(164.517) il destino è uno sguardo distratto

Siamo nati, ometto Noi, una generazione dopo il secondo dopoguerra. L’Italia ricostruita, la televisione ancora piccola, Modugno che volava. L’unico vero valore, inculcato fin dai tempi del catechismo, è stato quello di farsi strada: farsi “una posizione”. Insomma, bastava avere voglia di lavorare, conoscere le persone giuste, e il mondo sarebbe diventato un’ostrica. Siamo stati i primi cui il valore dell’appartenenza è stato omesso. Passeremo alla storia come baby boomers, i primi individualizzati perché non fossimo più popolo. Abbiamo letto di tutto da Kafka a Dario Bellezza a Topolino. Non abbiamo “fatto” il Sessantotto, abbiamo fatto la patente negli anni di piombo, e nel decennio successivo abbiamo avuto tanti soldi.
E ci siamo persi. I nostri figli, è abnorme, sono molti meno di noi. Tribuni senza popolo, filosofi senza preparazione, poeti senza pubblico e analfabeti di ritorno. Il mondo cambia in fretta, la barbarie non è mai finita, anzi…
Il futuro è ipotecato e improbabile. Il moto di appartenenza limitato a parrocchie senza accoglienza.
Perduta la memoria ne conserviamo frammenti, polvere di ostie consacrate annidate in una pisside terminata la messa. Ci hanno dato il consumismo perché noi e i nostri figli non potessimo più farne a meno, poi ce lo siamo lasciati sfilare mentre eravamo al telefono, addormentati davanti al televisore. La democrazia, ci è stato detto, è un bene retorico e deperibile. Rimane il silenzio di noi abulici, tutti uguali, che non sappiamo più fare. L’uomo saggio si identifica con il cazzaro.

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3 thoughts on “(164.517) il destino è uno sguardo distratto

  1. CARISSIMO FLAVIO, Siamo nati omuncoli…ma sono nato nella generazione della seconda guerra, il 25 febbraio del 44. Non nel dopo-guerra. Vita povera, nel Cadore. Emigrato nel 59 a 15 anni negli U.S.A. Vita tradizionale da emigrante: padre adottivo cattivo. Madre di radici polacche alquanto balorda. Fatto il liceo me ne sono andato da casa. Lavoravo come operaio in una siderurgica. Turni di notte per andare al collegio di giorno. Ho partecipato attivamente ai movimenti anti-Vietnam (con marce, dimostrazioni, preso bastonate dalla polizia di Chicago) e contemporaneamente la lotta per i diritti civili delle minoranze afroamericane e anche ispaniche. Era anche l’epoca dei figli dei fiori ma ero già sposato e con famiglia. Nessun tempo per fumare Mary Jane (l’erba famosa), e altre droghe. Arrivò il movimento femminista: ho partecipato in ogni modo possibile. La spinta non era di fare carriera ma di sopravvivere e mettere cibo sulla tavola per i figli. Ho fatto tanti lavori futili pur di guadagnare il minimo necessario. Gli ideali sono sempre stati più importanti di tutte le altre cose: umiltà anzitutto, libertà di scelta, rispetto per tutti gli altri, per tutta la vita. Amore per le mie radici ladine, la poesia, la letteratura, l’esistenza quotidiana in un dialogo aperto. Lavorare all’ Inland Steel Company in una posizione basso manageriale e poi andare part time all’Università  di Chicago per ottenere un Master in lingua e letteratura italiana (probabilmente non meritato). Sopravvivere le varie ricadute di bipolarismo, con “vacanze” psichiche per 4 volte in vari ospedali. E la poesia che ha sempre funzionato da logoterapia. Mi sono perso tantissime volte, ma sempre in qualche modo ritrovato: il sentiero serpentino e repentino pian piano si svelava…non ho mai trovato il filo di Arianna ma continuo a srotolare la matassa della vita. Il mondo cambia in fretta e noi continuiamo a depistare, perché non abbiamo più alcuna stella polare che ci guida verso la meta.La memoria e/o memorie sono sempre frammenti ripescati dal pozzo nero: arrivano “a random” quando meno te lo aspetti e finiscono in mezzo a parole non decodificabili, balorde, confuse. Qualche rara volta un verso fa senso e tu ritorni a sperare…almeno fino al prossimo verso, alla prossima carezza, al prossimo messaggio da un amico vero e prezioso, anche se raro…La fede non mi molla, ma l’ostia non posso prenderla perché sono divorziato e la chiesa non mi permette la comunione. Pratico un altro tipo di comunione, si chiama dialogo aperto con cuore e mente non contaminati..Guai se non ci rimanesse il silenzio della meditazione, dei boschi amici/nemici, nella madre-matrigna leopardiana, della lotta/paradosso pasoliniana…Delle rare letture che fanno ancora un po’ di senso nel postmoderno. L’uomo saggio sa auscultare ogni momento della vita infinita, anche dopo oltrepassare il confine dell’immanenza per avviarsi verso l’oltranza. … Un abbraccio, Adeodato p.s. allego qualche recente poesia.

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