente dal Mondadori, e scrivono di conseguenza. Per NOE Dio è morto dai tempi di Nietzsche, questo pensiero è la sola grande conseguenza che ci fa ballare. Non tutti ne sono consapevoli, o se lo sono, nella pratica ancora se ne avverte l’eco. Detto questo io studio anche le ciaculatorie, vado ai funerali e osservo come sgranano il rosario ( siamo in Italia); qualcosa imparo anche da lì, imparo da tutto, e lo posso fare perché son distante. Spero che Giorgio non desista, non perché a me vanga in tasca qualcosa ( ho 63 anni, bene che mi vada verrò pubblicato postumo) e neanche m’importa tanto di voler rimediare alle deficienze del panorama letterario nostrano ( impresa impossibile, come voler cambiare l’economia globalizzata e le ingiustizie del mondo) è solo, come dicevo, un modo d’essere, per dare esempio non richiesto. Che poi è quel che fanno i poeti da sempre, a meno che non vogliano darsi alla chiacchiera.

    • Lucio: dalla tua breve spiegazione teoretica non esce niente. Trasudano: o ipse dixit (Jep Gambardella dixit), o citazioni anacronistiche (Heidegger e Nietzsche), o citazione ad autori insignificanti (Tranströmer). La cosa drammatica è, che senza Jep, nessuno di voi sappia motivare teoreticamente il «movimento»: se non ci riuscite, significa semplicemente che «siete fermi». Cos’è, dunque, questa N.o.e.? Non ho nessuna intenzione di andarmi a ri-leggere Jep: l’ho sempre fatto, e ogni due mesi muta riferimenti e weltanschauung, a seconda dell’interesse (critica letteraria italiana).

      • Senti, caro Asino, io passo il tempo a fare non a soddisfare le insane curiosità di chi non capisce Tranströmer ( un insignificante premio Nobel). Dipingo e scrivo, sai che vuol dire? Vuol dire anche osservare, provare, confrontare… Ti invito a leggere, a chiederti il perché di un a-capo, perché i cambi repentini delle immagini, le invenzioni e perché si cerchi di scrivere poesia non-morta. Poi argomenta, ma entrando nel dettaglio delle cose, perché io non faccio il critico letterario: io son qui per sfamarli i critici. Ciao

      • Che culo, Flavio! Per Lucio, concludo: chiaramente Tranströmer è un mostro della «poesia». Siamo NOI a non capirlo, anche se capiamo perfettamente autorucoli come Alcmane, Villon, Leopardi, et similia. Proveremo a CAPIRE qualcosa di N.o.e. da Giordano. Faremo il massimo sforzo intellettuale. Ti ringrazio di ciò che Flavio, altrove, ha definito: «[…] macché nuova ontologia estetica, solo frasi alla cazzo, brutture, al più nuclei operativi ecologici […]». Inizio a crederci.

    • Angela, ho risposto all’Asino (l’articolo prima del nome è tipico del milanese, alcuni ne fanno uso coscientemente, come fosse un vezzo. So però che al resto d’Italia non piace… grammatica a parte). Se pensi che abbia voluto fare propaganda: ebbene sì, ma non me lo ha chiesto nessuno. Ho l’indole del prete, non ci posso far niente. E tu vedi non perdere tempo a pensare sempre male, è pur vero che tante volte ci si azzecca, ma è una malattia.

      • Io non penso mai male, caro Lucio, constato quanto vedo e leggo. L’articolo prima del mio nome mi dà fastidio fin dai tempi in cui frequentavo parenti in Milano. Anche la propaganda mi irrita. Dai tempi del fascismo. Sui preti non dico nulla, non sparo sulla croce rossa 🙂 il resto è e fa acqua da tutte le parti. Vivadio che le strade sono tante e si può ancora scegliere quale percorrere.

    • Lucio quello che non mi va, purtroppo per tanti, lo dico senza mezzi termini. Per questo il caro George ha pensato bene di non farmi più commentare da lui. Comunque sono contenta che molti del suo clan pensino ancora alla sottoscritta 🙂 e colgo l’occasione per invitarti il 7 giugno p.v. sul mio sassolino dove presenteremo qualcosa di bello.

