nota amArgine: Giovanna Sicari Gennaio riscalda già l’aprile

Inorridite, dite quel che volete, ma questa donna ha scritto non da meno e meglio del celebratissimo marito.

Ogni brindisi commuove, ogni anima tradisce
ogni viaggiatore rompe l’argine per sempre
e i fuochi alle finestre attendono
ciechi l’aprile.
Fosse rabbia fosse caldo questo continuo
sentirsi rapinati: ladro alle spalle
magazzino superfluo
e noi così superbo aspettando
l’ora di una comparsa
avremmo da dire
da fare, nelle mani
fretta, desiderio
fosse questo giorno chiaro di gennaio
il perno degli anni che non danno pace.

(da Epoca Immobile – Jaka Book 2004)

Giovanna Sicari (Taranto, 15 aprile 1954 – Roma, 31 dicembre 2003) è stata poeta, scrittrice e critico letterario.

Raccolte poetiche
Viaggio clandestino, Siena, Quaderni di Barbablù, Collettivo di poesia n. 1, 1984.
Decisioni, Siena, Quaderni di Barbablù n. 30, 1986.
Ponte d’ingresso, Roma, Rossi & Spera, 1988. Premio Brutium Città di Tropea.
Sigillo, Milano, Crocetti, 1989.
Non solo creato (insieme a Milo De Angelis), Milano, Crocetti, 1990.
Uno stadio del respiro, Milano, Scheiwiller, 1995. Premio Dario Bellezza e premio Ceppo.
Nudo e misero trionfi l’umano, Roma, Empirìa, 1998.
Roma della vigilia, Roma, Il Labirinto, 1999.
Epoca immobile, Milano, Jaca Book, 2004.
Naked Humanity. Poems 1981-2003, Stony Brook, NY, Gradiva Publications, 2004.
Poesie 1984-2003, a cura di R. Deidier, Roma, Empirìa, 2006.

Prose
La moneta di Caronte. Lettere e poesie per il terzo millennio, a cura di G. Sicari, Milano, Spirali, 1993.
La legge e l’estasi, Porretta Terme, I Quaderni del Battello Ebbro, 1999.
Milano nei passi di Franco Loi, Milano, Unicopli, 2002.

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2 thoughts on “nota amArgine: Giovanna Sicari Gennaio riscalda già l’aprile

  1. “Il parolaio tace, i fatti
    sono fermi impietosi, non posso chiamare
    il dire é pietoso,
    da una finestra scorgo una specchiera,
    forse sarà lì la mia casa,
    sempre in quel minuto sereno
    dove piangono altri, dove premono
    altre certezze e gridano le voci di dentro.
    Io, caos umano, vivo nella gioventù
    di altri: fanciulli senza colpe si scambiano la lingua
    la lingua brucia in un soffio il loro giorno compiuto.
    Io lavoro lavoro in tre spazi divisa.”
    *
    G.Sicari, Il parolaio tace, pag.23 in Epoca immobile

    & grazie Flavio per il suggerimento di lettura molto molto apprezzato

  2. Pingback: Giovanna Sicari, due poesie da Epoca Immobile | Il sasso nello stagno di AnGre

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