A mia madre

gli uomini cedui non chiedono conto.
in base alle leggi gravitazionali
cadono insolenti come finimondi
facendo scempio di vetri smerigliati.
Gli anniversari vanno composti
inscenati più volte, giorno e notte
sillaba per sillaba, silenzio per silenzio
fermati e disposti senza deviazioni
dentro l’aria chiusa di camere oscure,
tenendo ben saldi i polsi all’acropoli
di ogni desiderio pratico. L’avevi detto,
sembra un gioco a dadi e sponda
su un tappeto verde che arrossisce
prima di aver rilanciato l’addio.
Il torto è dalla parte del soldato,
pagine sciatte di gerundi avvoltoi
incontinenti e subito dimenticate
rivelano un tardivo volerti bene
intessuto d’improvvisazioni, sai
ora è molto tempo fa e mi sento
stazionarti in grembo

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6 thoughts on “A mia madre

  1. Quei versi finali, intimi e sinceri rivelano la vera anima del tuo poetare, oltre le più ardite metafore che solitamente proponi, altrettanto valide, ma per me un po’ ostiche… mea culpa 😦
    ester

  2. Luigina Bigon (da FB): Splendida poesia! Le immagini forti rovistano profondità oceaniche, a volte straripano dedali inconsulti… e poi ancora… e poi ancora… ma nel finale trova la quiete del ricordo della madre che “ingravida” d’amore. E qui i versi, nuovissimi, scendono in cristalli di gratitudine per chi ci ha donato la vita, facendoci a nostra volta portatori di LEI.
    Grazie Flavio!

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