  12. Mario sa usare il linguaggio specialistico che piace tanto all’allenata mente dell’Asino. Ma cosa dice di tanto diverso Gabriele da quanto ho esposto io poc’anzi? Lui va più in profondità, contestualizza, mentre io son rimasto nello spazio contenuto del commento. Comunque di più non saprei fare. Ma come li giudicate voi i poeti, da quel che teorizzano? Allora avete capito poco della poesia. Poi, perché uno dovrebbe servire spiegazioni già ben acconciate a chi se ne sta in poltrona a grattarsi, e come non bastasse è già prevenuto in partenza? Caro Asino, non è compito degli altri soddisfare i tuoi appetiti intellettuali: alzati e cammina un po’, che male non fa. E poi, che boria nel giudicare, quanta saccenteria…

    • I poeti li giudico da quel che compongono, e quando scriverai a parer mio un buon pezzo te lo farò sapere. La prevenzione che ho nei vostri confronti me la sono costruita tutta sul campo, ma questa è un’altra storia che tu tra l’altro conosci benissimo.

      • Guarda, De Palchi è un amico: non ho bisogno di sbavare ai suoi complimenti. Preferisco le sue critiche, sempre interessanti e costruttive. Lui sa che delle Corti di Cassazione dell’arte non me ne frega un cazzo, avendo da tempo demolito la concezione di «validità oggettiva» di ogni forma di «critica letteraria», con l’ausilio nei non-cognitivismi di Ayer, Stevenson ed Hare.

    • Gentile Asino, sia, io di marxisti che non hanno mai letto Marx e di pragmatismi che non hanno mai letto Peirce/James ne ho i maroni colmi! Se dai la tua adesione a un «movimento», a una «corrente», a una «teoria» estetica, devi essere in grado (hai l’onere!) di dare una giustificazione (tua) alla tua adesione e di una giustificazione (tua) all’intero «movimento», «corrente», «teoria» estetica. Di «zombie» dell’arte che, come diceva correttamente Flavio, fanno «a cazzo», ce ne sono troppi. Non mi permetterei mai di «giudicare» i tuoi testi, non essendo io, come il Jep, la Corte di cassazione dell’arte italiana; mi permetto, tuttavia, di segnalarti che aderire al Noe e difenderne i fondamenti senza averne spiegato almeno uno, nel linguaggio appropriato, sia un’operazione dilettantesca, comune a molti utenti del blog “L’ombra delle conventicole”. Non è che SPIEGANDOMI i fondamenti ontologico/estetici del Noe fai un favore a me: fai un favore a te stesso. Perchè io, che il Noe è un obbrobrio teoretico, un’odissea nell’Ospizio, l’ho chiaro da anni… Adesso cerco di verificare, teoreticamente, come funziona la versione di Giordano.

      IL DIALOGO RISCHIA DI DIVENTARE GREVE, POTRESTE TU E LUCIO, ANDARE A CONFRONTARE LA LUNGHEZZA DELLE RISPETTIVE VIRILITà IN QUALCHE ALTRA SEDE?

  13. @ Asino.
    Io il linguaggio appropriato saprei anche qual’è. Ma son buono, capisco che tutti hanno una reputazione da diffondere ( sì, diffondere) e poi, a essere sincero, non ce l’ho con nessuno. La spiegazione di Mario Gabriele ti ha soddisfatto e la mia no? Bene, spiegami allora perché Mario mi ospita nel suo blog, e con non poche poesie, e pure Giorgio: che ci avran da guadagnare con me? Niente, te l’assicuro. Ma lo sanno. Anche per questo sono tranquillo. Di giorno, quando non dipingo, perdo tempo a studiare tutto quel che mi pare interessante nel web ( compresi gli annunci di lavoro) e la sera leggo libri per allenarmi, in modo che al mattino presto possa scrivere agilmente. Altro scopo non c’è. Lo faccio da un decennio. Se per te questo è essere dilettante be’, vuol dire che abbiamo idee diverse circa la pratica dell’arte: io nasco e mi sono formato come pittore ( che è un’arte oggi strasuperata dagli eventi) ma queste son le maniere del fare che hanno i pittori. Poi qualche mostra, è ovvio. Non ambisco a scrivere saggi e, guarda, nemmeno a pubblicare libri di poesia. Però semino, senza fretta. Questo per i libri. La pittura no, quella la fai e si vede subito. Ma son due clienti ( arti) difficili, tanto tempo per fare altro non ne resta.

    IL DIALOGO RISCHIA DI DIVENTARE GREVE, POTRESTE TU E IL QUADRUPEDE, ANDARE A CONFRONTARE LA LUNGHEZZA DELLE RISPETTIVE VIRILITà IN QUALCHE ALTRA SEDE?

    • Ho verificato la scarsa solidità della versione di Giordano. No: il discorso non diventerà MAI greve. Perchè tra me e Lucio c’è disaccordo di opinioni e di comportamenti. Ma non c’è mancanza di rispetto!

  14. Che, Flaviuccio, non appena appare l’Asino tutti iniziano a fare i Jep della censura? Non credo che io e Lucio abbiamo intenzione di creare problemi e difficoltà.

