Adelaide

tutti questi ospedali
così profondamente infetti
messi assieme non fanno la cura

bagagli, trolley rotolanti
come in vacanza,
coscienze trascinate verso un lavoro
inadattabile al reddito

abito l’inabitabile
le mie nudità irreversibili,
chi passa, guarda, dimentica
parla con qualcuno

cicli circolari, regolari, liquidi
rendersi conto di qualcosa qui
e nessun appuntamento

l’ambiente, più sterile del Po
la terra leggerissima
se la porta via il vento

è lavoro ascoltarti la storia,
rispondere da manuale, niente di nuovo
rimanere senza figli
dopo averne avuti

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7 thoughts on “Adelaide

  1. da _Marina_Pacifici (descrivendo.com) » 4 aprile 2017, 20:12

    Esprime con somma bravura l’Autore il baratro che si vive negli ospedali, il senso esasperato di precarietà della vita, la condanna definitiva della malattia, la fredda distanza degli operatori, il gelo delle luci al neon.
    Mi sono specchiata ( e ho rivisto in un brivido il mio vissuto) in questa bella e preziosa lirica.
    Un grande Autore il nostro Flavio.
    Complimenti!
    Marina

  2. da lastellachebrilla (descrivendo.com)» 4 aprile 2017, 22:55

    si
    si spezzano in gola le parole
    e rimane il silenzio

    come arrendersi a qualcosa
    consapevoli che
    …non potrà accadere mai

    complimenti all’autore
    per aver reso quello che…ho appena scritto

    grazie della lettura
    ciao

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