    • Vedi, caro quadrupede, la discussione si fa greve per un solo motivo. I vari Lucio, Mario, il sottoscritto, non hanno vergogna a metterci faccia, cognome e nome. Tu no, insisti nei tuoi commenti, ma a non qualificarti. Che paura hai? Per cui, ti invito a metterci cognome e nome, assumendoti le tue responsabilità. Fai tu, è un paese libero, ma altri commenti come “L’asino” rimarranno in moderazione.

      • certo che l’asino è di una furbizia assurda!
        va a commentare altrove come Giovanni e Giovannino, chiamando in causa questo blog e ovviamente nella sua immensa furbizia non si accorge che l’avatar generato dall’aver usato la stessa e-mail ha dato lo stesso disegnino viola che si vede qui… VOLPE altro che asino!

        p.s. scusate, a quando un po’ di sana ONESTA’ ???

      • smascherare la sciocchezza, altro che l’ignoranza!
        Amici cari, caro Ivan, così non va. Per cambiare le cose occorre essere sinceri, onesti, leali. Che senso ha scrivere sotto mentite spoglie e fare un riferimento alle domande che Flavio ha rivolto a Mario M.Gabriele sulla NOE, facendo sembrare quello che non è?

        Giovanni
        7 giugno 2017 alle 14:58
        Segnalo: https://almerighi.wordpress.com/2017/04/28/nota-amargine-mario-m-gabriele-nuova-ontologia-estetica/. Bello: fare i lirici, senza tirare fuori una lira.

        ma possibile che ci tieni così tanto a quel clan, Ivan?
        ( e scrivo il tuo nome perché l’altro commento che hai fatto sotto mentite spoglie riporta l’articolo che parlava anche di te…) che tristezza, vieni qui a fare il maestro e poi cadi nella trappola del tuo ego? sinceramente queste cose fanno male alla poesia.

        p.s. prima che qualche altro “bravo” parli a sproposito ero sulla rivista a leggere Lucio Mayoor Tosi, notando che le sue poesie precedenti a queste mi piacevano molto di più, perché più libere da schemi e forzature

  15. Possibile, Angela, che non capisci mai un cavolo?

    Giovanni
    7 giugno 2017 alle 14:58
    Segnalo: https://almerighi.wordpress.com/2017/04/28/nota-amargine-mario-m-gabriele-nuova-ontologia-estetica/. Bello: fare i lirici, senza tirare fuori una lira.

    “Bello: fare i lirici, senza tirare fuori una lira” era riferito al commento di Panetta. Comunque lo riferisco anche ad Almerighi, che scrive scemenze: bello: fare i lirici, senza tirare fuori una lira.

      • Bello! Hai scoperto l’arma della censura come il Jep? “Nel mio blog non si censura niente e nessuno”. Sì, col cazzo: la mia spiegazione col mio riferimento alla tua VIGLIACCHERIA non ti andava giù? Beh, dai, non tiro troppo la corda: non vorrei che ci rimani impiccato.

  16. Dopo la VIGLIACCATA dell’iban, da me non avrai MAI nessuna certezza. Prenditi la responsabilità di scrivere tu cognomi, come hai fatto sopra, e se non sono corretti, ne pagherai le conseguenze. Io mi chiamo Giovanni: I.v.a.n. è semplicemnte l’acronimo di Injurious – Virus – Anonymous – Neon-avantgarde artist. Se non hai seguito tutta la storia, evita [a TE l’ho anche spiegato].

  17. Pozzoni io la storia dell’acronimo, della tua morte letteraria e della tua nuova vita editoriale la conosco benissimo, lo sai. Evita di fare lo sciocco qui e di offendere persone serie più di te. Piantala perché qualsiasi commento offensivo va censurato in qualsiasi luogo. Non venire a gettare qui il tuo rancore che le scatole sono colme.

  18. Tranne rarissime teste sono tutti così.
    Io sono stata aggredita e riempita di insulti da un confratello per aver detto – troppo lungo per il formato web e cmq il tizio non mi è simpaticissimo. Ma sono tutti così. Magari solo più furbi. Questa non è poesia ma solo ricerca di visibilità. E si è ammalati di visibilità. E di regole. Ergo – i poeti non hanno capito un bel nulla della poesia. Se dovessi scrivere un post per ogni scemo che mi è stato amico fino alla pubblicazione del suo libro alla mia lettura e recensione e diffusione nel mio anonimo spazio web per poi sparire nello snobbismo più assoluto … mi servirebbe un blog a parte.
    Asilo nido e nulla più.

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